Forse spingono la porta anziché tirarla

Lo scorso maggio calenda è andato in TV a magnificare il sistema sanitario nazionale italiano in virtù del fatto che è gratuito, non come i cattivoni americani che ti fanno pagare fantastilioni di dollari. Che vabbe’, era una stupidaggine su multipli livelli e l’avevo già spiegato qui.
Oggi però il nostro eroe riesce a scrivere questo tuitt:

Ora, non sto qui a spiegare per la kappesima volta che “sistema basato sulle assicurazioni” non significa necessariamente “sistema USA”, ché ci sono paesi dove c’è un sistema sanitario basato sulle assicurazioni che funziona bene e a prezzi (delle assicurazioni) economici.
Non sto neanche a spiegare che io con la mia assicurazione sanitaria pagata dal mio datore di lavoro ottengo una visita in pochi giorni, non in 8 mesi.

Mi limito a osservare che non puoi un giorno esaltare il SSN italiano gratuito e poi dire il giorno dopo che 4 milioni di italiani non ànno accesso alle cure. Le due cose non stanno in piedi insieme, a meno che non intenta dire che quei 4 milioni di italiani non possono accedere alle cure perché non trovano la porta d’ingresso dell’ospedale, oppure perché, se la trovano, spingono invece di tirare.
Allo stesso modo non puoi esaltare il SSN italiano perché le cure di cui aveva bisogno tua moglie sono accessibili mentre le cure di cui ànno bisogno altri 4 milioni di italiani non sono accessibili.
Se ci sono 4 milioni di persone senza accesso alle cure il sistema fa cacare, anche se tua moglie è stata curata bene.

Non è che si chiede tanto, solo un po’ di coerenza.

10 Comments

  1. mamoru said:

    alla fine e’ lo stesso discorso per gli incidenti stradali: se non sei assicurato paghi di tasca tua, se lo sei paga l’assicurazione.
    e se ci scappa il morto hai voglia dei soldi che ti chiedono, altro che prestazioni mediche.
    pero’ nessuno si straccia le vesti per le polizze auto che da regione a regione possono variare anche del doppio da quanto sentivo.

    ps comunque in giappone ho spesso fatto visite specialistiche in giornata senza appuntamemto (ho dovuto aspettare in ospedale, ma me la son sempre cavata in 1/2 giornata
    con appuntamento entro il mese. tipo in maxillofacciale per l’intervento chirurgico in bocca.

    4 Dicembre 2019
  2. Paolo Ghezzi said:

    Coerenza? Da un politico? E per giunta da un politico di sinistra?
    Era una battuta, vero?

    4 Dicembre 2019
  3. Nick said:

    Non so, credo che “non avere accesso alle cure” intendesse che aspetti una vita e in parte e’ come se non avessi accesso alle cure, alla faccia della prevenzione.
    Tipo io ho prenotato una visita dermatologica con il SSN e devo aspettare 4 mesi (in un’ospedale a circa 50km da casa, che negli ospedali piu’ vicini era dai 6 mesi in su. Stessa cosa per un’altra visita (fatta dal medico di base con richiesta di prestazione urgente da fare entro 30gg).
    Comunque vedo che si stanno diffondendo sistemi integrativi, tipo il Metasalute del contratto metalmeccanico, in cui la ditta versa una quota mensilmente per ogni lavoratore e hai accesso a convenzioni con strutture sanitarie private. Quindi si’, il pubblico non sta funzionando affatto bene, almeno qui al nord ( e immagino che al centro-sud funzioni ancora peggio)

    4 Dicembre 2019
  4. Sciking said:

    Non ci arrivano, purtroppo. Si fanno 8 mesi di attesa, pagano un ticket esagerato (qualche tempo fa chiamai una clinica per una visita oculistica, 39€ privata dopo due settimane, 35€ con SSN dopo Dio sa solo quanto) e sono pure contenti perché “beh, almeno non siamo in America!1!”. Una volta ho provato a spiegare ad alcuni che con le assicurazioni non si muore per strada teorizzando un sistema in cui l’assicurazione base te la paga lo stato tramite un voucher (ovviamente quel voucher viene pagato con le tasse, ho provato a spiegarlo ma era troppo difficile per loro, poi non sia mai avere una responsabilità…) e poi se vuoi ti paghi di tasca tua degli optional, non ci sono arrivati nemmeno così.
    Tra l’altro verrebbe da chiedersi, molto empiricamente: Se la sanità calabrese ce la invidiano in tutto il mondo negli altri paesi ci sono gli sciamani al pronto soccorso?

    5 Dicembre 2019
  5. kheimon said:

    Allora, intanto noto che uno dei primi problemi che viene a crearsi in questo genere di discussioni è che nel giro di pochi minuti si iniziano a citare le proprie esperienze personali: la moglie di Calenda, Mattia che non deve aspettare 8 mesi, io che tiro fuori mio papà, ecc. Chiaramente fare riferimento ad aneddoti non ci porta da nessuna parte.

    Ma a parte questo, il problema vero è che nessuno prova a fare una disamina di quelli che sono i pro e i contro di ciascuna soluzione, ma urla enfaticamente che una due soluzioni è marcatamente superiore in maniera del tutto autoevidente.

    Niente di più falso, ovviamente.

    La prima cosa da sottolineare è che in realtà le similitudini tra sanità prevalentemente pubblica e sanità prevalentemente privata basata sul sistema delle assicurazioni sono piuttosto estese: da un lato hai le tasse, dall’altro i premi assicurativi; da un lato hai gli evasori, dall’altro i frodatori; da un lato hai logiche di entitlement complesse e necessarie a non mandare il sistema in vacca e proteggerlo dagli abusi (e.g. in UK puoi avere una riduzione del seno presso l’NHS solo se dimostri di aver provato intanto a dimagrire), dall’altro logiche di entitlement altrettanto complesse, nascoste nelle pieghe leguleie di contratti bizantini, e comunque necessarie per mantenere il sistema in equilibrio.

    Allora le differenze si nascondono nei dettagli, che come sappiamo sono la specialità del diavolo. Per questo, purtroppo, il discorso è diabolicamente complesso.

    Una prima approssimazione vede il sistema delle assicurazioni più equo ed efficiente perché fa pagare di più i soggetti che indulgono in comportamenti a rischio (fumatori, ecc.) e dispensa a improduttivi e irresponsabili la giusta “punizione”. Il risvolto della medaglia è che quel sistema appare meno compassionevole esattamente per le stesse ragioni, e alcuni di noi sentono un obbligo morale e/o religioso alla compassione. Ma molto dipende da cosa si intende effettivamente per compassione: in presenza di risorse limitate quali quelle di cui disponiamo, è vera compassione dare una sala operatoria aggratis a un ergastolano per stupro e omicidio, a discapito di un uomo buono e responsabile che ha contribuito positivamente alla società (e alla sua assicurazione sanitaria) per 40 anni?

    La presenza di una struttura privata con azionisti e quant’altro porta più efficienza o al contrario introduce overhead, quale ad esempio il fatto che i suddetti azionisti si aspettano di ricevere una parte dei profitti? E chi sono questi azionisti? Nel caso degli USA, ad esempio, potrebbero essere gli stessi pazienti il cui fondo pensione investe nelle azioni delle assicurazioni sanitarie!

    Come considerare le condizioni pre-esistenti? Possiamo elencarle come fattori di rischio ai fini di determinare un premio assicurativo? Se la risposta è no (perché sarebbe crudele e immorale?), che senso ha parlare di assicurazione quando la valutazione del rischio è proibita per via normativa? Si tratta solo di una tassa raccolta da un privato.

    E nel caso di una soluzione prevalentemente pubblica, che ne è della mia libertà se decido che sono disposto a non pagare per la sanità (perché con quei soldi voglio farmi invece un TV al plasma al mese, o mandare mio figlio ad Harvard) e se mi becco un cancro amen? Si potrebbe dire che è una mia libera scelta, come quella di mangiare solo patate per 3 mesi così da potermi comprare un iPhone. È una mia scelta, del cazzo, ma pur sempre una mia scelta.

    Vi sto parlando di valutazioni morali ed economiche complesse ed intricate, mica de sarsicce (cit. Boris).

    6 Dicembre 2019
    • mattia said:

      Due considerazioni:

      1)
      Una prima approssimazione vede il sistema delle assicurazioni più equo ed efficiente perché fa pagare di più i soggetti che indulgono in comportamenti a rischio (fumatori, ecc.) e dispensa a improduttivi e irresponsabili la giusta “punizione”. Il risvolto della medaglia è che…

      Attenzione, io non sto dicendo che un SSN privato è meglio di un pubblico. Anzi, sono quasi sicuro di aver scritto qui, in passato che per me è del tutto indifferente se la mia assicurazione è gestita dallo Stato o da un privato. Perché di fatto sempre una assicurazione è: tu paghi una quota mensile a qualcuno che poi in caso di bisogno ti dà cure mediche. Che questo qualcuno sia lo Stato o una compagnia privata non me ne frega niente. Ciò che mi importi è che funzioni bene (ossia mi dia cure di qualità e in fretta quando mi servono) e che sia equo (cioè che non dia cure gratuite a persone che non pagano il premio). Se lo Stato fosse in grado di fare ciò non avrei alcun problema ad avere un assicuratore che si chiama Stato.
      Quello che io contesto è il concetto inciso nella roccia delle menti degli italiani per cui “pubblico=bene e privato=male” per il solo fatto che il pubblico funziona meglio del privato in quanto è pubblico.
      Questa è una idiozia, ed è questa che contesto.
      E per dimostrare che è una idiozia basta un solo contro esempio, nel mio caso coi due servizi pubblici che ò usato di più in vita mia: italia, servizio pubblico che fa acqua da tutte le parti, Rep. Ceca, sistema basato sulle assicurazioni che funziona bene.
      Io contesto il falso ragionamento per cui “In USA ànnno un sistema privato, in USA la sanità funziona male, quindi la sanità privata funziona male”.

      2) Seconda riflessione.
      In questo post ciò che contestavo, prima di tutto era l’ipocrisia di calenda.
      Al di là di quello che possiamo dire sui sistemi sanitari, tu non puoi elogiare il SSN italiano perché gratuito a maggio e poi a dicembre dire che il 6,6% delle persone nel paese non à accesso alle cure.
      Perché significa che un sistema così non funziona e non puoi elogiarlo.

      6 Dicembre 2019
    • kheimon said:

      Va bene. 🙂

      Diciamo intanto che mi azzardo ad assumere che tu non abbia trovato completamente campato per aria il mio intervento e che non respingi il mio frame di riferimento; mi rendo però conto che il mio intervento non è del tutto pertinente e me ne scuso.

      Tornando appunto in tema, avevo già smesso di reputare attendibile Calenda quando ho capito qual era il suo di frame di riferimento, ovvero quando ha tirato in ballo l’esperienza della sua famiglia (alla quale auguro tutto il bene del mondo, anche perché so cosa significa trovarsi in quella situazione) con un controfattuale che non sta in piedi perché, come hanno osservato in molti, l’omologa USA della moglie avrebbe avuto quasi certamente un’assicurazione sanitaria e accesso alle migliori cure. Quanto alla contraddizione che qui lamenti (“tu non puoi elogiare il SSN italiano perché gratuito a maggio e poi a dicembre dire che il 6,6% delle persone nel paese non ha accesso alle cure”), per me si tratta di una faccenda di poco conto perché su Twitter hai 140 caratteri e in quello spazio non puoi spiegare che se da un lato elogi i fondamentali di un sistema, dall’altro riconosci comunque che soffre di gravi difetti. Non è ipocrisia, ma al più se vogliamo incoerenza, ed è tanto più tollerabile quanto più si propone una soluzione per porvi rimedio, a questi gravi difetti. Poi, che la soluzione di Calenda ai mali del SSN funzioni o meno è un altro discorso.

      Archiviato il discorso Calenda, che poi abbiamo ben altre gatte da pelare, veniamo a:

      “pubblico=bene e privato=male”

      questa è una crassa mis-caratterizzazione del pensiero mainstream italico. No, non è che pubblico=bene e privato=male, nient’affatto, l’italiano se ne sbatte alla grande del concetto astratto di pubblico vs. privato, tanto più che quando può scodella fior fiore di quattrini per un trattamento privato ritenendolo più veloce e confortevole. Piuttosto, l’italiano è culturalmente refrattario all’applicazione estrema che qui proponi del concetto di responsabilità individuale, per cui preferisce pagare un premio assicurativo alto (per tutti) mimetizzato nella fiscalità generale piuttosto di accettare l’eventualità che il suo destino sia effettivamente nelle sue mani. Pubblico o privato non entrano mai nella valutazione in via primitiva, ma solo se mai derivativa. L’italiano, esattamente come con le pensioni, in questo caso pensa “qual è la cosa peggiore che mi può succedere se mi comporto in modo irresponsabile?” e sceglie la soluzione che minimizza le conseguenze negative per la sua pellaccia. In genere coincide con la soluzione pubblica, perché il pubblico tende ad attutire le conseguenze negative delle cattive scelte del singolo. Ma se all’italiano fosse presentato un progetto pubblico come quello da te qui proposto (“tu paghi una quota mensile a qualcuno che poi in caso di bisogno ti dà cure mediche”) lo rigetterebbe immediatamente. Altro che pubblico=bene e privato=male!

      Venendo ora, appunto, proprio al tuo progetto… personalmente lo rispetto molto, ma molto di più nella versione gestita dallo Stato che non in quella gestita da privati, per ragioni che ho già espresso più sopra e in risposta a un tuo precedente intervento (il peso della regolamentazione è tale da non consentire al privato spazio di manovra per fare quello che sa fare meglio, ovvero allocare risorse in modo efficiente: il risultato è uno strano mostro dove il privato raccoglie de facto una tassa che viene in parte distribuita ai suoi azionisti).
      Tuttavia, nel caso in cui questo piano lo proponessi al mondo, troveresti l’opposizione sia di chi come me ritiene che tutti (anche gli irresponsabili) debbano essere curati, sia di quelli a favore delle assicurazioni private, i quali sono perlopiù fanatici del libero mercato per se e (quando politici) magari in tasca ai lobbisti. Ti troveresti così in una minoranza, purtroppo. Beninteso, ciò non implica affatto che tua abbia torto! 🙂

      Infine, se hai dei dati che dimostrano o perlomeno mostrano che la sanità ceca è migliore di quella italiana, su uno spazio a più dimensioni ovviamente, condividili così imparo qualcosa. Nonostante siamo sul tuo blog, la tua esperienza personale non ha valore informativo a mio avviso, esattamente come quella di Calenda.

      6 Dicembre 2019
    • mattia said:

      tl;dr

      7 Dicembre 2019
    • kheimon said:

      tl;dr

      Peccato, perché ci ho messo un po’ d’impegno e credo fosse sia pertinente, sia meno superficiale di quanto viene scritto solitamente in materia.

      7 Dicembre 2019
  6. ava said:

    Beh ma Calenda più che in logica aristotelica è un esperto di storia romana…

    6 Dicembre 2019

Comments are closed.