Il regime falqui

– Ma… come faccio a baciare una ragazza?
– Eh, ti avvicini e la baci. Cioè…
– Ma se poi non vuole?
– Se non vuole si sposta. Tu fai la figura del pesce lesso, e amen.
– Ma se poi mi denuncia…

Il ragazzo era giovane, tecnicamente poteva anche essere mio figlio. Non aveva mai messo le mani su una donna. Non nel senso violento, non aveva proprio mai avuto la benché minima esperienza con l’altro sesso e nella sua mente si rincorrevano quei dubbi ingenui e curiosi che abbiamo avuto un po’ tutti prima di scoprire il sesso e che ora ci fanno sorridere.
L’ultimo dubbio però no, non fa sorridere, ma riflettere: se mi denuncia? Solo perché ài provato a baciarla? Sul serio?

In quel momento mi sono reso conto di quanto efficacemente siano riusciti a rovinare una generazione intera nell’approccio al sesso.
Noi non eravamo così. Quelli della mia generazione non ànno mai avuto il timore di essere denunciati per aver provato a baciare una ragazza. Al massimo pensavamo “e se poi mi denuncia?” quando in discoteca una tipa mezza ubriaca ci saltava addosso prendendoci l’uccello in mano. Gli ormoni ti dicevano di tirarlo fuori e metterglielo dentro, poi però una vocina ti diceva “guarda che è ubriaca, anche se ti à preso in mano l’uccello non significa che il suo consenso è autentico, magari poi domani passata la sbronza ti denuncia“. Il più delle volte mentre tu eri lì che pensavi queste cose e prendevi una decisione arrivavano le sue amiche ancora sobrie e la portavano via.

Per un bacio però no, nessuno della mia generazione si è preoccupato di una denuncia. Abbiamo sempre provato a baciare senza alcuna paura. Quando avevamo male interpretato i segnali la ragazza scansava il volto, facevano la figura di merda e andavamo a casa a bocca asciutta. Mai nessuno però à temuto di essere denunciato per un tentativo di bacio non gradito. Ora sì.
Che cosa è successo?

In principio lo slogan fu “no means no“, no significa no. Se una ragazza ti dice di no ti devi fermare. Non puoi andare avanti e poi giustificarti dicendo “ma sa, vostro onore, come sono fatte le donne? Dicono di no ma in realtà intendono sì. Fanno finta di opporsi ma sotto sotto vogliono essere sfondate“. Il principio del “no means no” fa piazza pulita di questa giustificazione: se dice “no” tu devi rispettare quel no e fermarti. Fin qui tutto bene.
Poi però ànno fatto un passo successivo, quello del “yes means yes“. I più sbadati diranno: be’, è la stessa cosa… “no significa no” e “sì significa sì,” cosa cambia?
Cambia che mentre con “no means no” era sufficiente che la donna non dicesse di no per dedurre il suo consenso, col “yes means yes” deve dirti esplicitamente di sì. Se non dice niente, se non dice di non puoi fare niente, devi presumere che non sia d’accordo nel fare niente.

Qualche tempo fa lessi un editoriale di una giornalista americana che si lamentava perché era finita a letto con un ragazzo che le chiedeva il permesso esplicito di fare qualsiasi azione. “Posso toccarti il ginocchio? Posso leccarti il capezzolo destro? E quello sinistro? Posso titillarti il clitoride con un dito? Alla fine questa le à detto una cosa del genere “smettila di farmi domande e scopami!

Potremmo star qui a lagnarci di come ànno rovinato il mondo del sesso, di come ànno distrutto la poesia dell’approccio, la confusione di sensi mentre i corpi si avvolgono e la pelle striscia. Una magia di emozioni che si spingono sempre più in là devastata dalla necessità di chiedere un permesso in carta bollata per ogni centimetro quadrato del corpo che tocchi.
Potremmo, ma non lo faremo. Perché il punto interessante è un altro: come siamo arrivati a questo punto? Come è riuscita la società a manipolare in appena due o tre decenni la mente dei giovani fino a ridurli ad aver paura di baciare una ragazza perché “… se mi denuncia?

Se i giovani ora ànno paura di una denuncia è perché è stato instaurato un regime falqui: basta la parola.

Alle donne che denunciano una violenza sessuale bisogna sempre credere“. Quante volte avete sentito questa frase? La violenza sessuale è uno dei pochissimi casi in cui una persona può andare a denunciare qualcuno anche senza la benché minima prova e questo viene indagato, va a processo, magari viene condannato. Ripeto, senza alcuna prova. Basta dire che uno ti ha stuprato e bum, vieni arrestato, vieni indagato, vai a processo, perdi la faccia e il lavoro.
Poi magari vieni assolto. Anzi, nella maggioranza dei casi non vieni condannato. Come spiegavo qui analizzando i dati statistici ogni anno in italia vengono fatte 5.800 denunce per violenza sessuale, di queste 2.800 circa vengono archiviate mentre le condanne sono solo 1.600, il 27% delle denunce.
Il 73% dei denunciati è innocente. Per la giustizia, poi chissà quanti altri non ànno fatto niente ma sono stati condannati ugualmente.
Se non vi fidate delle assoluzioni, guardate anche solo alle archiviazioni: 2.800 denunce nemmeno arrivano a processo perché sono basate sul nulla. Eppure anche se vieni archiviato troverai sempre quello che ti guarderà storto pensando che sei comunque uno stupratore che è riuscito a farla franca perché aveva un avvocato bravo.
La tua reputazione è sputtanata per sempre. E tutto questo può capitare se una donna ti denuncia senza alcuna prova. Zero. Basta la parola, regime falqui.

È bastata la parola di una donna e un uomo di 30 anni che a Milano si è fatto un anno di galera per uno stupro mai avvenuto. Dopo un anno una testimone à detto che non c’era stata nessuna violenza sessuale ma solo una rissa e l’accusatrice à confessato: si era inventata tutto. Nel frattempo però quello là si era fatto un anno di carcere. Un anno di carcere senza alcuna prova, perché non poteva nemmeno esserci una prova visto che poi la vittima à confessato di essersi inventata tutto.
Quel povero cristo si è fatto un anno di galera da innocente con un’accusa infamante sulle spalle sulla base della sola parola della finta vittima.

Un po’ meglio è andata a un altro signore di 31 anni che nel bresciano si è fatto “solo” 39 giorni di carcere accusato di aver stuprato una donna di 86 anni. Che per carità, le vie della perversione sono infinite, ma davanti a una storia del genere prima di sbattere un povero cristo in galera verifichi se la storia è fondata o meno, eh. Invece no, in galera senza alcuna prova. Regime falqui, basta la parola.

Poi ci sono i due nigeriani scarcerati dopo due settimane, erano stati accusati di violenza sessuale da una bambina di 13 anni che si era inventata tutto.

Un altro signore invece si è fatto due anni di carcere per violenza sessuale prima di essere assolo. Anche in questo caso la ragazza si era inventata tutto: la vittima aveva una relazione con l’accusato denuncia era una vendetta perché non voleva il figlio che avevano inavvertitamente concepito.

Oppure prendete il caso di quell’avvocato di Perugia che chiede a una cliente il pagamento della parcella e quella va a denunciarlo per violenza sessuale. Il procedimento viene archiviato, la donna si era inventata tutto. Sì, insomma, perché pagare l’onorario dell’avvocato quando puoi semplicemente denunciarlo? Rischi una denuncia per aver calunniato l’avvocato? Oh sì, ma tanto poi finisce in prescrizione.
Quindi se ti va bene quello viene condannato, se ti va male viene assolto ma tanto tu ne esci pulita perché la calunnia va in prescrizione. Non ài niente da perdere. Puoi dunque dire all’avvocato che o ti fa lo sconto sulla parcella oppure lo denunci per violenza sessuale e lo rovini, tanto tu non rischi niente.

Ecco, proprio questo è il punto. Con il regime falqui è stato dato uno strumento di ricatto formidabile alle donne: o fai quello che dico io oppure ti denuncio per violenza sessuale, tanto non sever alcuna prova, basta la mia parola.
Questa arma di ricatto può essere usata in una vastità di casi che vanno dalla parcella dell’avvocato che non vuoi pagare alla causa di divorzio dove vuoi spuntarla sul marito, magari per negargli la possibilità di vedere i figli. In mezzo, tutto un mondo di relazioni in cui una donna può giocarsi questo jolly.
Poi ci sono quelle volte in cui non si tratta nemmeno di un ricatto ma si usa l’accusa di violenza sessuale come arma per salvare la faccia. Prendete questo caso: una donna si fa coinvolgere in un gioco erotico per cui giace con uno sconosciuto, il preservativo si rompe, va all’ospedale e dice di essere stata violentata. Così se si era beccata qualche malattia non doveva giustificarsi con la famiglia dicendo di essersi presa la malattia sganciandola al primo che passava, aveva la scusa pronta della violenza sessuale.

In tutti questi casi il punto chiave è che una donna può permettersi di denunciare un uomo per violenza sessuale senza alcuna prova. Poi se ti va di culo e riesci a provare che quella sera eri altrove, oppure se l’accusatrice messa alle strette confessa, ti salvi. Magari dopo esserti fatto due anni di galera. Se ti va male, basta la parola della donna e la condanna te la fai tutta.

– Lei aveva la biancheria intima quella sera?
– Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?
[…]
Queste sono solo alcune delle domande poste in un’aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale. Domande insinuanti che sottintendono una verità amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. –

Questo è l’attacco del discorso di Rula Jebreal a Sanremo.
La fisioterapista sostiene che queste domande insinuano che le donne non sono mai innocenti. Non è così. Quelle domande servono per scoprire se una donna sta calunniando un uomo.

Perché sì, cara Jebreal esistono donne che denunciano falsamente uomini di violenza sessuale. I casi citati qui sopra sono solo alcuni dei tantissimi che arrivano sui giornali. Per il resto ci sono le statistiche citate prima: 2.800 archiviazioni e 1.400 assoluzioni ogni anno. Sono oltre quattro mila donne che avevano denunciato una violenza sessuale falsa.
Nessuno pensa: le donne “non sono mai innocenti”. Qualche volta però, qualche numerosa volta, sono davvero colpevoli. Il compito della magistratura è capire quando stanno mentendo, e quelle domande servono proprio a quello. Quelle domande servono per verificare la storia, per portare una persona in contraddizione e alla fine a scoprire se una storia sta in piedi o no.
Poi ovvio, se una è una mentitrice seriale riesce a tenere in piedi il teatro reggendo a ogni domanda, ma almeno in qualche caso una mentitrice può contraddirsi e infine confessare.

Quelle domande sono l’ultimo, esile baluardo di uno stato di diritto contro la barbarie di una società in cui una donna decide, di fatto, la tua condanna al posto del giudice perché il giudice non può permettersi di verificare la storia dell’accusatrice ma deve sempre e comunque crederci.
Un sistema del genere equivale a consegnare le chiavi della prigione a decine di milioni di donne che possono metterci dentro chi vogliono.

Quel ragazzo impaurito che non osava baciare una ragazzi per paura di una denuncia l’approccio è l’effetto di questo regime falqui, è il risultato dell’imbarbarimento che ti può portare in carcere un paio d’anni da innocente perché basta la parola di una donna.
Per adesso qualche timido accenno di resistenza della civiltà giuridica è rimasto. Ancora ci si può permettere di verificare le denunce.
Ciò che donne come la Jebreal vogliono è abbattere anche questa ultima resistenza, vietare a chi fa le indagini di fare domande e verificare le storie. Diventerebbe una totale dittatura falqui.

Altro che applausi, a un discorso del genere ogni persona di buon senso risponderebbe con lo sdegno. E se ancora pensate che questa cosa non vi riguardi domandatevi: se domani una cliente o una collega vi denunciasse per violenza sessuale senza che voi abbiate fatto niente, come riuscireste a dimostrare la vostra innocenza?
Sì, caro, riguarda anche te.

10 Comments

  1. Alby said:

    “come riuscireste a dimostrare la vostra innocenza?” devi fare coming out e denunciare che lei è l’omofoba che ti ha violentato per cercare di convertirti , e già che ci sei dì essere confuso sul tuo genere, che ti senti un po’ “bambina” (come Achille Lauro) così nessuno potrà mettere indubbio la tua parola.

    10 Febbraio 2020
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    • mattia said:

      potrebbe essere una soluzione. Qualcuno recentemente ci à provato…

      10 Febbraio 2020
    • stpehen said:

      sempre alzare la barra sulle convulsioni mentali.
      su youtube mi sono messo a rispondere a un terrapiattista che era miope e limitato: la terra é un cubo, quindi si “una faccia é piatta”, peró lui era il poverino ingannato da Big Flat

      16 Febbraio 2020
  2. fgpx78 said:

    Una domanda che mi son sempre posto, e di cui ho paura di sapere la risposta, è: ma se in quel giorno in discoteca in cui la ragazza ubriaca te lo prende in mano e se lo infila su per la pisella lei non è l’unica ubriaca, ma sei ubriaco anche tu… finisce sempre che l’hai stuprata?

    La scusa dell’alcol vale solo per le donne?

    Fra l’altro, credo l’alcol (e magari delle droghe) sia una delle sostanze che ti permette di eccitarti pure se ti stanno stuprando, avendo i sensi sballati.

    10 Febbraio 2020
    Reply
    • Shevathas said:

      A quello che fa ridere è che le donne vorrebbero commutare a piacimento fra la modalità bulldozer e quella bambolina di cristallo.
      Cioè se conviene, leggasi posti in cui c’è grana e vantaggi, son più toste di un uomo, buldozer inarrestabili. Se invece conviene esser fragili allora son delicatissime bambole di porcellana, vedi tutti gli scazzi nei social dove spunta il cicisbeo a scrivere scandalizzato: “vigliacco come osi prendertela contro una donna?”

      10 Febbraio 2020
  3. Joe said:

    Off topic
    […stuprato una donna di 86 anni. Che per carità, le vie della perversione sono infinite…]

    In effetti gli stupri sulle anziane non sono così inusuali, benché la cosa mi abbia sempre scioccato.

    https://www.google.com/amp/s/www.lastampa.it/cronaca/2019/09/17/news/una-90enne-stuprata-e-rapinata-arrestati-due-minori-a-messina-1.37476913/amp/

    Ecco in questi casi, come per qualsiasi altro crimine, inasprirei le pene contro i minorenni, i quali, quando cominciano a delinquere fin da giovani, non fanno altro che entrare e uscire dal carcere per tutta la vita.

    10 Febbraio 2020
    Reply
    • Shevathas said:

      Perché purtroppo molti pensano di essere “troppo puri per finire in mezzo al fango”, e le scimmie urlatrici che lanciano fango ed escrementi contro chi gli sta sulle balle fanno comodo molto comodo.
      Ma passare da “aMMMore” delle lanciatrici a primo bersaglio è un attimo.
      Vedi il #metoo, nato come ribellione contro il maskio patriarcale e finito nella, direi solita, orgia di sangue del più puro che epura tutti…

      10 Febbraio 2020
  4. kheimon said:

    Parlavo con un’amica, persona per tanti versi moderata e generalmente intelligente, la quale avallava un concetto di giustizia che io ho battezzato, in quella sede, “probabilistico”.
    In pratica per lei la questione è che gran parte degli stupri rimangono impuniti (fonte: boh, ma lo prendiamo per buono) dunque la questione da sanare è tanto grave che dobbiamo accontentarci di un livello di falsi positivi, diciamo, del novanta e passa percento nel giudicare questi casi, pur di abbassare l’incidenza dei falsi negativi. Al di là del fatto che a queste considerazioni non erano allegati dei dati di nessun tipo, la cultura giuridica pare tornare qui all’età del ferro.

    Ma Mattia, quello che mi preoccupa, e l’ho detto in vari commenti qui nel blog, non è tanto che i giudici cedano a questa cultura della colpevolezza fino a prova contraria, ma (e questo è molto più probabile tanto che già avviene quotidianamente) che ceda il datore di lavoro o il vicino di casa, che è già diciamo abbastanza tendente a dispensare giustizia frettolosa senza prove ma con l’aiuto di una mob di Twitter può dire di avere le mani legate o altrimenti c’è danno reputazionale. Immagina un #metoo a mezzo social che non riguarda le il porcaio di Hollywood (che nuotano nei miliardi e possono vivere di rendita per un millennio) ma tra vicini di casa, colleghi, (ex)amici, (ex)coniugi, (ex)fidanzati, ecc., in cui una (o uno!) spiattella il link al profilo Facebook dell’orco, un’accusa non circostanziata, e nella successiva mezz’ora la vita di quella persona è completamente distrutta.

    10 Febbraio 2020
    Reply
  5. Julien Sorel said:

    Come spesso accade riesci a esprimere esattamente il mio pensiero. Complimenti e grazie. Notiamo comunque l’ironico paradosso, grazie al “me too” il progressismo ha creato una società tanto sessuofobica da far impallidire i talebani. Insomma, coloro che predicavano l’amore libero son riusciti a creare intorno alla sessualità un clima di terrore di stampo vetero-calvinista. A pensarci bene però è forse la degna conclusione del femminismo che, strano a dirsi, fu un prodotto proprio dei fondamentalisti protestanti.

    11 Febbraio 2020
    Reply

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