Perché esiste un giornale come il Foglio

Giornali come il Foglio non stanno in piedi senza contributi all’editoria per una semplice ragione: non sono scritti per i lettori che vanno in edicola a comprarli. Un giornale così non viene scritto con lo scopo di vendere (e quindi di rendere sostenibile l’impresa editoriale). Le copie che vendono sono un di più.
Un giornale come il Foglio viene scritto per essere citato dalle rassegne stampa e per ottenere spazi televisivi per chi lo scrive.

I dati di vendita del foglio non li ò trovati, ma per capirci, un giornale come La Verità a settembre à fatto quasi 30 mila copie di vendita totale (cartacea più di digitale). Libero 29 mila, il manifesto solo 11 mila.
Sono numeri piccolissimi: credete davvero che riescano a influenzare l’opinione pubblica comunicando a 30 mila persone? Sono numericamente inesistenti. Di siti internet, canali iutiub, profili instagram o feisbuc che, giornalmente, fanno numeri comparabili o (molto) maggiori ce ne sono un fottio.
Con una differenza però: quando alla TV fanno la rassegna stampa non menzionano quello che à detto “Ciccio Calippo” su feisbuc, anche se il suo post à raggiunto 300 mila persone. Citano quello che dice Feltri su Libero che raggiunge un decimo delle persone.

Se voi guardate i numeri vi rendete conto che scrivere un giornale non serve a comunicare qualcosa direttamente ai lettori. Serve solo come patente per rivendicare uno spazio in televisione.
Uno spazio che poi ti consente di acquisire una visibilità che altrimenti con le tue poche mila copie non raggiungeresti mai.
Chi scrive uno di questi giornali letti da pochissime persone non lo fa perché vuole comunicare qualcosa ai quattro gatti che lo comprano. Lo fa solo perché quando ài un quotidiano di carta che esce nelle edicole tutti i giorni poi la TV ti cita nelle rassegne stampa viste da una quantità di gente 100 volte superiore, lo fa perché poi invitano il direttore al programma televisivo.

Un giornale come Il Foglio serve perché così invitano il suo direttore Cerasa a diMartedì, dove raggiunge 1,3 milioni di persone. E sì, la TV è in crisi, ma sono pur sempre 1,3 milioni di persone. Col suo foglio non le raggiungerebbe mai. Ma proprio mai.
Senza quelle ospitate televisive Cerasa sarebbe un signor nessuno ascoltato da quattro gatti.
È che in TV non ci entri così perché garba a te, ci entri se ài una patente di autorevolezza, e questa patente è il giornale di carta che esce tutti i giorni.

Il gioco à anche una sua ragione di esistere. Chi investe in un giornale sa bene che non sta investendo in una impresa redditizia, sa bene che i giornali economicamente non stanno in piedi. Lo sa che perderà quattrini. Lo fa perché così però guadagna spazi di visibilità televisiva per le idee che vuole trasmettere col giornale che finanzia. Accetta di perdere dei quattrini per scrivere, stampare, e diffondere un giornale che arriva a pochissime persone perché così si compra il biglietto d’ingresso a spazi televisivi che altrimenti gli costerebbero molto di più. Non gli si può contestare niente, la strategia à una sua logica (ed è per quello che lo fanno). Ed è pure tutto legittimo: nessuno ti vieta di buttare i tuoi quattrini per pubblicare un giornale letto da nessuno se poi le TV, altrettanto legittimamente, lo ritengono un criterio sufficiente per invitare il tuo direttore o caporedattore a parlare in TV.

Però questo giochetto ve lo pagate coi vostri soldi, non con quelli dei contribuenti. Fate pure tutti i giornali in perdita che volete e se la contropartita di visibilità che ricevete vale i soldi che buttate fate pure bene. Ma i soldi li buttate voi.

15 Comments

  1. Emanuele said:

    I giornali sono più citati non solo in tv ma anche nei social, che oggi sono la piazza pubblica che raggiunge più persone, perché l’idea che vengano da un giornale psicologicamente rende più importante approvare o contrastare le sue notizie.
    Infatti i siti informativi pure importanti, che non siano estensioni dei giornali cartacei, vengono filati molto meno non solo dalle tv ma anche, appunto, nei social.
    Quindi se io oggi volessi influenzare l’opinione pubblica e ne avessi la possibilità sceglierei senz’altro la forma del giornale. Venduto a pochi intimi ma citato ovunque.

    31 Dicembre 2019
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  2. Julien Sorel said:

    Nel caso de “Il Foglio” e di “Radio Radicale” la cosa assume dei connotati comici. “Il Foglio” e “Radio Radicale” infatti si dimostrano totalmente incoerenti con la loro propaganda politica e ideologica. “Il Foglio” e “Radio Radicale” da un lato sono autori di una propaganda fortemente liberista e thatcheriana. Sono contrari alla spesa pubblica, per le privatizzazioni, contro dazi e protezionismi, contro i sussidi e il reddito di cittadinanza e poi… e poi si tengono in piedi proprio grazie ai sussidi. Siano coerenti e, se detestano così tanto la spesa pubblica e i sussidi, campino con fondi privati. “Il Foglio” e “Radio Radicale” sono due perfetti esempi di chi vuol fare il liberista col portafoglio degli altri, cosa che rende i sussidi pubblici a questi organi di informazione particolarmente odiosi e renderà particolarmente gustosa la loro chiusura, se mai ci sarà (siamo in Italia, non illudiamoci, una qualche supercazzola per salvargli le chiappe la troveranno).

    31 Dicembre 2019
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  3. ava said:

    I fondi per l’ editoria nascono nel 1981 in Italia, sicuramente per mettere i binari all’ informazione dopo i terribili anni di piombo . All’ epoca i giornali si leggevano ancora. Oggi i giornali esistono per due ragioni: per la visibilità , come dici tu, e per prendere i soldi da enti che vogliono addomesticare le notizie ( Altrimenti non ti spieghi come mai ci sono pubblicità dell’ ENI nei giornali. )o per fare mera propaganda politica, che magari sarà poca roba ma è sempre meglio di niente. Ovvero se il foglio lo leggono in 10000 persone , sono sempre 10000 voti che con il calo dell’ affluenza contano pur sempre qualcosa. A mio avviso i fondi per l’e ditoria vanno chiusi e , una volta tanto per dare ragione a Greta, penso che i giornali dovrebbero essere pubblicati solo online per risparmiare carta visto che tanto non li legge mai nessuno per intero,

    1 Gennaio 2020
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    • Emanuele said:

      Ma qualcuno ha mai calcolato quanta energia costa un click sull’articolo di un giornale pubblicato in qualche altra parte del mondo con i dati immagazzinati in data center colossali e la banda intasata da pubblicità fissa e video?

      2 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Ma qualcuno ha mai calcolato quanta energia costa un click sull’articolo di un giornale pubblicato in qualche altra parte del mondo con i dati immagazzinati in data center colossali e la banda intasata da pubblicità fissa e video?

      Boh, non lo so: ài qualche dato?

      2 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      No, solo ricordi di anni fa quando lessi un articolo dove si spiegava che il digitale ha un impatto ambientale sottovalutato, in particolare per la necessità di data center sempre più affamati di energia. E poi anche per l’energia e i materiali che servono per produrre l’hardware.

      2 Gennaio 2020
    • mattia said:

      No, solo ricordi di anni fa quando lessi un articolo dove si spiegava che il digitale ha un impatto ambientale sottovalutato, in particolare per la necessità di data center sempre più affamati di energia. E poi anche per l’energia e i materiali che servono per produrre l’hardware.

      A parità di informazioni trasmesse?

      2 Gennaio 2020
  4. Emanuele said:

    Non ne ho idea, però c’è da considerare che una percentuale del traffico internet (anche questa non so valutarla) è costituita da cazzate da bar, in poche parole la maggioranza delle discussioni e di immagini e video postate sui social. Dal momentoche il fenomeno riguarda miliardi di persone l’impatto dovrebbe comunque essere considerevole. Nulla di tutto questo sarebbe mai stato trasmesso su carta o altro mezzo fisico prima di internet.

    3 Gennaio 2020
    Reply
    • mattia said:

      In questo articolo spiegano come certe attività aumentano l’impatto ambientale attraverso il consumo di banda.

      Zero numeri, zero quantificazione dei fenomeni –> cestino.

      9 Gennaio 2020
    • Emanuele said:

      E’ un blog rivolto al pubblico generalista, se ci sono studi in quei settori si possono cercare.
      Ma a parte questo, se io clicco il link X e per arrivare a scaricare la pagina attraverso tot server in giro per il mondo questo consuma energia. Se poi oltre alla pagina arrivano pubblicità, magari in video, che a loro volta pescano da altri server e intasano la bansa anche questo consuma energia. Poi il discorso sul video streaming che consuma più dello stesso scaricato e visto in locale può essere verificato. In un mondo dove lo streaming ormai è la norma sarebbe un fattore importantissimo da considerare.
      Moltiplica per miliardi e miliardi i click ogni giorno…
      I calcoli per l’auto elettrica li hai fatti, e tra l’altro mi hanno interessato molto. Potresti farli anche per internet.

      9 Gennaio 2020
    • mattia said:

      Ma a parte questo, se io clicco il link X e per arrivare a scaricare la pagina attraverso tot server in giro per il mondo questo consuma energia

      Mai detto il contrario. La domanda è “quanta”.

      Moltiplica per miliardi e miliardi i click ogni giorno…

      ecco, questo discorso no.
      L’ò già spiegato qui: https://www.butta.org/2019/05/24/se-lo-facessero-tutti/

      I calcoli per l’auto elettrica li hai fatti, e tra l’altro mi hanno interessato molto. Potresti farli anche per internet.

      Sei tu che hai tirato fuori la questione. Perché dovrei farli io i conti?

      9 Gennaio 2020
    • kheimon said:

      Non leggo articoli con titoli tipo “X modi/ragioni/… per fare/comprare/… Y”, come non leggo articoli il cui titolo è una domanda.
      Le poche volte che contravvengo alla mia stessa regola trovo robusta conferma di quanto sia buona.

      10 Gennaio 2020
  5. Emanuele said:

    “Sei tu che hai tirato fuori la questione. Perché dovrei farli io i conti?”
    Perché tu sei un ricercatore più in gamba di me nel cercare studi scientifici.
    Se mi interessassi di queste cose come te, che di energia parli spesso e in genere per evidenziare i punti deboli dei ragionamenti estremisti come quelli di chi vorrebbe tornare al medievo per non inquinare, sarei il primo a voler cercare conferme. Anche perché, vuoi mettere la soddisfazione di sputtanare l’estremista verde che usa internet perché inquina meno?

    “ecco, questo discorso no”.
    Non vedo perché no. Se X consuma tot, miliardi di X consumano miliardi di tot.
    Tutto sta a vedere se quel tot è compatibile con l’idea di risparmio energetico che viene accettata parlando di digitale. Perché se davvero un click consuma molto più di quanto si crede nagari non si parlerebbe più di 0,1% ma di valori che potrebbero essere importanti.

    10 Gennaio 2020
    Reply

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