Il trauma

Mi à colpito la notizia della morte di Alberto Sed, reduce da  Auschwitz.
Nell’articolo che ò letto si raccontavano cose tremende. Sed disse che in vita sua non è mai stato capace di tenere in braccio un neonato perché nel campo di concentramento i nazisti li obbligavano a lanciarli in aria per fare il tiro al piattello. Non è mai riuscito a tenere in braccio nemmeno i suoi di figli.
Raccontava poi che non è riuscito a entrare in una piscina perché i nazisti fecero affogare un suo amico.

Quando leggi cose del genere ti rendi conto di come può essere traumatizzata la mente di chi vive certe esperienze. Traumatizzata al punto da perdere ogni contatto con la razionalità e la realtà. Per una mente normale infatti non c’è alcun problema a capire che è una cosa buona tenere in mano un neonato, che non c’entra niente con le oscenità fatte dai nazisti. Per lui invece la razionalità non vale più, la mente non funziona più normalmente e vede fantasmi che non esistono.

Questa differenza tra mente sana e mente traumatizzata è un utile suggerimento su come dovremmo comportarci nella società. Perché è comprensibile che una persona che à vissuto quelle esperienze veda nazisti ovunque. Non è mica colpa sua, il cervello è stato compromesso e à perso ogni capacità di ragionare logicamente.
Noi però siamo diversi, il nostro cervello è ancora capace di valutare la realtà per quella che è. Riusciamo a prendere in braccio i neonati, riusciamo a entrare in una piscina. Non vediamo i fantasmi nazisti dove non esistono.

Noi abbiamo dunque il dovere di comportarci razionalmente. A queste persone che sono rimaste traumatizzate e non sanno più comportarsi razionalmente si perdona tutto, a loro va la nostra compassione. Ma il loro comportamento non può diventare il nostro.

In Europa oggi non esiste alcun pericolo nazista. Razionalmente nessuno può sostenere il contrario.
Quando vi parlano di pericolo nazista in Europa si riferiscono a cose che non ànno nulla a che vedere col nazismo. Per dire, si sono messi a parlare di nazismo anche quando agli immigrati irregolari che arrivavano in Rep. Ceca scrivevano il numero sul braccio col penarello (ignorando che da queste parti si fa anche coi neonati all’ospedale per non confonderli).
Parlano di nazismo per quattro sfigati che si gonfiano il petto ma che appena la polizia alza i manganelli le prendono di santa ragione (persone che verrebbero considerate fighette dai neri degli anni ’70, quelli che usavano le pistole veramente).
Parlano di nazismo per un coro allo stadio. Santiddio.
Parlano di nazismo, banalmente, ogni volta che qualcuno à un’opinione politica diversa dalla loro.

Questo non è nazismo, ed è anche offensivo nei confronti di chi è finito in una camera a gas fare paragoni del genere.
Ora, che una persona traumatizzata dal nazismo vero veda il pericolo nazista dietro ogni foglia che si muove ci può stare. Però non la nominiamo alle più alte cariche del paese e non seguiamo ciecamente i suoi traumi.
La mettiamo lì in un angolo, ascoltiamo le preziose testimonianze che ci porta, però poi noi continuiamo a usare un cervello che funziona razionalmente.

5 Comments

  1. ava said:

    Tanto per cominciare , senza reducismo ed arditismo non ci può essere fascismo. Twitter non crea le basi per il fascismo come le creavano le rivoltelle e le molotov. Inoltre senza “pericolo rosso” non ci può essere fascismo; intendiamoci , potrebbe nascere una dittatura di destra, ma il fascismo è tutt’ altra cosa, ed oltretutto Mussolini nasce a sinistra.
    La realtà è che , semplicemente, i vecchi ” progressisti” di sinistra hanno esaurito il loro ruolo storico e di conseguenza hanno perso il consenso ed in sostanza il potere. NOn sapendo cosa inventarsi hanno inventato questa ennesima puttanata del fascismo ovunque che li sta facendo bastonare ad ogni tornata elettorale.

    5 Novembre 2019
    Reply
    • Lugh said:

      Non è neanche una novità, è dalla fine della guerra che il fascismo “sta per tornare”. Quante volte avete sentito questa litania in vita vostra?

      14 Novembre 2019
  2. Andrea Occhi said:

    Riguardo al trauma, ti racconto un fatto capitato a mio nonno (del quale ho riportato il diario scritto durante campagna di Russia e prigionia in Germania). Lui è stato Internato Militare Italiano, categoria creata apposta per non riconoscere loro le garanzie delle Convenzioni di Ginevra. Non venivano sistematicamente uccisi come gli Ebrei, ma insomma non stavano propriamente bene.

    Come molti nei paesi piccoli, allevavano galline, conigli e altri piccoli animali. Un giorno è morto per i fatti suoi un coniglio. Mio nonno voleva che la nonna lo cucinasse, perché non sopportava l’idea di buttare del cibo. Mia nonna si è rifiutata (perché non sai di cosa è morto…) e allora il nonno si è cucinato il coniglio in cantina e se lo è mangiato.
    Un’altra cosa, sulla tovaglia dei miei nonni non esistevano le briciole perché il nonno, compulsivamente, le raccoglieva tutte e le mangiava.

    7 Novembre 2019
    Reply
    • ava said:

      Bellissimo il diario, lo sto leggendo. mi stai facendo venire un ‘ idea, io ho il diario di mio zio prete che fu prigioniero di guerra in Africa, lo pubblicò anni fa ma forse meriterebbe di finire online…

      7 Novembre 2019
    • Andrea Occhi said:

      @ava
      Se vuoi qualche dritta, fatti sentire, sul sito ci sono i miei contatti.

      8 Novembre 2019

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