Il divario salariale non esiste.

Stipendi, le donne nei cda guadagnano il 70% in meno dei colleghi maschi

via chevelodicoafare

A me piace tantissimo quando si sbufalano da soli, perché così non devi nemmeno investire il tempo per fare delle ricerche.
Questa volta repubblica se ne esce con questa frase da vergoniaaahhh!!!1!111!!: nei consigli di amministrazione le donne guadagnano ben il 70% in meno degli uomini. E tu dici: eh? possibile? Siamo proprio sicuri che in un’azienda un membro del consiglio di amministrazione sia pagato diversamente a seconda del suo sesso?

Ovviamente no, e infatti non è così. Te lo dicono direttamente nell’articolo.

Nonostante questo quadro positivo – dicono gli analisti – si può osservare che i membri femminili con cariche esecutive nei board delle società quotate sono appena l’11,9%. 
[…]
Minore accesso a posizioni di vertice si traduce automaticamente in minore opportunità di guadagno con un ampliamento, per le società quotate, del differenziale retributivo fra maschi e femmine

Traduzione: una legge idiota obbliga le aziende a mettere più donne nel consiglio di amministrazione. Quando però bisogna scegliere l’amministratore delegato la società può scegliere ancora chi vuole senza farsi imporre dallo Stato il tipo di genitali che deve avere, e la scelta cade ancora più frequentemente su uomini.

Ora, uno può discutere quanto vuole sul diritto dello Stato di imporre o meno il sesso di chi deve guidare delle aziende quotate in borsa. A me sembra una cosa assurda, ma siete liberi di pensare l’opposto.
Quello che però non puoi fare è raccontare balle.

Non c’è infatti nessun divario salariale. Uomini e donne sono pagati diversamente perché fanno lavori diversi. Più semplice di così si muore.
In questo caso il concetto è chiarissimo: le donne nei consigli di amministrazione sono pagate meno perché poche di loro fanno l’amministratore delegato. Siccome è evidente che un amministratore delegato è pagato più di un semplice membro del consiglio di amministrazione se tu fai i conti in totale sembra che le donne guadagnino meno. Non è così.
Il divario salariale c’è se questi risultati li ottieni comparando amministratori delegati uomini e donne, consiglieri di amministrazione uomini e donne, categoria per categoria (e possibilmente per aziende simili, ché l’amministratore delegato di microsoft non prende certo lo stesso stipendio dell’amministratore delegato delle trafilerie brambilla).

Le donne non guadagnano meno degli uomini, è una balla. Lavori diversi vengono pagati diversamente.
Come è ovvio che sia.

Ogni volta che vi raccontano questa balla del divario salariale verificate se stanno parlando di salari diversi per uomini e donne che fanno lo stesso lavoro (allo stesso livello di carriera, con la stessa quantità di ore lavorate etc.)
Altrimenti ricordate loro questo concetto banale: lavori diversi vengono pagati diversamente.

16 Comments

  1. Ava said:

    Ma vogliamo parlare dei 200 messaggi d’odio al giorno della Segre che in realtá non esistono?

    13 Novembre 2019
    Reply
  2. Cullà said:

    >lavori diversi vengono pagati diversamente
    Ho come la sensazione che in fondo in fondo il “problema” di questa gente sia proprio questo. Ho sentito dire da una conoscente che lavora come cameriera che “non è giusto che io prenda 9 euro lordi l’ora e mi spari 10 ore in piedi, mentre l’aiuto cuoco ne prende più del doppio, si fa fatica uguale”.

    13 Novembre 2019
    Reply
  3. Raoul Codazzi said:

    Ne avevamo già parlato, proprio qui da te. C’era anche un post con una tua dimostrazione economico-logico-matematica.

    13 Novembre 2019
    Reply
  4. Shevathas said:

    Per far finire queste stupidaggini basta che gli amministrator* delegat* pisellomuniti all’accettazione della carica debbano dichiarare di essere lesbiche transgender intrappolate nel corpo di un uomo.
    100% di donne nei CDA. Roba che farebbe squirtare tutte le femministe.

    13 Novembre 2019
    Reply
  5. DG said:

    la storia del divario salariale è il classico dire cose vere per sostenere una minchiata: la media dello stipendio nell’azienda X è più bassa per le donne è quasi certamente vero. perché che LA MEDIA delle donne include anche la segretaria part time e la donna delle pulizie che fa due ore al lunedì mattina e due ore il venerdì pomeriggio. la media degli uomini include l’amministratore delegato che ha uno stipendio di un fantastiliardo al mese. però, la programmatrice ed il programmatore, è praticamente certo che abbiano lo stesso contratto, e quindi, sostanzialmente la stessa paga.

    14 Novembre 2019
    Reply
    • kheimon said:

      È praticamente certo che abbiano lo stesso contratto, e quindi, sostanzialmente la stessa paga.

      In mercati dove grazie al cielo puoi pagare le persone quello che vuoi anche introducendo grosse differenze tra colleghi alla pari nella gerarchia, e non sei indotto a inquadrare e.g. il programmatore in “metalmeccanico di livello x”, c’è buona evidenza di divario salariale anche per dipendenti nella stessa mansione. Credo che la discussione su questo punto sia superata, e si tratta oramai di capire la ragione sottostante e sfatare il mito secondo cui ciò dipende da una discriminazione di genere operata dal datore di lavoro (nozione questa incompatibile con le più elementari dinamiche di mercato, vedi mio commento sotto).

      15 Novembre 2019
    • DG said:

      non ho esperienza in ogni parte del mondo (ho lavorato per un periodo significativo solo in italia e nei paesi bassi. negli altri posti non ho passato abbastanza tempo per capire veramente le dinamiche socio-economiche) , è perfettamente plausibile che esistano posti in cui due persone che fanno esattamente lo stesso lavoro abbiano paghe significativamente differenti, ma mi chiedo come una situazione simile possa durare.

      18 Novembre 2019
    • mattia said:

      due persone che fanno esattamente lo stesso lavoro

      Quando si dice che due persone fanno lo stesso lavoro bisogna considerare tutto, non solo il “titolo” del lavoro.
      Se un uomo può sollevare al massimo 25 kg e una donna 15 kg anche se sono entrambi operai nello stesso reparto della stessa ditta, non fanno lo stesso lavoro.
      Se un impiegato è disponibile ad andare a cena con l’ospite di riguardo oltre l’orario di lavoro e un altro impiegato esce alle 16.01 perché deve correre a prendere i figli all’asilo, i due non fanno lo stesso lavoro. Saranno pure impiegati nello stesso ufficio della stessa azienda ma non fanno lo stesso lavoro.

      18 Novembre 2019
    • kheimon said:

      Ho detto nella stessa mansione, capire se facciano lo stesso lavoro o meno è più complicato ed è questione di interpretazione e sfumature nel linguaggio.
      Ad esempio, sfido a trovare due trader o due sales rep in un mercato vero e competitivo (e.g. USA) che alla fine dell’anno prendono la stessa cifra anche lavorando lo stesso numero di ore e avendo stessa identica estrazione sociale, istruzione, e incidentalmente genere. Tutti i lavori che pagano commissioni variabili introducono grosse differenze. Ma non solo quelli.

      Giacché qualcuno ha osservato che differenze nel salario di persone nella stessa mansione e che lavorano lo stesso numero di ore può essere predetto almeno in parte dal loro genere, occorre convincerli a fare un’analisi multivariata per scoprire quali siano effettivamente le ragioni, visto che il fatto che il lavoro femminile sia sottoprezzato è un’impossibilità economica.

      18 Novembre 2019
  6. kheimon said:

    Alla fine l’argomento davvero dirimente è una semplice considerazione sulle dinamiche di mercato.
    Se per il datore di lavoro fosse possibile risparmiare a parità di output assumendo donne, una simile anomalia avrebbe vita breve: ci sarebbe dapprima un picco ripidissimo nella ricerca e assunzione di donne, ma subito dopo la dinamica domanda/offerta porterebbe le donne (in gran richiesta) a esigere uno stipendio più alto, cancellando così l’anomalia di mercato.
    Più costruttivo e utile di questo discorso insensato sul divario salariale sarebbe a mio avviso l’eliminazione (e non certo per via normativa!) degli ostacoli prettamente culturali alla piena espressione del potenziale delle donne. Penso ad esempio ai bias dei genitori, i quali inculcano nelle figlie femmine l’idea che solo loro si debbano occupare di aiutare in famiglia mentre i figli maschi se ne fregano eppure sono belli ‘e mammà a prescindere. Oppure la pressione della società affinché la donna, anche dopo aver svolto la sua funzione prettamente biologica, sia comunque la figura preposta alla funzione di allevare ed educare i figli. D’altronde a mio avviso questo danneggia anche alcuni tra noi uomini: perché se dico che mi piacerebbe occuparmi principalmente di mio figlio per 3 anni i miei amici e conoscenti mi considerano un eunuco? Anche solo ventilare questa ipotesi fa alzare sopracciglia…

    15 Novembre 2019
    Reply
    • mattia said:

      Penso ad esempio ai bias dei genitori, i quali inculcano nelle figlie femmine l’idea che solo loro si debbano occupare di aiutare in famiglia mentre i figli maschi se ne fregano eppure sono belli ‘e mammà a prescindere.

      Sì, però enfatizziamo un attimo il fatto che, come dici tu, il cambiamento non deve venire per via normativo.
      Come uno educa i propri figli e le proprie figli sono cazzi suoi.
      Uno Stato che ti entra in casa e ti dà la multa per il modo in cui educhi i figli mi fa paura.

      Oppure la pressione della società affinché la donna, anche dopo aver svolto la sua funzione prettamente biologica, sia comunque la figura preposta alla funzione di allevare ed educare i figli. D’altronde a mio avviso questo danneggia anche alcuni tra noi uomini: perché se dico che mi piacerebbe occuparmi principalmente di mio figlio per 3 anni i miei amici e conoscenti mi considerano un eunuco?

      Ah be’, in questo caso la soluzione è semplice.
      Basta fregarsene di quello che dice la società.
      Non è così difficile come sembra.

      15 Novembre 2019
    • ava said:

      Boh ormai i tempi sono cambiati. All’ asilo e a scuola non è infrequente trovare donne che si occupano dei figli meno dei padri, proprio in virtù delle scelte lavorative, e nessuno dice niente.
      C’è anche da dire però che se le donne studiano in ambiti prevalentemente umanistici ( e statistiche alla mano è così, visto che il 75% degli ingegneri è maschio, e l’ ingegneria è il classico ambito di studi che garantisce un buon impiego, almeno in teoria ) è anche logico che in azienda abbiano statisticamente meno opportunità lavorative e che quindi, quando arriva il pargolo, si faccia di necessità virtù.
      Ovviamente in certi ambiti (come ad esempio dottoresse ) questo problema non esiste in quanto il numero di laureate è più alto , ma nell’ ambito industriale o comunmque produttivo dove serve un percorso di studi scientifico la ” disparità di genere” al lavoro non fa che riprendere quella universitaria, dovuta per lo più alla scelta del piano di studi dei singoli .

      15 Novembre 2019
  7. Julien Sorel said:

    Perché le donne guadagnano meno degli uomini?

    1-Perché le donne frequentano in massa facoltà universitarie i cui sbocchi lavorativi sono meno remunerativi (psicologia, lettere etc.)

    2-Perché le donne ottengono più spesso il part time, specie dopo la maternità

    3-Perché le donne chiedono più spesso permessi e fanno meno straordinari

    Punto e fine. Non esiste alcuna cospirazione della “sacra loggia massonica del patriarcato ” contro le donne. Io, ogni volta che parte questa tiritera, dopo aver esposto gli argomenti di cui sopra chiedo alla femmi-nazista di turno di trovarmi un CCNL in cui è esplicito il differente trattamento salariale tra donne e uomini. Ad oggi nessuna delle numerose femmi-naziste che conosco è riuscita a portarmi un CCNL in cui è sottolineato un diverso trattamento salariale in base al sesso.

    15 Novembre 2019
    Reply
    • Andrea Occhi said:

      Aggiungi anche che le donne fanno lavori meno rischiosi degli uomini, visto che la stragrande maggioranza dei morti sul lavoro è di sesso maschile.

      18 Novembre 2019
    • Julien Sorel said:

      Certamente. In ogni caso è solamente una questione di scelte individuali. Ci sono leggi che impediscono alle donne di fare certi lavori? Leggi che impediscono loro di laurearsi in ingegneria piuttosto che in lettere? Leggi che impongono loro di chiedere il part time e di non fare straordinari? No, è tutta una questione di scelte individuali. Scelte assolutamente legittime, per carità, ma su cui il legislatore non può fare nulla. Mi verrebbe da dire che, alla fine della fiera, donne e uomini sono biologicamente diversi e che nessuna isteria collettiva femminista potrà mai cancellare questa diversità di fondo, ma non so se questo possa ricadere tra le istigazioni all’odio sessista punite del ministero dell’amore della Segre.

      18 Novembre 2019
  8. kheimon said:

    Sì, però enfatizziamo un attimo il fatto che, come dici tu, il cambiamento non deve venire per via normativo.
    Come uno educa i propri figli e le proprie figli sono cazzi suoi.
    Uno Stato che ti entra in casa e ti dà la multa per il modo in cui educhi i figli mi fa paura.

    Per carità, lungi da noi, siamo perfettamente d’accordo. L’intervento normativo è fondamentale per sanare oscenità (per fortuna superate) come la mancanza di diritti fondamentali. Sul resto si dovrebbe andare in punta di piedi, promuovendo il cambiamento senza però distruggere istituzioni altrettanto importanti come la libertà (di parola, di educare i miei figli come voglio, di assumere nella mia azienda chi ritengo sia più adatto per il ruolo caso per caso, senza rispettare arbitrarie “quote”), la famiglia e non ultima la pace (i SJW ci vogliono arenare in una specie di guerra civile tribale permanente).
    Tuttavia non c’è niente di male (anzi) a dire “esistono stereotipi di genere, siatene consapevoli, cercate dentro voi stessi per vedere se ci sono bias e agite di conseguenza, ché ne guadagnano tutti se lo fate”. Chiamatemi ingenuo ma credo sia possibile intraprendere questa strada con un po’ di buonsenso, tempo e pazienza a patto di marginalizzare i fanatici delle identity politics. Quelli non sono disposti ad aspettare che le donne colonizzino piano piano ambiti tradizionalmente maschili grazie a un progressivo cambiamento culturale, le vogliono infilare forzosamente ovunque non ci sia un rapporto 50:50 e farlo in deroga a gerarchie preesistenti basate su merito e competenza.

    16 Novembre 2019
    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *