I maniscalchi del libro

A un certo punto arriva sempre il momento in cui dici: ok, devo finirlo. Ti butti a capofitto e il libro che stavi scrivendo da tempo immemorabile lo scrivi davvero.

Sarà un anno e mezzo che sto buttando giù un libro di testo per il corso che insegno a Praga. Un testo tecnico, didattico, nulla che possa interessare il 99% di chi legge queste pagine ma che mi è stato chiesto più volte dagli studenti che volevano “qualcosa di scritto”. Ci sono già le diapositive (che in realtà non uso nemmeno più visto che insegno con la lavagna) ma gli studenti chiedevano il verbo, delle parole, delle spiegazioni come quelle che do a lezione. Però scritte.

In queste settimane sto impegnando il sabato e la domenica a scrivere. Sono cose che ò già bene in mente (solo per poche cose devo fare esperimenti o ricerche) quindi la scrittura, se mi metto d’impegno, va giù alla grande.

Innanzitutto, LaTeX è una figata, davvero. Se dovete scrivere un libro tecnico usate LaTeX, vi semplifica la vita in una maniera commovente. Tra l’altro si impara pure velocemente. Scegliete il template giusto e con pochissimo sforzo vi esce un prodotto bellissimo. Il che taglia alla base uno dei lavori degli editori, l’impaginazione.

Già, l’editore. Ogni tanto mi capita di guardare in giro com’è la situazione editoriale per capire come muovermi con la pubblicazione. Poi torno subito all’idea del self-publishing (SP).
Non capisco infatti perché mai dovrei usare un editore.

L’editore non fa alcun controllo editoriale. Tempo fa mi fu chiesto di scrivere un capitolo per un libro tecnico pubblicato da Springer. Mandati il manoscritto e questi mi mandarono le bozze che contenevano ancora gli errori di battitura (alcuni davvero osceni) che mi erano scappati nel manoscritto. Questo significa che manco avevano letto il capitolo, non avevano fatto alcuna correzione di bozze. E parlo di un grosso e importante editore, non di uno stampatore di provincia.
Di fatto l’editore fa lo stampatore. Dice: ah, be’, l’autore è il professore pinco pallo, mi fido e pubblico. Ma se l’editore non mi fa un controllo che cosa me ne faccio di un editore?

Col SP prendo di più, in termini proprio di soldini per copia. Che uno può accettare di spartire la (magra) torta con l’editore se questo fa un lavoro sostanziale. Se invece l’editore si limita a stampare allora vado da uno stampatore SP che mi fa guadagnare di più.
Tra far stampare un libro da uno stampatore tramite SP e da uno stampatore che si traveste da editore che differenza c’è?

Sì, certo, c’è la distribuzione e tutto il resto, ma qui parliamo di libri tecnici. Non è che fai il tour di presentazione del libro con il firmacopie. Ti rivolgi a studenti universitari, una fascia di persone abituate a comprare tutto su internet. Col SP vendi i tuoi libri sull’amazon di turno e raggiungi comunque i tuoi potenziali clienti. Perdi quelli che magari avrebbero comprato il libro vedendolo per caso sullo scaffale della libreria universitaria, ma quanti possono essere? Nella mia carriera di studente con questo metodo avrò comprato al massimo qualche libricino di quelli scritti a mano che costavano sette mila lire (tipicamente eserciziari di analisi). Per il resto compravo un libro perché lo consigliava un professore, non perché lo vedevo sullo scaffale della CLUP. Che un editore inondi le liberie universitarie del mio libro da esporre in bella evidenza o meno non cambia nulla.

Inoltre, gli editori ànno il brutto vizio di mettere i libri fuori catalogo dopo un po’ di tempo e una volta che sono fuori catalogo sono morti. Col SP tu ài un sistema con stampa su commissione che elimina il problema del magazzino e consente di tenere il libro vendibile per sempre.

Il sistema di stampa su commissione poi è velocissimo e produce risultati di ottima qualità. Nel giro di qualche giorno il libro ti arriva come qualsiasi altro libro ordinato su internet.

Con il SP non mi devo sorbire le lungaggini delle case editrici. Nel momento in cui dico “finito” lo carico sul sito di SP e in qualche ora chiunque può ordinarlo da tutto il mondo. Tagli mesi e mesi di attesa dovuti a case editrici che non si svegliano.

Non so, io non riesco a trovare alcuna motivazione per cui dovrei usare un editore. Tanto guardate, se vendo qualche copia fuori dal circolo dei miei studenti è perché lo consiglia qualche professore che mi conosce. Se proprio devo fare promozione la faccio io mandando qualche copia a professori della stessa materia. Una promozione che posso fare molto più efficacemente io che conosco l’ambiente che non una casa editrice di libri tecnici in tutte le materie di tutti i corsi.

L’unico motivo per cui dovrei scegliere un editore anziché il SP? Il lustro. Pubblicare con una casa editrice importante dà lustro. Anche se questi ormai pubblicano pure la carta del formaggio senza leggerla.
Ovviamente dà lustro solo agli occhi degli sciocchi che non capiscono tutti i punti elencati qui sopra. Prima o poi passerà, le nuove generazioni di professori si accorgeranno sempre di più che non vale la pena ricorrere a un editore quando non ti dà vantaggi e si dedicheranno sempre più al SP. C’è solo da vincere la resistenza delle università che ancora considerano più prestigioso un libro pubblicato da una casa editrice famosa anziché col SP (oddio, c’è anche qualche professore che fa ancora questo ragionamento, come il noto professorino fancazzista di Pavia).
Giudicano, letteralmente, il libro dalla copertina.

Una volta vinta quest’ultima barriera sparirà il mestiere dell’editore di libri di testo tecnici. Un altro lavoro che sarà solo un ricordo del passato come i maniscalchi.

9 Comments

  1. Emanuele said:

    Dal momento che si comportano come SP perché gli editori tradizionali non si buttano anche sull’SP? Ci mettono il nome, si prendono la percentuale e offrono a chi pubblica il “prestigio” dell’editore famoso e la comodità dell’SP.

    13 Agosto 2019
    • mattia said:

      Dal momento che si comportano come SP perché gli editori tradizionali non si buttano anche sull’SP?

      Perché devono mantenere una parvenza di casa editrice tradizionale. Se facessero i SP puri il loro marchio non varrebbe più niente.
      Pubblicare con SP di amazon o con la tal casa editrice sarebbe la stessa cosa, il prestigio sparirebbe e non avrebbero più alcuna scusa per prendersi il soldi che si prendono.

      13 Agosto 2019
    • Emanuele said:

      Basterebbe che si comportassero come oggi con il cartaceo mettendo tra le regole questa: pubblichiamo solo i testi che soddisfano i nostri requisiti di qualità e professionalità.
      Arriva il testo del professore Pinco Pallo, si fidano e pubblicano
      Arriva il testo di mia nonna che non conosce nessuno? Lo buttano in 2 secondo.
      SP ma con selezione e stile. E mantengono l’aurea del nome importante.

      13 Agosto 2019
  2. Manolo Tancredi said:

    Come noti, l’unica motivazione per utilizzare un editore tradizionale è il prestigio.

    Non è però una motivazione di poco conto: se fai domanda per un grant di rilievo o una faculty position, avere all’attivo un libro pubblicato con Springer, Pearson o Oxford University Press fa la sua discreta figura. Al contrario, se ti presenti con un libro self-published molto spesso vieni guardato con diffidenza, visto che nell’esperienza della vecchia guardia accademica sono solamente i crackpot che fanno SP.
    Quindi il SP può anche danneggiarti. Dipende molto da chi valuta la tua application, ma del resto sappiamo tutti molto bene che più è importante il grant, e più la commissione sarà composta da autorevoli mummie (e.g. evaluation panel per ERC).

    PS: domanda estemporanea. Molto elegante “diapositive” per slides.
    Come mai invece non traduci self-publishing (“autopubblicazione”, presumo)?

    13 Agosto 2019
    • mattia said:

      se fai domanda per un grant di rilievo o una faculty position, avere all’attivo un libro pubblicato con Springer, Pearson o Oxford University Press fa la sua discreta figura.

      sì, quando parlavo di resistenza dell’università a questo cambiamento parlavo anche di questo, mi riferivo all’università nel suo complesso, commissioni di valutazione dei grant incluse, visto che sono composte da – appunto – vecchie mummie universitarie.

      Può danneggiarmi? Mah, sì e no.
      Nel senso che se ài un buon CV e un buon progetto il fatto che tu abbia pubblicato un libro con sistemi di autopubblicazione è un piccolo dettaglio che passa in secondo piano. Sì, ok… magari lo notano ma dura lo spazio di un minuto. Se poi passano oltre e notano un progetto accattivante e promettente quel dettaglio se lo dimenticano velocemente.

      Come mai invece non traduci self-publishing (“autopubblicazione”, presumo)?

      accetto il suggerimento

      13 Agosto 2019
  3. Carlo said:

    Il problema dell’autopubblicazione è che chiunque può pubblicare un testo contenente le peggio cose e spacciarlo per testo tecnico. Certo che se gli editori non fanno neppure controlli sull’ortografia, come si può sperare che verifichino la correttezza di quanto scritto?
    E parlo da appassionato del sistema, perché anche il primo libro che ho scritto (tecnico e su un argomento di nicchia) era autopubblicato, e lo sarà anche il prossimo, per il semplice motivo che nessuna casa editrice seria investirà soldi su un libro che non avrà presa sulla massa. E dall’editoria a pagamento sto lontano, ché è svilente come andare a prostitute.

    13 Agosto 2019
    • mattia said:

      Il problema dell’autopubblicazione è che chiunque può pubblicare un testo contenente le peggio cose e spacciarlo per testo tecnico.

      certo, però io preferisco che il valore del mio libro venga riconosciuto dal fatto che gli studenti lo gradiscono e lo comprano o dal fatto che i professori della stessa materia lo suggeriscano ai propri studenti, non dal fatto che venga accettato da una casa editrice dove normalmente il comitato editoriale non sa una sega dell’argomento.
      Guarda per esempio i libri sacri su cui ài studiato: non sono diventati famosi perché pubblicati da una casa editrice ma per il loro contenuto.

      14 Agosto 2019
  4. kheimon said:

    Innanzitutto, LaTeX è una figata, davvero. Se dovete scrivere un libro tecnico usate LaTeX, vi semplifica la vita in una maniera commovente. Tra l’altro si impara pure velocemente. Scegliete il template giusto e con pochissimo sforzo vi esce un prodotto bellissimo. Il che taglia alla base uno dei lavori degli editori, l’impaginazione.

    È vero. Ma appena provi a fare qualcosa di non standard, inizi a lottare contro il template a colpi di hack. E quando arrivi a \vbox, spessorini, spazietti, aggiustamenti ad-hoc espressi in millimetri, lì diventa una valle di lacrime. Le tabelle, poi, sono un dito al culo e l’unica cosa per cui mi sento di dire Word tutta la vita. Esattamente come le formule sono un dito al culo in Word e la cosa per cui mi sento di dire LaTeX tutta la vita.
    Inoltre andrebbe riscritta la toolchain da zero.

    21 Agosto 2019
    • mattia said:

      È vero. Ma appena provi a fare qualcosa di non standard, inizi a lottare contro il template a colpi di hack. E quando arrivi a \vbox, spessorini, spazietti, aggiustamenti ad-hoc espressi in millimetri, lì diventa una valle di lacrime.

      Be’, io ò trovato un ottimo template per libro di testo scientifico e non ò avuto alcun problema. Sarà che io devo scrivere solo testo, figure e formule. Quindi vado alla grande. Scrivo a fiumi ininterrottamente con velocità impressionante.
      Ad esempio, io di tabelle ne scrivo pochissime. In questo libro ce ne saranno due, forse. In compenso centinaia e centinaia di formule. E solo la facilità con cui le scrivo vale usare LaTeX.

      21 Agosto 2019

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