La terapia intensiva e le auto elettriche

A Praga c’è un ponte molto alto, il nuselský most. Un ponte che affrontate quando arrivate dall’autostrada D1 ed entrate in città. È lo stesso ponte dentro il quale passate con la metropolitana se da I.P. Pavlova andate a Vyšehrad. Questo ponte fu inaugurato nel 1973 e una delle foto storiche che ricordano la sua costruzione è quella dei test che fecero caricandolo con una colonna di carri armati. Da una parte sola del ponte, ovviamente.

Una persona poco saggia direbbe: che esagerazione! È il caso di costruire un ponte che porta tutti quei carri armati quando invece di solito ci passano sopra quattro stronzi in utilitaria? Quando mai arrivano tutti quei carri armati sul ponte?

Che poi a dirla tutta, se un paese a caso ti manda i carri armati magari se il ponte crolla ti sta pure bene. Ovviamente lo scopo non è testare il ponte per i carri armati, la domanda però è valida: quando mai avrai tutti quei carri armati sul ponte?

Be’, forse mai. Non succede, ma se succede…

Se succede devi essere sicuro che il ponte non cadrà. Non saranno carri armati ma magari una colonna di camion con grossi carichi. Sarà un evento eccezionale, ci vorrà una sfiga enorme affinché per caso tutti quei camion si trovino nello stesso momento su quel ponte. Ma se capita… il ponte deve stare in piedi.

Ecco perché lo si dimensiona per un carico enormemente maggiore di quello che deve portare normalmente. Lo si sovradimensiona perché se fallisce le conseguenze sono catastrofiche.
Ci sono sistemi infatti che se falliscono creano pochi danni e si possono ripristinare con poco; un ponte che cade invece appartiene alla categoria dei sistemi che se falliscono sei nella merda. Muore tanta gente, ài danni economici enormi e ci vuole tanto tempo per ricostruirlo.

Quando ài un sistema che appartiene a questa categoria devi sempre sovradimensionarlo. Di quanto? Bella domanda. Devi calcolare quanto è profonda la merda in cui finisci se il sistema fallisce. Tanto più è profonda tanto meno puoi permetterti un fallimento (e tanto maggiore deve essere il sovradimensionamento).

A questo punto avete capito che quando progettate un sistema non dovete mai fare i conti per come funziona “in media”. Del funzionamento tipico di un sistema non te ne deve fregare (quasi) nulla. Quando progetti un sistema devi valutare il caso peggiore e fare i conti: qual è il livello di merda che non sei disposto ad accettare?

I reparti di terapia intensiva nel caso del coronavirus sono un ottimo esempio di progetto sbagliato.
Partiamo dal primo parametro, ossia il livello di merda che consideriamo inaccettabile. Nella nostra società non siamo disposti ad accettare che un vecchio crepi perché i posti in terapia intensiva sono pieni e si dà priorità a un giovane.
Questa è una nostra scelta, avremmo potuto anche farne un’altra. Avremmo potuto dire che come società accettiamo la morte di questi vecchi. Avremmo potuto considerare la loro morte come, semplicemente, qualcosa di tollerabile. Abbiamo però fatto la scelta opposta. La nostra società non accetta che un settantenne venga lasciato crepare per carenza di cure mediche. Si accetta che crepi solo se si è fatto tutto il possibile per salvarlo, farlo morire perché non c’è un ventilatore è una cosa che non accettiamo.
Ecco, quello è il livello di merda in cui non vogliamo cadere. Da qui deve partire il progetto.

Chi decide quanti posti di terapia intensiva devono essere sempre a disposizione deve fare i conti di quante persone possono necessitare di queste prestazioni mediche nel caso peggiore. Non nel caso media, ma nel caso peggiore, quando tutti i carri armati sono sul ponte.
Deve prevedere che può venire un’epidemia del genere e che si renda necessario avere non 7 mila posti di terapia intensiva ma 150 mila. Posti che magari non verranno mai utilizzati e che dopo qualche lustro dovranno essere buttati perché ormai obsoleti.

Ovviamente deve anche scontrarsi con l’opinione pubblica che in tempi normali lo accuserà di sprecare soldi. Guardate a quello che è successo a Milano: ànno costruito in fretta e furia un ospedale in fiera per aggiungere posti letto disponibili, poi l’ondata è passata e adesso li accusano di aver sperperato i soldi. Adesso, mentre siamo ancora dentro l’emergenza e – Dio non voglia – potrebbe venire un’altra ondata (per la quale quei posti letto diventerebbero invece utili). Pensate se avessero costruito quei posti letto senza una pandemia in corso, cinque anni fa, per esempio, e li avessero lasciati vuoti dicendo “sì, sono vuoti però sapete, un domani potrebbe venire un virus e sarà utile avere quei posti letto a disposizione“. Li avrebbero mangiati vivi e accusati di sperperare denaro pubblico per costruire cattedrali nel deserto.
Prepararsi per l’emergenza sembra sempre una follia e un’esagerazione, finché nell’emergenza non ci sei.

E le auto elettriche che cosa c’entrano? Adesso ci arrivo. Il principio per cui bisogna sovradimensionare i sistemi in modo che reggano anche in un caso eccezionale vale anche per le auto elettriche. Anche in questo caso devi calcolare la profondità di merda in cui non accetti di cadere. Poi dimensioni il sistema in modo da non caderci.

Quando si parla di auto elettriche devi avere un sistema che consenta di ricaricarle. Questo sistema deve stare in piedi nel caso peggiore, come il ponte che deve reggere coi carri armati che magari non passeranno mai o come i posti disponibili in rianimazione che devono bastare anche per una pandemia che magari non arriverà mai.

La tua auto elettrica puoi caricarla con calma di notte mentre è parcheggiata nel garage? Sì, o meglio, quasi. Non è così semplice ma facciamo finta di sì. Ecco, come la carichi di solito è irrilevante, perché il sistema non deve rimanere in piedi di solito, deve rimanere in piedi sempre. Pensare di valutare il sistema per come funziona di solito è come pensare di calcolare il numero di posti letto in terapia intensiva di solito. E poi se arriva una pandemia? E vabbe’, pazienza.

Alla domanda “come la carichi la tua auto elettrica?” dovete quindi aggiungere nelle condizioni peggiori. Perché di come la carichi di solito non mi interessa molto, se il mio scopo è capire come dimensionare il sistema per evitare di cadere nella merda.

In italia ci sono circa tre fine di settimana in cui milioni di persone si spostano contemporaneamente da Nord a Sud e altri tre fine di settimana in cui fanno il percorso inverso. Quelle auto saranno di solito caricate di notte nel garage del proprietario in viale Romagna, ma per una volta all’anno si troveranno a dover fare la carica a metà strada tra Milano e il Salento. Insieme ad altri milioni di automobili.

Magari non succede, magari partono tutti scaglionati, magari si fermato tutti in posti diversi a fare cariche parziali. Ma se succede…
Se succede che per pura sfiga partono tutti assieme da Milano e vanno in riserva contemporaneamente ad Ancona. Se succede che ti trovi migliaia di auto che contemporaneamente devono fare il pieno in un punto dell’autostrada perché altrimenti non vanno avanti… sei nella merda.

Nella merda perché ti troverai colonne impressionanti di auto che bloccano l’autostrada in attesa di fare la carica. Un’attesa lunga perché la capacità di trasferire energia elettrica è limitata alla potenza elettrica che arriva in quel punto dell’autostrada di Ancona. Se lì arrivano x MW, te li devi far bastare.

Un problema del genere è estremamente meno probabile con l’auto a dinosauri morti perché puoi accumulare quantità enormi di energia con tre vantaggi: il sistema di accumulo costa poco (è una cisterna), la densità di energia è altissima (quindi ne puoi accumulare tanta in poco spazio/massa), la velocità di trasmissione dell’energia è altrettanto alta.
Con le auto elettriche non è così. I sistemi di accumulo sono più costosi, la densità di energia è più bassa e l’energia si trasferisce più lentamente. Tutti fattori che potrebbero contribuire a portare a una situazione di collasso se tutti si trovano a dover fare la ricarica in un solo punto con una potenza particolarmente limitata.

Il livello di merda in cui si cadrebbe è accettabile? Questo dovete deciderlo voi. Immaginate una situazione in cui si crea un blocco con decine di migliaia di auto bloccate sotto il sole cocente (senza poter usare l’aria condizionata) per chissà quanto tempo, aspettando pazientemente che una dopo l’altra si possa fare la carica. Trasformi l’autostrada in un grande parcheggio con la gente che abbrustolisce.
Sei disposto ad accettare questo livello di merda? Se sì, ok. Altrimenti devi fare in modo che lì, in quel punto dell’autostrada ad Ancona ci sia potenza per tutti. Devi fare la rete, portare la linea, devi costruire le cabine di trasformazione, dei creare il parcheggio con gli attacchi per tutti. E devi farlo non solo ad Ancona, ma anche a Pescara o San Benedetto del Tronto. Non sai mai dove capiterà la sfiga (se mai capiterà). Devi costruire tutte queste strutture che quasi sempre saranno inutilizzate, proprio come i posti letto di terapia intensiva lasciati vuoi in attesa di una epidemia che magari non arriverà mai.

Si può fare un sistema che sia in grado di caricare tutte quelle auto che per pura sfiga si troveranno lì tutte assieme e avranno disperato bisogno di caricare? Certo. Nessuno ti vieta di costruire linee di trasmissioni e distribuzione che portino ovunque potenze enormi. Oppure puoi creare l’equivalente della “tanica di benzina”. Carichi batterie sui camioncini della protezione civile e li mandi in emergenza a ricaricare le auto ferme in autostrada. Con tutti i limiti sui costi, densità di energia e velocità di trasmissione dell’energia che dicevo prima. Poi magari questi camioncini li tieni pronti ogni 25 km di autostrada, in pianta stabile.

Nessuno vieta di creare un sistema che ti evita di finire nella merda, ma à un costo. Devi decidere quale sistema vuoi usare (tendenzialmente quello che ti tiene fuori dalla merda al costo minore) e poi trovare i soldi per pagarlo. Altrimenti mi dici che accetti di rimanere un paio di giorni sull’autostrada ad abbrustolire perché si è bloccata l’A14.

Puoi fare le scelte che vuoi, basta essere coerente nel livello di merda in cui non vuoi cadere e il prezzo che vuoi pagare. Quello che non puoi fare è far finta che il problema non esista, dimensionare il sistema tarandolo sulla media e liquidare la gente coi delfini quando non sai cosa rispondere.

12 Comments

  1. elsino said:

    Non sapervi che certi preparatissimi giornalisti hanno già le soluzioni?
    – tettoie dei parcheggi fatte con i pannelli fotovoltaici
    – pannelli fotovoltaici sul tettuccio dell’auto
    – pannelli fotovoltaici invece dell’asfalto (solar roads)
    – pannellare una “piccola” superficie del Sahara per produrre tutta l’energia elettrica di cui ha bisogno il mondo intero

    Appena ti azzardi a fargli notare le falle delle genialate che stanno propagandando parte tutta la canèa al seguito…
    Ormai è stata fatta passare l’idea che esistono soluzioni semplici e geniali e che ci sono sempre dei cattivoni che tramano per sabotarle e non farle applicare.

    10 Maggio 2020
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  2. Anonimello said:

    Ottimo post 😉
    Non mi è chiaro, però, con che criterio debbano essere calcolati i posti in terapia intensiva per servire tutti quanti ne dovessero avere bisogno nel caso di un’altra pandemia futura; se si dovessero considerare i numeri di questa pandemia potrebbero rivelarsi insufficienti per un futuro virus molto più cattivo del SARS-CoV-2. Per essere sufficientemente certi di non lasciare qualcuno senza cure dovrebbe esserci un numero di posti in terapia intensiva pari al numero di abitanti, poi occorrerebbe un adeguato numero di personale infermieristico/medico che sia in grado di utilizzare le attrezzature ed applicarle correttamente ai malati; e queste persone vanno stipendiate anche se magari non lavoreranno mai in vita loro…
    Per le auto elettriche IMHO il problema è più “semplice”: si guarda il grafico dei transiti degli ultimi, che so, 10 anni, si considera una potenza di carica adatta a fornire un’autonomia di p.es. 200km in un’ora per auto, si sovradimensiona tenendo conto dell’andamento dei transiti per coprire i prossimi 30 anni (che, ricordo, è la durata degli impianti indicata sulle norme elettriche), si aggiunge un ulteriore margine di sicurezza (30%?) e non dovrebbero formarsi code chilometriche nelle stazioni di servizio anche durante i famosi “esodi” e “contro-esodi” estivi. Non oso pensare ai costi di opere così immense, agli spazi necessari alle aree di servizio, per non parlare dell’impatto ambientale-estetico che avrebbero tutti quegli elettrodotti in AT che dovranno essere costruiti 😮

    10 Maggio 2020
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    • mattia said:

      Per le auto elettriche IMHO il problema è più “semplice”:

      Ovviamente i calcoli sono più semplici in questo caso.
      Per quanto riguarda la terapia intensiva si fanno stile a intervalli di confidenza. Non è che dici “voglio essere sicuro al 100% di non finire in questo livello di merda”, ma stimi che, per esempio, al 95% non cadrai in quel livello di merda. Quanto poi sarà accurato questo livello di confidenza dipende dalla qualità del modello.

      10 Maggio 2020
  3. ava said:

    IL ponte viene caricato con i mezzi militari per le seguenti ragioni:
    1) può effettivamente essere utilizzato da mezzi militari in colonna, che in genere sono i mezzi più pesanti per unità di area. I mezzi non sono necessariamente ” nemici ” ma potrebbero essere , ad esempio, una manovra interna dei mezzi della nazione;
    2) nella verifica di un ponte si deve tener conto di vari effetti dinamici , della fatica e del degrado dei materiali , ed il modo più semplice e forfettario di farlo è di aumentare i carichi statici. Per strutture ordinarie si realizzano strtutture resistenti circa al doppio rispetto l’ ‘ azione di progetto , ma non servono prove di carico. Per le infrastrutture si fa la prova di carico vista l’ importanza non solo dell’ opera in sè ma anche del casino che creerebbe il collasso dell’ opera stessa in caso di catastrofe .

    11 Maggio 2020
    Reply
    • mattia said:

      I mezzi non sono necessariamente ” nemici ” ma potrebbero essere , ad esempio, una manovra interna dei mezzi della nazione;

      Non questo. Ci sono mille mila altri punti di accesso a Praga dove puoi far passare tutte le colonne militari che vuoi senza passare da quel ponte. Un ponte che non scavalca il fiume ma serve solo per superare un avvallamento del terreno senza fare chilometri per scendere e risalire.
      Comodo per le auto, ma se devi fare passare una colonna militare la puoi far passare altrove senza problemi.
      Il riferimento ai carri armati nemici era una battuta riferita al 1968. 🙂

      11 Maggio 2020
    • ava said:

      Sono sicuro che ci siano anche mille mila altri percorsi, ma già che progetti un ponte lo progetti al carico militare perchè la vita del ponte è lunga e ( ragionevolmente) non si sa mai come evolverà il traffico. Che poi un convoglio militare ci passi sopra o no nella vita di un ponte questo è irrilevante, ci possono essere anche condizioni di carico molto gravose di altro tipo che possono essere assimilabili , ad esempio il ponte Morandi quando è crollato aveva sopra una quantità non indifferente di new jersey ( barriere) in cemento, oppure pensiamo all’ allestimento di altri tipi di cantieri sui ponti. Su strutture di questo tipo ci si lascia tradizionalmente un margine non indifferente, e visto che in genere moltissime di queste strutture stanno continuando a fare il loro lavoro anche quando a rigor di logica la loro vita utile è terminata , sinceramente penso che siano soldi ragionevolmente spesi. Anni fa seguimmo il collaudo di un sottopasso ferroviario , il carico sopra era veramente enorme su un tratto di ferrovia a scarsissima percorrenza, ma l’ idea è che già che lo fai lo fai per durare perchè metterci le mani dopo ha costi veramente spropositati ( pensate solo alle modifiche della viabilità durante il cantiere) rispetto un piccolo ( tutto sommato) sovradimensionamento iniziale.

      11 Maggio 2020
  4. White_Rabbit said:

    Bel pezzo, grazie 🙂 Divertendomi a mettere in discussione tutto l’attuale sistema con strade asfaltate ovunque, automobili comode, da 4 posti, con bagagliaio, progettate per i 90 km/h, con 700 km di autonomia, per tutti, questo pezzo rende lampante quanto gli ultimi 100 anni abbiano rivoluzionato il mondo degli spostamenti privati. Con i requisiti suddetti, come dimostrato nel pezzo, è difficilissimo piazzare un’elettrica. Similmente, prendendo un’auto contemporanea e mettendola nel 1900: dove cazzo vai? Avevo letto la storia SUPER interessante del primo viaggio Cina-Europa https://it.wikipedia.org/wiki/Raid_Pechino-Parigi
    Però oltre al tristemente necessario dimostrare che molti sostenitori della berlina elettrica sono idioti, mi piace considerare le millemila possibilità che l’elettrico offre. È “sufficiente” abbandonare il paradigma standard (4 posti, bagagliaio, 90 km/h, privata, 700 km auton.) per sognare una mobilità diversa, fatta di più trasporti pubblici, più noleggi a breve termine (“sharing”), più bici elettrice, quadricicli elettrici (tipo twizy) etc. Insomma, mi preme non insultare l’elettrico solo perché alcuni (molti?) sostenitori di un tipo specifico di elettrico sono idioti.

    11 Maggio 2020
    Reply
    • mattia said:

      È “sufficiente” abbandonare il paradigma standard (4 posti, bagagliaio, 90 km/h, privata, 700 km auton.) per sognare una mobilità diversa, fatta di più trasporti pubblici, più noleggi a breve termine (“sharing”

      oh, certo.
      Infatti tra le soluzioni c’è anche quella di evitare gli spostamenti di lunga distanza con l’auto.
      Il milanese che va in Salento ci va col treno e poi lì prende un’auto sul posto. È una delle tante soluzioni alternative allo spostare milioni di auto tutte in un fine settimana che richiedono strutture di ricarica che ò descritto nel post.
      Però è una rivoluzione da programmare e “guidare”. Devi cambiare i comportamenti collettivi di decine di milioni di persone.
      Serve, almeno, una direzione. Dobbiamo transitare all’elettrico? Questi sono i problemi e queste le possibili soluzioni. Chi guida il paese dovrebbe tracciare la direzione. Io non sento nulla di tutto questo.

      11 Maggio 2020
    • Slator said:

      Il comportamento collettivo di milioni di persone non è scolpito nella roccia. In meno di un decennio, i milanesi si sono messi l’anima in pace e sono passati dall’euristica “prendo l’auto anche per portare il cane fuori a pisciare” a quella “l’auto la tiro fuori dal garage solo la domenica”. Ormai anche i proprietari d’auto sono clienti abituali del car sharing, per mille motivi (primo tra tutti, ti costa meno il noleggio che il parcheggio per una macchina di proprietà). Hanno bestemmiato? Non hai idea di quanto. Ma si sono adeguati, ed evidentemente gli entusiasti silenziosi della cosa erano più degli scontenti rumorosi, perché l’amministrazione comunale non ha desistito, anzi. Secondo te, se viene annunciato in maniera credibile (e non è difficile essere credibili, basta portare le specifiche della rete) che lo scenario da te descritto è esattamente quello che succederebbe con milioni di persone in transito, quanto ci metterebbe la gente a riscoprire l’esistenza dei treni e dei noleggi locali?

      14 Maggio 2020
    • mattia said:

      Il comportamento collettivo di milioni di persone non è scolpito nella roccia.

      Certo. I comportamenti collettivi sono sempre cambiati.
      Vuoi risolvere il problema spalmando le partenze (o evitandole del tutto)?
      Puoi farlo, è una tua scelta.
      Mi fai un bel piano in cui mi spieghi se vuoi farlo a incentivi/disincentivi oppure forzatamente. Del tipo che tu entri in automobile, l’accendi, imposti che vuoi andare a Lecce e il sistema ti dice “impossibile avviare l’automobile, ci sono già X persone che vanno a Lecce e intaseresti il sistema di ricarica, riprova più tardi”.
      Mi dici come impostare la rete di trasporti ferroviari in modo che regga un carico di passeggeri così enorme solo per pochi giorni (quali treni usi? quelli dei pendolari per viaggi da 800 km? oppure ne compri di nuovi che usi solo 12 giorni all’anno? Tutti questi treni quando li porti giù nei weekend di andata poi hai lo spazio dove lasciarli in attesa del weekend di ritorno?)
      Quando poi la gente arriva sul posto e non à una vettura che fai? Car sharing? Riempi Lecce di auto del car sharing che i milanesi usano in vacanza due mesi all’anno e rimangono inutilizzate per i rimanenti 10 mesi?
      Oppure sono le stesse auto del car sharing di Milano che porti nelle località di villeggiatura per le vacanze? E come le porti? Non sulle proprie ruote, spero, altrimenti siamo al punto di partenza. Le porti su treni che trasportano auto? Ce li ài questi convogli? Quanto costa trasportarle? Chi gestisce il sistema? Chi paga?

      Fa’ il tuo piano e vediamo cosa conviene. E bada bene, nemmeno parlo della capacità di adattarsi ai piani della gente. Quello è tutto un altro discorso. Ti dico solo che non basta dire “andiamo in treno, trallallero trallalà”. Un cambiamento di comportamenti collettivi del genere richiede piani enormi che nascondono difficoltà e costi che spesso non sono evidenti.
      Fa’ il tuo piano, fallo bene, confrontato con gli altri e poi vediamo.

      Il concetto di base rimane lo stesso: questi sistemi non si risolvono con un tuitt. Si risolvono calcolando la condizione peggiore, decidendo in quale livello di merda non vuoi cadere e trovano una soluzione per non caderci. Una soluzione che può essere quella che vuoi.
      Vuoi mandare la gente in treno? Benissimo, quella è la tua soluzione.
      Metti in piedi un sistema che la renda possibile.
      Ma devi farlo. Altrimenti quando arriva il momento in cui andiamo nella condizione peggiore cadiamo nella merda.
      Se tu dici che la gente deve andare tutta in treno ma non fai niente per renderlo possibile la gente finisce per prendere l’autovettura e restare bloccata in autostrada.

      14 Maggio 2020
  5. ava said:

    Secondo me questi mesi di quarantena ci possono dare parte della soluzione: ovvero la coscienza del fatto che molte volte ci muoviamo proprio per nulla. Pensiamo solo quanti giri per comprare il pane quando puoi metterlo in freezer e scaldarlo un pò alla volta.

    11 Maggio 2020
    Reply
  6. kheimon said:

    Splendido post e arrivo a dire che il tuo parallelo è quasi generoso nei confronti dell’auto elettrica. Sì, perché chiaramente siamo in grado di creare capacità aggiuntiva per la terapia intensiva in tempi relativamente brevi (poi chissà la qualità, ma tant’è…), e poi nel caso dismetterla altrettanto rapidamente. Dubito che lo stesso valga per l’infrastruttura elettrica. Allora uno potrebbe dire che le auto elettriche non ti arrivano come una legnata sui denti come fa la pandemia, quindi hai anche più tempo per prepararti. Però Musk me la rifà tutta lui a colpi di tweet la rete elettrica mondiale nel corso dei prossimi 20 anni?

    15 Maggio 2020
    Reply

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