Fuori dalla realtà

February 1st, 2018 by mattia | Filed under ignoranza.

Consiglio di Stato boccia i corsi solo in inglese del Politecnico
Esulta l'Accademia della Crusca: "Finalmente, una volta tanto, è arrivata la pronuncia definitiva che dà ragione totalmente e integralmente alla lingua italiana. Una bellissima vittoria"


via

Immaginatevi una riunione in un'azienda brianzola la cui proprietà è di un fondo d'investimento americano. I dirigenti sono quasi tutti stranieri e la lingua di lavoro è l'inglese. Convochi il consiglio di amministrazione e parli inglese, fai una riunione tra il direttore finanziario, l'amministratore delegato e il responsabile acquisti e parli inglese, il responsabile di un progetto deve dettare la linea di lavoro ai suoi sottoposti e lo fa in inglese. Parlano tutti inglese perché, banalmente, tra loro c'è qualcuno che non parla italiano.
Ecco, ora immaginate un dipendente che si alza e dice: NO! qui dobbiamo parlare in italiano! Perché siamo in italia e imponendo l'inglese "aggredite l'italiano"! Dobbiamo difendere l'italiano!
Sulle prime si mettono a ridere. Se insiste lo guardano storto e se ancora non la capisce gli dicono "tesoro, qui si parla inglese, se non ti va quella è la porta".

Questo è ciò che accade ogni giorno nel mondo del lavoro. Chi si laurea e poi va a lavorare in un'azienda che non limita il proprio orizzonte a 50 km di distanza dalla casa madre dovrà usare, poco o tanto, l'inglese come lingua di lavoro. Lo dovrà usare con i dirigenti se la proprietà è straniera o lo dovrà usare con i clienti se questi sono stranieri. In entrambi i casi non puoi dirgli di parlare italiano, perché altrimenti quello ti dice "ok, compro il prodotto da qualcun altro/assumo qualcun altro" e tu la prendi in quel posto.

Può piacere o no, ma questa è la vita reale.

Poi c'è il mondo artificiale, fatto di persone per cui la scelta della lingua si fa con le carte bollate. Persone che esultano perché il consiglio di stato ha deciso che il Politecnico di Milano non può fare corsi solo in inglese. Una decisione, quella del consiglio di stato, che viene dopo TAR e corte costituzionale. Tutti a dire che uno studente non può essere obbligato a studiare in inglese. Se vuole ha diritto ad avere i corsi in italiano. Perché lo dice il regio decreto del 1933.
È un suo diritto studiare in italiano!

Certo, poi quando va a lavorare cosa fa? Arriva la mammina corte costituzionale o il paparino consiglio di stato a obbligare il datore di lavoro a parlare italiano alle riunioni perché è "un diritto del dipendente lavorare in italiano"? Oddio, devo stare attento a dirlo, ché poi questi ci pensano davvero.

No, un lavoratore non ha diritto di piagnucolare e pretendere di lavorare in italiano. Se al lavoro ti tocca parlare inglese per intenderti col capo o con un cliente devi parlare inglese. E se non lo sai fare ti lasciano a casa.

L'inglese è per un ingegnere uno strumento di lavoro come lo è la matematica. Non dài una laurea in ingegneria a un tizio che non sa la matematica, vero? Bene, non la dài nemmeno a uno che non sa parlare inglese. Se non capite questo concetto siete fuori dalla realtà.

E non venitemi a dire che si può insegnare fare un test di verifica della lingua inglese. Ai miei tempi feci il TOEFL che passai alla grande. Poi quando andai all'estero manco capivo quando mi chiedevano la carta d'identità e non m'intendevo quando chiedevo del gabinetto. Lasciate perdere i test, per carità.
Bisogna usare l'inglese come lingua di lavoro, in una situazione reale come può essere quella dell'insegnamento. Devi vivere la lingua per imparare a usarla.

Uno studente non è capace di usare l'inglese come lingua di lavoro all'Università? Non la saprà usare nemmeno sul lavoro, quindi non merita una laurea.

A questo punto arrivano quelli, anche dal mondo tecnico, che ti dicono: vergonia!!!11!! bisgona difendere l'itaGlianità!!111!!! La nostra bella lingua!1!! Dante!!!11!! L'itaGliano è attaccato!!1!

No, l'italiano non è attaccato dai corso universitari insegnati in inglese. Nessuno si dimentica l'italiano perché a 22 anni deve studiare in inglese. Imparare a usare una lingua in più è sempre una ricchezza, non toglie nulla alle altre lingue che già si parlano. Ho amici finlandesi che hanno studiato in inglese e mica si sono dimenticati l'idioma finnico. Anzi, fin da piccoli hanno dovuto studiare pure lo svedese perché in Finlandia ci sono quattro gatti su di un'isola che parlano svedese quindi devono tutti studiare lo svedese. Il risultato è che parlano una lingua in più, che è una cosa positiva, non è che alzano le barricate per difendere il finlandese. Si possono parlare più lingue, le lingue non sono in opposizione, ma in aggiunta. È solo in italia che s'è rimasti a logiche di mezzo secolo fa per cui una lingua minaccia un'altra lingua.

Qui non si sta discutendo di sostituire l'italiano con l'inglese in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma di farlo solo per le lauree magistrali del Politecnico. Nessuno, dopo aver studiato in italiano dalla prima elementare fino alla maturità e per tre anni poi all'università si dimentica l'italiano se fa una magistrale in inglese. Non è questo un attacco all'italiano.

L'italiano è attaccato da coloro che usando anglismi inutili. Rileggete questo articolo: ho scritto amministratore delegato e non CEO, direttore finanziario e non CFO, riunione e non meeting. Difendi l'italiano parlandolo bene quando si parla italiano, non imponendolo anche quando la realtà dei fatti ti chiede di parlare un'altra lingua.

Quelli che esultano per questa decisione non sono persone che difendono l'italiano. Sono persone che hanno un feticcio per l'italiano. Un feticcio che li porta a posizioni fuori dalla realtà, posizioni che possono tenere solo perché essi stessi non si trovano a fare i conti con la realtà.

Un paese che affida scelte strategiche a delle persone fuori dalla realtà esperti di timbri tondi  e fogli col margine largo è un paese destinato al fallimento.

25 Responses to “Fuori dalla realtà”

  1. Mauro says:

    Piccola osservazione.
    TAR e Consiglio di Stato si sono espressi contro i corsi solo in inglese.
    La Corte Costituzionale no: lei ha detto solo che non era tema di sua competenza.

  2. mattia says:

    già che ci sei, riusciresti a trovarmi la decisione del consiglio di stato?
    Mi piacerebbe leggerla ma sul sito del consiglio di stato è un casino trovarla…

  3. luca says:

    come suonatori sul titanic.
    Solo che loro sapevano che la nave sarebbe affondata.

  4. Raoul Codazzi says:

    Testimonianza. All’inizio degli anni 90, al Poli, un mio conoscente di Ascoli decide di andare a farsi un semestre di studio a Luleå; non nel calduccio e nell’internazionalità di Stoccolma, ma al freddo vero di una cittadina di provincia del Grande Nord. E così il nostro Marco si ritrova a essere il solo non Svedese, almeno in quel semestre. Cosa succede? Che i docenti, saputa la cosa, decidono di fare tutti i corsi in Inglese. Tutti. E nessuno studente o insegnate ha nulla da ridire. Ripeto: inizio anni 90.
    Luleå è molto bella (ci sono stato per i fatti miei), ma – capiamoci – ha gli stessi abitanti di Paderno Dugnano.

    “perché in Finlandia ci sono quattro gatti su di un’isola che parlano svedese”.

    Non è proprio così, ma diciamo che hai reso l’idea 😀

  5. White_Rabbit says:

    D’accordo su tutta la linea 🙂
    Mi permetto comunque di temperare il cazzo: se non sbaglio la Finlandia è sostanzialmente bilingue perché una percentuale non trascurabile di cittadini ha lo svedese come prima lingua e perché quando la Finlandia era parte del Regno di Svezia, lo svedese era la lingua dei potenti.

  6. Mauro says:

    già che ci sei, riusciresti a trovarmi la decisione del consiglio di stato?

    Ci provo.

  7. ZioPippo says:

    In un’epoca in cui le università italiane fanno i corsi in inglese per attirare studenti stranieri mi sembra un’idea assolutamente fuori dal mondo, dal tempo e dallo spazio.

  8. Mauro says:

    Comunque sulla Corte Costituzionale avevo informazioni sbagliate. Si è espressa anche lei.

    Qui la maschera di ricerca (basta inserire 2017 come anno e 42 come numero dell’atto):
    https://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do

  9. Bosk says:

    Bisogna vedere se e’ vietato che *tutto* il corso sia in inglese, perche’ se hanno sparato una sentenza con una frase del tipo “non e’ consentito che il corso di laurea sia solo in inglese”, allora aggiri l’ostacolo: 20 esami in inglese e uno in italiano (per dire): il corso non e’ solo in inglese e rispetti letteralmente la sentenza. 🙂
    D’accordissimo sul fatto che una lingua in piu’ ti arricchisce. La mia azienda fa parte di una multinazionale, a novembre son venuti a conoscerci i responsabili delle Risorse Umane (HR) di tutto il pianeta. Io ho chiacchierato senza problemi con la Neozelandese ed il canadese, in inglese. 🙂

  10. MarcoB says:

    Tra i firmatari del ricorso ho trovato il professor Matricciani, uno che all’esame mi contestò di aver detto “equalizzatore” al posto di “egualizzatore”. Per dire…

  11. shevathas says:

    Esperienza personale per certe materie in informatica mi son dovuto procurare il libro in lingua originale perché quello italiano era tradotto talmente bene che non ci capivo nulla…

    E adesso scusatemi ma devo controllare i direttori nel disco duro della cornice principale.

  12. Mauro says:

    @ Bosk

    Sull’utilità dell’inglese posso raccontare un ottimo aneddoto.
    Io vivo in Germania dal 1996, ma parlo tedesco dal 1985 (chiaramente né nel 1985 né nel 1996 lo parlavo bene come ora ma questo non c’entra con l’aneddoto).
    Dal 2001 al 2003 ho gestito progetti di gestione qualità per la Bosch nella regione di Stoccarda, il Württemberg.
    Nelle riunioni per fare la FMEA ero l’unico non tedesco (e, come detto, parlavo già bene tedesco)… però gli svevi (cioè quelli del Württemberg) in realtà odiano il vero tedesco e parlano solo dialetto (anche gli ingegneri, anche quelli che hanno studiato altrove, anche quelli che hanno girato il mondo).
    Io allora facevo finta che il mio tedesco non fosse sufficiente e pretendevo di tenere le riunioni in inglese.
    E funzionava: quei testoni parlavano meglio l’inglese del tedesco (tedesco vero, intendo… il dialetto per i miei gusti è una cosa che va preservata ma sul lavoro la gente può tranquillamente infilarselo dove non batte il sole).

  13. Paolo (北海道) says:

    Ma che diamine, se perfino nell`ipertradizionalista Giappone cominciano a cambiare mentalita` e a tenere interi corsi in inglese!!!

  14. disinformato says:

    Beh qui in Italia è tutta un’altra faccenda , che avevate capito?
    Noi qui in patria siamo talmente avanti che per rendere meglio l’idea di quella che è la realtà quotidiana facciamo i telefilm in dialetto napoletano e li sottotitoliamo in Italiano.
    L’inglese ? E che è l’inglese ?

  15. Massimo G. says:

    Condivido ovviamente appieno i vostri commenti. Aggiungo che avendo io studiato alla Statale di Milano (Fisica) mi capitava spesso di andare al vicino Poli alla Clup (la libreria universitaria all’interno del campus di piazza Leonardo da Vinci) a far spese. Rimanevo basito e divertito dal fatto che io gia’ dal primo anno, studiavo su testi in lingua originale, non per scelta mia, ma del docente (e per originale intendo anche l’italiano nel caso del testo manoscritto del Ricci ad esempio), mentre i testi usati dagli aspiranti ingegneri erano spesso tradotti, con risultati comici, anacronistici e controproducenti. Personalmente mi sono reso conto da subito dell’intelligenza di questa scelta, che mi ha permesso di imparare l’inglese che serve senza accorgermene e ovviamente non l’ho mai interpretata come una vessazione o una limitazione della mia libertà!
    Tutto il contrario del consiglio di stato il quale in un passaggio della sentenza linkata da Mauro (grazie) dice: “imporrebbe, quale presupposto per l’accesso ai corsi, la conoscenza di una lingua diversa dall’italiano, così impedendo, in assenza di adeguati supporti formativi, a coloro che, pur capaci e meritevoli, non la conoscano affatto, di raggiungere “i gradi più alti degli studi”, se non al costo, tanto in termini di scelte per la propria formazione e il proprio futuro, quanto in termini economici, di optare per altri corsi universitari o, addirittura, per altri atenei».”

    Che contraddizione! Come può essere meritevole uno studente che scelga di cambiare ateneo perché tiene corsi solo in inglese?

    Da ultimo: ho sempre lavorato in aziende multinazionali o comunque esposte al mercato internazionale e in cui la lingua ufficiale era l’inglese. E non c’era bisogno di sancirlo con una norma. Era così facile capirne il motivo, che nessuno sano di mente osava discuterlo. Forse che il Politecnico non è un’azienda fortemente esposta internazionalmente? E allora non dovrebbe anch’essa adottare l’inglese come lingua ufficiale?

    ah, dimenticavo di sottolineare una ulteriore assurdità della vicenda: il ricorso contro la delibera del consiglio del Poli che istituiva i corsi in Inglese è stato promosso da una sfilza di docenti!!!! Non si rendono conto dell’autogol? Che razza di docenti sono? Fortuna che c’è none e cognome almeno…

  16. mattia says:

    Che contraddizione! Come può essere meritevole uno studente che scelga di cambiare ateneo perché tiene corsi solo in inglese?

    Appunto. Il problema è che questa gente considera l’inglese come un qualcosa di aggiuntivo, un “se lo sai meglio”, non come qualcosa di basilare.
    Non capiscono che invece è un prerequisito.
    Dire che uno studente è capace e meritevole di diventare ingegnere senza parlare inglese è come dire che è capace e meritevole di diventare ingegnere senza capire la matematica.
    Il livello di idiozia è quello.

    Che razza di docenti sono? Fortuna che c’è none e cognome almeno…

    La cosa bella è quella. Il ricorso non viene dagli studenti ignoranti, ma dagli insegnanti.
    Lo fanno passare che un atto a tutela degli studenti, quando invece è un atto a tutela degli insegnanti che hanno paura di perdere la cattedra o non vogliono fare lo sforzo di insegnare in inglese.

  17. Mauro says:

    Aggiungo che avendo io studiato alla Statale di Milano (Fisica) mi capitava spesso di andare al vicino Poli alla Clup (la libreria universitaria all’interno del campus di piazza Leonardo da Vinci) a far spese. Rimanevo basito e divertito dal fatto che io gia’ dal primo anno, studiavo su testi in lingua originale, non per scelta mia, ma del docente

    Io ti posso raccontare che a Fisica a Genova (dove ho studiato io) alla fine degli anni ’80 dovevi fare anche due prove di lingua straniera.
    Certo, non era un vero esame di lingua, però dovevi comunque dimostrare di saper comprendere e tradurre un testo scientifico in lingua straniera.
    L’inglese era obbligatorio per tutti, la seconda prova a scelta (quasi tutti allora sceglievano francese, io scelsi tedesco).
    Il risultato di queste due prove non faceva media, però fino a che non le davi non ti era concesso di discutere la tesi di laurea.

  18. Mauro says:

    @ Mattia

    È sparito un commento che ho inviato poco fa. Non lo vedo neanche come in attesa di moderazione.
    Controlla nello spam, per favore.

  19. mattia says:

    Il risultato di queste due prove non faceva media, però fino a che non le davi non ti era concesso di discutere la tesi di laurea.

    E adesso ti racconto come funzionava al polimi (prima metà degli anni 2000).
    In teoria dovevi passare il TOEFL, altrimenti non potevi discutere la tesi.
    Però se lo fallivi 5 volte te lo davano per abbonato e potevi discutere la tesi. Poi sul certificato di laurea scrivevano che sì, ti eri laureato, però avevi fallito 5 volte il test d’inglese.
    Il che significa che quelli ricchi e asini lo provavano 5 volte di fila, fallivano e amen. Pagavano solo un po’ di soldi per nulla (era un test caro).

  20. Mauro says:

    Però se lo fallivi 5 volte te lo davano per abbonato

    Beh, certo le prove di cui parlo io non erano certo difficili come un TOEFL (anzi), ma non ti abbuonavano un belino.
    O le passavi o ciccia.

    Che poi va anche aggiunto: la prova di inglese veniva fatta in maniera veramente seria, perché senza inglese in un laboratorio di fisica ci vai giusto a lavare i pavimenti, la seconda prova non era pro forma, ma comunque valutata con maggior generosità rispetto a quella d’inglese.

  21. Massimo G. says:

    “Certo, non era un vero esame di lingua, però dovevi comunque dimostrare di saper comprendere e tradurre un testo scientifico in lingua straniera.”

    Stessa cosa a Milano, Mauro. Io feci Francese e Russo, perché l’insegnante di Inglese mi stava sulle balle e perché tanto l’inglese lo imparavi per forza. Russo non era uno scherzo e lo dovetti addirittura tentare due volte prima di passare…

  22. claudio says:

    in realta’ esiste un motivo, sebbene triste, alla scelta dell’italiano.
    La scuola italiano sappiamo che e’ basata sul fatto che noi 2000 anni fa eravamo i fighi della compa.
    Per questo motivo le scuole prediletta sono i licei, una scuola che poco si intona con la modernita’. Si noti anche che gli amanti del liceo spesso scrivono lincei o ti informano spocchiosi che loro hanno fatto il ginnasio senza notare che stanno dicendo che amano educazione fisica.
    In ttto questo bailame, adesso so che e’ cambiato un pochino, il proffo d’inglese era una figura triste che aveva minor considerazione di quello di ginnastica e quello di religione. Se teniamo conto che nella mia carriera scolastica non ho mai visto una palestra…
    Professori d’inglese che non parlavano l’italiano, come del resto il 70% del corpo docente. Quando hai il prof di elettrotecnica che dice vottommetro al posto di voltmetro capisci che in molti hanno capito voltommetro che e’ altro.
    Quindi si vole, forse, porre una pezza per evitare che studenti che sono impreparati dallo stato possano trovarsi in difficolta’.
    Falciare professori inetti sarebbe troppo difficile. Dopotutto la gelmini la deridono ancora adesso e politicamente e’ odiatissima.
    Ricordiamo quanto e’ grande l’amore per le lingue morte: fino al 1969 se volevi scegliere l’universita’ alla fine delle superiri eri obbligato al liceo classico: catullo e’ l’ideale per polarizzare un 2n3055.

    Infine la quantita’ di scuole private per lo studio dell’inglese, ormai a livello della pizzeria dalle mie parti, spiega altrettanto bene che la scuola italiana faccia schifo: non fornisce skill richiesti dagli adulti.

    PS il mio frof felle fupefiovi aveva ua emiparefi faffiale e fafevi fatifa a fapire in italiano… quella di matematica non sapeva come calcolare PI e i numeri primi.

  23. Mauro says:

    @ Massimo G.

    A Genova (allora, oggi non so) l’inglese era obbligatorio. Solo sulla seconda lingua avevi libertà di scelta.

  24. Andrea Occhi says:

    A Brescia c’era una prova di inglese, una sorta di esame. Io ero una capra in inglese (l’ho imparato dopo), e sono stato segato per due volte. Poi una estate ho fatto una decina di ore di conversazione con una amica professoressa di inglese e l’ho passato senza ulteriori problemi.
    Questo per far capire il livello…
    Mi è capitato poi di fare un colloquio in una multinazionale che ha un impianto in Valcamonica e aveva bisogno di un tuttofare. Colloquio in inglese con un texano e un francese, e mi sono stupito di come fossi riuscito a capire e a farmi capire.
    Poi ho scoperto le serie tv e il volo, e il mio livello di inglese si è impennato (soprattutto la parte colloquiale, quella tecnica c’era già).

Leave a Reply


Nota importante per i commenti: i commenti sono moderati, perché ho voglia che lo siano (sostanzialmente non ho voglia di prendermi la responsabilità delle eventuali diffamazioni che scrive il primo che passa). Abito a Praga, quindi se qui è notte io vado a godermi questa magnifica città, non sto chiuso in casa a moderare i commenti: aspettate. E comunque li modero quando mi pare.
Non sono ammessi commenti che possono configurare reati, quindi evitate di rivolgere insulti, a me o ad altri. Si possono esprimere gli stessi concetti anche senza insultare. Non sono ammessi altresì commenti che contengono stupidità.
Se non vedete il vostro messaggio comparire e siete sicuri di non aver insultato nessuno, probabilmente il vostro messaggio è stupido. La qualità media dei commentatori di questo blog è molto alta, prima di commentare rifletti e cerca di capire se ne sei all'altezza. Se non ne sei sicuro lascia perdere.
E alla fine vale sempre il concetto che questa è casa mia e faccio quello che mi pare.
I commenti sono chiusi dopo 30 giorni: se hai qualcosa da dire fallo subito oppure evita di rompere i maroni.