Come si fa la sezione esteri

Probabilmente avete letto la notizia del sindaco di Praga che è sotto scorta perché agenti russi vogliono fargli la pelle. Idem con patate per il sindaco di Praga 6 (Praga è divisa in municipi ognuno dei quali ha un suo sindaco) che non si sa nemmeno dove si trova perché la polizia l’à portato in un posto segreto.

La cosa interessante è che tutto ciò risale a una settimana fa. La TV ceca diede la notizia il 22 aprile scorso.
Eppure sui giornali italiani è arrivata tra ieri e oggi. Come mai?

Semplice, perché prima di arrivare sui giornali italiani la notizia à dovuto fare il giro di mezzo mondo, essere tradotta in inglese, arrivare su qualche giornale britannico o statunitense e infine venire ripresa dai mezzi di informazione italiani. E per fare tutto questo giro qualche giorno serve.

I giornali italiani ànno una sezione esteri ma non ànno più – ormai da tempo – dei corrispondenti. Chi scrive di esteri di solito sta a una scrivania nella redazione di Roma o di Milano, scartabella i giornali stranieri e cannibalizza le notizie che vi trova. Quasi sempre non è un esperto dei paesi di cui scrive e nemmeno ne parla la lingua, quindi non può leggere le fonti originali. Cerca informazioni di terza mano da giornali di lingua inglese, che sono quelli che di solito riesce a leggere senza traduttore (più o meno).

Per questi “giornalisti” scrivere di esteri significa aspettare che il Guardian o il Washington Post riporti una notizia per tradurla e ripubblicarla. Fosse soltanto il ritardo il problema, uno potrebbe passarci sopra. In realtà fare giornalismo così pone ben altre questioni:

– ài un filtro tra te e i fatti, e questo filtro è un altro giornale. Se il Guardian o il WP non riporta un fatto tu non ne verrai mai a conoscenza. Per te è quel fatto non è mai successo.

– ad ogni passo di intermediazione la notizia si arricchisce di interpretazioni e ideologia di chi la racconta. È inevitabile, tutti noi mettiamo qualcosa di nostro quando raccontiamo una storia. Se non vai alla fonte primaria non sarai mai in grado di raccontare un fatto: racconterai un fatto visto da un altro.

– se non sai la lingua del paese di cui parli e non ne conosci la società non sarai in grado di raccontare i fatti che accadono in quel paese. Non possiedi la chiave per capirli. Nelle redazioni odierne ci sono redattori a cui sono affidati mezzi continenti, scrivono di una decina di paesi che ovviamente non conoscono perché non puoi parlare tutte le lingue e avere esperienza di tutti quei paesi.
L’unica cosa che possono fare è copiare notizie raccolte da altri.

– se tu vuoi scrivere di esteri devi andare all’estero. Se lavori a Roma non puoi scrivere di ciò che avviene in Rep. Ceca. Se stai a Berlino idem. Il lavoro del giornalista non è copiare i comunicati (come pensano a il post) ma cercare le notizie sul campo e verificarle con i contatti giusti. Contatti che non ti crei se stai a Milano e pensi di poter scrivere di ciò che accade a Varsavia.

So benissimo che per quasi tutti i giornali non à senso economico avere un corrispondente fisso in piccoli paesi. Però ci sono tante persone che stanno sul posto e che puoi usare di tanto in tanto. Io per esempio conosco personalmente un italiano laureato in boemistica che lavora per un’agenzia di stampa e che vive a Praga. Gli dai la trenta euro quando ti serve il pezzo e quello te lo scrive in un battibaleno: à decisamente più senso che farlo scrivere a uno stipendiato che sta a Berlino e a cui ài affidato mezza europa da seguire.
Il lavoro dei giornali, se vogliono avere una sezione esteri, oggi è questo: sviluppare una serie di contatti con persone esperte nei singoli paesi in cui si trovano e che vengono interpellate di tanto in tanto quando devi riportare una notizia di quel paese. È un lavoro certosino crearsi una rete di persone esperte, affidabili e distribuite sul mondo intero. Molto più comodo far scrivere di Slovacchia a uno che sta a Mosca. Ma se non puoi permetterti corrispondenti in tutti i paesi così devi fare.

Oppure rinunci, non fai la pagina degli esteri e al suo posto ci metti le previsioni del tempo e la guida TV.

Piesse: faccio notare che nel caso specifico non ò nemmeno nulla da contestare alla notizia. Mi è tornato comodo questo caso per spiegare come funziona il meccanismo.

2 Comments

  1. elsino said:

    mi hai fatto tornare in mente i corrispondenti di Caterpillar

    30 Aprile 2020
    Reply
  2. Peto said:

    È altamente probabile che il problema principale sia quello dei soldi, specie per i giornali, ma può esserci anche un problema di cultura, di approccio.
    La RAI ha una corrispondente da Pechino. Da ciò che ho visto in un video, non parla Mandarino, dato che quando ha portato la telecamera a riprendere le guardie fuori dal palazzo, ha provato a conciliare la loro contrarietà balbettando qualcosa tipo No… No… Press… It’s ok… No… Press.
    Oltre a ciò, spesso e volentieri tale corrispondente dà ampio spazio agli aggiornamenti su Stati Uniti, Spagna, Svezia… E lì il problema non sono i soldi: forse in Svezia non c’è nessuno, ma il corrispondente da New York c’è, il corrispondente da Madrid c’è, quello da Londra pure. E se vuoi fare un servizio unico, perché non confezionarlo in sede? Oltretutto: parla anche di Paesi già trattati in altri servizi della stessa edizione!
    Viene da pensare che l’approccio sia un po’ alla leggera, l’importane è dare al pubblico l’impressione che venga fatto del lavoro per portare le notizie da fuori, l’affidabilità di quanto riportato forse non è prioritaria. Il tutto lasciando ampia libertà espressiva al giornalista.
    O, forse, si sta creando una star, dato che non ce ne facciamo molto dell’aggiornamento quotidiano su quanti giorni son passati dall’ultimo morto in Cina. Viviamo bene senza.

    1 Maggio 2020
    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *