Mangiare la merda

Una delle cosa che mi stupisce sempre di Singapore è che in questa isoletta ti trovi un concentrato di praticamente tutto il Sud-Est asiatico. Allargato, un bel po’ allargato.
In una sola città c’è un minestrone di Indonesia, Malesia, Tailandia, Filippine… Cina! Quanta Cina… Ma anche India. Ecco, forse Sud-Est asiatico è un’espressione un po’ – tanto – riduttiva.

Questo minestrone lo vedi un po’ in tutto (la lingua, le etnie, le religioni…) ma in particolar modo a tavola. Non necessariamente al ristorante, ché un ristorante etnico lo trovi ovunque (o quasi). La percezione di avere questo concentrato di Asia la trovi piuttosto nei centri commerciali. Basta andare al piano del centro commerciale dove si mangia, principalmente cibo veloce.. Oppure nelle zone al semi-aperto, dove trovi mille baracchini che vendono cibo veloce e una distesa di sedie di plastica in comune dove sederti a mangiarlo. Spesso dei luoghi molto rozzi, con una tettoia alla buona per ripararti dagli acquazzoni e tavoli imbullonati sulla gettata di cemento. In compenso però in poche decine di metri trovi una miriadi di punti dove comprare cibo asiatico di qualsiasi tipo.

Quando tu passi vicino a questi baracchini senti ventate di odori che mai avevi sentito prima. Odori che al 99% fanno vomitare. Noi. Dimenticatevi il ristorante cinese sui navigli. Quello è cinese per italiani (un po’ come il ristorante mamma mia di Stoccolma che fa le fettuccini alfreddo è cibo italiano per svedesi). Il cibo cinese che respiri lì è rivoltante. Non stupisce dunque che arrivando in Europa l’abbiano adattato al gusto degli occidentali, altrimenti non avrebbero tirato su due lire.
Vi assicuro che mi sono trovato avvolto da nuvole di odori che in italia avrebbero fatto arrivare la buon costume a mettere i sigilli alla cucina per oltraggio alla pubblica decenza. Eppure io ero l’unico sconvolto, gli altri facevano la fila per quel cibo dall’odore rivoltante.

Non tutto il cibo asiatico è così (ò provato un agnello mongolo che per quanto mi riguarda era indistinguibile da un agnello abruzzese), però questo vi dà la misura di quale sia l’educazione al gusto di quei popoli. Popoli che considerano normale del cibo che per noi sarebbe inconcepibile. Ecco, questi popoli sono numericamente enormi.

Poi pensi all’italia e quelli che parlano di eccellenze culinarie italiane, convinti che il cibo italiano sia il migliore del mondo e che tutti lo vogliano. E ti rendi conto di quanto siano ingenui.
Ci sono miliardi di persone che ànno un gusto formato in modo da apprezzare cibo che per noi è disgustoso. Il cibo italiano è solo una delle tante offerte ma non viene considerato nulla di speciale, semplicemente perché questi fin dalla più tenera infanzia mangiano cose diverse e quindi sono abituati a cibo diverso. Non a caso quando vanno a mangiare qualcosa di italiano in realtà mangiano una cosa adattata ai propri gusti e che di italiano à solo il nome. Avete mai assaggiato gli spaghetti di jollibee? Un consiglio, non fatelo. Ed è anche il motivo per cui gli italiani che vanno all’estero sperando di fare soldi a palate cucinando cibo italiano dopo un po’ si arrendono all’idea che per tenere aperto il locale devono adattare il cibo ai gusti della gente del posto, il che significa che spesso devono “rovinare” il piatto perché se lo fanno all’italiana alla gente del posto non piace. Ah, poi ovviamente si mettono a frignare su internet dicendo che nessuno li capisce.

Probabilmente il gusto è la cosa più relativista che esista: ovviamente io ò strabuzzato gli occhi vendendo qualcuno fare colazione con lo stufato di maiale e riso. Mi sembrava assurdo e inconcepibile, ma razionalmente non posso dire che è assurdo. Sembra assurdo a me perché sono cresciuto facendo una colazione dolce, se tu invece cresci mangiando stufato di maiale fin dalla più tenera età lo considererai normale. E lo stesso vale per ciò che è considerato buono o meno. Odori che a noi fanno vomitare a tanti asiatici risultano gustosi solo perché sono cresciuti mangiando quelle pietanze.

Se guardi all’immensità numerica di quei popoli ti rendi conto di quanto l’italia, con tutta la sua boria culinaria, sia un puntino irrilevante nel mondo. L’italia si abbevera delle minchiate delle associazioni di coltivatori e di politici alla salvini che descrivono il cibo italiano come il migliore del mondo. Gli italiani si illudono così che sia sufficiente andare all’estero con due pacchi di maccheroni in valigia e avere al gente che ti cade ai piedi.
La realtà nel mondo ci sono miliardi di persone cresciute formandosi un gusto completamente diverso dal nostro. Voi potrete sbraitare quanto volete che il loro cibo è disgustoso, che gli odori che escono dalle loro cucine sono rivoltanti, che la pizza col kiwi fa schifo (che poi, rispetto a quello che puoi usmare a Singapore la pizza col kiwi non è niente di bizzarro). Potete dire che a quella gente piace mangiare la merda. Potete pestare i piedi dicendo che il vostro cibo è più buono. Ma state pur sicuri che continueranno a mangiare (quella che voi considerate) merda. Voi continuerete a pestare i piedi pensando di essere gli unici al mondo che capiscono qualcosa di cibo ma sarete sempre quattro gatti che pestano i piedi rispetto a miliardi di persone che mangiano la merda.
Di quanto voi pestate i piedi non gliene frega niente.

26 Comments

  1. claudio said:

    oltretutto in italia non esiste una cucina italiana, abbiamo rubacchiato quella francese adattandola alle ns materie prime (povere)
    Consiglio per i nazitalici che pensano che la pizza tonda al tavolo sia italiana e non di NY:
    “Denominazione di origine inventata” di Alberto Grandi
    Un libro che mi hanno consigliato dopo un post molto simile a questo, ispirato da un cartello in cui si diceva, sostanzialmente, “cibo buono perche importato dall’Australia: venite australiani”
    Manco per sbaglio gli australiani andavano a quello italiano li di fianco o a quello aMMericano dal lato di la della strada.

    21 Gennaio 2020
  2. Emanuele said:

    Anni fa a Roma ho visto un “ristorante” che vendeva quasi solo roba surgelata (tipo le cotolette o i bastoncini di pesce). Lo indicava tranquillamente nel menù. Tutte le volte che ci passavo davanti vedevo turisti, occidentali od orientali che fossero, che mangiavano con gusto.
    Detto questo, l’export agroalimentare comunque è una voce ancora poco sfruttata ma già importante in Italia. La soluzione è come nel mercato delle auto e delle merci varie: puntare al lusso.
    Come per i prodotti cinesi che costano due soldi perché valgono due soldi, e vengono comprtati dalla massa più povera, mentre i prodotti di lusso che costano tanto e magari sono di moda anche solo perché hanno il marchio famoso hanno un margine di guadagno elevatissimo. Fai diventare famoso il maccherone con sfoglia d’oro e i ricconi di Singapore spenderanno una fortuna per mangiarselo.

    21 Gennaio 2020
    • mattia said:

      La soluzione è come nel mercato delle auto e delle merci varie: puntare al lusso.
      […]
      Fai diventare famoso il maccherone con sfoglia d’oro e i ricconi di Singapore spenderanno una fortuna per mangiarselo.

      Quello già esiste.
      Mi è capitato di mangiare una pizza perfetta a Singapore (per la cronaca il pizzaiolo aveva tratti somatici asiatici, non era Ciro, l’immigrato da napoli).
      Ma è, appunto, un settore di nicchia. Che puoi allargare quanto vuoi ma rimane una nicchia.
      Che non dice niente sulla massa.

      21 Gennaio 2020
  3. Emanuele said:

    Invece conosco uno che ha mangiato una pizza in un ristorante cinese in Italia e non gli ha fatto troppo bene allo stomaco (eufemismo) :-).
    Comunque il discorso non è mai il fatturato(*) ma il margine commerciale.. Troppa gente si ferma al primo e non guarda il secondo.
    Se vendo milioni di prodotti per 1 miliardo ma il gudagnno è 1 milione mi converrà vendere 1000 prodotti di nicchia per 10 milioni guadagnando 1 milione. Avrò meno concorrenza e faticherò di meno per ricavare la stessa cifra.
    Poi va considetato che ci sono prodotti che sarebbero del tutto insufficienti per consumi di massa in scala asiatica, come l’olio di oliva per dirne uno.
    Per cui se in certi posti mangiano merda gli vendi la merda e te ne freghi, sempre se ti conviene farlo, mentre riservi la cioccolata per te e per chi è disposto a spendere parecchio per averla.
    (*) in realtà in certi casi fatturare tanto guadagnando poco può servire per spazzare via la concorrenza e poi alzare i prezzi. Ma sono strategie che possono fare le grandi aziende.

    21 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Comunque il discorso non è mai il fatturato(*) ma il margine commerciale.. Troppa gente si ferma al primo e non guarda il secondo.
      Se vendo milioni di prodotti per 1 miliardo ma il gudagnno è 1 milione mi converrà vendere 1000 prodotti di nicchia per 10 milioni guadagnando 1 milione. Avrò meno concorrenza e faticherò di meno per ricavare la stessa cifra.

      Nel campo del cibo non sono così convinto che il lusso abbia margini così elevati.
      Un ristoratore italiano di lusso a Singapore dovrà importare un sacco di prodotti (coi relativi costi), dovrà buttare via molto cibo perché in un ristorante di lusso tutto deve essere fresco…
      Non è solo questione di portare ciro da napoli e automaticamente fai ristorazione di lusso.
      Dopodiché non puoi nemmeno spingerti troppo in là coi costi. Duecento euro per una pizza non li scucirai mai a nessuno, non siamo in campi come l’abbigliamento, i gioielli o le borse dove il marchio ti fa salire il prezzo di diversi ordini di grandezza.
      AL massimo nel cibo il prezzo è moltiplicato di qualche unità.
      Poi oh, uno può anche puntare su quella nicchia e farci buoni affari. Basta che globalmente la gente si ricordi sempre che è una nicchia.

      21 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      Considera che il nome vale pure per certi cibi (caviale e champagna su tutti), e che più si è ricchi più si è disposti a pagare per il nome di un cibo, per il nome del ristorante, per il nome dello chef, che per altro. Il vero genio poi è chi riesce vendere la merda a peso d’oro infiocchettandola e rendendola di moda. Hai vissuto in Giappone, forse saprai di quel meloni che costano come una macchina (adesso mi sfugge il nome), tanto per fare un esempio.
      Io non so che intendi te per nicchia, per me la nicchia è quella parte della popolazione mondiale che vive dal molto bene al lusso più sfrenato, che non ha problemi economici e mai li avrà.

      21 Gennaio 2020
  4. ava said:

    Alla fine esclusi i cibi presenti in tutte le culture praticamente ( prodotti universali dal ” gusto innato “: pane, riso in bianco, tagliatelle, roba ai ferri, frutta.. tutta roba comunque semplice ), quando si va sull’ elaborato sono tutti gusti acquisiti e come tali soggettivi . Certo alcune cucine hanno piatti cosmopoliti proprio perchè molto semplici ad esempio il sushi. ma a parte quelli, alla fine , come dissero: de gustibus.

    21 Gennaio 2020
  5. Jacopo said:

    Ai food court di Singapore ci ho pranzato per un mesetto, se ti limiti ai centri commerciali ed eviti quelli più “rustici” non sono male…
    Terribili piuttosto i locali di Chinatown e Little India!
    Cmq ricordo quando i miei colleghi singaporegni sono venuti in visita in Italia e ho chiesto se apprezzavano la nostra cucina: interesse zero. Poi a cena con loro ho capito perché: per rendere un piatto di pasta appetibile dovevano versarci sopra una quantità di paprika e peperoncino che a me basterebbe per 6 mesi.

    21 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Ai food court di Singapore ci ho pranzato per un mesetto, se ti limiti ai centri commerciali ed eviti quelli più “rustici” non sono male…

      ma sì, selezionando un po’ e andando sulle cose semplici qualcosa sono sempre riuscito a mangiare pure io.
      Ma mentre cerchi quello che puoi considerare passabile ti arrivano di quelle ventate di odori…

      Terribili piuttosto i locali di Chinatown e Little India!

      little india! santo cielo che ricordi mi hai riportato a galla… lì davvero ho fatto una fatica boia a trovare qualcosa di commestibile

      21 Gennaio 2020
    • Giampaolo said:

      Non apprezzano la cucina italiana (né europea, né altra, in realtà) proprio per quello: ormai hanno la cartavetro al posto della lingua….

      22 Gennaio 2020
  6. mamoru said:

    per i giapponesi mangiare la liquirizia equivale a mangiare merda per davvero. per loro e’ un gusto inconcepibile e vengono vendute come caramelle per fare gli scherzi (come le girelle della haribo).
    ovvio che anche io quando passo a fianco a uno che fa il motsu trattengo il respiro che per me e* tanfo di morto.

    21 Gennaio 2020
  7. fgpx78 said:

    Giusto l’altro giorno mi guardavo uno speciale sul Vietnam, in cui alcuni avventurieri mangiavano, fra le varie cose:
    – ragni grigliati (e parlo di ragni pelosi da 10cm di diametro)
    – cavallette e larve varie
    – uova fecondate marce (una volta aperte, c’e’ dentro l’embrione… prelibatezza in certi luoghi, quali ad esempio il Kazakhstan)

    e pensavo a quanto sono diversi i gusti. Questi crescono mangiando roba che per loro e’ rara e buona.

    La cosa intressante e’ che mi sentivo uguale quando andavo in Puglia e il padre della mia ex mi metteva sul piatto Frutti di mare vari ( Vivi. Che si muovevano ancora) o Munichedde (lumache. Quelle erano saltate in padella, ma lo ho visto mangiarle vive)

    Oppure quando ho osato dire che a Milano si mangiano cosce di rana.

    Ecco, magari siamo strani anche noi, a modo nostro 🙂

    22 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Ecco, magari siamo strani anche noi, a modo nostro

      Chi tu conosci bene mi considera strano perché mangio il coniglio.
      Molto strano. Quasi inconcepibile.

      22 Gennaio 2020
    • fgpx78 said:

      Eh, son cosi’ carini e coccolosi! 😀

      22 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      Ho appena letto un articolo dove si parla dei mercati cinesi tradizionali, del fatto che mangiano di tutto, delle norme igieniche praticamente inesistenti e come conseguenza della diffusione di virus, come quello attuale partito da un mercato di Wuhan o la famosa Sars partita dai mercati del Guangdong.
      E io credevo che fosse l’India il posto più problematico da visitare dal punto di vista sanitario.

      22 Gennaio 2020
    • ava said:

      In merito al coniglio. Due anni fa ho comprato un coniglio domestico, e l’ anno scorso ho comprato il cane. Le due bestie convivono tranquillamente in giardino .
      Quando servo al cane carne di coniglio si rifiuta di mangiarla, forse l’ associa al suo collega in giardino? è l’ unica comunque che rifiuta.
      Inoltre dopo questa storia del coniglio in casa ora faccio fatica anche io a mangiarla. Questo per dire che alle volte le associazioni mentali fanno i gusti, non solo nel caso dei giapponesi.
      I gatti invece li mangerei , perchè non li sopporto., anzi li cuocerei a fuoco lento, quei bastardi.

      23 Gennaio 2020
  8. Jacopo Canese said:

    A proposito di Singapore e differenze di gusti, del durian non dici niente?! XD

    Comunque se ci pensate anche noi italiani all’estero risultiamo strani: se non erro siamo gli unici in Europa a mangiare carne di cavallo. Per molti europei è come mangiare un animale domestico.

    22 Gennaio 2020
    • mattia said:

      A proposito di Singapore e differenze di gusti, del durian non dici niente?!

      Ommioddio il durian.
      Ogni volta che lascio Singapore riesco a dimenticarlo e ora tu me lo riporti alla mente.

      [Per quelli che non ànno idea di che cosa stiamo parlando: il durian è il frutto più maledettamente puzzolente del mondo.
      Se c’è un banchetto che vende durian senti la puzza a decine di metri di distanza.
      Puzza talmente tanto che è vietato portarlo dentro qualsiasi posto chiuso: hotel, ascensori…]

      23 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      Il durian puzza più del surstromming norvegese?
      Ho avuto la disgrazia di assistere all’apertura di una scatolett di surstromming. Mi chiedevo perché fossero usciti in giardino per aprirla, dopo l’ho capito.

      23 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Il durian puzza più del surstromming norvegese?

      Mai incontrato lo surstromming norvegese.
      Il durian, per darti un’idea, lo senti facilmente anche a 50 metri di distanza.
      E tieni presente che io ò un olfatto debole. Se ài un olfatto sensibile lo senti anche da più distante.

      23 Gennaio 2020
    • Manolo Tancredi said:

      Tra l’altro io non ho mai capito: quelli che comprano il Durian intero (viene venduto intero comunemente in tanti supermercati anche a Bangkok, Taipei, etc.) – una bestia corazzata che peserà 2 o 3 chili – poi a casa come lo aprono? Con la motosega? Con la scimitarra?

      23 Gennaio 2020
    • andreaber said:

      Ho mangiato un paio di volte il gelato al durian e mi è piaciuto parecchio.Però ammetto che sono una di quelle persone a cui piace l’odore della benzina e ogni volta che lo sento mi aumenta la salivazione.
      Quando ho mangiato quel gelato ho sentito inizialmente un sapore come di un melone maturato un po’ troppo dopodichè è subentrato un sapore molto ricco, difficile da descrivere (ricordava una sorta di idrocarburo ma gradevole), che mi ha fatto provare una sensazione molto simile a quando annuso la benzina, aumento della salivazione compreso.
      (forse è un doppio post ma non sono sicuro che quando ho postato il primo messaggio l’operazione sia andata a buon fine)

      23 Gennaio 2020
  9. stephen said:

    quando vado a fare viaggi di piacere in (soprattutto) capitali o città importanti di solito mi mangio uno o più piatti “iconici” che è quasi mondialmente riconosciuto e ne assaggio le differenze e questo alle volte mi da conferma di magari cosa vedo in giro o cosa sento o chiedo (sono assillante per chi mi ospita in airbnb, poverini). per esempio a copenhagen hanno molti dolciumi ovunque, le loro pasticcerie sono *insopportabilmente* dolci e comunque danno un “tocco” di dolce a vari piatti, prendo una pizza in un posto d’asporto, normalissimo, come se fossi un comune copenaghese di fretta e l’imposto e il pomodoro erano virati al dolce.

    non lo prendo come metodo scientifico, perché non lo è, ma alle volte mi vengono delle ipotesi secondo come variano queste icone del cibo e poi vado a cercare se è vero o no.

    per rimanere in tema italiani, ho incontrato italianiSSIMI che si sono sopresi che mangiassi:
    – coniglio (come mattia, confermo)
    – cavallo
    – cinghiale
    – asino
    – cervo, credo? credo fosse ragù di cervo, o simile.
    – cozze
    – ricci o crostacei “piccoli e brutti” (le aragoste erano un’altra categoria)
    – che mettessi la frutta sulla pizza schifandosi (quando c’era pere e gorgonzola bello sulla lista)
    – insaccati felini
    – salamelle (“coi grumi di carne e grasso”)

    ormai la prendo come una barzelletta

    22 Gennaio 2020
  10. baron litron said:

    ci sono persone che mangiano e bevono anche per gustare e apprezzare (ciascuno a modo suo) il cibo che stanno consumando.
    altre invece mangiano e bevono per non morire di fame
    in molti paesi europei e in estremo oriente quelli del primo tipo sono la maggioranza, ciascuno a modo suo, e ciascuno convinto di gustare il meglio, parecchi anche curiosi verso cucine diverse.
    altrove il pasto è considerato quasi come un supplizio necessario, penso a inglesi e olandesi per dire, e a quelli – con i dovuti accorgimenti – puoi vendere qualsiasi cibo commestibile praticamente a qualsiasi prezzo.

    quanto all’aspetto commerciale, nutrirsi è universale e fondamentale, per cui la concorrenza è spietata a tutti i livelli, e i margini non sono poi gran cosa.
    ovvio che il gusto di qualsiasi cucina esotica deve adattarsi a quello locale, a meno di non avere comunità di forestieri abbastanza grandi da sostenere un mercato o di sapersi vendere molto bene: che sia ghetto o nicchia ha poco a che vedere col gusto

    io poi in Giappone ho mangiato male una volta sola, e pure in Cina, e ci sono stato un paio d’anni in totale, anche se certi odori e spettacoli non sono proprio digeribili, a prima vista

    23 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      In questi tempi di brexit amici inglesi di una certa età mi hanno raccontato di come fosse povera in varietà l’alimentazione in Inghilterra prima dell’adesione all’UE. Addirittura c’erano turisti inglesi che al primo viaggio nel “continente” si sentivano male dopo aver mangiato cibi che non avevano mai provato prima in patria e che erano normalissimi per qualsiasi europeo.

      23 Gennaio 2020
  11. giulyfly said:

    Un saluto a tutti.A proposito di coniglio come cibo, volevo condividere l’esperienza di uno stage lavorativo in una multinazionale dei frigoriferi. Per i prodotti destinati a UK e Stati Uniti, i cassetti dei frigoriferi e dei congelatori sono diversi da quelli destinati al resto d’Europa: non ci sono i pittogrammi con animaletti con le orecchie lunghe… insomma non si mettono conigli in congelatore.

    24 Gennaio 2020

Comments are closed.