Sono ceco

Sulle reti sociali stavo per scrivere “il mio primo giuramento”, complice il fatto che non ò mai fatto il soldato. Poi mi sono ricordato che avevo già fatto un giuramento, quello per diventare professore associato. Questo dunque è stato il mio secondo.
Ieri mattina infatti ò prestato giuramento davanti al segretario comunale di Praga 6 e con questo ò compiuto tutti gli adempimenti previsti dalla legge per ricevere la cittadinanza ceca.

Sono ceco.

Dicono che quando stai per morire ti passa davanti tutta la tua vita. Non so se sia vero, anche perché è dura che qualcuno torni indietro a testimoniarlo. Posso dire però che quando prendi la cittadinanza rivedi come in un film tutta quella parte di vita legata al paese di cui diventi nuovo cittadino.

Quella giornata di settembre 2004 quando arrivai all’aeroporto di Praga per la prima volta con una minuscola valigia bordò comprata da mio papà coi punti della Q8. Il mio primo alloggio al dormitorio e la prima notte al Lucerna quando uscii e presi il tram in direzione sbagliata trovandomi nel bel mezzo della notte dal lato opposto della città.
Erano tempi in cui non c’erano i telefoni intelligenti con GPS a dirti dove sei e applicazioni per chiamare un uber che ti porta a casa. Ti trovavi a casa di cristo e non avevi la più pallida idea di dove stavi (per la cronaca, arrivai a casa all’alba).

Quella volta che vidi il manifesto della O2 che arrivava in Rep. Ceca con scritto “Nový proud v komunikaci” e spulciando il dizionario tascabile scoprii che “proud” non significava “orgoglioso” bensì “corrente”. Sì, perché a quei tempi in cui non c’erano i telefoni intelligenti dovevo girare con un dizionario tascabile e cercare a mano il significato di tutte le parole che leggevo. Poi c’erano le mappe, di carta, che portavo sempre con me per orientarmi a Praga. Sgualcite.

Mi ricordo la mia prima SIM Oskar. Il club 12 e il club 1000 quando ancora si entrava con 20 corone nel tornello. Le serate al club Hvězda a cercare di rimorchiare (se non ricordo male mi ricordo di averci pure visto una finale di coppa di campioni in cui segnò Inzaghi, o forse ero ubriaco).

Le maratone per la città e gli allenamenti sulla neve. Le gite fuori città per sentieri e paesini. I contatti con il mondo dell’underground praghese e le serate a cantare muchomůrky bílé in un qualche locale veramente sottoterra, quando ancora si poteva fumare all’interno e l’areazione era quello che era.
Le mille persone incontrate in quei locali, come quel tizio mezzo pazzo che aveva studiato in italia che tifava per i Bohemians e si rifiutava di scendere alla fermata “Sparta” perché era la fermata dei nemici storici benché fosse la fermata più vicina a casa sua (scendeva una fermata prima e poi camminava 300 metri).

Quella firma sulla porta, e quella volta che alle due di notte vomitai sul tram con la polizia dietro di me (se non sbaglio beccai 400 corone di multa, meritatissime). I miei vicini di casa che mi volevano tanto bene e che poi un giorno sono scomparsi (qualcuno mi disse che finirono al ricovero).
Gli studi, gli esami, le cerimonie alla cappella di Betlemme e i concerti nello stesso luogo. Il teatro, le urla per l’Orfeo all’inferno stuprato da un regista troppo eccentrico e i mille concerti nei localini.
Le serate alla Klinika o alla Wolkerovka dove la batteria aveva la grancassa tenuta insieme col nastro adesivo e personaggi bizzarri che uscivano dai bagni.

Il romanzo iniziato e mai finito. Il regalo comprato e mai consegnato. Il famoso diagramma di flusso progettato a quattro mani in una birreria di Krymská e tutte le cose che sono successe dalle parti di Žižkov. Ma anche dalle parti di Dejvice, come quella sedia lasciata per sbaglio a casa un tizio con ospiti poco garbati e mai più ritirata.

Le mille partenze dall’aeroporto e i mille ritorni. E il cambio di nome dell’aeroporto.
Le manifestazioni quando eravamo in quattro gatti e quella contro la visita del presidente cinese a fianco di personalità storiche della nazione. Gli interminabili chilometri percorsi sui tram Tatra T3 e l’odio per i nuovi tram col il design moderno ma senza cuore (dio mio quanto la odio quella luce fredda nei nuovi tram). Gli ettolitri di birra trangugiati e le bottiglie di vino bevute o create. Il taxista di Kyjov che ogni volta mi chiede se berlusconi è ancora vivo e se mi ricordo di Corrado Cattani. I ricchi e poveri e sarà perché ti amo tradotta in ceco.

Il capodanno in una delle più squallide discoteche di periferia, scelta appositamente (aveva alle finestre delle tendine bianche coi ricami all’uncinetto, giuro) e quelli trascorsi con amici che ormai sono famiglia. Persone che incontri per sbaglio in ambasciata e con cui nascono amicizie bellissime. Le gite sul battello con Vilma Mayerova e le sue anche traballanti.

Tante cose imparate, come il piastrellare, il saldare ad arco, il costruire un tetto o fare lavori di idraulica o pavimentazione in legno. I lunedì dell’Angelo passati a frustare le donne con la pomlázka per tradizione perché qui non c’è la boldrinova a rompere il cazzo. Gli amici che ti fanno dormire sul divano di casa loro e quelli che ò ospitato io. Gli amici persi e quelli trovati.

Gli studenti che mi ànno fatto disperare e quelli che mi ànno detto che grazie a quello che ànno imparato da me ànno passato almeno altri due o tre esami (dopo aver fallito il mio, delle volte). Gli studenti che mi ànno chiesto consigli per uscire dai guai perché erano stati arrestati e quelli che si sono messi a piangere nel mio ufficio. E quel mio studente che per poco non si ammazzava perché si buttò giù dalla collina di Petřín sulla neve con uno slittino improvvisato (e senza freni) schiantandosi contro un albero (non c’è restato secco per poco).

La voglia matta di imparare a pronunciare decentemente la ř e quel momento in cui mi arresi (dopo due o tre giorni, probabilmente). La pazza vegana di cui ricevetti il numero una sera in cui ero troppo ubriaco per ricordarmi se era bella o meno e dovetti chiedere al mio amico se si ricordava che faccia aveva, o quella tipa con cui si parlava in ceco perché il suo inglese traballava però in compenso sapeva bestemmiare in italiano (probabilmente l’unica cosa che aveva imparato durante il suo erasmus a Ferrara). E quel ristorante che secondo me portava un po’ sfiga perché ogni volta che ci si andava la serata finiva sempre a mano. Quella partita per la Scozia, la sera a Mighty Sound tra il fango e la musica. La bottiglia di Martini bianco ormai diventato giallo, leggendaria.

Il vecchio abbonamento coi i kupon cartacei e l’avvento della nuova Lítačka. Le mille conferenze a cui il lavoro mi à consentito di partecipare e i viaggi che cambiano la vita. Quelle volte che sono andato al seggio e ò votato come cittadino comunitario causando lo sconcerto tra gli scrutatori.
Le cinquanta corone di carta ormai fuori corso come le monete da mezza corona  che la cameriera di un ristorante mi restituì perché gliene diedi troppe ed evidentemente le facevano schifo (all’epoca erano ancora in corso legale).

L’umidità che sale dall’Elba mentre il sole sorge e tu attraversi il ponte a Štětí, e le distese di neve con le lepri che corrono in Moravia. Le canzoni tradotte per imparare nuove parole ceche e quelle strimpellate con la chitarra davanti a un bicchiere di vino con un boemista che ti dice “Mattia, per me sei già ceco”.

I matrimoni, i battesimi e i funerali, che ti ricordano che sei un pezzo della comunità. E le preghiere imparate in ceco, ché Dio ti ascolta in qualsiasi lingua però secondo me apprezza lo sforzo se preghi in ceco.
Il tizio che il 15 agosto al festival musicale di Trutnov era già ubriaco alle 10 del mattina quando sul palco centrale veniva celebrata la messa e la scambiò per un concerto ineggiando al prete e al vescovo che celebravano pensando fossero cantanti (arrivò a togliersi la maglietta e a lanciarla sul palco). E il gioco di mettersi a gridare “hovno” ai festival.

I balli nei paesini di campagna dove una polka ti fa volare e senza saperlo inviti a ballare la sorella di un tuo amico (la Rep. Ceca è un paese molto, molto piccolo). Quella volta che dovevo andare a un ballo ma non ci sono andato e… c’entra la firma sulla porta.

Le visite al pronto soccorso e le cicatrici. L’intossicazione per la contaminazione dell’acquedotto e gli effetti simili dati da un liquore abruzzese portato da uno studente.
Il tizio che chiedeva la carità fuori dalla chiesa di Santa Croce e quello cieco che suovana la fisarmonica vicino al Tesco con la cassetta delle offerte legata alla gamba per non farsela ciulare.
La grande delusione per le elezioni di zeman, e quella volta che ne parlai male bevendo un bicchiere di vino con un tizio che poi mi dissero essere il padre del suo cancelliere.

I mille viaggi in Moravia scrivendo libri sul treno e quel viaggio che mi portò a Brno lo scorso anno a sostenere l’esame per la cittadinanza. La sera a ripassare la costituzione in albergo e la mattina sereno e speranzoso mentre passeggiavo verso l’Università dove si teneva il test. La delusione per la convizione di averlo fallito e la sopresa, un mese dopo, nel ricevere il risultato positivo.

I certificati, le marche da bollo.

L’attesa.

Il giuramento.

E un passaporto da rifare presto.

11 Comments

  1. ava said:

    E bravo ! Complimenti.

    18 Settembre 2019
  2. Giampaolo said:

    CONGRATULAZIONI!

    18 Settembre 2019
  3. Carlo Fais said:

    Grazie! Davvero bello!

    18 Settembre 2019
  4. Raoul Codazzi said:

    Stavo per scrivere: impagabile, così se un giorno avrai una pagina Wikipedia tutta tua potranno scrivere “Mattia Butta, ingegnere lombardo naturalizzato ceco”. Ma sono arrivato tardi 🙂

    18 Settembre 2019
    • Sciking said:

      Su lmowiki ha la voce ed, effettivamente, dice ciò 😀
      Comunque approfitto del commento per rinnovare le congratulazioni fatte su Twitter.

      20 Settembre 2019
  5. Shevathas said:

    “te possino cecà… ” 🙂
    Auguri…

    18 Settembre 2019
  6. brain_use said:

    Auguroni!

    18 Settembre 2019
  7. Ezio said:

    Congratulazioni!

    18 Settembre 2019
  8. Luca said:

    Congratulazioni!

    19 Settembre 2019
  9. kheimon said:

    Congratulazioni!

    20 Settembre 2019
  10. Paolo (東京) said:

    Fantastico!

    21 Settembre 2019

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