Con la cultura non si mangia

Da circa una settimana, forse due, un po’ tutti stanno prendendo per il culo l’ex-ministro grillino Lezzi che vuole far chiudere l’ex-ILVA. Quando le ànno chiesto come fare a riassorbire i lavoratori e il PIL perso in caso di chiusura ella à proposto di riconvertire l’economia tarantina dall’acciaio alle cozze. Sul serio, le cozze.

Qualcuno, per burla, ha provato a calcolare quante cozze si devono produrre per fare lo stesso PIL che crea l’ex-ILVA. È uscito un numero spropositato, ovviamente, irrealizzabile.

E sta bene, prendetela per il culo. Però guardate che dovete farlo anche quando salta su il pirletta di turno a dire che l’italia potrebbe vivere di solo turismo. Avete presente? Quelli che “il turismo è il petrolio dell’italia“.
Ma anche quelli che appena vedono una fila davanti a un museo per una mostra di un artista famoso ritirano fuori la famosa frase di tremonti secondo cui con la cultura non si mangia e ti dicono “visto che con la cultura si mangia?

La realtà è che davvero con la cultura non si mangia e che no, l’italia non potrebbe vivere di solo turismo.
Sono fregnacce. Sono settori con i quali non puoi creare la ricchezza che ci serve per mantenere lo stesso tenore di vita odierno. Non per così tante persone.

Se davvero credete a queste fregnacce andate a Taranto e convertite tutti i posti di lavoro dell’ex-ILVA nel turismo-petrolio-dell’-italia o in cultura. Create la stessa ricchezza che crea l’acciaieria con questi settori. Mica per 30 o 40 operai, per tutti.
Poi se vi rideranno in faccia come fanno con la lezzi non stupitevi. Ma soprattutto ricordatevi che vale sempre, anche quando non si parla di un’azienda nello specifico ma in generale. Con la cultura non si mangia, ed è vero sempre.

39 Comments

  1. kheimon said:

    C’è questa cattiva abitudine dei giornaloni di prendere le immagini un po’ crude e rozze evocate dai Cinque Stalle e riportarle verbatim (o addirittura in una sintesi banalizzante) senza alcuno sforzo di interpretazione e contestualizzazione, e allo stesso tempo prendere le uscite equivalenti in termini di rozzezza di quelli come Prodi (con l’Euro lavoreremo un giorno in meno ecc… sempre che l’abbia detto davvero — citazione necessaria) o Poletti (si creano più opportunità giocando a calcetto ecc…) e avventurarsi in sofisticate apologie della cazzata.
    Detto questo, il problema de “il turismo è il petrolio dell’Italia” per me è più che altro di diversificazione. Come ogni paese che campa di petrolio ben sa, quando cala il prezzo del petrolio o anche solo offerta e domanda calano insieme, devi avere un progetto B per la tua economia altrimenti è il Venezuela. Se il turismo è il petrolio dell’Italia mi domando cosa accadrà quando il mondo si renderà conto che puoi andare altrove e vedere cose altrettanto belle (sebbene diverse) pagando meno e essendo trattato meglio.

    18 Novembre 2019
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    • mattia said:

      mi domando cosa accadrà quando il mondo si renderà conto che puoi andare altrove e vedere cose altrettanto belle (sebbene diverse) pagando meno e essendo trattato meglio.

      Fenomeno già iniziato…

      18 Novembre 2019
    • mamoru said:

      guardati i dati del turismo giapponese, anche in posti irrilevanti i giapponesi riescono a portarci gente. si stanno accorgendo pero’ che servono una marea di soldi per correre dietro a tutti i problemi connessi. stanno iniziando a fioccare tasse ovunque per coprire le mancanze di trasporti pubblici, di alloggi, di cartelli non tradotti, di wifi “gratis” per i turisti..
      gli ospedali che non san far fronte a problemi linguistici, a gente senza assicurazione sanitaria, o che si rifiutano ancora di accettare polizze di viaggio sottoscritte appositamente per un viaggio in giappone.

      gli unici che guadagnano sono le grosse imprese e i privati che lo fanno a nero. oltre ai consulenti chevti spiegano come il turismo ti faccia aumentare il PIL.

      poi pero’ succede come nel kyushu che si son visti il grosso dei turisti (koreani) dimezzarsi a causa di scazzi politici nel giro di due mesi.
      e tutta l’infrastruttura non gira piu’… e l’economia non regge.
      poi non dimentichiamo che i turisti hanno un budget giornaliero, se aggiungi servizi mica spendono di piu’ rinunciano a qualcosa.
      qui in giappone se ne stanno accorgendo. chi spende bene secondo loro sono inglesi, italiani, americani… gente che deve spendere 1000 euro di aereo e si da il caso che siano una minoranza di pochi percento in un mare di asiatici low cost. ql che cosa fai? soldi di stato a ana e jal?
      di nuovo: tasse per tutti profitto per pochi.
      gli unici che spendevano tra gli asiatici erano alcuni cinesi che compravano prodotti qui per rivenderli in cina. quindi nemmeno turisti li si poteva definire.

      oh per non farsi mancare nulla si discute anche di casino’. e non li vogliono perche’ sanno che oltre al gioco d’azzardo poi arrivano le puttane, i debiti, i mafiosi etc e quando abiti vicino al quartiere dei puttanoni, magari non ti fa molto piacere.

      20 Novembre 2019
  2. ava said:

    la disgrazia di questo paese è aver mandato in vacca l’ industria a favore della finanza , dell’ assistenzialismo e delle cazzate ( come il buisness della cultura e del turismo) : ammesso che questo è un problema generale dell’ occidente l’ italia si è particolarmente distinta per prendersi a mazzate sui maroni. Non sia quanti sindaci e damministratori fanno di tutto per far chiudere le ditte solo per ripicca contro i proprietari.

    18 Novembre 2019
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  3. Emanuele said:

    A parte che il turismo culturale è solo una parte del turismo totale, il turismo in Italia secondo i dati più recenti conta per oltre il 13% del pil che non è uno scherzo ed occupa circa tre milioni e mezzo di persone. Considerando poi che è un settore ancora non pienamente sfruttato… In Europa ci sono Spagna e Francia che sanno vendersi molto meglio di noi e in valore economico assoluto ci superano.
    Quindi l’affermazione corretta dovrebbe essere che di sola cultura non si mangia ma comunque si mangia.

    18 Novembre 2019
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    • mattia said:

      Considerando poi che è un settore ancora non pienamente sfruttato…

      Dici?
      Le città d’arte sono sature. Tanto che ormai si è arrivati all’effetto Luna Park.
      E negli altri luoghi che potrebbero essere sfruttati la gente non ci va.
      Ad esempio, Lecce è stupenda, meravigliosa. Ma un giapponese o un cinese che va in italia a Lecce non ci va.
      Va a Roma, Venezia e Firenze. A Lecce no. Possiamo raccontarci quanto vogliamo sulle bellezze nascoste d’italia ma la quantità di persone che vanno a vedere queste località è un o piccolo di quelle che viaggiano. Puoi provarci (e lo fanno) a convincerli ad andare in destinazioni secondarie, ma uno non si fa 10 ore di areo per vedere una località secondaria (a meno che non sia la decima volta che va in italia o se non c’è qualche motivo particolare).
      Nel frattempo si sta sviluppando sempre di più il fenomeno di nuovi paese in via di sviluppo che stanno creando competizione nei confronti dell’italia. E questi paesi mangeranno via via una fetta sempre maggiore del turismo internazionale. In altre parole, la gente si sta accorgendo che ci sono cose belle da vedere anche da altre parti del mondo, e ci vanno.
      Davvero credi che si possa espandere?

      18 Novembre 2019
    • kheimon said:

      Tra l’altro Lecce, come molte altre destinazioni secondarie, non è un unicum imprescindibile. Voglio dire, puoi costruire un campione rappresentativo delle città italiane senza includere necessariamente Lecce. Per questo il turismo non “scala”: per quanto noi italiani siamo convinti che ogni borghetto, chiesa e pomodorino tipico siano indispensabili all’umana specie — la quale dovrebbe di conseguenza raccogliersi in ossequiosa adorazione e vuotare i portafogli — l’arida e impietosa realtà dei fatti è che il mondo non è necessariamente dello stesso avviso, o comunque dopo il cinquantesimo pomodorino e la cinquantesima chiesa si è fatto un’idea. Non tutti i turisti sono esperti di storia dell’arte o gastronomi.

      18 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      Lo dici anche tu quando affermi che Lecce è ignorata. Sai come si fa ad attirare gente in località secondarie? Si creano percorsi tematici concentrati su zone precise. E Lecce è solo una delle centinaia di mete secondarie italiane ignorate.
      Il turismo culturale nelle grandi città è diventato un luna park perché oggi muoversi è più semplice ed economico, e infatti mai come in questi anni arriva tanta gente che si fa il giretto di moda nei soliti pochi monumenti che conoscono pure nelle campagne degli Stati Uniti intasando solo alcune zone. Venezia, tipico esempio di città invasa, è percorsa in pochi itinerari caratteristici con concentrazione massima in piazza S. Marco. Il grosso del centro è quasi sempre vuoto.
      Al Louvre, tanto per non rimanere in Italia, secondo le stime un buon 80% dei visitatori (è il museo più visitato al mondo) ci va per vedere solo la Gioconda e magari farsi un selfie in mezzo alla calca con il quadro alle spalle, tanto che c’è chi propone di costruire un padiglione per la sola Gioconda in modo da lasciare il resto del museo a chi veramente intende fare un vero tour culturale in santa pace.
      E’ inevitabile. In parte si può ovviare favorendo il turismo di alto livello meno numeroso e più remunerativo e mettendo ostacoli al turismo mordi e fuggi del buzzurro medio, ma questo presuppone scelte e capacità organizzative.
      Ti faccio un solo esempio: nel 2014 c’era il bimillenario augusteo. Secondo te paesi che riescono a far diventare quattro reperti un’attrazione internazionale cosa avrebbero ricavato da un avvenimento del genere?
      L’Italia in generale e Roma in particolare ne hanno ricavato una serie di brutte figure (all’inaugurazione del bimillenario con sindaco Marino in testa per la rottura di un tubo si è allagato il fossato intorno al Mausoleo di Augusto, che tra l’altro è il più grande di Roma, ben più grande di quello di Adriano su cui hanno costruito Castel S. Angelo) e ben poco interesse, anche perché la promozione è stata scarsa.
      Fosse stato celebrato a Parigi ne sarebbe venuto fuori l’avvenimento del XXI secolo.
      Ma siamo il paese che ha avuto l’impero più famoso dell’antichità, il Papato, il Rinascimento, le repubbliche marinare con il caso unico di Venezia e personaggi come Michelangelo e Leonardo ma film e serie televisive su questi argomenti che rendono una barca di soldi li producono gli altri.
      Tra l’altro sono 500 anni dalla morte di Leonardo e che facciamo? Ai francesi che hanno già la Gioconda prestiamo una serie di opere importantissime a partire dall’Uomo Vitruviano che è così delicato che dopo questa trasferta a Parigi non potrà più essere esposto per una decina d’anni. Oltre tutto abbiamo prestato il triplo delle opere che i francesi ci daranno per l’anniversario della morte di Raffaello. Ci manca solo che i francesi si convincano che Leonardo era francese e poi siamo a posto.
      Quindi si, il turismo in Italia se organizzato sul serio ha ancora ampi margini di miglioramento.

      18 Novembre 2019
    • mattia said:

      Fosse stato celebrato a Parigi ne sarebbe venuto fuori l’avvenimento del XXI secolo.

      Ed è qui che secondo me sbagli. Anche organizzandolo bene ne sarebbe uscito un avvenimento che avrebbe creato delle code da effetto-wow!
      Tu vedi code di 200 metri e dici “omg, è l’avvenimento culturale del secolo”.
      In realtà in quei 200 metri ci sta un o piccolo delle persone che si dedicano al turismo. Alla stragrande maggioranza dei turisti se ne sarebbe fregata alla grande. I turisti asiatici o americani arrivano a Roma per farsi la foto davanti al Colosseo da pubblicare su instagram, tanto meglio se coi gladiatori abusivi. Per poi scappare a mangiare “pizza-pasta-gelato” per mettere un’altra foto su instagram.
      Del bimillenario augusteo non gliene frega niente. Quelle poche volte che si dedicano a qualcosa di culturale lo fanno solo perché qualcuno è riuscito a rendere un pezzo d’arte iconico (spesso senza nemmeno troppi meriti, come con la Gioconda).
      A meno di un km da mausoleo di augusto c’è la chiesa di san luigi dei francesi con la vocazione di San Matteo che alla Gioconda ci piscia in testa. Quando sono andato a vederla c’erano quattro gatti ad ammirarla. È forse colpa del fatto che non è sfruttata a pieno come opera? No, semplicemente non è iconica. Alla gente fotte sega della cultura, quelle poche volte che riesci a interessarla è solo perché rendi l’oggetto iconico quindi si torna all’effetto foto-su-instagram, non per il suo valore in sé. E lo spazio di per le icone è molto stretto. Alla quarta icona che uno straniero vede in una città si è rotto il cazzo.
      Gli unici che riesci a interessare con qualcosa di culturale fuori dalle icone sono una piccola minoranza, che magari sembra rumorosa quando vedi 200 persone in fila ma rimangono una minoranza della minoranza.

      19 Novembre 2019
    • Andrea Occhi said:

      Davvero credi che si possa espandere?

      Impressione mia, senza dati troppi dati a supporto, sì.
      Il vero punto è che il turismo (soprattutto a Roma, ma anche in altre città) è male organizzato, quindi sembra che il tutto sia saturo quando non lo è.
      Se Parigi può ospitare 19 milioni di visitatori esteri e Antalya ne può ricevere più di 12, non vedo perché Roma, che non è seconda né a Parigi né a Antalya come offerta non ne possa fare almeno 15, mentre invece è fuori classifica a meno di 8.

      I punti sono due:
      – organizzativo all’interno delle città: mezzi pubblici imbarazzanti, taxi introvabili, costosi e inefficienti, la gente che pensa a inculare il turista finché c’è, senza pensare alla pubblicità negativa, eccetera eccetera.
      – promozionale verso l’estero. Bisogna vedere come si propone Parigi all’estero, e copiare come hanno fatto. Di base, proiezione verso nuovi mercati (tutta la middle class cinese, oppure gli Stati Uniti) con offerte chiare, pacchetti completi (e qui inserisci anche la gita a Lecce da Roma, o a Lucca da Firenze), guide in lingua eccetera. Certo, la parte infrastrutturale deve supportare questa domanda. Se per fare Roma-Lecce ci vogliono 8 ore e 4 mezzi, è impossibile. Se invece ho infrastrutture ben fatte a supporto diventa fattibile.

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      Se Parigi può ospitare 19 milioni di visitatori esteri e Antalya ne può ricevere più di 12, non vedo perché Roma, che non è seconda né a Parigi né a Antalya come offerta non ne possa fare almeno 15, mentre invece è fuori classifica a meno di 8.

      Ok, metti tutto quello che vuoi. Metropolitane ridicole, taxi che è meglio non parlarne. Tram che… una volta l’ò aspettato per 45 minuti e non si è degnato di passare. Mettici anche l’aeroporto che sembra un campo di concentramento.
      Però quando l’ammerigano arriva alla fontana di Trevi e butta la monetina è felice. Quando di ferma in trattoria e mangia la pizza con lo sfondo di piazza Navona è contento.
      Ne tornerà scazzato per i servizi pessimi, ma davvero pensi che un ammerigano rinunci a fare un giro a Roma perché qualcuno gli dice che l’aeroporto fa schifo? Pensi davvero che rinuncia alle foto davanti al colosseo da mettere su instagram per rendere gelosi i colleghi perché qualcuno gli à detto che è difficile reperire un taxi a Termini?
      Io non conosco molto bene Parigi, ma su Roma posso dire che non è poi molto grande. La Roma turistica intendo, quella che va da Termini al Vaticano e che sta dentro la circonferenza che ha per diametro questi due estremi. Poi il Comune di Roma è enorme, ma la Roma turistica è questa e la fai a piedi. Dove lo trovi il potenziale per espanderti?

      con offerte chiare, pacchetti completi (e qui inserisci anche la gita a Lecce da Roma, o a Lucca da Firenze), guide in lingua eccetera.

      Ti posso dire una cosa. Qualche anno fa ero a Catania e sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’organizzazione. Autobus dall’aeroporto alla città a basso costo (un euro e mezzo o giù di lì) e con autista che parlava inglese. Offerte turistiche perfette coi classici pacchetti completi che citi: tu compri il pacchetto e ti portano a vedere l’Etna o Taormina col pulmino. Sull’Etna ci sono andato con una guida delle mie parti che si era spostato in Sicilia per amore. Parlava inglese e francese benissimo.
      Non posso dire che avrei cambiato qualcosa. Eppure tu senti di orde di turisti che vanno a Catania?
      No. Perché, come spiegavo prima, la gran parte dei turisti stranieri se ne fotte di Catania o di Lucca.
      Per dirtene una, a Firenze un paio di mesi fa ò incontrato una coppia di americani sui 60 anni che cenavano vicino a noi e che ànno attaccato bottone.
      Questi si stavano facendo un giro di 3 settimane in italia, e non era nemmeno la prima volta. Non facevano un mordi e fuggi, se la godevano con calma, tanto che ci dissero che Venezia ci sarebbero stati 4 o 5 giorni. Quindi ò consigliato loro di andare a Padova, che è lì a un tiro di scoppio.
      Non sono riuscito a convincerli. Perché a uno che viene dalla California non gliene fotte niente di Padova. Vuole Venezia. A meno che non girino un soap-opera in quel di Padova e la carampana californiana possa mostrare le foto alle sue amiche dicendo “guardate dove sono stata”.

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      Mi è venuto in mente un altro episodio. Una decina di anni fa ero a Lecce per una conferenza.
      Il che significa che un terzo dei partecipanti era americano e gli altri da tutto il mondo.
      Alla cena di gala avevano invitato un gruppo musicale che si è messo a suonare canzoni tipo “o sole mio” e “con te partirò”.
      E io mi sono detto: ma figa, siamo nel Salento, fammi sentire la pizzica e la taranta salentina. Che minchia di senso ànno la musica napoletana e bocelli?
      Poi però ò visto i partecipanti in visibilio. Eglino non stavano a Lecce, stavano in un punto generico dell’italia (al massimo bassa italia). Lecce e Napoli erano la stessa cosa per loro. Era tutto un minestrone che stava sotto lo stesso cappello.
      Glielo servi a Napoli o a Lecce per loro fa lo stesso.
      Pensi davvero di riuscire a spostarli a Lecce dicendo loro che c’è qualcosa di speciale lì?

      19 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      Mattia è la seconda volta che ti rispondi da solo, infatti hai detto la parola magica: iconico.
      E che cos’è iconico nell’arte? Quello che è 1) conosciuto e 2) pubblicizzato.
      Cosa poteva interessare ai turisti del bimillenario augusteo? Stai scherzando vero? Cesare e Augusto fanno parte del trio di romani antichi universalmente conosciuti insieme a Nerone. Non ho fatto l’esempio di Parigi a caso, l’ho fatto perché i francesi sanno vendersi benissimo e dalla merda tirano fuori l’oro. Semplicemente il bimillenario augusteo non è stato promosso un centesimo di quello che sarebbe potuto essere. Un paese serio avrebbe agito a 360 gradi. Promuovendo Augusto già anni prima con film e serie tv e facendo arrivare pure alle capre il messaggio che Augusto che a Roma nel 2014 ci sarebbero state una serie di iniziative spettacolari. L’effetto gregge sarebbe stato automatico e questo avrebbe significato milioni di turisti in più con conseguenti soldi spesi. Pecore alla ricerca del selfie? Chi se ne frega fintanto che pagano bene. Perché, i prodotti di qualità in qualsiasi campo finiscono in mano solo agli intenditori e ci schifa se li comprano i coatti ignoranti? Tu non venderesti una Ferrari al figlio idiota di un miliardario che la compra solo perché di moda?
      La vocazione di S. Matteo piscerà in testa alla Gioconda ma non la conosce nessuno. Il borgataro ignorante conosce la Gioconda (e magari dice che i francesi l’hanno rubata agli italiani, quando è una delle poche grandi opere italiane del Louvre non rubata da Napoleone) ma una minima percentuale di romani conosce la vocazione di S. Matteo. Sicuramente la maggioranza dei romani neanche sa che esiste quella chiesa.
      La vedi la differenza? Lo vedi il fatto che qui c’è tanta di quella roba che farebbe sbavare i governi del resto del mondo per attirare turisti che invece viene lasciata letteralmente a se stessa senza alcuna pubblicità?
      Ultimo esempio e poi smetto perché mi viene male a parlare di queste cose. La collezione Torlonia che conoscerà l’1% degli italiani. 623 statue romane e greche che da 40 anni sono nascoste al pubblico. Una roba senza eguali al mondo. Eppure ecco in questo paese che storia ha avuto
      https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/collezione-torlonia-settis-rassicura-la-mostra-si-far-/130266.html

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      Cesare e Augusto fanno parte del trio di romani antichi universalmente conosciuti insieme a Nerone.

      Universalmente conosciuti? Solo se definisci come universo il tuo ombelico.
      Il mondo è grande. Al giapponese tipo il massimo che puoi vendere della cultura romana è la tamarrata del film Thermae Romae.
      Di chi siano stati quei tre tizi non gliene fotte niente. Di suo à già il suo bel da fare a studiare e ricordare mille imperatori giapponesi e relative ere.
      Tu pensi che gli italiani conoscano i più grandi imperatori giapponesi? Pensi che siano interessati a tutti gli imperatori delle dinastie cinesi?
      Se domani il governo cinese decide di celebrare il bimillenario di un imperatore della dinastia stocazzin tu pensi davvero che orde di italiani prendano l’aereo e vadano in Cina?
      No. Perché quando guardi il mondo nel suo complesso a te fotte sega dell’imperatore cinese così come a un californiano, a un cinese o a un vietnamita fotte sega dell’imperatore romano.
      Lo so che avete questa convinzione che esista solo l’italia e tutti debbano conoscere tutto dell’italia o anche solo esserne interessati, ma non è così.

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      La vedi la differenza? Lo vedi il fatto che qui c’è tanta di quella roba che farebbe sbavare i governi del resto del mondo per attirare turisti che invece viene lasciata letteralmente a se stessa senza alcuna pubblicità?

      anche questa cosa non è vera. Pensi che il governo Uzbeko baratterebbe Samarcanda per qualche statua tenuta in un magazzino di un museo italiano?
      Pensi che il governo della Cambogia baratterebbe il sito archeologico di Angkor per le rovine di Largo Argentina?
      Ci vuole davvero un egocentrismo esagerato per crederlo.

      19 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      Aggiungo solo una cosa che mi era passata di mente quando ho accennato a Cesare.
      Cesare è morto nella Curia di Pompeo nell’odierno Largo Argentina, non nel Senato al Foro come credono tutti. Se conosci Largo Argentina saprai che non è valorizzato minimamente. Le rovine sono circondate dal traffico, nella parte pedonale (non so oggi ma fino a un paio di anni fa, quando ci passavo) bivaccavano gruppi di barboni sempre ubriachi. Nessuna indicazione decente, i vetri della recinzione se non sono graffittati sono sporchi e non fanno vedere niente.
      Trasla quella zona a Parigi, Londra o New York: sarebbe uno dei punti focali del turismo in quelle città.

      19 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      Per rimanere a Roma: a qualche chilometro c’è Ostia antica, che è una sorta di Pompei sconosciuta perché non pubblicizzata.
      Collezione Torlonia, Largo Argentina e stranieri che sbavano: vedi che per controbattere devi fare due esempi della madonna? Che per una collezione di statue invisibile da 40 anni e qualche centinaio di metri quadri di rovine devi tirare fuori due città famosissime?
      Ci sono musei in giro per il mondo che farebbero carte false per una sola di quelle statue. E risparmio i collezionisti privati. Il traffico internazionale di reperti non è nato per caso.
      Padova non interessa ai turisti americani che vengono in Italia per vedere le sue bellezze? Io la conosco bene, ci sono cose come la cappella degli Scrovegni, Prato della valle che è una delle piazze più grandi d’Europa, la basilica di S. Antonio e una miriade di altre cose. Ovviamente se hai a due passi Venezia ne esci sconfitto ma il discorso che facevo sui percorsi tematici vale anche per le grandi città. Venezia, Padova, le ville venete. Organizza tour che comprendano più di una città e attirerai una parte dei turisti. La massa dei selfie non si schioderà ma non c’è solo quella. E in quanto alla soap opera a Padova, dicevo giusto poco fa che non produciamo niente al cinema e in tv per valorizzare e far conoscere i posti. Aspetteremo l’ennesimo film americano per fari diventare Padova famosa.

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      Collezione Torlonia, Largo Argentina e stranieri che sbavano: vedi che per controbattere devi fare due esempi della madonna? Che per una collezione di statue invisibile da 40 anni e qualche centinaio di metri quadri di rovine devi tirare fuori due città famosissime?

      In realtà no, perché per superare cagatine come le quattro rovine di largo argentina bastano attrazioni secondarie come la merdina del castello di Kumamoto o un giro sui canali di Yanagawa. Ma anche un qualsiasi tempio del cazzo di Bangkok.
      Ovvio, se vedi tutto con l’occhio del turista internazionale.
      Se vedi le cose con l’occhio dell’egocentrismo italiano ti convinci davvero che le cose belle da vedere ce le ài solo a Roma e che nel resto del mondo faccia tutto cagare.

      19 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      E’ inutile continuare a discutere sugli esempi, fermo restando che Kunamoto e Yamagawa nessuno al di fuori del Giappone sa cosa sono mentre Cesare è “leggermente” più famoso (e Largo Argentina no, per i motivi che ho già detto).
      Il concetto che sto cercando di far passare è che in Italia il turismo pesa eccome nell’economia, oltre 13% del pil, questo nonostante sia gestito per lo più con i piedi e ci siano amplissimi margini di miglioramento. Con gli stessi metodi per pubblicizzare e valorizzare in suo in paesi meno stupidi del nostro torneremmo tranquillamente a primeggiare in Europa, come facevano decenni fa.

      19 Novembre 2019
    • mattia said:

      E’ inutile continuare a discutere sugli esempi

      E invece servono, per farti capire che di attrattive turistiche nel mondo ce ne sono tante.
      Gli amplissimi margini di miglioramento li vedi solo perché non ài presente ciò che il resto del mondo à da offrire.
      Un’offerta che si è molto ampliata negli ultimi anni.

      Io ad esempio conosco un fottio di gente che va a fare turismo a Dubai. A Dubai, capito? Che cazzo ci vai a fare a Dubai? Eppure ci vanno. Ci vanno a sciare indoor o a fare shopping. Tutta gente a cui non frega niente vedere tre rovine in largo Argentina.
      Fino a pochi anni fa quello era un mercato inesistente. Adesso si è aperta l’arabia saudita al mercato turistico. Chissà come andrà.
      Se solo si stabilizzasse un po’ di più il nordafrica porterebbe via un’altra buona fetta di mercato, a due passi dall’europa.
      Già ora conosco un sacco di gente che va a fare turismo in Marocco. Io non mi fido perché sono malfidente di natura, e come me molti altri, ma quando si supererà questo tabù vedrai quanto turismo ci porteranno via.
      Tutti questi esempi ti servono per capire che no, l’italia non à nulla di speciale. È una meta come tante se la metti nel contesto mondiale.
      Quel 13% di PIL è già tanto se riuscirai a mantenerlo. Pensi di espanderlo? A quanto? Al 13,2% perché riesci a imbroccare qualche anniversario del Leonardo di turno?
      La limitazione del turismo in italia non è dovuta al fatto che à patrimoni enormi non sfruttati. È una balla, e prima vi renderete conto che non avete la pisella d’oro e meglio sarà.

      19 Novembre 2019
  4. Julien Sorel said:

    Grillo proponeva di farli campare con un campo di divertimenti che è forse pure più demenziale delle cozze della Lezzi. Oltre alla perdita dei posti di lavoro diretti e indiretti (gli stipendi degli operai dell’ILVA sostanzialmente mantengono tutta Taranto, quindi senza gli stipendi dell’ILVA falliscono di conseguenza anche negozi, ristoranti bar etc. che hanno come clienti i suddetti operai), la chiusura dell’ILVA è pure un danno in termini di conti con l’estero. L’Italia sarà costretta a importare l’acciaio dall’estero, con tutte le conseguenze su bilancia commerciale e dei pagamenti. Per la questione “Il turismo è il nostro petrolio”, al netto del fatto che è una minchiata colossale, quelli che ripetono questo mantra poi spesso sono i primi a capeggiare i comitati “no questo/no quello/no quell’altro” . In sostanza è gente che vuole “campare di turismo” senza però costruire le infrastrutture che rendono possibile il suddetto “campare di turismo”. In sostanza una certa corrente di pensiero grullina/ecologista vuole la desertificazione industriale dell’Italia, perché l’industria inquina, e la sua trasformazione in un museo, un museo però maltenuto, sporco e inaccessibile, senza strade, ferrovie, aeroporti. Il regno dell’assurdo.

    18 Novembre 2019
    Reply
    • Shevathas said:

      Concordo, ho visto quel tipo di persone in azione in Sardegna; son convinti che la gente paghi un fottio di soldi per star fermi a guardare il mare senza servizi degni di tale nome e senza strutture.

      20 Novembre 2019
  5. Emanuele said:

    Gli imperatori cinesi non li conoscono neanche in Cina, dove la storia antica viene completamente ignorata e non interessa a nessuno. Tu che vai in giro per il mondo prova a chiedere se conoscono Cesare. Vedrai che grazie a Hollywood il nome lo conosceranno più o meno tutti. Degli imperatori cinesi si sa solo della famosa tomba che deve essere ancora aperta ma trovami uno che sappia il suo nome senza doverlo cercare su internet.
    Che poi non interessi a tantissima gente non c’entra, perché anche se una minoranza della popolazione mondiale per vero interesse o per moda si fosse interessata ad Augusto sarebbero state comunque decine di milioni di persone.

    19 Novembre 2019
    Reply
    • mattia said:

      Tu che vai in giro per il mondo prova a chiedere se conoscono Cesare.

      Negli anni ’90 se chiedevi di Nerone ti dicevano che era un programma per masterizzare i CD.

      19 Novembre 2019
    • Manolo Tancredi said:

      È vero, per esperienza posso confermare che ai nuovi ricchi della classe media cinese storia e arte interessano davvero poco. Sono stato a Xi’an, nelle cui vicinanze c’è l’esercito di terracotta e la famosa tomba di 秦始皇 (Qin Shi Huang) che menzioni tu. Era affollato, naturalmente, come è affollato qualunque luogo turistico in Cina, ma nulla a confronto della folla di turisti che trovi a Hong Kong e soprattutto a Macao, dove fai fatica a camminare per strada a qualunque ora tanta è la ressa.
      Trovi di gran lunga molti più turisti cinesi a Bangkok o Taipei che non a Xi’an.

      E quali sono i grandi tesori culturali e artistici di Hong Kong, Macao (e ci butto pure Bangkok, dal punto di vista eurocentrico non regge neppure il confronto con Mantova)?
      Quasi nulla, naturalmente. Il turista cinese quadratico medio (e parliamo di milioni di persone) è interessato allo shopping, alla gastronomia (dell’Asia Orientale, quindi le mete sono Singapore, Taipei, Tokyo, Hong Kong), non pochi anche al gioco d’azzardo (vedi Macao, al cui confronto Las Vegas è una bisca da sottoscala).

      Questa è gente (tanta gente) che al 99.5% non porterai mai a vedere Padova o la collezione Torlonia, anche se fosse ospitata in un complesso museale di primissima categoria. Chi è interessato all’Italia, già ci viene adesso a vedere Venezia/Firenze/Roma ed è a posto così.
      Come dice Mattia, questo mercato è praticamente già saturo: chi vuol venire viene già adesso. Gli altri non vengono perché a loro del binomio arte e cultura (italiana e/o europea) importa sega.
      Dal tuo punto di vista magari sono dei buzzurri (e lo sono, tranquillo che non hanno mai sentito parlare né di Augusto né di Nerone; conosco cinesi con dottorato a MIT o Caltech che non hanno mai sentito parlare di Augusto in vita loro… e nemmeno di Bach, Martin Lutero, Caterina la Grande o Nelson Mandela se è per questo, non è che ignorano solo la storia romana) ma le cose stanno così.

      È possibile attirare i milioni di questi danarosi turisti cinesi? Forse, ma di certo non con i tesori nascosti dell’arte italiana. Probabilmente c’è ancora margine nella categoria shopping di lusso (vero o presunto), se fai una buona campagna localizzata di marketing in Cina e li convinci con delle offerte “imperdibili” (ci sono cinesi che vanno a fare shopping a Zurigo perché spendono meno che a Nanjing per via della luxury tax, quindi quelli li potresti portare a Milano per dire).
      Per me l’ideale sarebbe trasformare una città di mare tipo Trieste in un gigantesco casinò stile Macao (idealmente con una politica di massima tolleranza su tutte le altre attività ancillari che questi posti attraggono, in modo da creare la giusta atmosfera) e allora vedresti arrivare parecchi soldi, l’economia locale potrebbe di fatto reggersi su quello.
      Già un po’ lo vedi in Montenegro, è pieno di cinesi in quei casinò sfigatissimi che si ritrovano. Sarebbe un niente portarli a Trieste o a… Taranto?

      19 Novembre 2019
  6. Andrea said:

    Ho notato che i turisti provenienti da alcune zone, tipo russi e cinesi, sono più interessati allo shopping che alla cultura. Per qualche motivo esiste una convinzione che il prodotto Made in Italy sia di qualità maggiore. A Firenze il luogo più visitato non sono la Galleria dell’Accademia o gli Uffizi, ma il The Mall, outlet dei marchi d’abbigliamento di lusso.

    19 Novembre 2019
    Reply
    • mattia said:

      A Firenze il luogo più visitato non sono la Galleria dell’Accademia o gli Uffizi, ma il The Mall, outlet dei marchi d’abbigliamento di lusso.

      Ah, ecco. Mi ài fatto ricordare che gli americani incontrati a cena a Firenze, quelli non particolarmente interessati al mio suggerimento su Padova, ci chiesero invece dove trovare il tal negozio di borse griffate (perdonami ma non ricordo il marchio) dopo aver notato la borsa che avevamo col tal marchio.

      19 Novembre 2019
    • baron litron said:

      esperienza mia, per dire dei cinesi:
      delegazione di industrialotti cinesi spediti a Firenze dalla locale azienda ospite per levarseli dai cojoni almeno nel WE
      tre ore di coda dianzi gli Uffizi, caldo bestemmie, poca acqua, i cinesi ridono perché abituati.
      visita conclusa in meno di venti minuti (sette di quali passati al gabinetto), e così composta:
      Quel quadro grosso lì è famoso?
      Sì, abbastanza
      Allora gli faccio la foto

      due, massimo tre foto per sala, sempre in posa dianzi il quadro con le dita a V
      poi si esce per cercare un ristorante (cinese ovviamente) perché abbiamo fame….

      oh, non che in Cina sia diverso, il loro concetto di restauro è fare la foto al monumento vecchio, spianarlo e rifarlo in cemento pittandolo poi degli stessi colori ma un po’ più vivaci.

      in Europa ci vengono solo per far shopping di roba pacchiana e pataccona, fotografarsi vicino a monumenti “OK”, mangiare cinese lamentandosi che non è come a casa, far finta di apprezzare la cucina locale (quelli gentili, gli altri la schifano e basta), paragonare qualsiasi cosa alla Cina ovviamente a suo favore, guardare le gnocche le macchine il casino e bon, finita lì.

      gli americani magari sono ignoranti uguale, ma un minimo di base comune ce l’hanno. i cinesi no, hanno solo i soldi e allora tanto vale spremerne il più possibile senza farsi illusioni “culturaliste”, e senza lasciare la vacca grassa in mano ai loro connazionali costì trapiantati.

      21 Novembre 2019
  7. Emanuele said:

    Rispondo qui perché gli incolonnamenti sono un casino.
    Siamo finiti a parlare di turismo culturale ma io dal primo intervento ho specificato che è solo una parte del turismo totale.
    Ribadisco che ci sono amplissimi margini di miglioramento in Italia e questo non significa solo turismo culturale per quanto detto sopra, ma anche quello. Valorizzando al massimo come ampiamente descritto si aumenterebbe di qualche milione il numero di persone in arrivo annualmente per la cultura. Poi naturalmente c’è tutto il resto che comprende qualsiasi cosa. C’è gente che va a Dubai per lo shopping, per gli alberghi di lusso, per vedere le file di grattacieli sorti sul nulla e per puttanate tipo le gite in macchina nel deserto (che si intende a qualche chilometro dalla città). In Italia siamo carenti di grattacieli ma per il resto c’è una quantità di attrazioni spesso non valorizzate.
    Questo vuol dire che verrebbero tutti qui e nel resto del mondo no? Affatto. Vuol dire però che siamo ancora lontani dalla saturazione, e chi va un giorno a Dubai per guardare il mare o il deserto dal 50 piano, o va a Tokyo per attraversare un incrocio e fare il giro dei negozi di anime può benissimo andare il giorno dopo da un’altra parte.
    Giusto ieri mentre sentivo quanti miliardi sono stati spesi per il Mose che ancora non funziona pensavo che con poco più della metà avrebbero costruito il ponte di Messina, e solo quello avrebbe attirato turismo, come fanno i ponti giganteschi in tutto il mondo, oltre a favorire lo sviluppo non solo turistico di Sicilia e Calabria.

    19 Novembre 2019
    Reply
    • mattia said:

      Siamo finiti a parlare di turismo culturale ma io dal primo intervento ho specificato che è solo una parte del turismo totale.

      Senza dubbio. Il problema è che nel resto del turismo l’italia è, se possibile, ancora meno competitiva.
      Nel sud est asiatico ci sono un fottio di destinazioni che ànno un mare al cui confronto il 98% della costa italiana è una fogna. “Eh, ma noi abbiamo la Sardegna”, sì, ok… ma una qualsiasi isola greca presa a caso à un mare che è bello uguale.
      Se con la cultura puoi far finta di menartela con il resto del turismo l’italia non à davvero nulla di speciale.

      19 Novembre 2019
    • Emanuele said:

      Cosa avresti detto 30 anni fa di posti come Dubai? Immagino ti saresti messo a ridere se qualcuno avesse detto che Dubai aveva il potenziale per diventare una meta turistica mondiale.
      Io sto dicendo che il potenziale italiano è sfruttato male e che potremmo ottenere parecchio di più, quando oggi siamo già oltre il 13% del pil che non sono bruscolini. Per dare un termine di paragone, la chiusura dell’Ilva costerebbe all’Italia l’1,4% del pil.
      Quindi se è giusto ribattere a chi vorrebbe campare solo di turismo è ugualmente giusto ribattere a chi considera l’apporto economico del turismo una sciocchezza..
      E ripeto per l’ennesima vota, caso mai qualcuno leggesse solo questo messaggio e non anche gli altri che ho scritto: TUTTO il turismo, di cui quello culturale è una parte, secondo i calcoli quasi il 6% del pil.

      21 Novembre 2019
    • mattia said:

      Cosa avresti detto 30 anni fa di posti come Dubai?

      Cioè, mi stai chiedendo se avrei previsto il successo di una tamarrata?
      Magari trent’anni fa no perché avevo 9 anni e il mio ideale di turismo era visitare la casa natale di Pascoli a San Mauro.
      Da tre lustri a questa parte però ò visto una parte sufficiente del mondo per poter dire che non mi stupisce per niente il successo di una tamarrata.
      Mi stupisce (parzialmente) che ieri sera al concerto di Jan Bartoš con questo programma la sala fosse piena all’80% circa. Di gente che interessata, non dei quattro tamarri americani che vanno a sentire il rigoletto e si metto a canticchiare la donna è mobile toccandosi di gomito perché la conoscono.
      Ma che un O grande di quella gente venga a Praga per fare la foto con il pupazzo di Topolino o col panda gigante in piazza della città vecchia mica mi stupisce. Che la gente passi il tempo nei centri commerciali anziché vedere le bellezze della città non mi stupisce. C’è addirittura gente che viene per i mercatini di natale dove vendono paccottaglia cinese che trovi tutto l’anno in qualsiasi negozio di souvenir.
      Cristo, c’è gente che si esalta perché ai mercatini di natale può comprare i magneti da frigo. Ti assicuro che ò conosciuto a gente che venendo a Praga aveva come unico interesse trovare un posto dove fare la lampada abbronzante.
      Posso continuare per ore se vuoi.
      Sono stato un paio di volte a Las Vegas, secondo te se uno mi propone una tamarrata trova in me scetticismo nella previsione di successo?
      Seriamente?

      Io sto dicendo che il potenziale italiano è sfruttato male e che potremmo ottenere parecchio di più, quando oggi siamo già oltre il 13% del pil che non sono bruscolini.

      Quello che ti deve interessare non è quel 13% che fai oggi ma quanto lo puoi espandere.

      Per dare un termine di paragone, la chiusura dell’Ilva costerebbe all’Italia l’1,4% del pil.

      Perfetto. Chiudiamo Ilva e mettiamo tutti gli operai nel settore del turismo.
      Nessun problema: cretini quelli che stanno cercando di tenere aperta la baracca.
      Come? Dici di no?
      Lo vedi che il problema non è il 13% ma espanderlo di 1,4%?

      E ripeto per l’ennesima vota, caso mai qualcuno leggesse solo questo messaggio e non anche gli altri che ho scritto: TUTTO il turismo, di cui quello culturale è una parte, secondo i calcoli quasi il 6% del pil.

      Oh, sì. Basta essere consapevoli che per espanderlo devi dedicarti al turismo tamarro.
      Il che significa lusso, centri commerciali, puttane, azzardo e tutto ciò che può interessare un uomo coi soldi e ignorante.
      Significa che l’italia nel settore non à alcun vantaggio competitivo perché una piccola Las Vegas la puoi tirare su ovunque.
      Significa che l’italia non à nessun petrolio.
      Chiaro il concetto?

      22 Novembre 2019
  8. Raoul Codazzi said:

    Tutta questa discussione, in fondo, mette in luce la difficoltà umana di fare una stima corretta di dati e fenomeni. Quando uno dice che l’Italia potrebbe campare di solo turismo (nella versione “originale” che circolava ai miei tempi il detto era riferito prevalentemente alla Sicilia e alle regioni limitrofe) sta chiaramente commettendo un overestimation bias; bias in quanto i numeri si oppongo alla percezione.

    Uno che si è occupato molto (e bene) di queste cose è Daniel Kahneman; ha il cognome che somiglia a quello del compianto chitarrista degli Slayer, ma (al di là del Nobel) ha dato un contributo leggermente superiore all’umanità.

    I problemi di overestimation bias li abbiamo incontrati spesso anche parlando dei gretini e di chi è venuto prima di loro. Quando si pensa che smettere di prendere l’aereo per andare da Stoccolma a “scegliete voi dove” può fare qualcosa per contenere il fenomeno del cambiamento climatico significa che non si è capito nulla di come si maneggiano e leggono i dati. Di fatto non si comprendono le proporzioni dei fenomeni.

    Grave? Se ci si trova in una posizione in cui si devono prendere decisioni (magari di natura strategica) certamente sì; grave anche se, pur non dovendo prendere decisioni, si ha un consistente potere di influenza sui decisori stessi. Se invece certe cose vengono confinate a qualche bar ci si può fare una risata sopra.

    19 Novembre 2019
    Reply
    • Shevathas said:

      Il problema è che dal bar nascono i movimenti d’opinione, e qualcuno che cinicamente vuole sfruttarli per costruirsi una carriera politica sopra si trova (i riferimenti a partiti con numeri e stelle nel nome son casuali e non voluti).
      Con il risultato di far danni, grossi danni.
      Vedi Soru con la tassa sulle barche; ha fatto felicissima la corsica mandando fuori mercato i porti turistici del nord sardegna

      20 Novembre 2019
    • Raoul Codazzi said:

      @ Shevathas

      No, non al bar, dai. Queste sono cose da reti sociali. Al bar si continua a parlare delle solite tre cose: calcio, motori, donne; al limite a cambiare è l’ordine.

      Le reti sociali possono essere un problema perché il meccanismo di condivisione rapidissima dei contenuti porta a trascurare il ragionamento, la verifica delle fonti e spesso anche la stessa logica alla base di quei contenuti. C’è però anche chi, proprio grazie alle reti sociali, può scoprire cose che prima ignorava o in cui credeva per semplice inerzia pur essendo queste errate. Molte volte si hanno convincimenti in buona fede e questi convincimenti sono talmente radicati in noi che sfuggono a qualunque gestione razionale. Fino a quando qualcuno ti fa notare una cosa a cui non avevi mai pensato prima.
      Ti faccio due esempi un po’ distanti dal tema di questo post, ma sufficientemente generali per interessare quasi tutti.
      Il primo riguarda certi meccanismi linguistici. Se tu nasci come parlante della lingua X avrai un certo numero di costrutti che sfuggiranno alla tua comprensione razionale (cose a cui non avevi minimamente pensato prima) ma che invece appariranno immediati a chi la lingua X si trova a impararla come secondo idioma. La prima esperienza personale che mi viene in mente è questa: in Lituano “cuscino” si dice “pagalvė”, ovvero – più o meno – “sottotesta” (“pa” è una delle tante preposizioni che rende concetti come sotto, vicino, a ridosso, prima); per me era una cosa banale e persino simpatica, ma quando l’ho detto a mia moglie lei mi ha risposto che non aveva mai pensato a “cuscino” come a una parola formata da due parti ciascuna con un significato autonomo; per lei cuscino era cuscino: non lo vedeva nelle sue componenti, eppure erano lì sotto i suoi occhi; era tutto lì sin dalla sua infanzia, ma non l’aveva mai visto.
      Questa cosa vale per tutte le lingue.
      Il secondo esempio riguarda le sirene. Cosa ci hanno insegnato sin da piccoli? Che una sirena è una figura mitologica mezza donna e mezza pesce. Poi impariamo che ci sono i sirenidi (dugonghi e lamantini; i secondo visitabili all’acquario di Genova, per esempio). Cosa sono i sirenidi? Dei mammiferi marini. Se li guardi hanno la pinna caudale orizzontale che si muove su e giù. I sirenidi sono mammiferi. Le sirene in tutte le illustrazioni non troppo antiche (quando invece erano un mix tra un umano e un uccello) hanno la coda come quella dei mammiferi. Eppure? Eppure noi continuiamo a dire che una sirena è metà donna e metà pesce. Siamo tutti idioti? No, semplicemente non ci abbiamo mai riflettuto su. Arriva un post o un tweet che te lo fa notare, tu hai l’illuminazione e finalmente cambi idea (poi ci sono anche quelli che l’idea non la cambiano, ma qui rientriamo in ambito medico).
      Magari fino a l’altro giorno anche su questo blog c’era qualcuno che, in buona fede, pensava davvero che un Paese come questo potesse campare di turismo. Lo ha sempre sentito ripetere e gli sembrava persino un concetto intelligente, meritevole di essere tirato fuori al momento giusto. Poi, appunto, viene qui, si inserisce nella discussione (o vi assiste dall’esterno) e scopre che quella che riteneva essere una considerazione semigeniale è in realtà una cosa senza senso, persino idiota per certi versi.

      21 Novembre 2019
  9. Alessandro Biagi said:

    Vedo che si continua a parlare di turismo culturale. Ma la gran parte dei miei concittadini per turismo intende la settimana bianca d’inverno sulle Dolomiti e la settimana alle Maldive in primavera. Tanto per dire, io abito in una città sul Mar Tirreno e a poca distanza da molte stazioni sciistiche sugli Appennini…

    19 Novembre 2019
    Reply
    • Andrea Occhi said:

      Non potremo controbattere con Maldive/Mar rosso in inverno/primavera, ma non riesco a capire perché se voglio andare in Grecia o in Spagna trovo decine e decine di pacchetti all inclusive (volo-transfer-vitto e alloggio) e quelli che trovo in Sicilia/Sardegna/Calabria/Puglia sono un decimo e costano circa il doppio.
      Su quello (oltre che su una migliore gestione infrastrutturale e dei flussi turistici) dobbiamo e possiamo crescere.

      21 Novembre 2019
    • ava said:

      Oltretutto l’ assurdo è che in Grecia la vita ” vacanziera” – per lo meno per il turista medio, quindi alberghi ristoranti musei ecc – non costa molto diverso da qui.

      28 Novembre 2019
  10. ava said:

    Alla fine se vuoi veramente crescere col turismo devi abbassare i prezzi, ovvero svalutare la moneta. Ora con l’ euro è impossibile e siamo troppo cari. Per il turismo di massa non c’è margine, per il turismo culturale poi ancora meno.

    22 Novembre 2019
    Reply

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