Archive for the ‘riflessioni’ Category

Prima era il padreterno a pagare i sacchetti

January 4th, 2018 by mattia | 22 Comments | Filed in ignoranza, politica, riflessioni
La polemica sui sacchetti di frutta e verdura biodegradabili a pagamento è interessante per un semplice motivo: bastava della semplice matematica (ma anche meno, della logica) per ridurre la polemica a polvere.

La legge impone ai negozi di far pagare il sacchetto? Bene, il negozio ti mette il sacchetto a 1 centesimo, poi però abbassa il prezzo di frutta e verdura in modo che il totale venga uguale.
Se un chilogrammo di banane ieri lo mettevi a 1 euro al kg e il sacchetto era gratis ora lo metti a 0,99 euro e il sacchetto lo fai pagare 0,01 euro. Il cliente paga ugualmente 1 euro al chilogrammo e la legge è rispettata.

Al negozi basterebbe scrivere un cartello di questo tipo: signori clienti, è vero che dobbiamo farvi pagare il sacchetto, è la legge. Però abbiamo abbassato il prezzo della frutta, quindi alla fine pagate lo stesso.

Anche perché, pensateci un attimo, chi li pagava prima i sacchetti? Mica erano gratis, li pagavate sempre voi. Non ve lo scrivevano chiaramente nello scontrino ma rientravano in quell'euro al chilogrammo a cui il negozio ti vendeva le banane. In quell'euro al chilogrammo c'erano le banane, certo, ma c'era anche il prezzo dell'elettricità del supermercato, lo stipendio della cassiera e del magazziniere, il costo per le mignotte dell'amministratore delegato quando si vuole svagare, il prezzo dei muri del negozio, il costo del sacchetto... Paghi sempre tutto tu, chi altro vuoi che lo paghi il sacchetto? Da chi altro prende i soldi il supermercato se non dai clienti?

L'unica differenza è che prima il costo dei sacchetti era spalmato su tutti i clienti: non c'era alcuna differenza nel comprare 1 banana in un sacchetto e comprare 5 banane in un sacchetto perché il costo del sacchetto era proporzionale alla quantità di banane comprate.
Tu usavi sempre un sacchetto ma se lo usavi per una sola banana lo pagavi, indirettamente, meno.
Tutta qui la differenza, come viene distribuito il costo dei sacchetti tra i diversi clienti.
Ma per il resto rendetevi conto che i sacchetti li pagavate anche prima, non li pagava il padreterno.

Insegnare un materia in inglese?

December 31st, 2017 by mattia | 27 Comments | Filed in riflessioni
In un commento a un post qui sotto si parlava anche di un'altra novità a scuola: una materia sarà insegnata in inglese. Cosa ne penso?
Che è una cosa buona e giusta. Ad alcune condizioni però:

  1. L'insegnante deve essere in grado di fare una lezione in inglese
    Non è difficile, per carità, ma bisogna essere capaci di farlo.
    E preciso: qui si tratta di insegnati di materie generiche che devono mettersi a fare lezione in inglese. Non parliamo di insegnanti d'inglese. Non devono fare una lezione in inglese, ma devono insegnare tutto l'anno in inglese. Non possono quindi prepararsi una lezione, devono già essere capaci di parlare in inglese correntemente, senza bisogno di prepararsi per ogni lezione.
    L'insegnante di matematica o di elettrotecnica è in grado di insegnare in inglese? Sono uscito dalle scuole superiori nel 2000, non frequento quel mondo da 17 anni. Spero qualcosa sia migliorato nel frattempo, ma lasciatemi qualche dubbio.
    Almeno, fatemi dire che prima di approvare una riforma del genere bisogna verificare se gli insegnanti sono capaci di parlare inglese.

  2. Gli studenti devono aver studiato bene l'inglese prima
    Uno studente che arriva in terza superiore deve essere in grado di parlare inglese correntemente (e magari aver studiato anche un'altra lingua). Se un ragazzo non sa chiedere in inglese dove sta il gabinetto o sostenere una conversazione al bar allora non capirà niente della lezione.
    E temo siano in molti a trovarsi in queste condizioni.
    Prima di arrivare a fare una lezione di elettronica in inglese ci deve essere un percorso in cui lo studente arriva almeno alla condizione per cui sa mantenere una conversazione in inglese. Una conversazione vera, non un ridicolo dialogo da unità didattica dei libri in inglese.

  3. La materia insegnata in inglese non può essere una scusa per un rendimento peggiore.
    Insegnare una materia in inglese è un modo per dare qualcosa in più, non per peggiorare l'istruzione o per andare via alla pari (l'insegnamento in inglese si compensa con un peggior rendimento).
    Qualcosa in più significa che gli studenti impareranno le stesse cose e in più saranno in grado di farlo in inglese.


Sono soddisfatte queste condizioni?
Se sì, avanti tutta. Uno studente che si diploma poi può iscriversi a tutte le università del mondo studiando in inglese. Tre mesi dopo la maturità si può trovare in un'aula universitaria di Praga con un bizzarro personaggio che gli spiega delle cose in inglese: deve essere in grado di capirlo.
E deve imparare a farlo prima.
Quello studente si troverà sempre più nella necessità di usare l'inglese come lingua di discussione vera, non solo al lavoro: è bene si alleni nell'usare l'inglese in una situazione concreta, fuori dai libri di grammatica.

Se le condizioni non ci sono, allora fermi tutti. Prima le creiamo e poi iniziamo a insegnare in inglese.

Piesse: no, i discorsi nazionalistici del tipo "questa è la scuola italiana e si parla italiano" non li seguo.
Quando ti trovi in ufficio e un cliene, un dirigente, un fornitore sono stranieri devi parlare inglese.
Se dici "qui siamo in italia e si parla italiano" prima ti guardano stralunati, poi ti mandano a cagare.

Non siamo il sen. razzi

December 30th, 2017 by mattia | 10 Comments | Filed in politica, riflessioni, w la fisica
E così, finalmente, Mattarella ha sciolto le Camere.
Hanno provato a convincerlo, gli hanno chiesto un paio di settimane extra per approvare lo ius soli usando la fiducia, ma il rischio era troppo alto. Se il voto di fiducia fosse stato negativo il governo Gentiloni sarebbe caduto. Così invece resta in carica e torna comodo per il dopo-elezioni. Perché sarebbe un governo in carica e nella pienezza dei suoi poteri finché non si dimette o non viene votata una mozione di sfiducia dal Parlamento.

Nel frattempo noi qui ci stiamo organizzando. Visto che si vota il 4 marzo le liste saranno depositate il 28-29 gennaio. Un mese esatto per raccogliere le firme. Abbiamo in programma un firma party a Praga, uno a Parigi, poi Mauro vuole organizzare degli incontri per raccogliere le firme a Monaco e Colonia e se tutto va bene ci sarà un incontro di raccolta firme anche a Zurigo con Ivan.
Ho contattato anche il consolato di Londra per vedere se mi fanno fare un firma party anche nella capitale britannica (in quel caso ci vado io).

Nel frattempo sto facendo promozione sul feisbuc e sapete cosa, la risposta è decisamente positiva. Non me lo aspettavo. C'è della gente, perfetta sconosciuta, a cui piace la nostra proposta di difendere la scienza e che dice di voler firmare. Vedete, basta che arrivi la voce alle loro orecchie e la proposta piace.
Per questo sarebbe utilissimo qualche articolo di giornale. Se solo i giornali parlassero del progetto tireremmo su le firme in due giorni.
Purtroppo però i giornali ci snobbano, nonostante i numerosi comunicati stampa. Evidentemente non siamo al livello del sen. razzi per finire sui giornali, non urliamo, non facciamo scenate. E la stampa cerca questo.
Non preoccupatevi, non mi metterò mai a fare il buffone per richiamare l'attenzione della stampa. Le firme le raccogliamo con le nostre forze.

Priorità a scuola

December 30th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni
Avete presente quella strana sensazione che si prova quando pensate che stia succedendo qualcosa e poi succede tutt'altro e voi rimanete lì confusi?
Se è una barzelletta vi mettete a ridere, altrimenti vi domandate qualcosa del tipo "aspetta... ma non funziona così".

Ho provato questa sensazione ieri mattina leggendo questo articolo in cui si parla della sperimentazione delle scuole superiori a quattro anni anziché cinque:
I licei (tecnici e professionali) brevi rappresentano una sperimentazione che dal suo primo momento ha creato uno strascico di polemiche. Perché accorciare di un anno il curricolo della secondaria superiore porterebbe l'indubbio vantaggio di anticipare l'ingresso nel mondo del lavoro o all'università dei neodiplomati. Ma, se l'esperimento venisse esteso a tutte le classi funzionanti adesso, determinerebbe un taglio agli organici di diverse decine di migliaia di cattedre.

Quando ho letto che la sperimentazione "ha creato uno strascico di polemiche" ho pensato: adesso porteranno pareri di esperti secondo cui non è utile condensare il programma di cinque anni in quattro, ché i ragazzi hanno bisogno di tempo per maturare. Magari sì, qualcuno ce la farà, i più bravi, ma se estendi la sperimentazione a tutti... davvero tutti i ragazzi riuscirebbero a sostenere quei ritmi?
Ho fatto questi pensieri specialmente quando hanno scritto "se l'esperimento venisse esteso a tutte le classi funzionanti adesso...". Appunto, se tutti i ragazzi, anche quelli più duri di comprendonio fossero obbligati a fare le superiori in quattro anni tanti non ce la farebbero. Ci sarebbero evidenti problemi didattici.

Poi però la frase continua: "...determinerebbe un taglio agli organici di diverse decine di migliaia di cattedre."

Ah.

Il problema non era la didattica. Il problema erano i posti di lavoro che si possono perdere.
Che poi se ci pensi è una preoccupazione anche abbastanza irrazionale. Dicono che per condensare cinque anni in quattro dovranno aumentare le ore d'insegnamento: le cattedre sarebbero le stesse spalmate su quattro anni anziché cinque. Ma non è questo il punto.

La cosa più preoccupante è che davanti a una riforma colossale della didattica la loro preoccupazione principale non sono i ragazzi, la domanda principale non è "questo tipo di scuola è migliore o peggiore per gli studenti?", ma "riusciremo a tenere tutti il posto di lavoro?"

Affinché sia chiaro, ho il massimo rispetto di chi cerca di tutelare i propri diritti sindacali, il proprio lavoro. Ma questo non può bloccare un miglioramento della scuola (in generale, non in questo caso specifico, visto che ho qualche dubbio che questa sia una buona idea).
Se domani decidiamo di aggiungere 2 ore di cinese a scuola, esempio a caso, mantenendo invariato il monte ore, qualche altra materia ne pagherà le conseguenze, qualche altro insegnante perderà il lavoro. Ma che cosa facciamo, non insegniamo il cinese a scuola, anche se il mondo lo richiede, perché altrimenti qualche insegnante di altre materie perde il posto?
Mi dispiace per loro, ma così i tempi di riforma della scuola sarebbero biblici.

Mi spiace, ma la priorità è la qualità della scuola, ciò che è meglio per gli studenti.

Berlusconi legge. Bene.

December 24th, 2017 by mattia | 6 Comments | Filed in riflessioni
Ok, facciamoci pure una risata su berlusconi che legge le risposte alla radio senza sapere di essere ripreso in video.
Però.

È una cosa che fanno tutti i politici. Non leggono dal foglio di carta, ma dalla mente.
Un qualsiasi politico che va in TV a farsi intervistare si prepara le risposte pronte che manda a memoria. È vero, non sono domande concordate come nel penoso caso di berlusconi, ma sai bene che le domande che ti possono fare sono quelle poche decine che puoi prevedere: tutti i politici si preparano una risposta pronta che studiano a memoria, compresi gli aggettivi e gli avverbi che fanno presa.
Avete presente salvini quando dice che sta dalla parte dei coltivatori di agrumi di Ribera, degli allevatori di ovini abruzzesi o  degli operai di una fabbrica brianzola che delocalizza? Snocciola casi concreti puntando il dito alla telecamera. Secondo voi se li ricorda al momento?
Ma va', si prepara il trittico a memoria e lo sciorina con velocità ed eleganza. Non sarebbe mai capace di tirare fuori questi casi con scioltezza di lingua pensandoli al momento. Ci metterebbe qualche secondo a pensarli e non uscirebbero fluentemente.

Prendete di maio: lo vedi lontano un chilometro che racconta frasettine preconfezionate che gli ha preparato casalino. Fanno quello di mestiere i ragazzi della comunicazione: se il giorno dopo va da Myrta Merlino per un'intervista pensano a tutte le domande che possono metterlo in difficoltà e gli spiegano cosa deve dire per uscirne senza le ossa rotte.
Senza ricevere queste risposte preconfezionate da tenere nella faretra pronte all'evenienza uno come di maio crollerebbe dopo due minuti in una intervista. Che poi è anche il motivo per cui il M5S non mandava mai in TV i suoi parlamentari nel primo periodo: hanno dovuto insegnare loro come si risponde a un'intervista sfruttando le rispostine preconfezionate passate passate dai ragazzi della comunicazione.

E non scandalizzatevi, negli USA è pura tradizione. I candidati alla presidenza si allenano per interviste e dibattiti con la stessa strategia. Poco di quello che dicono è pensato da loro. Gran parte di quello che dicono è pensato dallo staff e mandato a memoria. Anche quando fanno i dibattiti: si allenano con finti avversari che provano a metterli in difficoltà. Quando si bloccano hanno l'allenatore che gli dice cosa rispondere se l'avversario usa quell'argomento.

Berlusconi ha solo letto. L'unica differenza è quella. Ha letto risposte che hanno scritto collaboratori anziché averle mandate a memoria. È una persona anziana e ormai con la memoria ha qualche problema, ma la sostanza è la stessa

Secondo punto: ve ne siete accorti perché c'era la telecamera. Ascoltatelo, chiudete gli occhi, e se vi sforzate di non sapere che sta leggendo non ve ne accorgete che sta recitando un testo preparato.
Lo so, è come quando sai come funziona il trucco di un mago: se lo sai l'illusione non funziona più. Ma se fate un grosso sforzo e fate finta di non averlo visto in video che leggeva dovete ammettere che recita benissimo. Un po' perché gli hanno scritto delle risposte con il linguaggio della lingua parlata: se leggi un comunicato stampa puoi essere un attore da premio Oscar ma si capisce che è un testo scritto, nessuno parla come un comunicato stampa. Ma un po' anche perché è bravo a leggerle. Usa lo stesso tono di voce di quando parla a braccio, mette l'enfasi sulle stesse parole.
Ha recitato bene la parte, è innegabile.

Paolo Nespoli non ha una vagina

December 21st, 2017 by mattia | 40 Comments | Filed in riflessioni
Non so se ve ne siete accorti, ma qualche giorno fa Paolo Nespoli è tornato sulla Terra. È stato circa 5 mesi sulla ISS e... sono volati, quasi non ce ne siamo accorti.
Sapete perché? Perché la stampa quasi non l'ha considerato.

Sì, ok, hanno fatto qualche servizio di rito, qualche pubblicazione di foto bellissime dalla ISS, le solite chiamate con scuole e autorità, ma non c'è stato nessun interesse vivo, non era un argomento che suscitava particolare emozione. Come lui prima lo stesso avvenne per Luca Parmitano. Sì, ok, i soliti servizi di rito (forse quando ha rischiato di rimanerci secco si è parlato un po' di lui) ma niente di nemmeno paragonabile a Samantha Cristoforetti.
Per quest'ultima l'italia era diventata pazza, per Parmitano si è un po' scaldata, per Nespoli ha fatto un paio di sbadigli.

Eppure ci saremmo dovuti emozionare ben di più per Nespoli, non solo perché era la terza volta che andava nello spazio, ma perché l'ha fatto alla veneranda età di 60 anni. Chiunque sa qualcosa di come funziona il corpo umano sa benissimo che un corpo di 60 anni non è un corpo di 30 o 40 anni. Anche se lo si allena bene il decadimento fisico a 60 anni è già iniziato alla grande. Sottoporre il proprio corpo a uno stress di quel tipo a 60 anni non è una cosa da ridere. Ma niente, evidentemente non è abbastanza per far squirtare stampa e tuittari da due lire.

Perché questo? Forse perché paga il peccato originario di aver avuto una relazione con Oriana Fallaci?
Non penso. È vero che certi ambienti e certe persone non perdonano anche solo di aver preso un caffè con chi non la pensa come loro, ma non arrivo a pensare così male.
La spiegazione è più semplice: Paolo Nespoli non ha una vagina.

Così come non ha una vagina Luca Parmitano. Mentre ha una vagina Samantha Cristoforetti.
Il fatto di essere donna è stato l'unico motivo, irrazionale,, ma per cui si è creato creato così tanto interesse attorno alla Cristoforetti e un sostanziale sbadiglio attorno a Nespoli.
Toh, al massimo Nespoli non aveva il problema delle mestruazioni, ma per il resto andare nello spazio con 20 anni in più sul groppone è decisamente più rilevante.

Ovviamente Nespoli e gli altri non lo fanno mica per la fama (anche perché una cosa del genere uscirebbe nei test attitudinali e verrebbero scartati). Suppongo dunque che non gliene freghi niente, ma proprio niente, se la sua missione è stata considerata meno di quella della Cristoforetti. Il problema piuttosto è nostro. O meglio, loro, di quelli che squirtavano per la Cristoforetti e hanno sbadigliato per Nespoli.
Che problema hanno?

Il problema del femminismo latente, quell'idea che è stata instillata dai femministi per cui qualsiasi cosa fatta da una donna vale di più. Non lo stesso, come sarebbe logico e giusto, ma di più.
Un'idea idiota che poi porta ad assurdi per i quali essere donna è di per sé un valore che viene premiato (con punteggi, quote...).

Un'idea che non gira così per caso, ma perché è pompata dai mezzi di comunicazione di massa che hanno un enorme potere nel far girate le idee che selezionano loro. Ma di questo parleremo più avanti.

Accusare

December 20th, 2017 by mattia | 5 Comments | Filed in riflessioni
Ci sono almeno quattro consolati che nel mandarmi un messaggio email, in cui mi confermavano la ricezione dei moduli di W la Fisica, mi hanno scritto che "accusavano la ricezione".

Sono così andato sul dizionario e ho trovato che "accusare" significa anche "dichiarare di percepire" (come in accusare il colpo? boh).

Il post era solo per dirvi di non considerare più una mia bizzarria il fatto che chiamo "calcolatore" quello che voi chiamate "computer".

Non esiste una domanda scema

December 8th, 2017 by mattia | 11 Comments | Filed in praga, repubblica ceca, riflessioni
L'altro giorno a lezione:

- Signori, mi è stato detto che qualcuno, tra voi, ha paura di fare domande a lezione perché se la domanda è scema poi gli altri studenti ridono.
Non abbiate timore! Fatela la domanda, anche se temete sia una domanda scema. Ovviamente è molto probabile che sia una domanda scema, figuratevi.
E se qualcuno ha paura degli altri studenti... facciamo così: voi mi mostrate un volto confuso e io capisco che devo ripetere, così nessuno viene a sapere che non avete capito niente. Tanto voi mica vi guardate in faccia, vedo solo io l'espressione che fate.

Studente:
- Ma Signore, non esiste una domanda stupida!

Io:
- Oh sì che esiste, mi creda, esistono eccome domande stupide! Non ha idea di quante ne ho sentite.

 

Ecco, prima o poi scoverò anche quel dannato che ha messo in giro questa voce che non esistono domande sceme.