La povertà

Durante il mio recente viaggio nelle Filippine ò toccato la povertà con mano per la prima volta nella mia vita. Non mi era capitato. Alcuni anni fa andai in Brasile e mentre viaggiavo con l’autobus mi capitò di vedere alcune favelas. Ma ero a distanza, non ci sono entrato, e tutto sommato erano solo alcune zone che arrivavano a quel degrado.
Nelle Filippine la povertà è ovunque. Chilometri e chilometri di viaggio vedendo povertà ad ogni metro. Non percepivi la differenza tra il centro ricco delle città e la periferia povera. C’era povertà ovunque.

Nella lista dei paesi del mondo per PIL pro capite le Filippine stanno al 128° posto con 3,104 dollari. Meno dell’Angola, della Bolivia, della Tunisia o della Moldova. Un bel po’ meno dell’Algeria (4,238) o dell’Albania (5,289). Metà di quanto fa il Perù o la Libia.
Se passiamo al PIL normalizzato a parità di potere d’acquisto le Filippine salgono al 112° posto ma rimangono ancora sotto paesi come l’egitto, l’Albania, la Tunisia, la Libia, l’Algeria, il Brasile…

Questa povertà l’ò vista coi miei occhi. Non sono passato di sfuggita con l’autobus, sono entrato in quelle case, ò cenato a quei tavoli, ò pisciato in quei cessi.
È impressionante. Gran parte delle abitazioni non sarebbero chiamate “case” secondo alcuno standard occidentale. Certo, ci sono anche lì delle sfumature. Ci sono zone dove la gente vive in quelli che puoi chiamare “ripari”: quattro pali piantati nel terreno, quattro lamiere ai lati e una lamiera a fare da tetto. Tutto lì. In altri casi le abitazioni sono più o meno baracche di legno. Poi sì, ogni tanto vedi qualche casa in muratura come dio comanda, ma sono casi rari.
Spesso vedi per le strade banchetti dove la gente cerca di vendere cibo e annesso uno spazio riparato alla bell’e meglio dove si mettono a dormire la sera su di una branda: quella è la loro “abitazione”.

Non fraintendetemi, ci sono anche posti che sembrano “normali”. Quando entri in un centro commerciale… be’, è un normale centro commerciale dove ti sembra di stare in occidente (l’unica cosa è che ti perquisiscono all’ingresso per motivi di sicurezza). Ci sono cinema, negozi e fast food (ma soprattutto l’aria condizionata) come nei normali centri commerciali di tutto il mondo. Forse è per questo motivo che i filippini ci vanno a passare il tempo libero. Fuori ài baracche, gente che cerca di tirare su qualche peso vendendo cibo ai bordi delle strade, inquinamento alle stelle e caos totale. Dentro ai centri commerciali trovi un po’ di tranquillità e l’illusione della modernità.
Già, illusione. Perché basta dare un’occhiata ai prezzi per rendersi conto che i prezzi spesso sono molto alti per le loro tasche. Ad esempio, un frigorifero non costa meno di 15 o 16 mila peso, quando un normale lavoratore filippino fa 400-450 peso al giorno. Un frigorifero di base quindi equivale a 35 giornate lavorative, un mese e mezzo di lavoro.
Non sei nel deserto, esistono tutte le comodità moderne che abbiamo anche noi, ma costano molto di più. Avere un frigorifero non dico che è un lusso, ma è qualcosa di non scontato come lo è per noi.

Nelle Filippine sono alle condizioni in cui si viveva in italia nel dopoguerra, quando comprare un elettrodomestico era un traguardo nella qualità della vita.
Certo, con le dovute differenze. Ora esistono i telefoni cellulari che 60 anni fa non esistevano. Alcune cose come l’acqua corrente e l’elettricità, almeno nelle città, non mancano (sulle isolette la situazione è diversa). Oddio, ogni tanto l’elettricità va via per delle ore e ti attacchi al tram (gli alberghi ànno i gruppi elettrogeni, gli altri si arrangiano). Ma insomma, si fa una vita che farebbe rizzare i capelli a chiunque in italia si sia dimenticato come si viveva 60 o 70 anni fa lontano dalle città.
Il livello di vita è più o meno quello. Fatti i dovuti aggiustamenti dovuti ai cambiamenti tecnologici avvenuti nel mondo, nelle Filippine si vive come si viveva da noi 60 o 70 anni fa.

Così, come fatto curioso, a un certo punto mi sono chiesto come fanno le donne che devono partorire ad andare in ospedale. Visto che l’autovettura è un lusso che possono concedersi in pochi e non esistono taxi (come spiegavo si gira con il traic).
Mi è stato detto che spesso le donne vanno in ospedale qualche giorno prima del termine. Se non possono perché il parto è improvviso… sì, vanno in ospedale col traic e le doglie. Non è raro poi il caso che il bambino nasca direttamente sul traic.

Non so se sono stato capace di descrivere pienamente il livello di povertà delle Filippine, forse bisogna proprio andare sul posto e vedere in prima persona come si vive.
Perché vedere di persona aiuta. Certo, puoi leggere le statistiche come quelle che ò citato prima. Dal livello del PIL pro capite puoi fare i tuoi ragionamenti, lo paragoni agli altri paesi e ti fai un’idea di come può essere messo un paese che à un PIL pro capite minore di egitto, libia, algeria o angola.
Quando vedi la realtà coi tuoi occhi però tutto cambia. La percezione di un mare di povertà è qualcosa che colpisce molto di più.

Più volte durante il viaggio ò pensato: “se io domani avessi poteri assoluti nelle Filippine cosa potrei fare per migliorare le condizioni di vita di questa gente?” Amaramente dovevo ammettere che non saprei nemmeno da dove cominciare. Una sensazione di impotenza devastante per chi, come me, à la presunzione di saper risolvere qualsiasi problema.

C’è però una cosa di cui ero sicuro: l’emigrazione non è la soluzione.
Vedi quelle masse enormi di persone per chilometri e chilometri e pensi: che fai? le trasferisci tutte in provincia di Pavia? A fare che? dove le metti?
Ti basta guardare quella moltitudine di poveri per avere la percezione di quanto sia una follia risolvere la loro povertà spostandoli. Non si tratta di un piccolo gruppo di sfortunati, è un sistema economico intero che non gira, e non è che spostando la gente riparte. Se ài un sistema economico che non funziona devi farlo partire, devi creare le condizioni per fare impresa e creare ricchezza. Spostare i poveri in paesi più ricchi non fa partire il sistema economico filippino (al massimo contribuisce a sopperire alle carenze dello stato sociale con le rimesse, ma ci vogliono ben altri investimenti per far ripartire un sistema economico).

Mentre viaggiavo su di un pullman instabile senza porte né finestre (e con lo spazio per le gambe tarato a misura di filippino) facevo queste riflessioni e mi rendevo conto di quanto siano idioti quelli che vedono nell’immigrazione in Europa un modo per aiutare i meno fortunati dei paesi del terzo mondo.
Vedo questi che arrivano col barcone, vengono fermati e senti questi idioti dire “ma sono solo 42 persone? Davvero un continente di 500 milioni di abitanti non riesce ad accogliere 42 persone?
Non si rendono conto che in quel “sono solo 42 persone” c’è già la dimostrazione del fatto che le loro teorie sono idiote. Sì, sono solo 42 persone. Se dunque fai entrare quei 42 nigeriani, per esempio, pensi che ciò risolva i problemi della Nigeria?
No, al massimo risolve i problemi di quelle 42 persone. Per il resto i problemi della Nigeria rimangono gli stessi, la povertà rimane la stessa, il sistema economico rimane lo stesso. Che cosa à risolto spostare 42 persone?

Allora ti rendi conto che spostare 42 persone al massimo risponde a criteri di compassione, ma non à nulla a che vedere col risolvere il problema. Chi parla di dovere di accoglienza per riparare chissà quali nostre colpe del passato dice fesserie. Perché se davvero devi qualcosa a queste persone gli devi qualcosa che funziona, gli devi una soluzione sistemica. Prendere 42 persone e spostarle non migliora di niente il sistema economico di quel paese: è questa la soluzione che proponi? È questo il modo con cui li ripari di questi fantomatici danni del passato?

Io non so qual è la soluzione, penso che sia un tema così complesso che mi fa solo paura pensare di affrontarlo. Di sicuro però chi pensa che trasferire in Europa 42 persone sia la soluzione è un pirla.

9 Comments

  1. Shevathas said:

    c’è da fare un ragionamento anche sul “solo 42”; perché quei 42 sì e gli altri 24 che sono su un’altra nave no?
    In realtà se dici sì per quei 42 poi devi dire sì anche agli altri X che arriveranno con il prossimo barcone, pena il beccarti accuse di non essere equo e di trattare tutti allo stesso modo.

    22 Luglio 2019
  2. ava said:

    La soluzione è semplicemente quel che è stato fatto in Giappone per passare dal medio evo all’ età moderna.
    -il più importante: attrazione di investimenti stranieri aprendo il paese al mercato e all’ industrializzazione cercando di limitarne le eccessive storture ma accettando anche che i primi tempi sono duri e i diritti verranno dopo
    – aiutare l’emigrazione di lavoratori che possano portare a casa rimesse ( e quindi non barconi di sbandati che vanno a spacciare ma gente che arriva coi visti ed i posti di lavoro) . Questo aiuterebbe subito alcune famiglie e sarebbe una base per una ripartenza economica.

    -emigrazione di studenti o comunque di gente disponibile ad acquisire know how e riportarlo a casa a spese dello stato
    – immigrazione di tecnici , professori e quant’altri possano contribuire al paese lavorando , come consulenti o come insegnanti.

    quindi:
    – sfruttamento del turismo o di altre caratteristiche del territorio con la creazione anche di nuove infrastrutture
    – incentivi statali alle imprese locali , interventismo economico dello Stato , se non subito in un secondo momento
    – lotta alla corruzione e meritocrazia ottenuta con la formazione di un corpo di funzionari motivati , monitorati e fedeli allo Stato
    -abbattimento di tutti i poteri parapolitici che incasinano lo Stato
    -tentativo di copiare quel che fanno i paesi più avanti
    e soprattutto quel che di più importante fece il GIappone: prendere la vecchia mentalità fallimentare e buttarla giù per il cesso . Ripartire da zero. E questo dovremmo farlo anche noi

    22 Luglio 2019
    • am said:

      ” prendere la vecchia mentalità fallimentare e buttarla giù per il cesso”
      bella idea ma non facile quando la mentalità è quella che e quando i portatori di questa son quelli che voglion far fuori te…
      vedremo

      22 Luglio 2019
    • Cosimo said:

      Hai dimenticato un punto fondamentale, la sovrapopolazione. Le Filippine hanno un territorio di circa 300.000 Kmq ed una popolazione di 110.000.000 di abitanti.
      Scegli tu la soluzione più idonea a riportare i numeri a 30.000.000 circa, che sarebbe la quantità accettabile in un territorio del genere.

      22 Luglio 2019
    • mattia said:

      Hai dimenticato un punto fondamentale, la sovrapopolazione. L

      Le Filippine ànno una densità di 360 abitanti per km^2 contro i 330 del giappone (con una popolazione simile, giusto per evitare con paragonare paesi con 100 milioni di abitanti con paesi di 4000 abitanti.
      Le Filippine sono povere mentre i giappone è ricco. Quindi no, non c’entra una sega.

      23 Luglio 2019
    • Emanuele said:

      Il primo problema di quei posti è che c’è troppa gente. E’ sempre stato così nei paesi poveri ma quando superi numeri da livello di guardia entri in un circolo vizioso da cui non esci più. L’emigrazione da un lato toglie a quei paesi la parte dal potenziale maggiore, perché emigrano i più giovani e forti (a meno che non siano così tanti che sfoltire un po’ non gli faccia anche bene), dall’altro fornisce una fonte di reddito con le rimesse di quelli che ce l’hanno fatta a sistemarsi.
      Ma se sono troppi sono troppi, non c’è niente da fare.
      Il discorso africano non so quanto è paragonabile alle Filippine. A parte il fatto che in Italia ci sono sempre stati molti meno problemi con gli immigrati fillippini che con gli africani, in Africa, dove pure c’è una esplosione demografica senza precedenti, c’è una vera e propria guerra tra paesi occidentali e non solo per accaparrarsi le ricchezze locali e quindi corruzioni e interferenze sono continue, per cui stabilizzare la situazione sembra molto più difficile che nelle Filippine.

      p.s: conosco una persona che negli anni novanta è andata in Perù con un frate missionario. Mi ha raccontato di villaggi sulle Ande dove non c’è niente, e di case che non hanno neanche i tetti tanto il clima è secco e le piogge inesistenti. Sono passati 25 anni, magari la situazione è migliorata un po’, chissà.

      22 Luglio 2019
    • ava said:

      Faccio ovviamente notare che la Cina si è arricchita AUMENTANDO la densità di popolazione nelle aree soggette a sviluppo , arrivando nelle zone sviluppate a circa 3-400 ab/km^2. In altri termini si è importato l’ esercito industriale di riserva dall’ interno del paese. In un paese con le pezze al culo e sovrappopolato non serve neanche importare manodopera, basta sfruttare i poveracci presenti. Sempre che ci siano le condizioni. Se la gente non ha voglia di fare un cazzo perchè la mentalità è tribale , si sposa tra consanguinei per generazioni e quindi ha un alto tasso di idiozia, , hai voglia a dire che è colpa della sovrappopolazione. Il tutto tralasciando ovvi interessi stranieri . Faccio anche notare che oggidì molte industrie si stanno spostando dalla Cina verso altri paesi ( Vietnam e si, anche le Filippine) per la semplice ragione che anche la Cina ormai è cara. La ruota gira e se la sapranno prendere al balzo girerà pure per loro.

      23 Luglio 2019
  3. Andrea Occhi said:

    Di sicuro però chi pensa che trasferire in Europa 42 persone sia la soluzione è un pirla.
    Neanche chi pensa che lasciare per giorni quelle 42 persone in mare, però.

    Possiamo dire che la sorte di quei 42 poveri cristi non sposta di un millimetro la soluzione del problema delle migrazioni?

    23 Luglio 2019
    • mattia said:

      Neanche chi pensa che lasciare per giorni quelle 42 persone in mare, però.

      Erano quei 42 che volevano restare in mare, nessuno li obbligava a restare in mare.
      Sarebbe bastato dire “ok, fateci sbarcare e non rimaniano in italia, bensì accettiamo di essere trasferiti immediatamente al paese di cui siamo cittadini” e li avrebbero fatti sbarcare e imbarcare su di un aereo che li avrebbe riportarti a casa.
      Sono rimasti in mare perché quelli volevano entrare in italia per restarci nonostante non ne avessero il permesso.

      23 Luglio 2019

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