La formuletta

January 12th, 2018 by mattia | Filed under Uncategorized.



Non so da che libro sia presa questa immagine (mi è stata inviata via internet). Non so chi sia l'autore e m'interessa poco. Ciò che m'interessa è che dà lo spunto per alcune interessanti riflessioni.

 

Magari avete sentito dire che la fisica che si insegna a scuola non è fisica ma matematica. Questo esercizio è un ottimo esempio di questo concetto. Cosa deve fare uno studente? Prendere una formula banale e inserire qualche numero. Poi fa i calcoli e ottiene il risultato. Cosa dimostra? Di saper sostituire dei numeri a delle formule e di saper fare i calcoli. Dimostra di saper calcolare una circonferenza e raggio r e una circonferenza di raggio r +∆r.  È matematica, appunto.

La fisica è qualcosa di diverso. Studiare fisica significa dare un'interpretazione a dei fenomeni. Un'interpretazione che delle volte non è scontata. Vogliamo parlare della Terra che gira? Bene, ricordate quell'imam secondo cui la Terra era ferma? Diceva che era ferma perché altrimenti per andare da una città all'altra in aereo sarebbe bastato sollevarsi in volo e aspettare che la Terra girasse sotto l'aereo. Tutti a ridere, ma poi quando gli chiedevi perché era una sciocchezza pochissimi sapevano rispondere.
Ecco, io agli studenti chiederei quello: come mai non basta alzarsi in volo e lasciare la Terra ruotare per andare da Nuova York a Los Angeles?
Qui non devi applicare la formuletta, devi ragionare. Devi capire quali fenomeni sono in ballo. Devi usare la fisica per interpretare un fenomeno e capire perché un'affermazione all'apparenza ragionevole invece è una sciocchezza.

Agli studenti dobbiamo insegnare questo: non prendere una formuletta dalla faretra delle formule, sostituire i numeri e fare i calcoli. Perché quello è ciò che sa fare anche una scimmia ammaestrata.
Dobbiamo insegnare a osservare un fenomeno e a usare la fisica per capirlo, interpretarlo, fare previsioni.

Anche perché il primo metodo, quello che si basa sul "prendi la formula giusta e inserisci i numeri", produce dei mostri. Io vedo studenti arrivare all'università e scrivere formule corrette ma usate nel contesto sbagliato. Ci sono studenti - giuro - che davanti a un circuito elettrico scrivono I=V/R dove però V è una tensione a caso del circuito, non necessariamente quella su R. Loro hanno imparato la formuletta e la applicano alla cieca. Vedono V da qualche parte nel circuito, si ricordano che I=V/R e usano quella V. Quando gli dici che è sbagliato, che non è la tensione giusta loro ti dicono "ma no! I=V/R è giusta, l'ho studiata così io!", e tu devi fargli capire che non puoi mettere una tensione a caso del circuito solo perché si chiama V.
Ok, vi ho fatto un esempio estremo. Stiamo parlando di gente che probabilmente non dovrebbe nemmeno avere un diploma di maturità, figuratevi frequentare una facoltà universitaria.
Ma è la spia di un problema serio. Questi studenti sono il frutto di anni di insegnamento in cui sono addestrati a prendere la formuletta e a sostituire i numeri anziché a pensare, a riflettere, a interpretare.

 

11 Responses to “La formuletta”

  1. Cris says:

    In realtà secondo il problema è un po’ complesso, non quello del libro nell’immagine, quello su come insegnare le cose ai ragazzi. Me ne rendo conto cercando di aiutare mia figlia che va in seconda media con i compiti di matematica. Io ho anche altre due figli, uno più grande e uno più piccolo. Non solo vedo che fra quando ho studiato io e adesso il modo di insegnare certi concetti è diverso, vedo che anche a distanza di pochi anni, fra un figlio e l’altro le cose vengono spiegate in modo diverso. Un po’ è normale che insegnanti diversi abbiano metodi diversi, poi però c’è qualcuno che si inventa continuamente tecniche rivoluzionarie di insegnamento. Ecco, probabilmente una di queste tecniche rivoluzionarie sarà quella delle formule imparate senza capirne il senso.
    P.S. secondo me il problema sopra viene da un libro di terza media, almeno spero…

  2. stephen says:

    che poi genera anche mostri inversi del tipo “ok
    ho capito perché va “”più veloce”” e nonostante questo non si stacca dal corpo e che in realtà ci sono 2 velocità, capisco anche che sarebbe diverso tra equatore e polo (e ti viene un collegamento random della serie, per questo la terra é schiacciata?), ma non mi ricordo il secondo termine/pezzo/costante/whatever della formula anche se so dov è in un ipotetico libro perché so che argomento é.” > 3, in fisica non sei buono.

    :/.

    gli esami con piccoli (piccoli eh) di formule e costanti puramente mnemonici sono i migliori.

  3. Tigre da laptop says:

    Io il fatto di continuare a muoversi insieme alla rotazione terrestre l’ho imparato alle medie, ma da un fumetto di supereroi, non dai libri di scuola: sottraendosi a quell’effetto un personaggio aveva messo varie migliaia di Km tra se e i suoi nemici , efficace ma doloroso, disse.

  4. Mauro says:

    Che poi almeno con questi esercizi i ragazzi imparassero a far di conto… invece glieli fanno fare tutti con la calcolatrice…

  5. Peto says:

    Piccolo appunto all’imam:
    A parte che in aviazione il giochetto di sfruttare la rotazione esiste (ma non in maniera diretta come lo intende lui), non son nemmeno sicuro che se fosse possibile ci guadagneremmo tanto… Cioè, non è che stai su in aria gratis.

    Comunque.
    Andando a intuito (non potrei fare altro), quello mi sembra uno degli esercizi che si mettono accanto alla spiegazione. (nel caso specifico, credo un paragrafo del tipo “velocità vs velocità angolare”.)
    Questi esercizi possono avere la loro utilità. Tipo, ti spiego un argomento e ti chiedo “Ma l’hai capito? Ma sei sicuro? Prova a fare questo calcolo, vediamo se ti torna!”. Dubito che il professore assegni esercizi simili per casa… Oppure, come dice Cris, magari è proprio un libro delle medie…

  6. mattia says:

    Oppure, come dice Cris, magari è proprio un libro delle medie…

    Ma va’ là, un ragazzo di terza media è già tanto se sa calcolare una circonferenza.
    Il più delle volte sa fare una O col bicchiere.

  7. mattia says:

    Che poi almeno con questi esercizi i ragazzi imparassero a far di conto… invece glieli fanno fare tutti con la calcolatrice…

    Non sono io quello che avversa le calcolatrici. Anzi.
    Però ti racconto una scena capitata oggi all’esame pratico.
    Studente doveva dividere una quantità per 1000 e si gira verso la borsa, la apre…
    io: lasci stare la calcolatrice e si vergogni
    lui: ah già…
    Era così abituato a usare la calcolatrice, in automatico, da non rendersi nemmeno conto che poteva farne a meno.

  8. Mauro says:

    Non sono io quello che avversa le calcolatrici. Anzi.

    Neanche io sono a priori contro.
    Ma sono per il concederne l’uso solo dopo che i ragazzi hanno imparato a fare i conti senza.

  9. Raoul Codazzi says:

    Curiosità: in Repubblica Ceca dare del lei agli studenti immagino sia la prassi; qualcuno dà del tu o è (ancora) considerato una brutta cosa?
    Perché te lo chiedo: perché le società evolvono. Chi come me è un divoratore di gialli scandinavi avrà notato che nelle traduzioni dei testi di alcuni autori c’è una premessa che fa notare come in Scandinavia a partire circa dagli anni 70 è consuetudine rivolgersi agli sconosciuti usando il tu (salvo occasioni particolari, ovviamente i reali, certi medici specie se anziani, certi professori universitari specie se anziani, …).
    Mi incuriosiva la situazione lì a Praga.

  10. mattia says:

    Mi incuriosiva la situazione lì a Praga.

    In Rep. Ceca si dà del voi a tutti.
    Poi c’è qualcuno più rilassato che dà del tu agli studenti quando lavorano a un progetto (magari per la tesi) ma generalmente si dà del voi agli studenti.
    Poi ok, delle volte mi scappa un “tu” con uno studente, mi scuso e quello dice che non fa niente, ma penso che lo dica perché sono straniero (e sembro più giovane di quello che sono). Mai uno studente si rivolgerebbe a te con il tu.
    Uno una volta mi ha dato del tu in corridoio pensando fossi uno studente, gli ho corretto la frase col voi e quello è sprofondato di vergogna.
    Per farti capire, col preside della facoltà, che è stato mio supervisore di PhD e che conosco dal 2004, ci parliamo ancora dandoci del voi.

  11. pif says:

    si dice il peccato ma non il peccatore…
    poco fa mi è arrivato un quesito via WA:

    A: “se 0,1ml sono 100ul allora -> 0,02ml sono 20 oppure 2 ul?”
    B: “20”
    A: “Grazie. Calcolatrice umana”
    B: “vergogna”
    A:

    🙂

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