Gli avvocati di letta

Io mi ero preparato tutto un discorso sullo scivolone di enrico letta sull’imperatore claudio “straniero”.
Un discorso che partiva dagli effetti del credere a cazzate come lo ius soli e arrivava al fatto che, tolti i giornali di destra, nessuno aveva sbertucciato letta per l’errore (ché un congiuntivo sbagliato di di maio provoca ilarità, dunque si prende il grillino per il culo, ma l’ignoranza di letta non rientra nella narrazione stereotipata dei politici quindi non si pubblica). C’era anche una parte sul fatto che ammettendo l’errore letta aveva provato a buttarla in caciara su razza e integrazione (il suo scopo era poter dire “comunque c’ò ragione sempre io anche se ò torto, gni gni gni“).

Poi però alla fine mi sono arreso alla parte più divertente di tutta la vicenda; ò pensato con tenerezza a quelli che si sono sgolati per dire che in realtà letta aveva ragione, che l’impero romano era multirazziale e altre supercazzole che non c’entravano una sega pur di poter dire che letta non aveva sbagliato.

Passa una giornata e letta stesso ammette di aver detto una cazzata. Chissà come si sono sentiti tutti gli avvocati delle cause perse: ore spese a difendere la posizione del loro idolo e poi smerdati pubblicamente dallo stesso letta che ammette l’errore. Ora che faranno, ammetteranno pure loro di aver detto una cazzata?

Consiglione per il futuro: se dovete fare gli avvocati delle cause perse fatelo almeno per le vostre di cazzate, così almeno potete perseverare nell’errore a piacimento senza correre il rischio di lavorare per un cliente che poi manda in vacca tutta la vostra difesa. E la vostra reputazione.

7 Comments

  1. Marken said:

    In effetti, vedo tantissimi nazigrammar perculare Di Maio per un congiuntivo sbagliato (errori di uso non di forma: nessun fantozziano *venghi o *vadi), quando poi sento tantissimi politici e giornalisti dire in continuazione “credo che + indicativo”; mentre nessuno va a perculare la crassa ignoranza dei leader di sinistra, ancora più crassa quanto si manifesta in occasione di ostentata (falsa) erudizione.

    16 Ottobre 2019
    • mattia said:

      “credo che + indicativo”

      “Credo che + indicativo” è corretto se il tuo scopo è indicare che sei sicuro di quello che affermi.

      16 Ottobre 2019
    • Marken said:

      A parte il celebre caso di “io credo che Dio esiste”, il “credere” è incompatibile con la certezza su quello che si afferma dopo, quindi sarebbe sempre meglio usare il congiuntivo.

      16 Ottobre 2019
    • mattia said:

      A parte il celebre caso di “io credo che Dio esiste”, il “credere” è incompatibile con la certezza su quello che si afferma dopo

      È vero che ci sono molte persone convinte dell’esistenza di Dio più che di ciò che toccano con mano.
      Ma per molte perso è vero l’esatto opposto.
      Perché mai una persona può esprimere con granitica certezza la propria sicurezza nell’esistenza di Dio ma non un’altrettanto convinta sicurezza in un qualsiasi altro campo della vita?

      Non c’è nulla di incompatibile, è solo una questione di abitudine.
      Infatti poi dici:

      sarebbe sempre meglio usare il congiuntivo.

      ecco, sarebbe meglio. Quindi non è “incompatibile”.

      16 Ottobre 2019
    • Raoul Codazzi said:

      A parte il celebre caso di “io credo che Dio esiste”

      Pensa a tutte le frasi del tipo “ci credo che l’omeopatia è solo fuffa, ma per chi mi hai preso?”, “ci credo che sei bloccata nel traffico, non ti preoccupare, quando arrivi arrivi”, …, qui il congiuntivo nemmeno si può usare.

      16 Ottobre 2019
  2. Roberta said:

    A parte la gaffe, ma davvero accettiamo che citare l’impero romano a sostegno di qualunque idea sul presente possa essere accettabile?
    Il contesto è completamente differente. Solo a me sembra una fallacia logica gigantesca?

    16 Ottobre 2019
    • ava said:

      no, le similitudini sono parecchie, anche troppe, il problema è che vanno in senso contrario a quello che gli intelligentoni vorrebbero.

      16 Ottobre 2019

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