Colpa della Brexit

Più o meno ovunque nel mondo succede che qualche straniero à problemi con l’immigrazione. Un visto rifiutato, una domanda di residenza permanente respinta o un ordine di abbandonare il paese. Può succedere per colpa dell’immigrato che magari viola una legge o perché il paese cambia regole sull’immigrazione.
Succede ovunque, se però capita nel Regno Unito è sempre colpa della Brexit. Anche se la Brexit non c’entra una sega.

Prendete questo scambio di battute al limite del comico:

La vicenda, tra l’altro, era una mezza bufala. Una signora di Trinidad che vive e lavora nel Regno Unito un giorno viene mandata a casa dalla scuola in cui lavora perché l’amministrazione interpreta erroneamente il suo status di immigrata e pensa che non può più lavorare nel Regno Unito. In realtà come si scoprirà poi aveva sempre avuto il diritto di lavorare nel Regno Unito e, fondamentalmente, la scuola non aveva capito una sega.
La vicenda:
– non riguarda le autorità britanniche (ma solo una scuola male informata)
– non riguarda un cittadino dell’Unione Europea, visto che si tratterebbe – al massimo – di scazzi dovuti allo status di un cittadino dei territori d’oltremare che non à una “piena cittadinanza britannica”.
Insomma, il Regno Unito gestisce in modo bizzarro la cittadinanza di chi vive nelle sue colonie e delle volte accadono questi bisticci.

In ogni caso sono affari interni del Regno Unito e delle sue colonie, niente a che spartire con l’UE. Siccome però succede nel periodo della Brexit… si dà la colpa alla Brexit.
Il risultato è poi leggi dialoghi del tipo:

– Cosa significa la Brexit…
– Scusa, ma cosa c’entra la Brexit?
– Nulla

Un dialogo che in confronto la scena della trattoria semivuota è un trionfo della logica.
Se provi a dare un senso a questo dialogo ti esplodono i neuroni dal cervello come fuochi d’artificio.

Un altro episiodio, tra i tanti, che stanno spuntando come funghi è quello della signora italiana che vive da 55 anni nel regno unito e a cui è stata negata sia la cittadinanza sia la residenza permanente perché non riesce a dimostrare di aver vissuto nel Regno Unito per almeno 5 anni.

Tralasciamo pure le ridicole rivendicazioni di quando dice che l’italia, di cui è cittadina, dovrebbe intervenire per difendere i suoi diritti… nel Regno Unito. Se tu vuoi la cittadinanza britannica sono affari tra te e il Regno Unito, che cosa c’entra l’italia? Sul serio, che cazzo di senso à pretendere che l’italia ti faccia da avvocato per farti prendere la cittadinanza di un altro paese?

Tralasciamo anche il fatto che la vicenda puzza di bruciato lontano 1609,34 metri. Dice che le aziende per cui à lavorato ormai sono tutte chiuse e non può dimostrare di aver lavorato in UK per cinque anni.
Che messa così sembra che porti un po’ anche sfiga: dove passa lei chiude tutto.
Non à i contratti di lavoro? Che ci faceva col contratto di lavoro, ci incartava il pesce? Non à le buste paga? Non à le ricevute dei versamenti pensionistici?
Non so, in Rep. Ceca ad esempio a me basta andare all’ufficio di previdenza sociale e in 3 minuti netti ti fanno un certificato con tutti i contributi pensionistici che ài versato (l’ò fatto lo scorso anno).

Tralasciando tutto questo, basta andare sul sito delle autorità britanniche per scoprire che non aveva bisogno di tribolare. Nel 2014, ben prima quindi del referendum sulla Brexit, il governo britannico spiegava sul suo sito che era possibile ottere un certificato di registrazione come cittadino europeo che vive in UK.

You can apply for a registration certificate if you’re a citizen of a European Economic Area (EEA) country and want to prove your right to live in the UK.

You don’t need a registration certificate, but it can:
– make it easier to claim certain benefits and services
– be used to support a family member’s application for an EEA family permit or residence card
[…]
You can apply for a permanent residence card if you’ve lived in the UK for 5 years as a ‘qualified person’ (ie you’ve been working, studying or supporting yourself independently). This will prove your right to live in the UK permanently.

via (evidenziazioni mie)

Il certificano non è obbligatorio, però semplifica la vita quando ài bisogno, per motivi burocratici, di dimostrare che vivi in UK, proprio come poi è capitato alla signora.
Cinque anni dopo aver fatto questo certificato puoi usarlo per chiedere la residenza permanente che dimostra il tuo diritto di vivere nel Regno Unito permanentemente.

Perché la signora non à fatto questo certificato? Oh, certo, costava 55 lire sterline, che non sono poche. Ma insomma, quando vivi in un paese straniero devi tutelare la tua posizione.
Il governo britannico ti offriva una soluzione semplice per dimostrare la tua residenza nel Regno Unito e le istruzioni per ottenere questo certificato sono a prova di imbecille, come è tipico per gli inglesi.
Poteva investire queste 55 lire sterline e tutelarsi. Invece se ne è fregata di sistemare burocraticamente la propria posizione di immigrata, s’è detta che “tanto sono cittadina europea” poi è arrivata al Brexit e l’à presa in del de dree.

Io ò conosciuto un fottio di gente che non si è mai registrata presso le autorità locali “perché tanto siamo nell’UE“. Di solito te lo dicono anche con quello sberleffo tipico di chi pensa che sei uno sciocco tu a badare a queste cose mentre loro sono furbi perché riescono a vivere e lavorare all’estero senza doversi occupare di questi impicci. Poi però capitano situazioni burocratiche in cui devi dimostrare che risiedi in quel paese da X anni e siccome non si sono mai registrati si trovano nei pasticci.
A quel punto anziché dire “sono stato uno sprovveduto a non registrarmi” vanno a frignare sui giornali blaterando di diritti e pensando che sia loro tutto dovuto.

Non andate a registrarvi? Fatti vostri. Però poi non venite a lamentarvi e a dire che calpestano i vostri diritti. Lo Stato che vi accoglie vi mette a disposizione gli strumenti per dimostrare la vostra residenza.
Nel caso del Regno Unito lo fa per un prezzo forse eccessivo, ma lo fa.

Volete risparmiare 55 lire sterline e poi complicarvi la vita quando dovete dimostrare la vostra residenza per cinque anni nel Regno Unito?
CAZZI VOSTRI.

Ah, e in ogni caso la Brexit anche in questo caso non c’entra una sega.

Piesse: tra l’altro, questa à aspettato più di mezzo secolo per fare domanda di cittadinanza, e casualmente solo dopo la Brexit.
Io le negherei la cittadinanza per il più che fondato sospetto che l’abbia chiesta solo per pararsi il sedere dalla Brexit e non perché si sente davvero britannica. Ché le cittadinanza si danno per quel motivo.
Perché non l’à chiesta prima se si sentiva davvero britannica?

3 Comments

  1. Paolo said:

    Nel 2014, ben prima quindi del referendum sulla Brexit, il governo britannico spiegava sul suo sito che era possibile ottere un certificato di registrazione come cittadino europeo che vive in UK.

    Volevo fare un’aggiunta con la situazione attuale, visto che il tutto è cambiato rispetto al 2014. Con l’avvicinarsi della Brexit,il governo britannico ha implementato un altro sistema per permettere ai cittadini dell’area EEA e della Svizzera di continuare a vivere nel Regno Unito dopo il 30 giugno 2021 (o dopo il 31 dicembre 2020 se ci sarà un’uscita senza accordo): si chiama Settlement Scheme ed è una procedura che può essere fatta completamente online seguendo tutte le indicazioni della pagina (c’è anche la guida in italiano e in tutte le lingue principali dell’UE). All’inizio era prevista una commissione di 65 sterline, ma dopo alcune proteste questa commissione è stata tolta e tutta la procedura è completamente gratuita.

    Tra l’altro l’idea del legislatore è quella di rendere questa procedura come il viatico principale per “registrarsi” e successivamente chiedere la cittadinanza in Regno Unito per i cittadini europei: se uno ha vissuto meno di 5 anni può fare richiesta del pre Settled Status. Una volta che uno risiede continuativamente per più di 5 anni, può fare richiesta per il Settled Status e iniziare tutte le procedure per la richiesta della cittadinanza britannica. Allo stato attuale ci sono ovviamente dei buchi da sistemare (perché fare le cose a modo fin dall’inizio è troppo complicato), ma sarà questa la via principale che seguirà il governo britannico per il futuro.

    Capisco perfettamente che hai riportato la situazione del 2014 per trovare una spiegazione alla situazione della signora in questione, volevo solo completare il tutto per un eventuale lettore occasionale che si chiede come funziona adesso la registrazione di un cittadino UE nel Regno Unito. 🙂

    12 Settembre 2019
    • mattia said:

      esatto, esiste anche questa procedura, però la signora dice che non la vuole fare perché “sarebbe un’umiliazione troppo grande”.
      Cioè, fa pure la schizzinosa e ritiene che fare una procedura burocratica sia umiliante.
      Non so, magari si aspetta che arrivi il principe d’inghilterra a portarle i documenti sull’uscio di casa baciandole i piedi.

      12 Settembre 2019
  2. kheimon said:

    Da convintissimo remainer, penso comunque che la strategia mediatica di buona parte della corazzata Remain (BBC più Channel 4, The Guardian, i capitani d’impresa, il FT per buona parte e ovviamente il governo Cameron), prima e dopo il referendum, sia stata spregevole sotto ogni aspetto, tanto quanto quella del Leave. Una valanga di menzogne sono state vomitate sulla folla belante da entrambi i lati. Mi brucia di più per il Remain, però, proprio perché è il lato a cui appartengo.
    Questi casi di confusione amministrativa che vengono elevati a “provvedimenti punitivi ispirati dalla Brexit” o “antipasto di quello che verrà” sono roba da venditori di aspirapolveri rotti. Quanto alla carenza di medicine e altri generi di base si tratta di un’emergenza ingegnerizzata dall’establishment EU e la parte dell’establishment UK che è pro-EU per indurre la gente a cambiare idea con una strategia della paura.
    E i nostri giornaletti italiani che fanno da sponda.
    Che vergogna.

    12 Settembre 2019

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