Perché non si fanno più figli

Ogni volta che l’ISTAT esce con gli impietosi numeri del calo delle nascite mi devo subire sempre i soliti discorsi. Da una parte tra quelli che per rimpiazzare i bambini che mancano propongono di importarli dall’estero, dall’altra quelli che si lamentano perché ànno distrutto la famiglia, non dànno i sussidi e propongono di aiuti economici per invogliare a fare figli.

Ovviamente gli aiuti economici fanno comodo, non lo nega nessuno, però cerchiamo di essere sinceri, non è per quello che si fanno o meno i figli. Può essere utile avere un asilo a 20 euro al mese o un assegno per il genitore che sta a casa a badare ai figli, ma penso che davvero pochi decidano di non fare un figlio perché non possono permetterselo economicamente. Al massimo questo succede quando ài già tre o quattro figli e un figlio in più può portarti a sforare il bilancio di famiglia, ma qui si parla di uno virgola qualcosa figli per donna, si parla di coppie che non fanno figli del tutto o ne fanno uno quando va bene.
In questi casi le motivazioni economiche reggono poco.

Le coppie oggi non è che non fanno figli perché mancano i soldi, perché i soldi se vogliono li trovano. Sta bene, magari quello che a 35 anni ancora vive in un appartamento condiviso perché campa facendo il fattorino per fudora magari non se lo può permettere davvero, ma tutti gli altri no. Tutti quelli che ogni tre per due si prendono un volo low cost per farsi un fine di settimana in una capitale europea, tutti quelli che passano gran parte del tempo libero facendo compere su amazon e guardando netflix, quelli che “toglietemi tutto ma non l’abbonamento alla palestra“, ecco queste sono tutte persone che un paio di figli possono farli.

Ciò che manca non sono i soldi, ma un’altra cosa: la propensione al sacrificio. Che non è solo il rinunciare alla spesa per l’abbonamento di netflix o il fine di settimana a Londra o Berlino ogni due mesi. Perché sì, spesso devi tagliare quelle spese per poterti permettere un paio di figli, ma non è quello il problema maggiore. Il problema è che non c’è la voglia di rinunciare a tutti quegli sfizi, spese a parte.
Al di là dei soldi, quando ài dei figli la tua vita è vincolata a loro e tutto quello che fai è limitato dai figli. Non sei più libero di prendere e farti una vacanza al volo. Devi portarti dietro i figli, devi informarti su alloggi, trasporti, ristoranti a misura di bambino, devi considerare che un bambino di tre o quattro anni dopo mezzora al British Museum si rompe il cazzo e vuole andare da McDonald’s. Non sei più libero di fare quello che vuoi tu ma devi tenere in considerazione le esigenze di un bambino ai cui piacciono cose da bambino, non da adulto. Devi tener presente che se è in età scolare non può saltare giorni di scuola così perché gli garba. Tu puoi prendere anche le ferie, ma il pargolo deve fare i compiti per lunedì: glieli fai fare sull’aereo mentre torni dal fine di settimana a Londra?
Devi portarlo al corso di musica o al catechismo, devi andare a vedere il suo saggio di fine anno. È tutto tempo che prima avevi per te stesso, per fare quello che volevi tu e che invece adesso devi dedicare al figlio.
Senza contare le notti insonni dei primi mesi, che per quanto siano una discreta mazzata sui coglioni passano anche alla svelta. Passato il periodo delle notti insonni ti arrivano anni in cui tutto il tempo e le risorse che potevi dedicare a te stesso virano sul figlio.

Molti semplicemente non sono disposti a fare questo sacrificio.
Una volta uno doveva fare figli per convenzione sociale, ché altrimenti poi la gente ti guardava male se non facevi figli. Ora se una donna non fa figli al primo che prova ad aprire la bocca questa di solito tira fuori gli artigli e dice che sono cazzi suoi se non fa figli. Per quanto se ne lamentino ancora, in realtà il modello di donna che non fa più figli per scelta e solidamente accettato nella società, non c’è più alcuno stigma sociale (tolte le mamme pancine, ok).
Quando poi dici che devi fare figli per garantire al sostenibilità del sistema economico ti guardano persino peggio: sono passati i tempi in cui dovevi fare i figli per la patria. Nessuno ormai sente più un dovere di sacrificio verso la collettività, siamo concentrati sulla nostra individualità.
Quindi perché mai uno dovrebbe fare figli accollandosi questo peso che ti toglie tempo e risorse che invece vuoi dedicare a te stesso?

Ci sarebbe la propensione innata – evolutivamente vantaggiosa – a tramandare la propria genia, la bellezza di vedere gli occhi di tua moglie nel viso di tuo figlio, l’avere qualcuno in più a cui voler bene. Tutto questo però richiede dei sacrifici e banalmente oggi non siamo più abituati a fare sacrifici.

Siamo la generazione cresciuta nella bambagia dai genitori. A nessuno di noi è mai mancato il cibo, abbiamo più o meno sempre avuto quello che ci serviva, non abbiamo passato le estati a lavorare nei campi per aiutare la famiglia quando avevamo otto anni, non abbiamo fatto da baby sitter per i nostri fratelli di pochi anni più piccoli di noi. Chi, prima di noi, aveva fatto questa vita era abituato al sacrificio. Sapeva fin dall’infanzia che la vita era fatta di sacrifici e impegno. Per loro dunque era naturale arrivare, presto, all’età adulta e addossarsi il sacrificio di fare dei figli. Non avevano il fine di settimana a Londra a cui rinunciare, passavano direttamente da una vita di sacrifici come figli a una vita di sacrifici come genitori. Non si accorgevano nemmeno della differenza.
La nostra generazione invece è cresciuta senza essersi abituata al sacrificio. Abbiamo studiato fino ad età avanzata, abbiamo iniziato a lavorare e ci siamo permessi tanti “lussi” e soddisfazioni senza alcun dovere sociale. Poi a un certo punto ci troviamo di fronte alla possibilità di fare figli e, per la prima volta nella vita, di sacrificarci veramente per qualcun altro. Non essendoci abituati la cosa ci spaventa e scappiamo da questa possibilità.
Da una parte abbiamo l’istinto primordiale che ci spinge alla riproduzione, dall’altra la paura di “rovinarci la vita” perché non possiamo più fare quello che vogliamo.

Il motivo per cui non facciamo più figli è questo. Potete approvare tutti i sussidi economici che volete, ma anche con più soldi in tasca un genitore è sempre vincolato dai figli. Il pallosissimo saggio di fine anno o la recita di Natale te li devi sorbire ugualmente, il fine settimana a Londra con tre marmocchi al seguito non sarà mai come il viaggio fatto solo tra marito e moglie. Non è che il sussidio economico ti fa scomparire il moccioso al seguito. Non è che il bonus bebè fa in modo che tu figlio non si pisci più addosso quando sei a spasso obbligandoti a tirare fuori il kit del perfetto genitore con le mutande asciutte per cambiarlo anche sul lungo Tamigi. Non è che l’asilo economico pagato dallo Stato rende tuo figlio meno rognoso e lamentoso. Ma soprattutto, nessun sussidio economico ti esonererà dal compito educativo, nessun contributo dello Stato ti consentirà di dormire serenamente la notte quando il tuo figlio adolescente esce il sabato sera e tu stai sveglio aspettando che ritorni.
Approvateli pure questi sussidi, per carità, ma non sono questi che porteranno la gente a fare di nuovo figli.

Per tornare a fare figli serve che la gente si abitui al sacrificio. Serve che si torni a considerarlo come qualcosa di normale, di inevitabile come era in passato.
Senza questo cambio di mentalità tutto è inutile.

39 Comments

  1. ava said:

    Io ne ho due e adesso vorrei fare il terzo. Certo un aiuto economico farebbe comodo , perchè tirare su il figlio con qualcuno che ti aiuta è molto più semplice, ed oggi , al di là dei nonni che sono anziani, dovrei pagare questo aiuto, anche perchè ornai ti dico la verità cominciamo a sentirci vecchi e rimettermi a fare le nottate oggi che siamo oberati di lavoro non è semplice. Io per me lo farei domani mattina ma mia moglie si deve ancora convincere al 100%. Comunque speriamo di riuscire a metterlo in cantiere.
    Detto questo, qualche mese fa ci fu un evento per commemorare la madre di un mio amico , famosa attrice di teatro morta un anno fa. Nella stessa serata c’era la cena dei genitori del judo. Riuscii ad andare ad entrambi gli incontri.
    Bene, nella cena dei genitori del judo tutti, ovviamente, avevano figli. Le tavolate erano un allegro casino. Si chiacchierava sempre sul chi vive , con un occhio che nessuno si perdesse o si facesse male. Ma ci si sentiva una grande famiglia, si parlava di progetti personali, di casa, di lavori normali , stabili . Ci si sentiva coi piedi per terra.
    Finita la cena vado all’ evento . Tutte persone della mia stessa età.
    Nessuno con figli. Quelli che avevano osato di più erano divorziati. Gli argomenti di discussione erano , secondo me, veramente futili: cellulari, feste, o ” ti ricordi quella volte che abbiamo fatto la vacanza”. ( si salvava qualcuno a dire il vero, ma pochi) . Mi sentivo distante anni luce, una specie di alieno . Ho ringraziato il cielo di aver messo su famiglia, non per la famiglia in sè, ma per come sono diventato io avendola.

    13 Febbraio 2020
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    • Giampaolo said:

      ciao ava. Anch’io ne ho 2 e vorrei fare il terzo. E sono felice, visto che la preoccupazione più grossa (costo del nido per 3 anni) da quest’anno rientra…
      Per il resto, cosa ti preoccupa? A me, un po’ la gestione della disciplina, considerando che lavoriamo entrambi a tempo pieno…

      13 Febbraio 2020
    • ava said:

      Io non sono spaventato da nulla ed infatti lo farei. Mia moglie ha paura di doversi fare 3 anni di notti in bianco come abbiamo dovuto fare per i primi due e che a lei sono pesati tantissimo, specie ora che ha voglia di tornare a lavorare a tempo pieno. Per questa ragione, piuttosto che non farlo o impazzire al lavoro, preferirei pagare qualcuno per tenermelo di notte un paio di volte la settimana. So che sembra una stramberia ma avere figli insonni per anni è veramente dura, e le abbiamo provate veramente tutte. Ma adesso vediamo come va i prossimi mesi, io spero di farcela

      14 Febbraio 2020
    • Raoul Codazzi said:

      “Gli argomenti di discussione erano , secondo me, veramente futili” […] “Mi sentivo distante anni luce, una specie di alieno”

      Tranquillo, non procreando, sarà questa gente a estinguersi, non noi.

      “non per la famiglia in sè, ma per come sono diventato io avendola.”

      D’accordo al 100%. Mi trovo spesso a pensare la stessa cosa (ho una figlia di otto anni).
      Per quanto sia banale dirlo, una famiglia ti cambia in meglio. E – diciamocelo, dai – i sacrifici dei primi mesi/anni sono il nulla in confronto alla gioia con cui si è ripagati.

      14 Febbraio 2020
  2. ava said:

    Oltretutto per lo stato italiano io fatturo abbastanza da non meritare alcun tipo di aiuto. Accade anche che mi costa meno la sanità privata del ticket. Per principio io fatturo tutto anche le briciole, e sfrutto al massimo tutte le detrazioni possibili immaginabili. Ma mi sento oberato di tasse. Poi ti trovi gli stronzi di colleghi che fanno nero e vanno ai ristornati di pesce al sabato con tutta la famiglia in ghingheri. io preferisco pagare quello che devo e ordinarmi una pizza.

    13 Febbraio 2020
    Reply
    • Raoul Codazzi said:

      Idem io.

      14 Febbraio 2020
  3. A said:

    Devo darti ragione , ho chiesto a mio padre perché sono figlio unico e mi ha fatto capire fin troppo bene che se abbiamo vissuto senza rinunce ( il WE al estero non è comunque contemplato ) è anche perché non ho un fratello/sorella.
    Forse anche riguardo ai miei nonni paterni che hanno fatto ben poche vacanze peraltro quando erano sciolti ( mio padre sposato e loro in pensione ) mio nonno è morto in un incidente stradale andando in una vacanza finanziata in parte dal comune. Quindi vedendo i sacrifici dei nonni molti padri che hanno di per se una qualità della vita maggiore avendo studiato e quindi con un lavoro migliore hanno evitato scelte e obblighi costosi in termini economici e di tempo. Di conseguenza anche i loro figli abituati magari a viaggiare per il mondo come una cosa normale questa volta al contrario dei loro genitori diplomati sono laureati però con meno stabilità economica fanno scelte che gli permettono di viaggiare, avere l’ultimo smartphone e in tutto questo non c’è il secondo figlio e forse neanche il primo.
    Però c’è anche un aumento enorme degli animali domestici, non parlo del coniglio che si gli vuoi bene ma non ti condiziona più di tanto, ma proprio di cani come parte integrante della famiglia. Certo il cane non deve fare i compiti, quindi si può fare tardi la sera e non fa nuoto, calcio o recite scolastiche, però quando viaggi devi comunque chiedere se quel albergo accetta i cani, se puoi andare in quel ristorante, se la spiaggia è attrezzata, se serve l’antirabbica o addirittura la quarantena per andare a Londra, se sei marito e moglie a chi lo lasci per andare al teatro o al cinema ? Se pure non ti puoi permettere di mantenere un figlio per minimo 18 anni e ti compri un cane hai sempre molte più limitazioni di una coppia di fidanzati sciolta.

    13 Febbraio 2020
    Reply
  4. Julien Sorel said:

    E’ esatto. Per fare un esempio il picco negativo del tasso di fertilità l’Italia lo toccò nel 1995 (1,19 figli per donna), un anno in cui il PIL crebbe del 2,9%. L’Italia viaggia nettamente al di sotto del tasso di sostituzione naturale dal 1975. In sostanza per tutti i mitici anni ’80 l’Italia non faceva figli. E la cosa è vera sostanzialmente per tutti i paesi cosiddetti “occidentali”, sono quasi tutti da decenni sotto la soglia di sostituzione naturale (2,1 figli per donna). Pure la Francia, che investe moltissimo nel settore, è sotto quella soglia seppur di pochissimo. Certo, gli incentivi aiutano (vedi la già citata Francia oppure la Svezia, pure lei vicina al numero magico), ma non bastano. E’ un problema generale della mentalità occidentale ed è in buona parte un prodotto della rivoluzione sessuale e del femminismo. Ora ognuno è libero di scegliere se avere figli oppure no, ma libertà non significa licenza. Libertà fa rima con responsabilità, ergo la generazione “ciaild-frii”, che non vuole i bambini nei ristoranti, che schifa i pannoloni etc. è libera di fare le proprie scelte, ma deve prendersene le responsabilità e non fiatare quando, a causa di una previdenza allo sfascio per il mancato ricambio generazionale, vede l’età pensionabile alzarsi a 71 anni. Vuoi una vita “ciaild-frii”? Bene, ma preparati a sgobbare fino a 75 anni, ad avere un servizio sanitario al collasso e guai a te se ti becco a maledire la Fornero. Liberi di scegliere, ma responsabili delle conseguenze

    13 Febbraio 2020
    Reply
    • Manolo Tancredi said:

      Ho sempre trovato interessante che gli Stati Uniti, paese dove non c’è neppure l’obbligo del paid maternity leave, abbiano lo stesso tasso di fertilità della Danimarca, patria degli incentivi generosi alla famiglia (e regolarmente decantato come il “modello scandinavo” dalla stampa nostrana).
      La Finlandia, altro paese molto generoso con gli incentivi, è significativamente sotto gli Stati Uniti. Francia e Svezia summenzionate fanno appena meglio.

      Qualcuno sa se il fenomeno è stato studiato? Io presumo le ragioni siano principalmente culturali, ma forse entrano anche altri fattori che mi sfuggono.

      14 Febbraio 2020
    • Lela said:

      La correlazione pochi figli->la gente anziana (spesso malata) diventa di più rispetto agli adulti in età lavorativa che pagano le tasse->sistema al collasso, sfugge a una marea di gente. Oltretutto c’è chi si inc***a per gli aiuti e le proposte di aiuto alle famiglie con figli perché, testuali parole, mica è obbligatorio fare figli. Che siano una risorsa non passa neanche per l’anticamera del cervello. Poi piagnucolano quando si rendono conto che in pensione non ci andranno mai.

      14 Febbraio 2020
    • Julien Sorel said:

      @Manolo Tancredi

      Negli USA non è obbligatorio il congedo di maternità, ma ci sono parecchie agevolazioni fiscali sia a livello federale che a livello statale. Comunque anche lì sono sotto il tasso di sostituzione naturale da molti anni.

      Comunque mi sbaglierò, ma credo che ci sia una connessione tra religione e fertilità. Gli USA, a differenza dell’Europa, dopo gli anni ’70 hanno vissuto una sorta di riscoperta della religione tra gli anni ’80 e ’00 con l’influenza della “destra evangelica”e questo forse ha contribuito a risollevare la natalità in quel periodo. Ora però, principalmente per via dell’appoggio a Bush, la “destra religiosa” è vista come la peste e forse non è un caso che il declino della religiosità americana negli ultimi 10 anni coincida col declino della fertilità. E’ una mia ipotesi, però se dividiamo il dato per stati notiamo che gli stati USA più fertili sono quelli più religiosi. Il primato della fertilità spetta allo Utah, nota roccaforte dei mormoni.

      Per fare un altro esempio di questo legame, vediamo in Europa l’Irlanda. Fino a 30 anni fa l’Irlanda era il paese più religioso dell’Europa Occidentale e, guarda caso, pure il più fertile, e questo nonostante all’epoca l’Irlanda fosse sostanzialmente la Calabria dell’Europa Occidentale, un paese poverissimo con disoccupazione perennemente in doppia cifra e tassi di migrazione elevatissimi. Poi arrivano gli anni ’90 e insieme al boom economico, in cui l’Irlanda passa da Cenerentola d’Europa Tigre Celtica, arriva una ondata di secolarizzazione-lampo. E proprio nello stesso periodo del boom e della secolarizzazione la storica prolificità irlandese collassa rapidamente portando anche l’Irlanda sotto il tasso di sostituzione naturale .
      Ripeto, è solo una ipotesi, ma mi sembra che secolarizzazione e denatalità vadano abbastanza a braccetto.

      15 Febbraio 2020
  5. Carlo Fais said:

    ho un solo figlio. arriverà il secondo? boh. sono però perfettamente d’accordo con te.

    13 Febbraio 2020
    Reply
  6. C_8 said:

    A mio avviso i figli si facevano perché dessero una mano in famiglia, compreso prendersi cura dei fratelli minori. Da quando c’è l’obbligo formativo fino a quasi la maggiore età si è perso il ruolo di figli aiutanti e non sono più un investimento energetico utile (magari lo sono affettivamente, non lo so). Di conseguenza meno figli, meno aiuto coi fratelli minori, più scazzi per i genitori, meno figli…ecc.

    13 Febbraio 2020
    Reply
    • mattia said:

      A mio avviso i figli si facevano perché dessero una mano in famiglia, compreso prendersi cura dei fratelli minori.

      Tralasciamo pure il fatto che chi non fa figli non à bisogno di qualcuno che si prenda cura dei figli più piccoli. Per definizione.
      Puoi anche metterci che in un sistema in cui lo Stato sociale era latitante i figli erano l’equivalente della previdenza sociale per la vecchiaia.
      Funzionava così, ma – attenzione – non era per quello che si facevano i figli.
      Chi non si sposava di fatto aveva una situazione economica ben migliore di chi aveva sei figli. Lo zio celibe c’era in tutte le famiglie e non moriva di fame, anzi.
      Già che i figli c’erano si usavano come previdenza sociale da una generazione all’altra, ma non si facevano con questo scopo. Perché a quel punto ti conveniva non fare figli.

      14 Febbraio 2020
    • Lela said:

      I figli sono ancora e saranno sempre un investimento energetico utile. Non è che, dato che non possono più venire a zappare i campi a otto anni, sono diventati una specie di bene voluttuario per provare sentimenti piacevoli, eh? 😊
      Certo, da quando hanno iniziato a sopravvivere tutti all’infanzia, non possono lavorare e devono essere mantenuti agli studi per vent’anni, ci sta che se ne facciano meno, è logico. Ma da qui a dire che non siano un investimento utile…

      14 Febbraio 2020
  7. Raoul Codazzi said:

    Devo dire che per non avere figli conosci molto bene la “situazione”*. Il post sembra scritto da chi dei figli ce li ha (non sto parlando degli aspetti economici, ovviamente, ma di tutto il resto che rientra nell’ordinaria quotidianità). Mi pare abbastanza evidente che frequenti gente con figli.

    In Lituania (così che negli altri due Paesi baltici) si fanno molti più figli che da noi; lì la gente, per via del recente passato (che a tratti ricorda le condizioni del nostro secondo dopoguerra), ha un’attitudine al sacrificio molto superiore. Mi viene da supporre che in Repubblica Ceca (e Paesi limitrofi come Polonia e Slovacchia) ci sia una situazione abbastanza simile.
    Sarebbe invece più interessante capire perché in Scandinavia e in Finlandia (dove il tenore di vita è elevato) si continuano a fare figli senza che le generazioni attuali siano entrate nella logica del “io voglio godermi la vita fino in fondo e non ho tempo per una famiglia”.

    _____
    * questo – caso mai ce ne fosse bisogno – conferma che si può parlare di X senza avere esperienza diretta di X

    14 Febbraio 2020
    Reply
    • mattia said:

      Devo dire che per non avere figli conosci molto bene la “situazione”*.

      aspetta, chi ti à detto che non ò figli?

      14 Febbraio 2020
    • Raoul Codazzi said:

      L’ho dedotto io dopo la lettura di quasi tutto il tuo blog (ho qualche buco solo nelle parti più antiche). Non ricordo passaggi in cui hai parlato di questa cosa. Invece, per esempio, ricordo quando – rispondendo a un commento di qualcuno – dicevi che i bambini si trovano molto bene a parlare con te e viceversa (così come ricordo – anche se non c’entra nulla – il fatto che in tempi più remoti non ti capacitavi di come i riduttori di flusso aerati per doccia potessero aiutare a diminuire il consumo domestico d’acqua).
      Il fatto che non hai mai detto di avere figli ovviamente non significa che non ne hai, solo mi sembra molto difficile con i tuoi impegni lavorativi e i tuoi spostamenti.


      Se invece il tuo “aspetta, chi ti à detto che non ò figli?” è un modo molto originale per dirci – adesso – una certa cosa recentissima, be’, allora… scattano sùbito le congratulazioni di tutti noi 😀

      15 Febbraio 2020
    • mattia said:

      Non ricordo passaggi in cui hai parlato di questa cosa.

      Sì, ma io non è che qui racconto proprio tutto quello che mi succede.
      In effetti siamo abituati a mettere in rete tutte le nostre vite che ci sembra normale aspettarsi che diventi tutto pubblico.
      Viviamo i momenti più importanti della nostra vita e abbiamo bisogno per forza di fare una foto e metterla su di una rete sociale.
      Io generalmente evito questo approccio. Su queste pagine pubbliche non scrivo quasi nulla della mia vita privata.
      Motivo per cui ò odiatori che si fanno voli pindarici con l’immaginazione deducendo cose completamente sbagliate sulla mia vita privata e facendomi sempre ridere tantissimo quando vengono a dirmi queste cosa pensando di aver dedotto chissà cosa sulla mia vita privata quando invece non ànno capito un cazzo. Sì, c’è gente che si fa questi trip mentali.

      mi sembra molto difficile con i tuoi impegni lavorativi e i tuoi spostamenti.

      In realtà neanche più di tanto. Faccio la vita che fa un qualsiasi dirigente di basso livello. Gli impegni e gli spostamenti sono gli stessi. Un qualsiasi professore universitario a questo livello di carriera fa la mia stessa vita, e non li vedi tutti senza figli.
      Il mio capo à fatto tre figli tra i 20 e i 25 anni. Nel frattempo si è laureato, dottorato, è andato a lavorare in Danimarca facendo il “pendolare” con Praga dove aveva lasciato moglie e tre figli…
      Certo, è impegnativo, ma si può fare. Altrimenti nessun professore universitario farebbe figli.

      15 Febbraio 2020
  8. Luigi said:

    Visto che ci sono dico la mia anche qua:
    il calo della natalità a mio avviso (e come hanno detto chi per un aspetto chi per un altro anche l’autore e i commentatori) è dovuto a questo:
    a) liberazione sessuale e diffusione di strumeni efficaci di contraccezione. Mentre un tempo per avere rapporti sessuali regolari era praticamente obbligatorio sposarsi, ora non lo è più. Il matrimonio già ti predispone psicologicamente nel abito mentale di avere figli
    b) conseguente diminuzione del numero di figli per coppia. Essendoci a portata di mano strumenti efficaci di contraccezione, il numero di figli diminuisce e quindi la dipendenza affettiva genitori-figli aumenta, disincentivando la formazione di nuovi nuclei familiari (ma forse qualche psicologo potrebbe argomentare meglio)
    c) diffusione del lavoro extradomestico retribuito femminile. La donna che lavora (anche) fuori casa non ha più necessità economica di un uomo stipendiato per sopravvivere (aumento delle donne single per scelta) e inoltre il lavoro fuori casa sottrae ingenti quantità di tempo da dedicare ai figli, costringendola a farne pochi.
    d) i fattori precedenti fanno aumentare quindi le coppie senza figli e i nuclei di single, sdoganandoli a livello di accettazione sociale.
    e) crisi economica: oggi il numero di figli è drasticamente correlato con la probabilità di finire sotto la soglia della povertà. C’entrano anche le scarsissime politiche di sussidio economico (ma anche di flessibilità lavorativa) del governo
    f) questa è opinabile, lo so, ma secondo me influisce anche la propaganda omosessualista e la campagna guerrafondaia nei rapporti uomo donna, ma su questo potrei essere linciato quindi non mi esprimo oltre

    14 Febbraio 2020
    Reply
  9. C_8 said:

    Con “dare una mano in famiglia” pensavo a questo scenario: famiglie di agricoltori che avevano bisogno di manodopera a basso costo e che, se proprietari immobiliari, preferivano trasferire la proprietà a un discendente. Gli zii celibi probabilmente non erano primogeniti e, dove vigevano consuetudini ereditarie anti-dispersione della proprietà, non erano proprietari, quindi non avevano vantaggi a fare figli, che in più sarebbero stati di serie B rispetto ai cugini.

    14 Febbraio 2020
    Reply
  10. claudio said:

    la propensione al sacrificio
    e’ un’immensa enorme castroneria di prima grandezza.

    Prendiamo la vita media dell’italiano:
    Se sei giovane e guadagni abbastanza bene perche non sei preoccupato dal riuscire a mantenerlo bene vuol dirce che hai studiato, sei riuscito dopo molta gavetta sbattendoti a nastro ad avere 2 palanche misere.
    Vuol dire che non sei piu’ tanto giovane, inoltre, per via dell’enorme pressione fiscale, i tuoi 2200E sono lo stipendio che all’estero sarebbero 4000.
    Vuol dire, in soldoni, che hai un foxxuto cumulo di respsonsabilita’ e se la tua morose e sulla stessa barca non e’ che muori dalla voglia di disintegrare tutto cio’ che ci hai messo anni a costruire.
    Inoltre non hai fatto assicurazioni, ti hanno detto che avevi la sanita gratis (buahahah) e se tii arriva un malanno sai che devi picchiare sul tavolo tanti soldi
    In tutto il mondo la fascia medioalta e’ in queste condizioni.
    Solo che in italia la fascia medioalta sono poveri che vengono disintegrati.

    Se sei un operaio e sei sotto la media, quella parte che si sfondava di bimbi, ha difficolta’ logistiche.
    Ormai il nido e l’asilo comunale e’ territorio dell’extra con la residenza in africa (grazie Bindi).
    Devi pagare.
    Non sembra ma per chi prende 1200E netti pagare una retta dell’asilo di 700E non e’ il massimo. Anche se sei riuscito ad imbucarti in quello comunale, lavorando entrembi per sbarcare il lunario, un 200-300E devi cacciali, non essendo un extra che guadagna poco sei ultimo in classifica.
    Ma non basta: molti asili fanno orario di 5 ore.
    Immagino il genitore che debba chiedere il part-time per far coincidere i bisogni dell’asilo con il lavoro. I 1200E divengono un ricordo.
    In pratica gli conviene smettere di lavorare, il bilancio famigliare e’ meno massacrato.

    Tutto cio’ se l’asilo esiste, ci sono una parte consistente di comuni senza asili, sia privati che pubblici.

    Aggiungi che per una strana storia lo stato spinge a comprar casa regalando danari e la frittata e’ fatta.

    In pratica fai figli solo se hai la “fortuna” di avere strutture o parenti che si impegnino.
    Ho avuto una dipendente che pensandoci prima ha scoperto che l’unico asilo accessibile era a 1 ora di viaggio (in pratica allungava a 1.5h venire al lavoro, 3h al di’).
    Capiamo che ridurre il proprio stipendio, passare la parte di “lavoro” in auto (con le spese derivate) con spese costanti della casa importanti non e’ FARE SACRIFICI.
    Si chiama “rischiare forte” o “fare la fame”

    E stiamo parlando solo dell’asilo.

    Infatti ci sono stati che hanno rialzato la fertilita’ attuando appoggi alle famiglia (appoggi, non regalando soldi alla maniera del sud) importanti.
    In italia sarebbe pi’ difficile perche la cosa si e’ incancrenita e bisogna smettere di regalare soldi a tanti con tutte le proteste di conseguenza.

    15 Febbraio 2020
    Reply
    • mattia said:

      Prima scrivi

      a propensione al sacrificio
      e’ un’immensa enorme castroneria di prima grandezza.

      poi scrivi

      non e’ che muori dalla voglia di disintegrare tutto cio’ che ci hai messo anni a costruire.

      Ehm… non vorrei dirtelo, ma quando parlo di mancanza di propensione al sacrificio intendo proprio questo.

      Dopodiché

      Se sei un operaio e sei sotto la media,

      I tassi di fecondità delle donne straniere in italia sono molto superiori a quelli delle donne italiane.
      Nel 2008 eravamo a 2,65 figli per donna straniera contro 1,34 per donna italiana.
      Poi gli stranieri sono diventati più ricchi e ànno iniziato a fare meno figli pure loro. Anche oggi però sono a 1,94 contro 1,21.
      Ebbene, gli stranieri in italia fanno lavori pagati peggio, hanno capacità di reddito minore, eppure fanno più figli degli italiani.
      Perché? Perché sono più abituati a fare sacrifici.
      Gli italiani si cagano addosso perché “ommioddio se faccio un figlio disintegro tutto ciò per cui ò studiato”.

      15 Febbraio 2020
    • Lela said:

      Esordisci dicendo che la storia della non propensione al sacrificio sia una sciocchezza e poi parti con una tirata su quanti sacrifici bisogna fare per tirare su dei figli? Stai dando ragione a Mattia.

      Ah, opinione super impopolare: smettiamo di considerare la rinuncia al lavoro retribuito per gestire casa e figli (un altro sacrificio! Perdinci!) come il male assoluto, perché non lo è.

      16 Febbraio 2020
    • claudio said:

      x mattia

      forse non e’ chiaro che un sacrificio e’ relativo.
      Una cosa e’ rinunciare ad un gelato
      Una cosa e’ rinunciare a mangiare.

      durante il baby boom la ricchezza relativa era si minore, ma erano minori le spese
      In realta’ negli anni 70 l’unica spesa famigliare era la casa, anche al nord le auto era una cosa abbastanza rara per un operaio che, rammento, sosteneva tutta la famiglia

      Oggi ci sono spese obbligatorie, se dovessi andare al mio ufficio da dove abitavo prima con i mezzi e a piedi ci avrei messo 3 ore e altre 4 a tornare. Per 2 persone vuol dire 2 auto, solo bollo e assicurazione sono un millino x2.
      Non parliamo poi dei costi di sostituzione, soprattutto se parliamo di gasolio (quelli che pensano di risparmiare con la salute) che ormai ha un tasso di sostituzione di 3 anni.
      Sono decine di migliaia di euri obbligatori per molti.
      Oggi se non hai una connessione dati sei tagliato fuori.
      Idem per molte altre cose.
      In piu’ i serrvizi, che al nord rimanevano ancora, oggi sono scomparsi. PAGHI.

      Il mondo e’ cambiato, non si va in fabbrica a 10 minuti a piedi, ci sonno milioni di persone che passano ore in auto per raggiungere il posto di lavoro e persino milano e torino non sono certo attrezzate per il flusso di pendolari, nonostante il crollo del lavoro.

      Gia’ il crollo del lavoro.
      Nei famosi anni dei “tanti figli” il futuro operaio era una certezza: potevi persino pisciare sui TV condannando un settore che tanto il lavoro lo trovavi ed era abbastanza da sostenere la famiglia.
      Oggi trovare lavoro e’ una chimera e DEVI essere in 2 per chiudere il bilancio famigliare.
      Giusto per avere un idea, usando i parametri DE, in italia mancano 10 milioni di occupati e se teniamo conto che ci sono luoghi come la calabria in cui il 70% del lavoro e a qualche titolo statale…

      Fare un figlio in tali condizioni di precarieta’ non vuol dire “fare sacrifici” ma “essere idioti”.
      Perdere il lavoro con un figlio a carico e’ ben diverso che perdere il lavoro e stop.
      Non e’ una questione di rinunce, salvo che con rinuncia intendi “darlo in adozione”.
      Certamente molti avrebbero paracadute, ma avvicinarsi cosi’ tanto all’astina non e’ per cuori deboli.

      Ed infine, certo, uno che si e’ dannato per 2200E raggiunti a 35 anni, al limite della fecondita’ se non ha la sfortuna di essere gia’ in pausa, non e’ che proprio muoia dalla voglia di perdere la posizione e ricominciare da capo.
      In passato si raggiungeva la stabilita’ economica prima dei 25. Uno stop lo accettavi perche recuperabile prima dei 30.
      Sono situazioni diverse, per la 25enne e’ sacrificio, per la 35 enne e’ massacrarsi la vita.

      Ricordiamoci che le coorti anagrafiche piu’ ricche in italia sono i pensionati, fa capire molto di tante cose visto che non producono.

      Ricapitolando:
      Per chi ha una visione chiara del futuro e/o un reddito abbastanza elevato fare un figlio e’ un sacrificio (lo e’ sempre!)
      Per chi e’ gia’ tiratissimo e/o il suo futuro e’ molto incerto sono caxxi
      una cosa e’ del sacrificio
      Un’altra e’ rischiare tutto, figlio compreso.
      Non a caso nell’occidente dove non ci sono crolli cosi’ evidenti, e’ chiaro che cosa porta a fare figli: piu’ occupazione, in particolare femminile, e grande supporto dallo stato (non soldi ma opere). Fa eccezione solo il jap ma da quello che ho sentito sono spaventatissimi dalla recessione (poi gli spieghi l’italia e pensano che tu inventi tutto).

      Il mattia, noto simpatico ricercatore con una carriera invidiabile, non ha oggi problemi a trovare un posto di lavoro. Domani neanche Ma non e’ la massa.

      La lela, che ha un “qualcuno” che la mantiene ragionevolmente con certezza non ha fatto una rinuncia, curare i figli e la casa e’ tutto tranne che una fatica (vai a fare l’imprenditore in Italia e dopo 5 giorni speri tanto che ti mantengano a fare la mamma di 10 figli)
      Il sacrificio per le Lela consiste che se l’eventuale”marito” le molla sono nei premi (ovviamente non in italia dove nei premi vanno i mariti, siamo speciali, noi italici).

      16 Febbraio 2020
    • C_8 said:

      Se la predisposizione al sacrificio fosse solo un tratto genetico trasmissibile e se chi ha tale predisposizione facesse più figli di chi non ha tale predisposizione, allora non saremmo in situazione di denatalità.
      Quindi la predisposizione al sacrifico non è un tratto genetico.
      Se fosse un fattore trasmissibile culturalmente, allora o i genitori predisposti culturalmente al sacrificio hanno allevato senza sufficiente impegno i loro figli (cioè non hanno sacrificato abbastanza, contraddizione) oppure non pensano che la predisposizione al sacrificio sia un valore da trasmettere e preferiscono non fare patire ai propri figli quello che ritengono di aver patito loro.
      In conclusione: ritengo che l’essere umano tenda naturalmente a massimizzare il proprio comfort minimizzando il sacrificio. Le comunità religiose convincono i cittadini a sacrificare tutta la vita per godere del comfort ultraterreno, le società più organizzate sono in grado di sacrificare nel breve (fare figli, istruirli, curarli) per ottenere maggior comfort nel lungo periodo (professionisti più competenti, invenzioni tecnologiche, scoperte e tecniche mediche, creazioni artistiche piacevoli).
      Il gioco vale la candela solo se il comfort prima o poi arriva, ma vista la breve fase fertile di una donna e l’ateismo sempre più diffuso, penso occorra scegliere da che parte stare: o una donna investe nel diventare un professionista competente per il bene proprio e della società o investe nell’allevare futuri professionisti competenti per il bene della società.
      Occorre che la società prenda consapevolezza che anche il fare figli rientra nella divisione dei compiti tipico delle società più organizzate e le madri devono essere retribuite come qualsiasi altra professione (purché facciano almeno x figli).

      16 Febbraio 2020
    • Lela said:

      @ Claudio
      MAGARI qualcuno mantenesse la Lela e i suoi figli. La Lela invece deve andare in fabbrica a farsi un c**o così. La Lela però, oltre a un lavoro fuori, ha anche figli e si è resa conto, al contrario del claudio, che tirare su i figli e gestire una famiglia è un fo**uto lavoro a tempo pieno che non ha pause, non ha vacanze, mai, e la storia che non sia questa grande fatica è una stro**ata galattica (la Lela non fa un lavoretto d’ufficio, la Lela si infila nei macchinari industriali per farli funzionare, quindi ha solidi criteri per giudicare cosa sia la fatica). Tant’è che chi vuole gestire bene entrambe le cose si esaurisce oppure fa male una delle due cose, in genere non ca**ndo i figli perché stanco/a. Ottima idea, trascuriamo i figli, poi lamentiamoci tra vent’anni di quanto i giovani siano sbandati, ignoranti, anestetizzati.
      La Lela parlava del considerare la rinuncia al lavoro di una donna come un problema, la disoccupazione femminile come un problema, a prescindere dalla felicità della donna e dai vantaggi che può trarne la sua famiglia.
      Se la mia famiglia dovesse avere un vantaggio economico dalla mia rinuncia al lavoro, lo farei senza esitare, ma mi dispiacerebbe, sarebbe un sacrificio da un punto di vista umano. Per il momento, il mio lavoro conviene ancora.

      18 Febbraio 2020
    • claudio said:

      ” smettiamo di considerare la rinuncia al lavoro retribuito per gestire casa e figli (un altro sacrificio! Perdinci!)”
      questo non e’ uscito dalla mia bocca.
      Se invece hai un lavoro rientri nelle statistiche che dicono che dove le donne lavorano ci sono piu’ figli.

      21 Febbraio 2020
  11. stephen said:

    io penso che manchi la propensione al sacrificio PER i figli, non “in toto”.
    Non sono piú il “destino programmato” di una società cementata (studia, lavora, trova quella giusta, matrimonio, casa, figli); potrebbe essere che si é piú propensi a fare sacrifici per permettersi di piú? per lavorare liberamente in giro per l’europa senza pensare dove ficcare la famiglia (e costringento o il marito o la moglie ad “accodarsi” nei lavori).
    boh, e che male c’é?

    poi la riflessione sui senza figli = gente noiosa mi fa storcere il naso. essenzialmente i figli sono conversation starter?

    16 Febbraio 2020
    Reply
    • Lela said:

      Non c’è niente di male, se qualcuno sceglie di vivere così. Se TUTTI scelgono di vivere così, la società, tempo trent’anni, collassa. Poi, oh, può non fregare niente a nessuno e andare bene così.
      Non è una scelta sbagliata, ma, come scriveva già qualcuno sopra, ha delle conseguenze che vanno accettate senza lamentarsi.

      18 Febbraio 2020
    • ava said:

      Non mi è mai servito un conversation starter in vita mia visto che attacco bottone con tutti. E comunque, ovviamente ci sono anche persone interessantissime senza figli, per carità.
      Ma la paternità pone una serie di esperienze comuni come punto di contatto che chi ha figli non capisce e che ti cambia .

      Poi ognuno crederà quel che gli pare, ho conosciuto anche gente che ha avuto figli ma se ne è sempre fottuta altamente .

      20 Febbraio 2020
    • stephen said:

      @lela

      Se andiamo verso una popolazione stabile (e qui mi fido delle previsioni) con sistemi demografici non piú a piramide ma “a rettangolo” dovremmo mettere in conto che delle variazioni statistiche portino un paese ad avere un paio di genrazioni piú abbondanti e uno meno; o siamo tutti per 2 figli obbligatori a testa e strettamente solo 2?

      In una nazione competente ci si attrezza quindi per un calo; se va tutto a puttane lo stato stava su con lo sputo; no, non me la prendo la colpa “perché non ho figliato”.

      @ava

      Se rileggi bene, hai appena detto che tutto dipende dalle circostanze. i figli e la “compagnia” dei genitori sono solo un aggregante come lo é una classe di liceo, ma con persone adulte e spinte all’essere cordiali vista la.presenza dei figli.
      Non mi sembra vi sia un nesso “avere figli” > “cordialità e gioia di vivere”.

      In generale mettiamoci in testa che le generazioni posso cambiare il modo in cui “spendono” il proprio “monte sacrificio” e se questo spendere non rientra nei canoni di vita di una visione assolutamente personale.della vita non significa che “le nuove generazioni hanno il culo pesante”.
      Che poi si finisce sempre nel discorso di “chi sta piú male”: e mia mamma andava a piedi a scuola, io avevo la bici e l auto col brutto tempo o il bus; e la.nonna ci andava a piedi, a 20Km e nella neve; e la bisnonna ci andava attraversando la foresta lottando con gli orsi e i lupi… e la bis bis non ce l’aveva neanche la scuola!
      eddai…

      22 Febbraio 2020
  12. mamoru said:

    un punto, ripetuto in alcuni commenti, non mi e’ chiaro: in che modo i figli ci pagherebbero la pensione? cioe’ sostituendo figli con immigrati (peraltro in eta’ lavorativa quindi subito “usabili” a tal scopo se fosse vero) avremmo lo stesso effetto? ma non eravamo passati al sistema contributivo per il quale ognuno deve versare la propria pensione?
    gli argomenti potrebbero essere tanti, ma questo delle pensioni mi pare un poco campato in aria.

    il discorso di claudio invece mi pare dia spunti interessanti e su molte cose penso abbia oggettivamente ragione.
    molti di noi non ricordano cosa erano gli anni 70. i miei si son sposati e 19 e 20 anni (medie serali e licenza elementare) erano pieni di lavoro e non ci stavano dentro coi turni in fabbrica, parcheggiandomi spesso dagli zii la mattina presto prima che aprisse l’asilo e venendomi a riprendere quando l’altro genitore finiva il turno.
    col senno di poi ho capito che non mi han fatto mancare nulla, compatibilmente con le entrate di casa, ma al tempo la differenza con molti altri bambini la sentivo eccome.
    la famiglia non l’hanno pianificata, per molte cose e’ stato un “o la va o la spacca” e per la situazione del tempo “andava” (in un periodo in cui i mutui casa erano al 10 e rotti percento). oggi la percezione del rischio e’ forse maggiore di quella del tempo e quelli che si mettono a fare due conti rischiano di fare la cosa che va nella direzione di minimizzare i rischi, ovvero nella decisione piu’ razionale.

    16 Febbraio 2020
    Reply
    • Lela said:

      Nessuno qua pensa che i figli ci pagheranno la pensione. Siamo passati al sistema contributivo proprio perché non si sono fatti più figli e il sistema, concepito quando c’erano più giovani che anziani, non funziona più. A prescindere, avere un equilibrio tra popolazione attiva e inattiva è un bene, quindi se facessimo un po’ più di figli non sarebbe male.

      18 Febbraio 2020
  13. Bene said:

    Ho una figlia, piccola. Faticoso ma il gioco vale la candela (la soddisfazione è estrema).
    Vorrei rispondere al genitore di qualche commento sopra; quello delle serate con e senza figli. L’approccio penso sia sbagliato. Anche a noi attualmente fa piacere confrontarci con altri genitori ma ciò non significa che chi non ha figli non abbia una buona conversazione è che sia una persona “limitata”. Anzi, siamo noi neo-genitori che siamo figlio-centrici e tendiamo a non parlare di altro.

    Ps: i weekend tendiamo a farli comunque anche con la figliola di un anno e mezzo. Poco tempo fa siamo stati a Helsinki.
    Inoltre, io e mia moglie lavoriamo spesso fuori Italia ma non è un problema. Quando un genitore si assenta c’è l’altro (a 1 anno la mamma è andata in Giordania e da un giorno all’altro via la poppa; io il latte non ce l’ho 😉

    19 Febbraio 2020
    Reply
  14. ava said:

    Aggiungerei però un’ altra cosa; c’è anche il problema dell’ età legato all’ emancipazione femminile.
    Ovvero oggi le donne studiano, e ben venga che lo facciano. Ma se studiano, poi logicamente vogliono anche lavorare mettendo in pratica quanto studiato. E visto che all’ inizio parti economicamente con una pipa di tabacco hai necessità di qualche anno per stabilizzarti.
    Inoltre molte donne sposano mariti che hanno più o meno la stessa età perchè li conoscono durante il corso di studi. Di conseguenza l’ uomo non ha un capitale da parte quando la famiglia parte.
    Come risultato fai figli a 30 anni… ma a 40 la bottega chiude. Molti miei amici vorrebbero farne ancora ma ormai la moglie è vecchia e fanno fatica.

    20 Febbraio 2020
    Reply
    • claudio said:

      ava e’ esattamente il discorso che ho fatto e negli stati che hanno veramente fatto un’inversione in primis vi e’ l’occupazione femminile che porta ad emancipazione e tranquillita’ economica insieme all’esistenza di modi dove “parcheggiare” il nascituro nelle 8 ore.

      In italia non solo abbiamo i problemi che dici, mancanza di lavoro femminile e stabilita’ tardiva, per non parlare della inoccupazione, ma ricordiamoci che abbiamo anche il problema delle donne che desiderano sabotare le donne: usare la fertilita’ come una bomba a mano contro i datori di lavoro non fa apparire le donne come desiderabili.

      Abbiamo molta strada da fare e lo stato percorre la via opposta come molti lavoratori.

      21 Febbraio 2020
    • Lela said:

      Conosco molte coppie che si sono sposate e hanno iniziato a fare figli a ridosso della laurea. A 30 anni ne avevano anche più di uno. Certo, è gente che ha fatto un corso di laurea utile per la società e ha trovato lavoro in fretta (ma non certo da 2000 netti al mese, anzi).
      Altrettante coppie nella stessa identica situazione, a parità di corso di studi, lavoro e istruzione di entrambi, non si sono nemmeno azzardate a fare nulla di tutto ciò.
      La differenza: il primo gruppo sono cattolici praticanti, gli altri no.
      Quindi ha ragione chi dice, sopra, che la religiosità (con tutto quello che ne consegue: esigenze, priorità, abitudini, una comunità alle spalle molto più solida di qualsiasi apparato statale…) ha un ruolo ben maggiore di qualsiasi circostanza socio-economica.

      21 Febbraio 2020
    • ava said:

      Lela hai ragione sui cattolici, ma ho l’ impressione che in Italia le persone che programmano le gravidanze sulla base della propria religione siano sempre meno, per non dire pochissime ormai.

      25 Febbraio 2020

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