Some people did something

Lo scorso aprile la deputate degli U.S. of A. ilhan omar à detto che:

Cair (Council on American-Islamic Relations, n.d.r.) was founded after 9/11 because they recognized that some people did something and that all of us were starting to lose access to our civil liberties.

Some people did something. Evita accuratamente di definire gli eventi dell’11 settembre per ciò che sono stati, ossia attentati terroristici di matrice islamica.
Un po’ come se qualcuno dicesse in italia che alle fosse ardeatine “qualcuno” à fatto “qualcosa”. Ecco, messa così forse capite perché gli americani l’ànno attaccata per la minimizzazione degli attentati dell’11 settembre. Perché se qualcuno in italia dicesse che alle fosse ardeatine qualcuno à fatto qualcosa verrebbe devastato dall’opinione pubblica, sarebbe espulso dalla società civile, ché manco quelli che lo pensano si azzardano a dire una cosa del genere.

Ovviamente trump ci è saltato dentro con entrambi i piedi rilanciando la pessima uscita di ilhan omar. Per tutta risposta questa si è messa a frignare dicendo che trump aizzava i suoi sostenitori che poi la minacciavano. Mica che à detto una bestialità, figuratevi. Con una faccia di tolla formato famiglia riesce addirittura a pretendere che la colpa sia di trump e non della cazzata che à detto ella.

La frase è stata un pugno nello stomaco per gli americani, tanto che ormai quelle parole identificano ilhan omar e la marchieranno per sempre. Un po’ come le previsioni di fassino o lo shish di renzi.

Passa qualche mese e 15 luglio ilpost.it pubblica questo articolo intitolato “I tweet razzisti di Trump contro quattro deputate“. In realtà i tuitt di trump non erano razzisti, visto che trump non à mai accennato alle persone criticate (à deciso il post di chi parlava) ma soprattutto non à fatto riferimento alcuno alla razza o etnia delle persone criticate.
In questo altro articolo ilpost.it scrive esplicitamente

Omar e Tlaib fanno parte delle quattro deputate Democratiche a cui qualche tempo fa Trump rivolse insulti razzisti, invitandole a «tornare nel loro paese» soltanto sulla base della loro pelle, e nonostante tutte e quattro siano americane.

via ilpost.it evidenziazione mia

I tuitt di trump non parlavano nemmeno di striscio del colore della loro pelle, nemmeno implicitamente. Sono qui: leggere, fare l’analisi logica e applicare un po’ di comprensione verbale. A ilpost.it si sono inventati di sana pianta degli insulti (inesistenti) sulla base della pelle (motivazione inesistente). Una feic nius totale.

In compenso sono riusciti a non raccontare nemmeno per sbaglio questa storia di some people did something.

Dopo questa terribile frase ilpost.it à parlato di ilhan omar in quattro articoli (trovati con la funzione di ricerca de ilpost.it stesso): qui, qui, qui (di striscio) e qui. In nessuno di questi articoli si è mai parlato di some people did something. Zero. Come se questo fatto non esistesse. Si permette di dire una bestialità simile ma per i redattori de ilpost.it non è notizia degna di essere riportata. Così voi che leggete quelle pagine vi convincete che omar sia una così garbata signora maltrattata da quei cattivoni di trump e soci e non una tizia che va in giro a dire bestialità come some people did something.

Questo è quello che viene definito “giornalismo di qualità”, questo è il modo in cui racconta i fatti.

7 Comments

  1. ava said:

    E vabbè , Repubblica scrive coscientemente stronzate ad uso e consumo dei sinistrati fascioprogressisti dei salotti buoni per lo meno dagli anni ’70.
    Ripropongo la mia recensione delle memorie di Richard Gardner, ambasciatore americano a Roma , che l’ aveva a fuoco con Repubblica e Scalfari per le balle colossali che raccontavano
    https://albadiacheron.wordpress.com/2018/06/06/mission-italy-gli-anni-di-piombo-raccontati-dallambasciatore-americano-a-roma-1977-1981/

    20 Settembre 2019
    • ava said:

      ecco e Il Post ha lo stesso identico andazzo, spiegato bene.

      20 Settembre 2019
  2. Manolo Tancredi said:

    La professionalità de Il Post, spiegata bene.

    20 Settembre 2019
  3. Tigre da Laptop said:

    Il post non fa giornalismo, ma solo propaganda politica contro qualcuno, perché se dovessero farla a favore di qualcuno prima di trovare un soggetto all’altezza della loro spocchia cadrebbero in depressione e/o in crisi isterica.
    Suggerisco di leggere la striscia dei peanuts, guardare la galleria settimanale degli animali e ignorare tutto il resto

    20 Settembre 2019
  4. Julien Sorel said:

    Quelli de “Il Post” sono delle mezze calzette che si limitano a rigurgitare quello che leggono dagli organi di informazione USA vicini al partito democratico locale. Quelle accuse a Trump erano state fatte in primis dagli organi di informazione USA e quelli de “Il Post”, essendo completamente incapaci di ragionare per conto proprio, si sono limitati a copincollare come sempre. Si può dire e pensare quel che si vuole di Donald Trump, ma bisogna riconoscergli un grande merito, l’aver definitivamente smascherato i grandi organi di informazione del mondo occidentale per ciò che sono, ovvero delle grandi centrali di propaganda politica e ideologica. Per decenni ci hanno raccontato il mito della stampa e dei media angloamericani come se fossero il non plus ultra dell’imparzialità e della professionalità, ma Trump è il bambino che ha fatto vedere al mondo che il re è nudo e che i vari New York Times, Washington Post, CNN, ABC, NBC etc. sono solo e semplicemente megafoni di propaganda politica e ideologica e non quelle scuole di grande giornalismo che vengono tanto elogiate dai soloni nostrani. Ora, non c’è nulla di male nell’essere megafoni di propaganda politica, basta almeno avere la decenza di dichiararsi come tali e togliersi la spocchia e la puzza sotto il naso che invece caratterizza gli organi di informazione “liberal”.

    20 Settembre 2019
    • Peto said:

      Quelli de “Il Post” sono delle mezze calzette che si limitano a rigurgitare quello che leggono dagli organi di informazione USA vicini al partito democratico locale.

      Non abbiamo bisogno che lo facciano loro gratis, dato che lo faceva già coi nostri soldi l’ex corrispondente dagli Stati Uniti della rai G. B.

      ha fatto vedere al mondo che il re è nudo e che i vari New York Times, Washington Post, CNN, ABC, NBC etc. sono solo e semplicemente megafoni di propaganda politica e ideologica e non quelle scuole di grande giornalismo che vengono tanto elogiate dai soloni nostrani.

      Ma che dici? https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-white-supremacy-neo-nazi-flag-frank-figliuzzi-fbi-msnbc-a9044966.html

      21 Settembre 2019

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