Non siamo ciò che pubblichiamo

Ieri quella cosa denominata Open à pubblicato un articolo in cui raccontavano chi era il ragazzo ucciso a Roma per aver difeso la propria morosa.
Nel farlo sono andati a spulciare il suo profilo feisbuc e ànno trovato un post che è bastato all’autrice del pezzo per bollare la vittima come una persona con idee “sovraniste” (qualsiasi cosa significhi). Ci sarebbe poi una schermata da instagram in cui l’autrice del pezzo definisce la vittima come uno sbruffone, ma quando sono andato a controllare il profilo era ormai chiuso quindi non ò potuto verificre se era vero o no. Restiamo quindi sul primo fatto.

Non sto qui a spiegare perché non à senso parlare delle idee politiche di una vittima di omicidio che non à nessun movente politico. Fosse stato ucciso da attivisti dei centri sociali come vendetta perché era andato a provocarli esponendo idee di destra davanti alla loro sede allora ok, avrebbe avuto senso rivangare tra i post politici che postava sul feisbuc.
Fosse stato un “sovranista” che aveva fatto irruzione in una moschea e sparato a dei maomettani lo stesso. Poi magari era andato a sparare a un tizio che gli aveva portato via la moglie e il movente erano le corna e non lo scontro di civiltà, ma un giornalista avrebbe avuto ragione di portare a galla le sue idee politiche. Sarebbe stato un movente plausibile.
Ma in questo caso il “sovranista” è la vittima di malviventi che volevano rapinare la sua sua fidanzata: che senso à riportare le sue idee politiche?

E vabbe’, questo anche un asino lo capirebbe.
Il problema più profondo però è un altro. C’è questa insana pretesa da parte dei giornalisti di voler ricostruire il profilo delle vittime dei fatti di cronaca facendo una ricerchina su quello che pubblicavano sulle reti sociali.
Eppure la storia dovrebbe averci insegnato che è un esercizio inutile. Dico la storia perché i giornalisti facevano ciò ancora prima delle reti sociali. Andavano a intervistare i vicini di casa di feroci criminali e si sentivano rispondere con il più classico dei “salutava sempre, sembrava una così brava persona“. Succedeva anche coi brigatisti: a sentire i vicini di casa erano tutte persone così brave.
Perché pensate che con le reti sociali dovrebbe cambiare qualcosa?

Così come è inutile intervistare i vicini di casa per ricostruire la personalità di un protagonista di un fatto di cronaca è inutile farlo anche spulciando i suoi profili sulle reti sociali. Perché le reti sociali non sono uno specchio di una persona.
Ogni rete sociale à caratteristiche diverse (per la struttura stessa della rete sociale e per le persone che vi incontriamo) e questo ci porta a pubblicare cose diverse a seconda di dove ci troviamo. Perché un contenuto che pubblici sul feisbuc su quella rete funziona ma magari non funziona su instagram o su iutiub. O magari perché su una rete sociale c’è la nonna che ti segue e non vuoi farle vedere le foto di quando ti sbronzi, mentre su altre reti sociali mostri cose diverse perché lì la nonna o il datore di lavoro non ti vedono.

Quello che pubblichiamo sulle reti sociali è solo una parte della nostra personalità. Così come ci comportiamo diversamente al lavoro, in una cena di gala o all’osteria con gli amici, allo stesso modo mostriamo diverse parti di noi sulle diverse reti sociali. Pensare di tracciare il profilo della personalità di una persona vedendo cosa posta su di una rete sociale (analizzando solo i post pubblici, poi) è assurdo.
Al massimo puoi scrivere un articolo dal titolo “ecco cosa pubblicava sul feisbuc” ma non “ecco chi era“.

No, non siamo quello che pubblichiamo su feisbuc. Quella è solo una parte di noi, una piccola parte che il più delle volte dice pochissimo sulla nostra personalità e su tutto quello che facciamo nella vita reale.
Smettetela di domandare ai vicini di casa come era il protagonistra di un fatto di cronaca e smettetela di spulciare tra le reti sociali per ricostruire chi era. Farete un favore a tutti.

One Comment

  1. ava said:

    il sugo della storia è questo: è tornato il maccartismo. In chiave maccheronica , chiaramente.
    Basti vedere le vesti stracciate per gli articoli di Report. E quanti capelli si è strappato Saviano.

    25 Ottobre 2019
    Reply

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