L’acqua alta, la comunicazione bassa

La prima reazione che ò avuto davanti all’acqua che à sommerso Venezia è stata… e il Mose? Non doveva esserci il Mose pronto a difendere Venezia?
Poi ò cercato un po’ in giro e ò scoperto che il Mose non è ancora operativo. Se va bene verrà testato fra un anno e entrerà in funzione fra due. Ovvio che non funziona: non è ancora operativo. Lo contesteremo se non funzionerà quando ci si aspetterà che funzioni, non quando è ancora “spento”. Io però nel frattempo ero arrivato a facili conclusioni. Quanti altri come me ànno tratto conclusioni senza informarsi prima?

Il giorno dopo sul feisbuc mi appare una curiosa infografica in un gruppo di sedicenti sostenitori della scienza. Un tizio mostrava il grafico delle alluvioni sopra i 120 cm a Venezia raggruppate per decenni a partire dal 1870. La cosa interessante è che queste alluvioni erano eventi rarissimi fino agli anni ’60 dello scorso secolo, una o due a decennio. Poi negli anni ’60 sono schizzate improvvisamente a più di una all’anno. Un gradino di un ordine di grandezza.
Il post era accompagnato dal solito pippotto del tipo avete visto il riscaldamento globale, greta l’aveva detto e voi cialtroni che la chiamavate gretina, vergogniaaaa!!11h!

Guardando il grafico mi sono domandato: come mai c’è quel gradino negli anni ’60? Il riscaldamento globale è un fenomeno lento e continuo, perché dovrebbe provocare un aumento improvviso degli allagamenti a Venezia in un decennio preciso?
Oh, è sempre possibile che un innalzamento continuo dei livelli del mare porti a un evento “grilletto” che scatena un fenomeno a partire da una certa soglia, ma così a naso mi aspetto che ci sia stato un fenomeno ben preciso in quel periodo che abbia cambiato qualcosa.

Non sono l’unico a pormi questo dubbio e nei commenti c’è qualcuno che prova a ipotizzare una causa. Negli anni ’60 viene costruito il canale Malamocco-Marghera e col materiale di scavo vengono create tre isole artificiali, le casse di colmata che avrebbero limitato lo spazio per l’espansione dell’acqua durante la marea, facendo così innalzare il livello d’acqua nella laguna. Questo avrebbe aumentato la frequenza delle alluvioni a Venezia a partire dagli anni ’60.

Ora, io non sono un esperto di dinamiche idriche nella laguna veneziana, ma se qualcuno dà la colpa vagamente al cambiamento climatico per un evento che inizia a succedere con frequenza altissima in un preciso momento e qualcun altro mi dà una spiegazione precisa dicendomi che è colpa di un intervento sulla laguna fatto proprio in quel periodo, be’… posso anche credere che il secondo fenomeno c’entri qualcosa. Così a naso mi sembra una spiegazione plausibile: ò un intervento in un preciso momento storico che causa un aumento a gradino delle alluvioni dopo di esso. Un intervento nella laguna che causa l’aumento delle alluvioni in laguna. Tutto sembra combaciare.
Poi magari quella è una causa minore, ma al lettore sembra più plausibile di un generale aumento del livello del mare che non scatta all’improvviso negli anni ’60, tutto assieme.

Altri poi spiegavano che una concausa è il fatto che il livello di Venezia si sta abbassando. Anche questo è un fenomeno che non succede tutto d’un colpo negli anni ’60, ma potrebbe aver contribuito al leggero aumento delle alluvioni che è capitato dopo il gradino di quel decennio. Assieme all’innalzamento del mare, sta bene.

Alla fine della fiera ti fai l’impressione che, come spesso accade, ài diverse concause che portano al disastro perfetto.
L’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale è solo uno di questi e quanto sembra nemmeno il più rilevante, poi c’è l’intervento umano sulla laguna che non c’entra nulla con il riscaldamento globale ma è, banalmente, effetto di un lavoro fatto dall’uomo.

Un problema complesso dunque. Tuttavia lo squirtatore selvaggio della gretina dà la colpa al solo riscaldamento globale liquidando un problema così complesso a “greta aveva ragione e voi che la chiamavate gretina siete cialtroni“. Così poi quando qualcuno ti spiega che c’è una concausa che non à nulla a che vedere con il riscaldamento globale poi sei portato a pensare che il riscaldamento globale sia una fregnaccia.

Il risultato è che uno fa un messaggio in cui cerca di sensibilizzare sugli effetti del riscaldamento globale però riesce paradossalmente a portare la gente sulla barricata opposta. Perché quando poi gli spiegano che potrebbero esserci altre cause ben più rilevanti sull’effetto dell’acqua alta a Venezia poi diventa più difficile fargli capire che l’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale è solo una concausa assieme ad altre cause.
Se tu riduci un problema complesso con più concause a “è colpa del riscaldamento globale, alla faccia di voi che prendevate in giro greta, cica cica bum” poi quando uno tira fuori un’altra causa la gente capisce “il riscaldamento globale è una bufala“.

Questo succede perché ài voluto creare uno schieramento polarizzato, una sorta di religione in cui è tutto imputabile al riscaldamento globale e se provi a contestarlo sei necessariamente un negazionista che legge Libero la mattina a colazione, scorrazza col SUV e sghignazza quando feltri dice “gretina”. Quando poi uno distrugge il dogma tirando fuori altre concause la gente non è che cerca una posizione intermedia ma si butta direttamente sul polo opposto, quello negazionista del cambiamento climatico.

In questo caso è stato fatto un doppio errore di comunicazione: in prima battuta abbiamo avuto un problema complesso è stato semplificato in modo che la causa fosse attribuita solo al cambiamento climatico. Sarebbe bastato spiegare che c’erano più concause, tra cui anche l’intervento umano sulla laguna e nessuno poi avrebbe dubitato sugli effetti del riscaldamento globale. Avresti bloccato sul nascere ogni possibile obiezione.
Il secondo errore è stato quello di buttarla sul piano ideologico e creare contrapposizione tra due poli. Noi e loro, quelli che stanno dalla parte del cambiamento climatico e i negazionisti. Così si è svuotata la terra di mezzo e quando nasce una piccola crepa nella tua teoria la gente scappa sul polo negazionista e li ài persi per sempre.

Volevano fare propaganda per sensibilizzare le persone sui rischi del riscaldamento globale e sono riusciti a ottenere l’effetto opposto. Complimenti.

4 Comments

  1. ava said:

    Scusa la laconicità dell’ altro intervento ma ero in giro. Dunque, io ho conosciuto parecchi dei professori e professionisti che hanno lavorato al MOSE. Ho fatto un corso di tracciamento dal geometra che tracciò la posizione delle cerniere ( uno studio di Dolo, ricordo che si fece fare lo strumento apposta dalla trimble perchè non esisteva uno strumento commerciale con sufficiente precisione). Ho incontrato pure Galan, di sfuggita, una volta: anni fa morì il figlio di una importante politica leghista e il caro Giancarlo, per recarsi al funerale, utilizzò l’ auto di un suo carissimo amico nonchè cliente dello studio, che ci chiese di parcheggiare l’ augusto ospite nel parcheggio dell’ ufficio. Per accondiscendere al cliente permettemmo il posteggio anche se già all’ epoca non avrei esitato a sbattere la tovaglia con le briciole al suo passaggio. Ma soprassediamo.
    Ho seguito le lezioni del prof. Adami che fu membro della commissione che varò il nome ” MOSE”, per il quale egli propose M.O.S.T.R.O. ( non ricordo cosa significasse la ggoliardica sigla). Ho fatto costruzioni idrauliche con Da Deppo che ( da quanto ho cpaito) è attualmente in commissione. E via così per molti altri.
    beh diciamo che pur non essendo idraulico, e pur facendo poco di idraulica ora, ne ho sempre sentito parlare e un’ infarinatura la ho. Ecco, diciamo che la subsidenza dovuta all’ emungimento, sommata al sollevarsi della quota del medio mare, sommata alla riduzione della capacità d’invaso della laguna dovuta alle isole e alle valli da pesca, influenzano senza dubbio le ondate di piena, ma va anche detto che le trasformazioni del territorio a monte ( disboscamento, naturale e antropico) hanno un bel peso in quanto modificano il quantitativo di acqua dispersa nel terreno e il tempo di corrivazione del bacino; in pratica l’ acqua arriva in laguna ad ” ondate” più intense, ovvero una goccia d’acqua che una volta ci metteva X per arrivare a valle, ora ci mette meno, pertanto la laguna si ” gonfia” più rapidamente mentre lo ” sgonfiamento” ( deflusso) lato mare è più o meno costante nel tempo ; il risultato è come quando verso acqua più intensamente in un secchio bucato, questo si riempie perchè il deflusso è inferiore all’ afflusso. Ora a dire il vero ieri sono andato a Bolzano e mi sono rivisto i disastri ambientali delle trombe d’aria negli anni scorsi, effettivamente la modifica ambientale subita ha avuto effetto quest’anno con allagamenti diffusi, mi stupisce che nessuno prima, più qualificato di me, ci avesse pensato. Comunque il succo è che le trasformazioni ambientali locali pesano molto di più del fantomatico ” riscaldamento globale apocalittico ” dei media, forse anche perchè sono più complesse da comprendere , proprio perchè comprensibili in quanto avvengono su una scala chiaramente studiabile scientificamente. Tutto questo senza negare ( ci mancherebbe) il riscaldamento globale, che però c’entra poco sencondo me con i casini che stiamo vivendo in veneto in questi giorni, e che sono frutto della trasformazione del territorio.

    18 Novembre 2019
    Reply
    • Luigi said:

      Scusa se intervengo ma parlo con un poco più di ragion veduta (non tanta di più purtroppo) perché lavoro in ambito idraulico. Le precipitazioni degli ultimi giorni non sono state eccezionali, e soprattutto la Piena del Piave è stata moderata. Il groso porblema pare sia stato il vento, a Venezia.
      Aggiungo a completamento del tuo discorso la proposta del prof. gambolati di pompare acqua marina ad alta pressione in falda per sollevare Venezia (d’altronde, in copertina del suo libro di cui ho sostenuto due esami di modelli numerici c’era il modella della subsidenza di Ravenna, se ti ricordi) e soprattutta la proposta del prof. D’Alpaos di riportare i fiumi a sboccare in laguna e l’interrimento del canale dei petroli e la demolizione delle opere alle bocche di porto.

      19 Novembre 2019
    • ava said:

      Si , ricordo benissimo il libro con la copertina verde; ho fatto l’ esame con Gambolati. Uno degli esami più interessanti del biennio per un ingegnere , a dire il vero, anche se la soluzione per venezia proposta dal professore mi pare fantascienza, a dir poco.
      Anni fa seguii la ristrutturazione di un palazzo sul canal grande e ci fu il sisma in Emilia. Qui in ufficio si staccò una piastrella del cesso. Il palazzo invece , delicatissimo , con pareti fuori squadra di parecchi centimetri, fondazioni rovinate da una ristrutturazione disgraziata dell’ università che avevano ceduto creando crepe e fessurazioni a non finire, beh si trovò con un bel pò di crepe nuove; e che Venezia è in zona poco sismica. Ora ” alzare” Venezia sarebbe come pretendere di alzare dal letto d’ospedale un vecchio con le ossa tutte rotte,. potrebbe non sopravvivere al trattamento, perchè non è detto che il terreno si alzi in modo uniforme e i cedimenti differenziali causerebbero danni strutturali gravi ai delicatissimi edifici; anche perchè per salvare Venezia il rialzamento dovrebbe essere parecchio.
      D’alpaos lo incrociai ma non aveva esami che mi interessassero in quanto ero geotecnico ma ne ho sempre sentito parlar bene .

      Sinceramente io sarei per affrettare le opere di difesa a San Marco, impermeabilizzazioni e pompe ecc.. che sono già in discussione ora. Ma almeno si comincia.

      Ora ti faccio una domanda, secondo te il disboscamento dell’ anno scorso che effetti idraulici avrà ? grazie !

      19 Novembre 2019
    • Luigi said:

      Ti ringrazio per la fiducia che riponi in me ma purtroppo è immeritata. Per avere qualche risposta più approfondita gli unici che possono sapere qualcosa sono quelli del Distretto idrografico delle apli orientali. E’ vero che gli alberi caduti creavano un grande invaso, ma bisognerebbe valutare l’estensione delle aree colpite rispetto al bacino, tra le mille altre cose, perché adesso come adesso il tempo di residenza dell’acqua tra i tronchi abbattuti potrebbe essere anche maggiore di prima. In ogni caso i fattori sono molti altri, considerato il fatto che gli alberi sono caduti in montagna lungo pendici molto scoscese. L’effetto di smorzamento dell’afflusso a valle è comunque limitato. Un problema più grave lo vedrei dal punto di vista della stabilità dei pendii.
      Per quanto posso ho provato a darti una risposta.

      20 Novembre 2019

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