Come ottenere facilmente la cittadinanza

Come è stato il percorso che mi à portato ad ottenere il passaporto ceco? Facile e difficile.
Facile perché seguendo le procedure previste dalla legge non è davvero complicato ricevere la cittadinanza. Difficile perché comunque ci devi mettere un po’ di impegno e pazienza.
Nel mio caso è andata così.

19 settembre 2018
Presento al comune di Praga 6 la domanda di cittadinanza.
Arrivo all’anagrafe con un bel malloppone di documenti che avevo pazientemente raccolto durante le settimane precedenti.

Alcuni di questi documenti scadevano in 30 giorni, quindi è servita un po’ di programmazione per chiedere prima alcuni documenti che non scadevano e poi quelli che scadevano.
La signora dell’anagrafe è stata estremamente cortese, mi à aiutato tantissimo a preparare la domanda di cittadinanza. Ad esempio, per la richiesta in sé non c’è un modulo da compilare, devi prendere un foglio di carta e scrivere “io sottoscritto… chiedo la cittadinanza ai sensi… per questi motivi…
La signora dell’anagrafe mi à aiutato a scrivere bene questa richiesta, specificando le cose che il Ministero dell’Interno vuole sapere. Per esempio, ò dovuto scrivere in quali paesi del mondo sono solito viaggiare (non chiedetemi perché importasse al Ministero, non lo so).
Oltre a ciò mi à spiegato per bene come raccogliere i documenti con molta pazienza e precisione. Insomma, non è che mi sono dovuto rivolgere a un sindacato, a un’associazione di stranieri o a un avvocato per preparare la pratica: è stato un ufficio statale che mi à aiutato, che è stato al mio servizio con cortesia.
Avete presente quegli impiegati pubblici a cui consegni le pratiche e si divertono a trovare gli errori per rigettarle senza spiegarti come fare per farle bene? Ebbene, io mi sono trovato davanti a impiegati che invece erano al servizio mio.
Se un cittadino, straniero, è capace di preparare le proprie pratiche per la cittadinanza da solo, con il solo aiuto dello Stato significa che il meccanismo funziona bene.

Dopo qualche giorno
Il Comune mi avvisa che ànno preparato un documento (un modulo che fa sommario di tutte le mie informazioni) che dovevo firmare. Faccio un salto in Comune, lo firmo e la pratica è ufficialmente avviata.
Epperò…

22 ottobre 2018
La pratica arriva al Ministero dell’Interno che dovrà esaminarla.
Non chiedetemi perché ci à messo un mese per andare da un ufficio di Praga a un altro ufficio di Praga.
Non so se si è bloccata in uscita dal Comune o in ingresso al Ministero. Fatto sta che s’è perso un mese di tempo.
Secondo la legge ceca sulla cittadinanza il Ministero deve rispondere alla richiesta in 180 giorni (in italia sono 4 anni); questi 180 giorni però partono da quando il Ministero riceve la pratica, non da quando la presenti al Comune. Quindi i miei 180 giorni partono dal 22 ottobre, e scadono il 20 aprile 2019.

8 aprile 2019
Poco prima della scadenza il Ministero mi risponde.
Leggendo un po’ di storie di gente che chiede la cittadinanza italiana mi viene da piangere. Spesso dicono che il Ministero dell’Interno italiano non rispetta la scadenza, motivo per cui da due anni è stata recentemente portata a quattro. Perché in italia si fa così: non sei capace di fornire un servizio decente? Non è che migliori il servizio, sposti la scadenza.
Qui invece ànno rispettato la scadenza.

Dopodiché, la nota dolente: il Ministero scrive che manca un documento. Secondo me non serviva, e la cosa assura è che devo andare a fare questo certificato in un ufficio che dipende da un altro dipartimento… dello stesso Ministero. Evidentemente diversi uffici dello stesso Ministero non sanno comunicare con la posta interna. Oppure davvero avevano bisogno delle 15 corone della marca da bollo di quel certificato, va’ a saperlo.

Se c’è una cosa che però ò imparato è che quando ti rapporti con la burocrazia non à senso combatterla, la strada migliore è seguire le loro regole. Pertanto ò fatto questo certificato, pagato le 15 corone della marca da bollo e l’ò spedito al Ministero.
A questo punto partono altri 180 giorni.

22 agosto 2019
Mi arriva una telefonata dal Comune di Praga 6. La direttrice del settore affari interni mi convoca per il giuramento.
Rimango sopreso, visto che il Ministero non mi à detto che la domanda era stata approvata, eppure la direttrice mi dice che à il certificato sulla sua scrivania e che l’invito per il giuramento è per il 17 settembre alle 9 di mattina: presentarsi con abito elegante e 2000 corone di marca da bollo.

17 settembre 2019
Pongo la mano destra sulla costituzione pronuncio la formula e divento cittadino ceco.

In definitiva sono riuscito a ricevere la cittadinanza ceca in meno di un anno da quando ò presentato la domanda. Forse ce l’avrei fatta anche in meno tempo se avessi allegato il certificato mancante fin dall’inizio, pazienza. Un anno rimane un tempo ragionevole.
Non è una cosa veloce ma non bisogna nemmeno aspettare i tempi biblici di altri paesi, è tutto sommato un tempo tollerabile.

La spesa
In totale ò speso circa l’equivalente di mille euro. Qui devo fare una precisazione: di per sé la spesa minima è molto meno. Ci sono le 2000 corone (80 euro) di marca da bollo (che però si paga solo se la domanda è approvata), 4900 corone (circa 200 euro) per gli esami di lingua e cultura, e poche altre marche da bollo.
In realtà la mia spesa è stata superiore perché, ad esempio, sono andato a Brno a fare gli esami in quanto a Praga le sessioni erano piene e avrei dovuto aspettare tre o quattro mesi per niente. Quindi nella spesa ò aggiunto il trasporto e l’alloggio di una notte a Brno.
In aggiunta ò fatto un corso di preparazione all’esame, che ò dovuto pagare. Inoltre i certificati dall’estero dovevano essere tradotti. Per esempio, siccome ò passato più di 6 mesi in giappone ò dovuto allegare il certificato penale giapponese. Certificato che l’ambasciata giapponese mi à fornito gratis, ma che ò dovuto far tradurre da un traduttore giurato. E credetemi, i traduttori giurati ceco-giapponesi costano un fottio di soldi. Poi l’apostille era in inglese (non chiedetemi perché il ministero della giustizia giapponese fa l’apostille in inglese) quindi mi è servito un altro traduttore giurato per l’inglese per la sola apostille. E sono altri soldi.

Alla fine aggiungendo tutto la spesa sale fino a circa mille euro.

La cosa positiva è che ò fatto tutto da solo. Sono stato capace di leggermi la legge sulla cittadinanza, studiare le istruzioni e preparare tutte le carte da solo. Mi sono giusto fatto pulire gli errori ortografici da una vicina che un tempo era una maestra di ceco alle scuole elementari, solo perché mi scocciava presentare una domanda con svarioni ortografici.
Per il resto sono stato capace di gestire una pratica del genere da solo. Ciò significa che il sistema burocratico magari è pesante (perché raccogliere 14 documenti è un po’ una rottura) ma si può fare senza doversi rivolgere a un professionista che passa la vita a studiare la burocrazia. Un normale cittadino, senza particolari competenze burocratiche, e addirittura straniero, riesce a fare una domanda di cittadinanza da solo. Per dire, qualche tempo fa controllai la procedura per la cittadinanza italiana (per il marito extracomunitario di una mia amica) e mi arresi: non sarei stato in grado di aiutarli, non capivo da che parte girarmi, varie fonti davano informazioni diverse, non c’era una fonte chiara di informazioni, non ci capivo niente. Se mi oriento meglio nella burocrazia ceca che in quella italiana significa che c’è un problema serio (nella burocrazia italiana).

Tutto perfetto in Rep. Ceca? No, ovviamente. Ci sono ampi margini per migliorare la procedura per cittadinanza ceca. Alcuni certificati che ò dovuto presentare contenevano informazioni che lo Stato già possiede. Ad esempio, perché devo presentare al Ministero dell’Interno le mie ultime tre dichiarazioni dei redditi? Possono chiamare gli amici del Ministero delle Finanze e chiedere a loro se guadagno a sufficienza per essere economicamente indipendente.
Evidentemente però le basi di dati del Ministero delle Finanze non sono consultabili dal Ministero dell’Interno. Eppure non sarebbe una cosa così difficile da fare dal punto di vista tecnico, basta fornire un accesso all’ufficio cittadinanza del Ministero dell’Interno per cui a loro basta mettere il mio rodné číslo (l’equivalente del codice fiscale) ed escono i miei redditi degli ultimi tre anni.

Purtroppo sembra che le basi di dati non siano molto collegate, anche all’interno della stessa struttura. Per esempio, ò dovuto portare un certificato che dell’agenzia delle entrate che dichiarava l’inesistenza di debiti col fisco. Siccome le tasse sulle proprietà immobiliari le pago a due agenzie delle entrate diverse (la mia cantina vinicola è in un’altra regione) un’agenzia delle entrate à dovuto comunicare “manualmente” all’altra che avevo sempre pagato le tasse pure lì, poiché l’agenzia di Praga non poteva accedere alla loro base di dati.

Insomma, tutte informazioni che sono già in mano alla pubblica amministrazione potrebbero reprirsele da soli, invece ò dovuto io raccoglierle e darle al Ministero dell’Interno. Probabilmente perché così l’impiegato che si trova davanti al pratica apre il faldone, trova tutto senza doversi sbattere, gira i fogli e in 10 minuti à esaminato la pratica. O forse vogliono intenzionalmente complicare la pratica per vedere se ài la motivazione necessaria per diventare cittadino oppure se ti arrendi prima.

Tutto sommato però, se si à un po’ di pazienza nel raccogliere i documenti ottenere la cittadinanza ceca è una procedura non troppo difficile e dai tempi ragionevoli.

Non è necessario dunque regalare la cittadinanza a chiunque respira in un paese. I requisiti (10 anni di residenza, esami di lingua e cultura) sono più che ragionevoli. Il problema dell’italia non sono i requisiti ma la complicazione della burocrazia. Che senso à richiedere 10 anni di residenza e poi avere 4 anni di attesa per avere una risposta alla domanda di cittadinanza?

Non serve a nulla abbassare i requisiti per la cittadinanza se poi come Ministero non sei capace di gestire una pratica in tempi decenti (4 anni non sono un tempo decente). Ciò che serve non sono criteri più blandi per ottenere la cittadinanza bensì uno Stato capace di gestire decentemente le domande. Lo fa la Rep. Ceca, lo può fare anche l’italia. Preciso: è vero che la Rep. Ceca conferisce meno cittadinanze che l’italia (anche in proporzione alla popolazione siamo sempre a 3 volte più cittadinanze concesse dall’italia rispetto alla Rep. Ceca), ma si tratta solo di dimensionare il personale per il carico di lavoro. L’italia chiede un contributo di 250 euro più 16 di marca da bollo per ogni domanda di cittadinanza, mentre la Rep. Ceca solo 80 e solo se la domanda è accettata.
Con 250 euro puoi sicuramente pagare il personale che ti analizza la domanda di cittadinanza. Con quei soldi paghi un paio di giorni lavorativi di un impiegato statale. Davvero un impiegato non può esaminare una pratica di cittadinanza in due giorni? Fai in tempo non solo a leggere e valutare i documenti ma anche a fare una telefonata ai servizi per sapere se dietro la fedina penale pulita c’è qualcosa di sporco.

I soldi ci sono – li pagano coloro che fanno domanda di cittadinanza – posso assumere il personale per esaminare le pratiche, non ànno scusanti per la mancanza di risorse. Semplicemente o non vogliono o non sanno organizzarsi.

A questo punto capite che tutti tentativi di diminuire i requisiti di residenza per ottenere la cittadinanza sono insensati. Anzi, portare da 10 a solo 5 anni di residenza il requisito per la cittadinanza ti porterebbe a una valanga di domande all’improvviso (tutti quelli che sono in italia da più di 5 anni ma meno di 10) più un aumento a regime delle domande.
Non sono capaci di gestire le domande in 4 anni ora, se gli fai arrivare uno tsunami di richieste del genere all’improvviso la struttura del ministero collassa. A quel punto fanno un nuovo decreto che aumenta da 4 a 8 anni il tempo di attesa. Così per la legge puoi prendere la cittadinanza dopo 5 anni ma nei fatti ne aspetti 12-13. Che senso à?
Aspettare mentre maturi i requisiti e aspettare mentre il ministero esamina la pratica sempre aspettare è. Che ti cambia?

Be’, sì, cambia che se abbassi da 10 a 5 anni i requisiti poi puoi andare in piazza a fare l’amico degli immigrati e raccattare qualche voto, ma al lato pratico è evidente che la soluzione migliore è far funzionare la burocrazia. Termine di 180 giorni come in Rep. Ceca e via.
È così difficile da capire?

3 Comments

  1. Amadeu said:

    Troppo battimento! e troppo razzista/faxxista come procedura!
    La risorsa è troppo dignitosa per dover chiedere la cittadinanza, ma le deve essere offerta dall’istituzione: il sindaco (di sinistra) e tutta giunta nel suo completo devono recarsi a casa dell’illustre ospite, suonare al campanello e inginocchiarsi davanti, pregando di volerci far l’onore di accettare la nostra cittadinanza; allorché il sindaco porgerà il capo, affinché gli si possa mettere un piede sopra (in segno di dovuta sottomissione) e poi la risorsa vergherà su una pergamena il consenso a ricevere, via posta (e senza troppo sbattimento), il dovuto riconoscimento di cittadinanza.

    19 Settembre 2019
  2. Giampaolo said:

    “Semplicemente o non vogliono o non sanno organizzarsi.”

    La seconda che hai detto (semicit.).

    19 Settembre 2019
  3. kheimon said:

    Probabilmente perché così l’impiegato che si trova davanti al pratica apre il faldone, trova tutto senza doversi sbattere, gira i fogli e in 10 minuti à esaminato la pratica. O forse vogliono intenzionalmente complicare la pratica per vedere se ài la motivazione necessaria per diventare cittadino oppure se ti arrendi prima.

    Il problema è che l’integrazione di sistemi è difficile perché 1) chi ha fatto il sistema è incapace o lo ha proprio pensato per essere il più chiuso possibile; 2) le imprese che fanno integrazione di sistemi sono spesso aziende di consulenza, note per essere rifugio di gente in giacca e cravatta che prende una fracca di soldi per non combinare nulla di buono; 3) chi è bravo e ambizioso non va a fare IT nella pubblica amministrazione, ma fa il colloquio a Google; 4) integrare sistemi e automatizzare distrugge posti di lavoro — gran parte degli impiegati della burocrazia combatte attivamente l’automazione.

    20 Settembre 2019

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