I raptus esistono

È passato qualche mese ormai, e probabilmente non vi ricorderete nemmeno più della vicenda. Magari ora che ve la rammento qualche sbiadito ricordo vi tornerà alla mente, ma per i più sarà soltanto uno dei numerosi fatti di cronaca che si succedono nella cronologia dei giornali, che ci fanno appassionare qualche giorno e che poi dimentichiamo alla svelta per traslare la nostra indignazione a buon mercato su qualcos’altro.

Una giovane donna scompare. Dopo qualche giorno viene arrestato un uomo che confessa: l’à uccisa e à occultato il cadavere.
Dopo poco iniziano a emergere i dettagli: egli era invaghito di lei che però era lesbica e rifiutava il suo corteggiamento. Accettava però di andare a pranzo con lui e proprio dopo un pranzo domenicale in seguito all’ennesimo rifiuto gli è salita una rabbia tale che l’à portato ad ucciderla.
Salta fuori che questo tizio aveva una personalità disturbata. Nonostante i rifiuti andava in giro a dire che ella era la sua fidanzata. Dopo averla uccisa la porta in un bosco e dorme con lei due notti tenendola per mano.

Dagli elementi che si leggono sui giornali è chiaro che si tratta di una persona con grossi problemi psicologici che non è capace di gestire la propria sfera affettiva. A questo contribuisce poi il fatto che la ragazza non è chiara nei suoi comportamenti: se tu vedi che un uomo è invaghito di te e tu non vuoi saperne non ci vai assieme in trattoria la domenica a pranzo, non lo illudi se sai che è uno che si fa i castelli in aria. Tronchi la relazione in modo chiaro e deciso.

Non è però questa la storia di cui voglio parlare. Perché fino a qua abbiamo descritto un tragico caso di cronaca. Uno di quelli che non risolvi né vietando le armi da fuoco (come pensano ingenuamente coloro che sono convinti di abolire la violenza sulle donne con una legge che vieta la vendita di pistole e fucili) né facendo alla lotta al patriarcato. È uno di quei casi che risolvi solo investendo nell’educazione sentimentale e nella sanità mentale, una cosa che fatta su larga scala è mostruosamente difficile.

No, la storia di cui voglio parlare è ciò che è successo dopo. I giornali raccontano della confessione, dicono che è scoppiato a piangere, iniziano a parlare di “raptus”. Non l’avessero mai fatto. La contraerea femminista parte all’attacco. Non si può parlare di “raptus”, è femminicidio!1!!!
Non accettano che si raccontino fatti che descrivono quelle che appaiono come scusanti: à commesso un femminicidio, quindi è il male in persona e deve essere esposto al pubblico ludibrio. Ogni tentativo di spiegare come sono andati i fatti che include una anche minima giustificazione è bollato come una bestemmia.

Purtroppo però i raptus esistono. È un fatto. Può non piacere ai femministi ma è così. Ci sono persone che sono tra le più buone del mondo ma che in un momento di particolare stress mentale vanno in black-out e diventano violente. Non esistono solo persone che sono “buone sempre” o “cattive sempre“, esistono anche persone che sono normalmente buone ma alle quali può capitare un momento di rabbia scatenato da chissà cosa. Penso che non sia così sconvolgente come informazione. Sarà capitato a tutti noi di avere un momento di rabbia, scatenato dai più disparati motivi. Poi normalmente noi la sappiamo gestire e non ci mettiamo a devastare l’ufficio con una mazza da baseball se la stampante non funziona. Una mente fragile invece non riesce a gestire il momento di rabbia e arriva a conseguenze tragiche.

È possibile che questo signore fosse davvero una persona normalmente buona, uno che però non è mai cresciuto sentimentalmente e che si illudeva di una relazione che non c’era e non ci sarebbe mai stata. Magari non à saputo gestire il rifiuto, magari si è sentito usato, lo sa il cielo cosa è passato da quella testa, e à commesso quell’omicidio. Un raptus? Sì, un raptus, quindi?
Un “gigante buono” come lo à definito un giornale? Sì, un “gigante buono” emozionalmente immaturo che à un raptus. Quindi?

Noi non sappiamo se è veramente andata così, e per quello che ci riguarda importa poco. Il problema è che per i femministi non si può dire. Non perché non sia vero, ma perché è vietato descrivere un l’omicidio di una donna come un raptus di una persona normalmente buona. Non si può dire.
L’omicidio di una donna deve essere necessariamente descritto come commesso da una persona malvagia nell’anima, il diavolo in persona. Se tu provi a descrivere il fatto di cronaca dicendo che è stato un raptus di una persona generalmente buona ti dicono che fai “apologia” dell’assassino, dicono che lo difendi, che cerchi delle attenuanti. Che stai dalla parte dell’assassino e non dalla parte della donna uccisa.

Anche se è la realtà.
Anche se è stato veramente un raptus. Non lo puoi dire.
Addirittura arrivano a contestare i giornali che raccontano come l’uomo sia stato collaborativo durante l’interrogatorio. È un punto (anche se solo di striscio) a suo favore, quindi non si può raccontare. Anche se è vero.

La distorsione mentale dei femministi à portato a questa perversione: non puoi più raccontare la realtà se questa non ricalca il modello mentale che ànno in testa eglino.
Un modello semplicistico, bene e male separati con l’accetta, che serve più a loro per dire “noi siamo i buoni” e per dar loro una ragione di vita nel combattere “il male” che invece ad analizzare e a risolvere un problema. Un modello per menti povere e aride alle quale non puoi raccontare la complessità della mente umana ma devi dare un modello semplice.

La povertà di queste menti è problema solo delle persone attaccate a quei cervelli. Il problema nostro è che pretendono di silenziare anche coloro che invece cercano di raccontare la (più complessa) realtà. Non solo non la vogliono ascoltare, ma vogliono impedirti di raccontarla. Così diventa scandalo se parli di raptus, ti scaraventano quintali di letame addosso dicendoti che stai dalla parte di chi commette i “femminicidi“. Qualcuno resiste mentre qualcun altro soccombe e si adatta al diktat.

Perdiamo così un altro cantuccio di libertà, perdiamo il diritto di raccontare un fatto di cronaca per come è capitato se non risponde a come i femministi immaginano il mondo.
Quando dico che il femminismo è un cancro intendo questo danno che fanno alla società.

8 Comments

  1. ava said:

    Non sono granchè d’accordo. prima di tutto perchè non è necessario essere ” buoni ” per non ammazzare, o meglio si può tranquillamente essere ” cattivi ” senza ammazzare nessuno, basti pensare ai soliti leoni da tastiera.
    In altri termini il ” raptus” ( termine che in psichiatria non esiste) ovvero l’ attacco improvviso di violenza può teoricamente accadere a chiunque, ma a meno di influenza di sostanze psicotrope è sintomo di gravi disturbi mentali a monte. In altri termini non esiste una persona normale ” colta da raptus” perchè , perlappunto, proprio perchè è stata colta significa che è fragile e anche potenzialmente pericolosa. Basti pensare ai veterani di guerra disadattati che commettono violenze; non sono ” raptus ” nati dal nulla ma da specifici traumi e quindi da patologie mentali.
    Quindi direi che l’ omicida non può essere classificato come ” buono gli altri giorni” e ” cattivo ” il giorno del raptus, semmai possiamo dire che è una persona psicologicamente fragile e potezialmente violenta, che ha costruito il gesto mostruoso covando traumi un pò alla volta e che , alla fine, è scoppiato, ovvero ha esternato in un gesto inconsulto .
    Ricordo che si parlò molto di ” raptus” nel caso dell’ omicidio di Cogne, e proprio Crepet spiegò bene che il termine ” raptus” in psichiatria non esiste. Ecco un esempio di intervista:
    https://ofcs.report/internazionale/difesa-e-sicurezza-nazionale/psichiatria-mencacci-il-raptus-omicida-non-esiste-e-solo-la-cattiveria/
    vabbè, e comunque , sul femminicidio: a me il termine non piace. è omicidio , fine. non è più grave o meno grave di un infanticidio, dell’ omicidio di chiunque non sia in grado di difendersi. Il motivo del feminicidio è la violenza dell’ omicida.
    Ecco un pezzo dell’ intervista : “Qual è secondo lei la connessione tra raptus omicida e femminicidio?
    “La connessione non c’è. Ci sono uomini che odiano le donne, che sono sopraffattori e prevaricatori e quindi violenti. È questo l’unico rapporto”
    È giusto quindi parlare di femminicidio?
    “Si deve parlare di omicidio di genere e si deve tornare a parlare di sopraffazione, prepotenza e violenza”..”

    11 Dicembre 2019
    • mattia said:

      Ecco un pezzo dell’ intervista : “Qual è secondo lei la connessione tra raptus omicida e femminicidio?
      “La connessione non c’è. Ci sono uomini che odiano le donne, che sono sopraffattori e prevaricatori e quindi violenti. È questo l’unico rapporto”
      È giusto quindi parlare di femminicidio?

      Stavo per scrivere tutta una risposta articolata.
      Poi ò letto questa scemenza e ò lasciato perdere.

      11 Dicembre 2019
    • Cullà said:

      Crepet potrà anche giocare con le parole e dire che il raptus in psichiatria non esiste, ma l’episodio psicotico transitorio, volgarmente crollo psicotico, esiste sì.
      E descrive proprio questo fenomeno: una persona che *apparentemente* senza una buona ragione, perde la brocca e commette atti inconsulti, senza un razionale esame di realtà. Il termine raptus è scientificamente improprio, va bene, così come lo sarebbe parlare di pulsione di morte non bonificata: abbiamo sviluppato costrutti migliori. Questo non vuol dire che il fenomeno soggiaciente al costrutto sia un illusione.
      È sempre turbante, ma è la realtà: chiunque può perdere il controllo, non solo gli “instabili” e i deboli. L’illusione del controllo è data dalla salienza della coscienza, a noi sembra di essere in controllo di qualcosa, ma la maggior parte dell’attività mentale avviene al di fuori della volontà e della consapevolezza. Letteralmente, prima ci muoviamo e poi pensiamo di muoverci.
      Di solito pensiamo abbastanza in fretta per inibire azioni indesiderate, ma non c’è nessuna garanzia che questo accada sempre e a tutti noi.
      L’esempio che tu fai del PTSD dice esattamente questo: il trauma altro non fa che danneggiare (anche a livello strutturale del substrato) le funzioni esecutive e di controllo centrale, rendendo più difficile e aleatoria questa opera di inibizione. Ma non è necessaria una guerra per avere un esecutivo subottimale.

      12 Dicembre 2019
    • mattia said:

      Cullà

      perfetto, l’ài spiegato meglio di me. Grazie.

      12 Dicembre 2019
    • ava said:

      io parlo riportando le opinioni altrui di gente molto più competente di me in questo campo per l’ ovvia ragione che per me discernere la ” scemenza” dalla ” verità” sia impossibile in campi specialistici e tecnici che non sono il mio .
      Cazzate quelle di Crepet e di altri ( perchè non è il solo che sostiene che il ” raptus” non esista)? benissimo prendo atto .
      Io me ne tengo fuori, penso sia una questione da tecnici, ci manca solo che un medico si metta a rompete i maroni per come armo i pilastri.
      Certo se ci sono autorevoli pareri contrari mi vien da pensare che , forse, ci sia ancora un dibattito in corso in merito, e lascio spazio agli ” esperti”.

      13 Dicembre 2019
    • mattia said:

      Io me ne tengo fuori, penso sia una questione da tecnici, ci manca solo che un medico si metta a rompete i maroni per come armo i pilastri.

      Non ài capito la contestazione.
      Qualcuno sopra l’à spiegato meglio di me. Rileggilo.

      13 Dicembre 2019
  2. Julien Sorel said:

    Un attimo, i raptus esistono solo se una donna uccide un uomo o un bambino. Inoltre se una donna uccide un infante in un raptus, la colpa principale, come ovvio che sia, è del marito che non si cura della moglie infanticida. Se invece è l’uomo che uccide una donna allora non c’è nessun raptus. Insomma professor Butta, non dimentichi le basi del doppiopesismo femminista. Scherzi a parte, questi personaggi non capiscono, o più probabilmente fingono di non capire, che parlare di raptus non significa giustificare l’accaduto, ma comprendere il contesto in sede processuale onde stabilire l’entità della pena per il reo. In sostanza ci troviamo di fronte a personaggi che, da un lato sbraitano contro il cattolicesimo, dall’altro vogliono introdurre una sorta di Santa Inquisizione femminista e politicamente corretta in cui, per reati che riguardano la sfera sessuale, coniugale, familiare e sentimentale non è possibile per il reo o presunto tale alcuna difesa e in cui la pena deve sempre essere la massima possibile a prescindere dal contesto. Ovviamente, sia chiaro, la massima severità e l’assenza di garantismo vanno applicati solo se l’inquisito è di sesso maschile, se è di sesso femminile vanno usate tutta la cautele e la garanzie possibili e la pena deve essere leggerissima . Davvero ci troviamo di fronte a gente che crede di essere “rivoluzionaria” e invece è inconsapevolmente reazionaria.

    11 Dicembre 2019
  3. Maria said:

    È la stessa cosa che ho pensato dopo aver visionato questo video
    https://m.youtube.com/watch?v=MeADiPaxvog
    Questa Adele ha commesso un omicidio efferatissimo, ma dimostra un’ingenuità sconcertante e istintivamente le credo quando dice “30 coltellate? Neanche mi ricordo” 😅 percepisco una sofferenza sincera quando parla

    24 Dicembre 2019

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