Non è una laurea

La notizia del corso di laurea in “influencer” è legata a doppio filo alle statistiche che periodicamente bacchettano l’italia perché à pochi laureati. Fa parte di quelle strategie messe in atto per aumentare il numero di laureati, ché altrimenti si fa brutta figura con l’europa, dicono.
Si prende il nome “laurea” e lo si mette a qualcosa che al massimo potrebbe essere classificato come corso professionale. Così aumenti il numero di laureati e le statistiche sorridono.

Non è una questione di discutere se un corso per comunicatore-drago su instagram sia necessario o meno. Ci sono persone che si guadagnano da vivere facendo “l’influencer”? Sì, certo. Servono figure professionali capaci di gestire le reti sociali ad aziende e personalità pubbliche? Probabile.

È necessario un corso per imparare: mah… da una parte le strategie devono cambiare così rapidamente per restare a galla che è difficile inquadrarle in un corso. Dall’altra parte sono cose in cui eccellono anche salvini e morisi senza aver frequentato corsi particolari, quindi con un po’ di dedizione ci possono arrivare tutti anche senza frequentare un corso all’università.

È il caso di chiamare una cosa del genere “laurea”. Manco per idea.
E questo è indipendente dal fatto che il lavoro sia ricercato nella società e serva un corso o meno per impararlo. Anche il cuoco è un lavoro serve nella società e ci sono corsi dove si insegna a cucinare. Non è però che adesso gli istituti alberghieri li ridenominiamo “università” e il diplomino che diamo a chi vi studia con profitto lo chiamiamo “laurea”. Se tu vai all’alberghiero e impari a cucinare siamo tutti felici per te e per la società, ma col piffero che ti chiamo dottore.

Oh, ci sono paesi dove lo fanno. In giappone ci sono istituti dove impari a cucinare che vengono chiamati “università”. Poi nelle statistiche svettano per numero di laureati (48% nella fascia di età dai 25 ai 64 anni, contro il 17% dell’italia). Grazie al cazzo, se chiami questa roba “laurea” è facile dire che ài metà della popolazione laureata.

Il corso di laurea in influencer segue questa strategia: appiccicare l’etichetta di “laurea” su qualsiasi corso professionale pur di attirare studenti e alzare il numero di laureati.
Per decenni si è degradato il valore della parola “laurea” appiccicando questa etichetta a cose che non sono lauree, si è preteso di elevare a laurea corsi che una volta davano giusto un diploma professionale.
Prima per fare l’infermiere bastava il diplomino, ora devi avere una “laurea” in scienze infermieristiche. Prima per insegnare ginnastica a scuola bastava un diplomino ISEF, ora serve la “laurea” in scienze motorie. Fra un po’ arriveremo a denominare “laurea in scienze culinarie” i corsi che oggi si fanno all’istituto alberghiero. Forse ci si renderà conto che questo processo è una buffonata.
Forse. Perché forse il rincoglionimento generale porterà ad accettare pure quello.

12 Comments

  1. ava said:

    E gli ingegneri triennali che si chiamano ingegneri. E gli ingegneri edili indirizzo architettura che si firmano ingegneri. E arrivano poi il supergeometra e il geometra laureato. E sto cazzo scusate. Mai visto nessuno di bravo uscito da questi corsi , perchè se uno ha voglia di darsi da fare si fa il percorso di studi tradizionali, si fa il mazzo e impara.

    14 Ottobre 2019
  2. kheimon said:

    Di per sé non lo vedrei come un problema, dal momento che il mercato (finché gli è consentito di esistere e funzionare) corregge automaticamente. Almeno ad oggi, con una laurea in “gender studies” con tanto di corso a scelta in “lesbian dance” (e sto inventando ma potrei aver azzeccato, tanto everything goes) ottenuta al costo di centomila dollari presi in prestito, beh ci fai comunque poco. Il mercato elimina le cazzate e una laurea farlocca in “X studies”, o invero una di quelle da te citate, non diluisce il valore di una laurea in fisica.

    Però…

    Mi preoccupo se al mercato non è consentito di funzionare, per esempio perché obblighi le aziende e le istituzioni ad infestare il proprio dipartimento HR con figure di dubbia utilità, che hanno intrapreso questi inutili studi in istituzioni politicizzate fino al midollo.

    E mi preoccupo quando la laurea in fisica/ingegneria/medicina/ecc. viene diluita, per esempio perché vogliamo aumentare artificialmente la diversità percepita (e non reale, dal momento che il colore della pelle è una forma molto superficiale di diversità) con forme estreme di affirmative action che non ti consentono di selezionare professori e studenti in base all’unico criterio davvero pertinente ed efficace.

    E ovviamente mi preoccupo quando le lauree pattume attraggono denaro pubblico.

    14 Ottobre 2019
    • ava said:

      Il problema è che il mercato si regola sulle spalle di quelli che gli studi li hanno fatti davvero . Noi civili vecchio ordinamento ci siamo fatti il mazzo e chi è arrivato in fondo ( perchè, vedano un pò i vari politici, non è detto che se si inizia un percorso di studi lo si finisca automaticamente) si trova la concorrenza di gente che non sa una mazza e che per tirare a campare si improvvisa , utilizzando programmi di calcolo del tipo ” faccio tutto io “, producendo progetti pessimi ed edifici che hanno problemi e che rimangono sul mercato tirando sul prezzo .
      E qui ci sono due considerazioni da fare:
      1) Nel civile/ edile capita spesso che i problemi non ci siano subito appena finita l’ opera , perchè si progetta per una azione che magari non arriverà mai, ma quando poi arriva un edificio progettato bene si comporta bene, ovvero secondo quanto previsto, mentre un edificio progettato male si comporta come caxxo vuole lui.
      2) in ogni caso realizzare un progetto fatto male costa di più che realizzare un progetto fatto bene.
      Ora per fortuna in questi ultimi anni la situazione è molto migliorata, perchè dopo la crisi i “giovani” preferiscono il posto in azienda che la vita complessa del ronin dell’ ingegneria, e quindi c’è molta meno concorrenza. Eppure io rimango dell’ idea che siano meglio pochi laureati di qualità che una manica di asini col foglio di carta.
      Il prestigio della laurea si sta svilendo come quello delle cinture nere di karate grazie ai mcdojo.

      14 Ottobre 2019
    • mattia said:

      Eppure io rimango dell’ idea che siano meglio pochi laureati di qualità che una manica di asini col foglio di carta.
      Il prestigio della laurea si sta svilendo come quello delle cinture nere di karate grazie ai mcdojo.

      Esattamente.

      14 Ottobre 2019
    • kheimon said:

      No aspettate, io non parlavo di diluizione/svalutazione di lauree esistenti a causa di una generazione di laureati di qualità inferiore nella stessa disciplina. A quello ci credo benissimo.
      Piuttosto, non sono sicuro che una laurea in scienze della comunicazione o “gender studies” diluisca la tua laurea in ingegneria civile. Forse, e dico forse, al più contamina roba concettualmente vicina. Credo che il concettoide “signoramia oggi tutti hanno una laurea quindi la laurea non vale più niente”, che mi ha sedotto per un certo periodo di tempo, non sia una buona approssimazione della realtà e verrebbe probabilmente smentita con un’analisi multivariata. Mattia non ha affermato nulla del genere, il suo discorso mi pare più che altro sul piano morale ma io personalmente non ho problemi se qualcuno si “laurea” (pfui) in “memeology” a patto che se lo paghi da solo o più probabilmente che glielo paghi mamma.
      Poi oh, può darsi che essendo più piccino di voi, io sia andato all’università quando la fine era già iniziata e quindi mi sia desensibilizzato.

      14 Ottobre 2019
    • Peto said:

      Kheimon

      E ovviamente mi preoccupo quando le lauree pattume attraggono denaro pubblico.

      L’hai detto.

      Comunque, preferisco una strategia in cui si inventano lauree parcheggio a una in cui i corsi difficili vengono edulcorati per pompare i numeri.

      14 Ottobre 2019
  3. Livreria said:

    Guárdate che allá fine è semplicemente un corso normalissimo di scienze della comunicazione, l’hanno personalizzato con due lezioni neanche tanto particolari, per il resto è solo un’etichetta messa su per attirare ingenui allocchi.

    14 Ottobre 2019
    • mattia said:

      Guárdate che allá fine è semplicemente un corso normalissimo di scienze della comunicazione, l’hanno personalizzato con due lezioni neanche tanto particolari, per il resto è solo un’etichetta messa su per attirare ingenui allocchi

      Guarda che il post puoi prenderlo pari pari sostituendo solo “corso di laurea in influencer” con “corso di laurea in scienze della comunicazione” e tutti i concetti filano ugualmente.

      14 Ottobre 2019
    • Giacomo said:

      Scienze della Comunicazione? Ma come? Son 20 anni che insistono che “la loro è una laurea seria”, e me lo squalifica così?
      “Etichetta messa su per attirare ingenui allocchi”.
      C’è da dire che calza però.

      14 Ottobre 2019
  4. mamoru said:

    sono diplomato ITIS, ma non penso ti stupiresti se ti dicessi che il livello dei laureati giapponesi con cui lavoro (che sarebbero pure le elites) mi ha fatto cadere le braccia in terra da tempo. uno che ha fatto meccanica al toyota industrial stocazzo a cui devi spiegare la resistenza a fatica…o peggio.
    per carita’ son bravi a usare excel, ma quando ti fai un corso al mese per per anni a spese dell’azienda si presuppone che qualcosa in testa entri…e anche qui son debiti su debiti per avere un pezzo di carta universitario.
    poi ti potrei dire di alcuni zaibatsu (ex) che hanno ancora il sistema di promozione interno basato sulle tesine da presentare periodicamente: che uno si metta a fare i compitini durante l’orario di lavoro, io lo trovo scandaloso. non entro nel merito della qualita’ infima e dell’impatto nullo se non negativo sul fatturato aziendale. poi stanno a parlare di produttivita’ e della necessita’ di assumere gente…

    PS E l’ufficio immigrazione jp mi spiegava che normalmente il diploma di scuola superiore italiano non basta per il permesso di soggiorno, che andrebbe integrato con 2 anni delle loro senmon gakkō (che offrono anche corsi pregiati quali danza e recitazione oltre che normali percorsi professionalizzanti come dicevi tu). nel frattempo prima che cambiassero le leggi era pieno di schiavi vari assunti non si sa come a fare i manovali…

    14 Ottobre 2019
  5. Leo said:

    “Dall’altra parte sono cose in cui eccellono anche salvini”

    Credo che Salvini abbia il social media manager che gli scriva le cose 🤔

    16 Ottobre 2019
    • mattia said:

      Credo che Salvini abbia il social media manager che gli scriva le cose

      Alcune cose sì, altre cose le fa da solo.

      16 Ottobre 2019

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