Lavoro, sacrificio, impegno

Qualche mese fa Bussetti fu travolto da uno tsunami di merda quando disse che al Sud serviva “lavoro, sacrificio, impegno” per recuperare il divario con le scuole del Nord.
Scusate, Bussetti è il ministro della pubblica istruzione, magari vi era sfuggito (un po’ come a chiunque).

A stretto giro di posta arrivarono le lamentazione delle madonnine del petrolio che piangevano benzina, una lunga lista di insegnanti e dirigenti scolastici che si lamentavano per come erano costretti a fare lezione, ché mica era colpa loro se le scuole cadevano a pezzi.

L’altro giorno sono arrivati i risultati INVALSI e ancora una volta tutti a lamentarsi per il divario tra gli studenti del Nord e quelli del Sud. Avranno fatto autocritica al Sud? Avranno detto che si devono impegnare di più?
No, la colpa è sempre di qualcun altro, ovviamente. Ci siamo dovuti sorbire come ogni volta la solita tiritera de “‘o štato” che deve fare, deve finanziare…

Ora, che non sia bello fare lezione in una struttura fatiscente lo sanno pure i sassi, però non è quello il motivo per cui gli studenti del Sud sono mediamente ignoranti.
Perché le strutture scolastiche mancavano anche al Nord fino a cinquant’anni fa. Nei paesini lombardi lo Stato à costruito le scuole negli anni settanta del secolo scorso. Fino ad allora la scuola si faceva nelle aule messe a disposizione dalle parrocchie. Lo Stato ci metteva giusto i maestri e spesso pure pochi: nei paesini c’era la “multiclasse”, ossia si univano cioè due classi a cui insegnava un maestro solo. Ovviamente di maestri di sostegno non se ne parlava nemmeno. Oddio, se è per quello i maestri di sostegno non esistevano nemmeno quando le ò fatte io le scuole elementari. Eppure, la qualità degli studenti era decisamente superiore. Avere una terza media anche solo trent’anni fa significava sapere molte più cose rispetto a un ragazzino del Sud di oggi il quale sfiora l’analfabetismo.

Se vuoi fare una scuola di qualità la fai anche con una misera lavagna di Lavagna e una confezione di gessi. La si faceva, con rigore e disciplina anche mezzo secolo fa quando lo Stato non aveva nemmeno gli occhi per piangere e non poteva permettersi le scuole. La si può fare anche adesso, la si può fare anche al Sud dove le scuole sono più fatiscenti.
Quando dànno la colpa a ‘o štato che non fornisce strutture all’avanguardia in realtà stanno solo cercando scuse.

La realtà è che al Sud la scuola non funziona perché non funziona il Sud. Non funzionano le famiglie che se ne fottono e sì, non funzionano gli insegnanti.
L’insegnamento al Sud è troppo spesso uno strumento di stato sociale per dare un po’ di stipendi a laureati che non trovano lavoro. Un posto da insegnante al Sud è un biglietto della lotteria vincente. Non guadagni molto ma ài il posto sicuro fino alla pensione, non ài un capo che ti controlla più di tanto, e anche se non ti sbatti a lavorare non succede niente. Chi te lo fa fare di lavorare? Che poi alla fine dell’anno sei tu a mettere i voti in pagella, puoi mettere la sufficienza a tutti e chi se ne frega.
Lavori poco, non ti possono licenziare anche se insegni di merda e passi le lezioni a fare il sudoku anziché impegnarti, nessuno ti rende responsabile per il “prodotto finito”… è una pacchia.
Lavori solo se ài voglia di lavorare, se sei motivato. Se invece ài fatto il concorso per un posto da insegnantecome alternativa al concorso da impiegato dell’ufficio anagrafe perché fuori dallo štato non ài opportunità, be’ allora te ne sbatti.

Bussetti aveva ragione, se la scuola al Sud vuole migliorare deve smetterla di piangere miseria e addossare le colpe del proprio fallimento allo štato. Insegnanti e dirigenti devono smetterla di usare la scusa della porta rotta o della parete riverniciata l’ultima volta nel 1982 per grattarsi la pancia. Devono davvero ripartire da “lavoro, sacrificio, impegno“.

Appena li fai, però, ti arriva addosso lo tsunami di merda come successe a Bussetti. Per quanto mi riguarda possono continuare ad addossare la colpa agli altri anziché rimboccarsi le maniche. Poi però non si lamentino se rimangono nella merda.

36 Comments

  1. Mauro said:

    Vista l’età tu hai fatto le elementari ben dopo di me, quindi i maestri di sostegno esistevano già ai tuoi tempi, visto che esistevano già ai miei (che poi fossero in numero insufficiente e probabilmente presenti solo nelle città è vero).

    17 Luglio 2019
    • mattia said:

      (che poi fossero in numero insufficiente e probabilmente presenti solo nelle città è vero).

      Ecco. Ché se è per quello i telefoni cellulari esistevano pure negli anni ’80 ma penso che come fenomeno sia indicativo del niente.

      17 Luglio 2019
    • Giampaolo said:

      Non ne ho mai visto uno. Anche se ho 2 anni in meno di Mattia. So che c’erano, ma dovrebbero esserci anche gli ispettori ministeriali: non conosco NESSUNO che ne abbia mai visto uno…

      17 Luglio 2019
    • fgpx78 said:

      Stranamente anche nella mia scuola (paese di 100 anime ai tempi, con solo la scuola elementare) avevamo l’insegnante di sostegno… parlo di 2 anni prima di Mattia direi.

      17 Luglio 2019
    • Asus said:

      Concordo e aggiungo che vengo da un piccolo paese della Sardegna e alle scuole medie ricordo l’insegnante di sostegno per compagno non vedente, parlo di 30 anni fa. E le mie amiche dell’istituto magistrale seguivano corsi integrativi di sostegno. Non era un fenomeno insignificante. Anzi, a leggere i giornali (quindi attendibilità da verificare) pare che il sostegno manchi oggi, sia diminuito rispetto al passato.

      17 Luglio 2019
  2. Carlo Fais said:

    Da uomo del sud, concordo in tutto. Non è raro incontrare classi terza media dove quasi ogni alunno è incapace di analizzare un testo lungo una pagina

    17 Luglio 2019
  3. Mauro said:

    Ecco. Ché se è per quello i telefoni cellulari esistevano pure negli anni ’80 ma penso che come fenomeno sia indicativo del niente.

    Paragone tirato per i capelli, sinceramente.

    17 Luglio 2019
    • mattia said:

      Paragone tirato per i capelli, sinceramente.

      Allora te la spiego così: a differenza di novità che vengono introdotte contemporaneamente per tutte le scuole (come un nuovo esame di maturità, per esempio) i maestri di sostegno sono stati introdotti diffondendosi poco a poco, esattamente come una qualsiasi tecnologia che parte e si diffonde pian piano nella società. Ti faccio un esempio, quando facevo io le elementari si parlava di tempo pieno, ma era una cosa rara che facevano in qualche paese nei dintorni e di cui ci arrivava notizia. Per noi la scuola era dalle 8 alle 12 e poi il pomeriggio a casa (tanto che pensavo inorridito ai bambini che dovevano passare tutto il giorno a scuola).
      Poi col tempo è arrivato pure da noi e ora il tempo pieno, che significa tante ore in più di scuola da pagare, la mensa da fornire ai bambini… noi non avevamo niente di tutto ciò. Esisteva da altre parti? Certo, ma noi non avevamo una sega. Ora invece il tempo pieno è arrivato ovunque tanto che viene considerato un diritt. Con gli insegnanti di sostegno la storia è stata la stessa. Da noi sono arrivati negli anni ’90, e ricordo ancora lo stupore che ricordava quello che accompagnava il compaesano quando comprava il frigorifero negli anni sessanta. La gente ne parlava come se fosse una rivoluzione, ricordo ancora i discorsi dei grandi, cose tipo “ma come fanno due insegnanti a spiegare nella stessa classe? si crea confusione, poi gli altri bambini normali ci rimettono”. Per dire quanto era dirompente la novità da noi. Da noi un bambino con forte disabilità andava qui, mentre gli altri si arrangiavano. Ora invece appena ài un filo di dislessia di mettono l’insegnante di sostegno. Poi magari tagliano due ore dell’insegnante di sostegno e scatta lo scandalo.
      Se la cosa non ti convince espandi il tuo orizzonte storico: c’è stato ovunque un momento in cui non c’erano gli insegnanti di sostegno, da me negli anni 80, da te negli anni 70. Così come c’è stato un momento in cui c’erano le multiclassi perché lo Stato non si poteva permettersi gli insegnati per tutti, da me negli anni 60 da te, che ne so, negli anni 50.
      Così come c’era un periodo in cui per fare una scuola media dovevi fare 10 km a piedi per andare al paese vicino, da me negli anni 50, da te boh…
      Sul lungo orizzonte storico è innegabile che la scuola à aumentato ciò che fornisce, arrivando prima in un luogo e dopo in un altro, ma l’aumento dei servizi forniti è innegabile.

      18 Luglio 2019
  4. Asus said:

    E se fosse che al sud non ci si prepara per la prova invalsi? Come tutte le prove e i test, bisogna far pratica, non solo per conoscere materia/contenuto ma anche le modalità d’esame, i tempi ecc. Per dire, io passai per il rotto della cuffia un JLPT 3 sapendo meno giapponese/kanji di un collega (che non passò). Passai perché mi ero esercitata con molti test precedenti e quindi conoscevo bene tempi e struttura del test. Non persi tempo a leggere istruzioni ecc. Ecco, mi chiedo se ci siano dati su quanto tempo si spende nelle diverse regioni per prepararsi all’invalsi.

    17 Luglio 2019
    • mattia said:

      E se fosse che al sud non ci si prepara per la prova invalsi?

      Vero, al Sud i ragazzini sono tutti bravissimi, ma porca vacca non sanno fare una prova invalsi.

      18 Luglio 2019
    • ava said:

      mio figlio quest’anno ha fatto la invalsi perla 2° elementare. Le maestre e la direzione scolastica sono state molto chiare sull’ importanza della prova- per LORO visto che per una volta i giudicati erano i docenti. Per essere sicuri che la prova andasse bene hanno dedicato una settimana all’ invalsi.
      Alla fine della prova, un bambino aveva fatto un errore, due bambini tra cui mio figlio due errori , gli altri più errori fino ad un massimo di otto. Ora sinceramente pure il più scarso della classe ha fatto un risultato non indecente.
      Ora se analizziamo quel che chiedono nella prova: è una analisi di base di un testo. Francamente fare qualche test INVALSI prima può aiutare se si vuole arrivare a fare pochissimi errori ,ma per arrivare a sbagliare 8 volte vuol dire che non si è capitobene il testo , fine della storia.E se 8 errori sono tanti per andare oltre vuol dire proprio che non si sa l’ italiano perchè parliamo di questionari semplicissimi , tranquillamente alla portata dei bambini.
      Inoltre, anche prepararsi per un test è un lavoro utile nella vita. Capiterà prima o poi di dover affrontare altri test ( ad esempio quello per la patente) e capire che per passarli devi provarli prima non è un insegnamento sbagliato. O meglio in altri termini passare il concetto che studiare per passare un test sia sbagliato è idiota perchè studiare ” per passare un test” è condizione necessaria ma non sufficiente per avere un bel punteggio. E poi nella vita è anche giusti che passi il messaggio che a volte nella vita lavorativa si studia sulla base di cosa poi ti chiederanno, in altri termini studi per dare una risposta alle domande nella metodologia scelta dal committente. Ad esempio se ci sono ditte che vanno avanti a slides, mi preoccuperò di studiare come esprimere il mio parere tecnico attraverso le slides. Il che non significa che manchi il parere tecnico , ma che io ho compreso e condiviso il linguaggio utilizzato.E scusate il pippone

      20 Luglio 2019
  5. Shevathas said:

    Parlo da ex docente; la differenza principale fra sud e nord è che se al nord non hai voglia di studiare qualche lavoro lo trovi, i casi di ragazzi mandati a scuola per evitare che stiano in strada a bighellonare è più diffuso al sud.
    Aggiungi che al sud molti genitori chiedono “letteralmente” che i figli vengano presi per il culo, che vengano illusi di essere i più bravisissimissimi del mondo, la scuola accontenta come può tanto quando conosceranno la realtà non saranno più a scuola…
    E questo spiega anche la lotta contro “tutto” quello che potrebbe far dubitare i ragazzi di essere i più meglio, leggi invalsi, alternanza scuola lavoro etc. etc.

    18 Luglio 2019
    • Lela said:

      Il fenomeno del parcheggio scolastico è endemico anche al nord, purtroppo l’età dell’obbligo scolastico, a mio parere troppo alta, fa questo danno. Se vai in certi tipi di istituti tecnici, ormai, i ragazzi che l’hanno proprio scelto come corso di studi sono la minoranza. Gli altri sono lì perché fino a sedici anni devono per forza andare a scuola.

      18 Luglio 2019
  6. Andrea said:

    Io ho fatto un liceo storico del centro di Firenze negli anni ’90, struttura fatiscente in continua manutenzione. L’inverno aule fredde per malfunzionamento riscaldamento o addirittura migrazioni di intere classi di aula in aula per lavori. La mia classe è stata spostata per un semestre in un’aula di una scuola media vicina e addirittura abbiamo trascorso un semestre in un corridoio attrezzatto con lavagna, cattedra, banchi e sedie. Due studenti per fila (ovviamente il corridio era stretto) per dodici file (insegnanti dovevano urlare per farsi sentire da studenti in fondo).
    Non credo che ciò abbia influenzato il mio apprendimento e quello dei miei compagni in negativo quanto la pressione esercitata dalla famiglia, dal contesto sociale e dagli insegnanti stessi in positivo.

    18 Luglio 2019
  7. ava said:

    Alle elementari ero nella principale scuola del paese, un maestoso edificio figlio del monumentalismo italiano e realizzato quando c’era LVI. All’ epoca c’era già un insegnante di sostegno per un ragazzo che aveva problemi gravi tant’è che non ci lasciavano giocare insieme perchè era aggressivo oltre che ritardato. Ma aveva una classe separata e nessuno mai lo vedeva. Nel complesso l’ edificio era grandioso ed ispirava soggezione nei confronti dello Stato; e non è un’ impressione d’infanzia perchè ci sono stato di recente ed effettivamente ha il suo perchè.
    Quindi sono passato ad una anonima scuola anni ‘ 70 , situata nei pressi di un’ industria delle plastiche; quando pioveva scendeva una cappa puzzolente di bruciato . Gli insegnanti erano quasi tutti degli incapaci e non ho imparato quasi nulla.
    Alle superiori sono andato nel famoso liceo cittadino classificatosi più volte tra i migliori licei del veneto. Ci stiparono nella ex ” casa del fascio” , un edificio fatiscente , del quale non era chiaro chi fosse responsabile della manutenzione. Su molti gabinetti era vietato tirar l’ acqua perchè non scendeva ed allagava il bagno, in altri gabinetti c’erano fori comunicanti con il piano di sotto e si scherzava con chi pisciava al piano terra. Le aule erano microscopiche, irregolari ( c’era chi aveva il banco dietro un angolo) , totalmente prive di qualunque ritrovato tecnologico oltre anni ‘ 80, senza aule da disegno e palestra ( si andava ad elemosinare da altri istituti) , senza computer, TV, macchinette distributrici, con il riscaldamento che non partiva mai e si gelava, senza cortile, con l’ acustica inesistente tant’è che spesso sentivi meglio il professore su un’ altra aula che il tuo. Quindi ci han spostato in un edificio anni ‘ 70, anche questo tutto scalcagnato e totalmente fguori norma per la sicurezza, brutto ed anonimo. Non c’erano mai i soldi per i gessi , per i foglio, per un cazzo di niente. Ma ho studiato parecchio e anche oggi se ho una buona cultura generale devo ringraziare il liceo. L’ università era un letamaio , cadeva a pezzi tant’è che un giorno venne giù il controsoffitto e per fortuna non cì’era nessuno altrimenti finiva in tragedia. La mensa era indecente, vedevi la gente che vomitava all’ uscita, la chiusero per deratizzazione una prima volta ( DERATIZZAZIONE) , poi riaprì un pelo meglio ma richiuse pochi anni dopo ed è rimasta chiusa ed occupata dai soliti sinistri per problemi di rimpallo responsabilità regione/ comune/ provincia/ Stato.
    Eppure ho imparato lo stesso , anche se i laboratori cadevano a pezzi, anche se non c’era il parcheggio e l’ aula studio sembrava un lager ed era totalmente fuori norma con la sicurezza.

    18 Luglio 2019
    • Giampaolo said:

      posso chiederti se eri al Piovego? 😀

      18 Luglio 2019
    • ava said:

      Si, certo, le meravigliose Piovego e Marzolo. Ricordo che nel 1999 ti servivano le patate a bastoncino surgelate LESSATE per risparmiare sull’ olio.
      In tutti gli anni che ho mangiato lì, prima della deratizzazione, non ho mai trovato un pezzo di carne che non fosse grasso o nervo dentro lo spezzatino, una verdura che non sapesse da cetriolo , un formaggio che non fosse un pezzo di gomma e la pasta che non fosse scotta modello istituto per anziani. Dopo la deratizzazione è andata meglio.
      Quando si poteva si andava alla San Francesco ma il problema era la fila modello distrubuzione del pane in carestia.
      da quando ho avuto l’ auto sono andato alla Forcellini, anche lì code da viveri comunisti in tempi di guerra ma almeno si mangiava bene.

      18 Luglio 2019
  8. Carlo Fais said:

    Dunque, Mattia, non confondiamo troppo questo argomento. Parlo da esperto di disturbi dell’apprendimento. Con un “filo di dislessia” non si ha diritto a nessun insegnante di sostegno, ma neppure per una collezione di dislessia, discalculia, disirtografia o disgrafia, semplicemente perché una corretta didattica e l’utilizzo dei giusti strumenti permette all’alunno di seguire le lezioni come tutti. L’insegnante di sostegno viene dato per problematiche differenti che implicano una condizione di gravità: autismo, deficit di attenzione e/o iperattività, disabilità intellettiva (ossia il vecchio ritardo mentale), ecc.

    18 Luglio 2019
    • mattia said:

      Dunque, Mattia, non confondiamo troppo questo argomento.

      Era un modo di dire… La prossima volta scrivo “un po’ rincoglionito” così almeno qualcuno si scandalizza per qualcosa.

      18 Luglio 2019
    • Uno said:

      Falso,
      Lavoro con le scuole ed è standard assegnare un insegnante di sostegno per classe, proprio per fantomatiche certificazioni di dislessia o discalculia o dis-quello che vuoi. Quindi non viene assegnato al singolo studente (quello viene fatto per i casi che hai elencato) ma genericamente alla classe. In media il 90% delle classi ha un docente di sostegno.

      19 Luglio 2019
  9. brain_use said:

    Piccolo aneddoto personale: un giorno, in quarta liceo, venne da noi una nuova compagna, appena trasferitasi da Catania.
    Tutti eravamo preoccupati, visto che – ci dissero prima – aveva una media superiore al 9 in tutte le materie.
    Da noi, la sua media scese improvvisamente poco al di sopra del 3.
    Non sapeva, letteralmente, nulla di nulla.
    Temo non fosse un caso.

    18 Luglio 2019
    • Carlo1991 said:

      Successe anche a scuola da noi una cosa simile: studenti provenienti dal sud (specialmente calabria) la cui media precipitava, però si trattava di gente che scendeva dal 7 al 4-5 a seconda della materia.

      Io poi ho notato che, generalmente, i professori meridionali tendevano a dare voti più alti dei professori settentrionali

      18 Luglio 2019
    • Shevathas said:

      Capitato ad un mio parente; superiori in Sardegna tranne l’ultimo anno al nord. In sardegna ottimi voti. Scoprì, sulla sua pelle, che in molte materie, in Sardegna, aveva fatto sì e no un terzo del programma che avevano fatto al nord. Media del I quadrimestre agghiacciante, poi riuscì a recuperare nel secondo.

      19 Luglio 2019
  10. Andrea said:

    Scenario al Sud: posso dire che quando qualche prof 30enne arriva in una nuova scuola pieno di entusiasmo per l’insegnamento, spesso si trova davanti a un muro di indifferenza e apatia. I colleghi più anziani sono rassegnati e addirittura infastiditi da discorsi tipo: “Guardi, ci sono 3 adolescenti che hanno appena pestato un compagno, una punizione esemplare no? Guardi, se tutti noi prof fossimo più collaborativi, e adottassimo tutti un piglio autorevole, i ragazzi ci rispetterebbero e potremmo lavorare benissimo!”
    I vecchi rispondono che non serve a niente o che è meglio lasciar stare perché “Tizio è figlio di un malavitoso e l’anno scorso ci ha bruciato la macchina per vendetta”
    E se chiedi al preside di collaborare, non c’è: è andato dal barbiere. E il bidello gli lava la macchina nel cortile.
    Un solo insegnante da solo forse può fare la differenza? chissà. Ma va a lavoro con la consapevolezza di essere SOLO, a “combattere” per una missione ideale in cui gli altri non credono, anzi gli remano contro (prof più anziani, preside).

    18 Luglio 2019
    • Beppe Grullo said:

      Bravo Andrea, sei l’unico che ha centrato il punto. Purtroppo gli altri non si rendono conto di cosa significhi vivere con un mafioso a due isolati. Provateci voi a rieducare il figlio di un capobastone, poi vediamo come vi tutelano le forze dell’ordine. Ma cosa vuoi cambiare… ci vorrebbe una soluzione alla Cesare Mori.
      Nel frattempo tutti quelli che hanno voglia di studiare e lavorare se ne devono scappare

      19 Luglio 2019
    • Paola said:

      Io faccio l’insegnante da pochi anni e una cosa che mi colpisce è che molti miei ex compagni di università rifiutano a prescindere di insegnare alle medie, si sentono sprecati. Invece lì occorrono docenti ugualmente talentuosi perché i ragazzi sono ancora “salvabili”. Se un delinquente è un albero storto, il figlio di un delinquente alle medie si può ancora raddrizzare, se le insegnanti sono unite e autorevoli.

      31 Luglio 2019
  11. Andrea said:

    Ma questo lassismo non si limita alla scuola.
    Ho amici pugliesi laureati in scienze agrarie, al NORD, che dopo l’università sono tornati in Puglia per 5,6 anni per cambiare qualcosa. Ma si sono scontrati con il fatto che ai proprietari terrieri non frega un cazzo delle innovazioni tecnologiche in campo agrario. A loro frega solo di risparmiare il più possibile, schiavizzando i neri nei campi finché non schiattano. Che in investano in progetti che possano portarli al livello dell’Olanda, è pura fantascienza. Anche perché, nonostante siano individui ricchissimi, sono ignoranti come la merda; e spiegare loro quanto sarebbe vantaggioso investire sulla tecnologia, è come insegnare a un cinghiale a mangiare con coltello e forchetta. Per non parlare della fatica linguistica, questi parlano solo in dialetto o con suoni gutturali.
    Porco il demonio. Poi dicono “Eh siete stati egoisti, avete lasciato la terra natia per andare all’estero”.

    18 Luglio 2019
  12. kheimon said:

    Non sono un grande fan dei test standardizzati per una varietà di ragioni, e la più banale è che anche nelle buone scuole, anzi soprattutto nelle buone scuole, si finirà, in preda a quest’ossessione insalubre, per perdere giorni e giorni a preparare il test invece di imparare le cose. Negli USA, campioni mondiali di test a crocette, questo ha prodotto risultati meno che ideali.
    Per me “the proof of the pudding is in the eating” e l’arretratezza del mezzogiorno come l’inadeguatezza delle sue scuole (specie nell’insegnare una filosofia di vita imperniata sul lavoro e sulla responsabilità individuale) è evidente dai risultati, vale a dire la capacità (e quella è misurabile senza ingolfare le scuole coi test standardizzati) di creare lavoro e ricchezza invece di pretendere di riceverne dall’esterno.

    18 Luglio 2019
    • mattia said:

      l’arretratezza del mezzogiorno come l’inadeguatezza delle sue scuole (specie nell’insegnare una filosofia di vita imperniata sul lavoro e sulla responsabilità individuale) è evidente dai risultati, vale a dire la capacità (e quella è misurabile senza ingolfare le scuole coi test standardizzati) di creare lavoro e ricchezza invece di pretendere di riceverne dall’esterno.

      Eh, ma quando dici una cosa del genere poi ti intortano dicendo che in realtà i motivi sono altri, che servono gli investimenti, che il problema è più complesso…
      Questi testi invece ti buttano la realtà in faccia rendendola innegabile.

      19 Luglio 2019
    • Lela said:

      “I motivi sono altri”

      Certo, i Savoia! Sono 160 anni che è colpa dei Savoia, che hanno depredato il Sud di tutte le sue strabordanti ricchezze e l’hanno reso una terra in ginocchio fino ai giorni nostri!
      A sentire i Neoborbonici, almeno…

      19 Luglio 2019
    • Shevathas said:

      ho letto l’invalsi di matematica; per “addestrare” bene al test invalsi di matematica devi aver fatto bene almeno un buon 85% del programma. E quello, 85% di programma svolto sarebbe, almeno qui al sud, un ottimo risultato.

      19 Luglio 2019
    • Raoul Codazzi said:

      “qui al sud”

      Shevathas ma non eri sardo? Mia curiosità: voi Sardi vi considerate del sud? Per quanto ne so io voi Sardi dovreste considerarvi sardi senza altre connotazioni 🙂

      20 Luglio 2019
  13. Julien Sorel said:

    La cosa che più fa saltare i nervi è che i risultati delle INVALSI sono inversamente proporzionali ai voti della maturità. Le regioni in cui i risultati sono più disastrosi sono curiosamente le stesse in cui i voti di maturità sono più alti. Proprio per questo personalmente sono totalmente favorevole a inserire le prove INVALSI nel conteggio del voto di maturità, ma immagino solo che razza di levata di scudi ci sarebbe se solo un governo si azzardasse a pensare a una mossa del genere.

    18 Luglio 2019
    • Shevathas said:

      Una cosa che al sud non capiscono, o non vogliono capire, è che per “misurare” e poter confrontare le misure occorre utilizzare tutti la stessa unità di misura. Misurare a Cagliari in metri a Milano in pollici e a Catania in pertiche significa che il confronto dei valori numerici delle misure* non ha alcun senso.

      *ovviamente senza convertirli ad un unica unità di misura.

      19 Luglio 2019
  14. Sciking said:

    Pensa che uno della UIL ha detto che mentre c’è questo divario al Nord pensano a mettere il veneto e il lombardo a scuola (e in realtà si tratta, purtroppo, di esperimenti limitati a qualche scuola e per qualche ora, spesso il tutto gestito da associazioni di vecchietti o di indipendentisti esaltati). Mica è colpa dei professori presi come ammortizzatore sociale che dicono “ragazzi oggi ho andata con Alfonzo a scendere il cane”, è colpa della scuola di Como dove i bambini hanno imparato una poesia del Porta.

    21 Luglio 2019
  15. Simone said:

    L’insegnamento alle scuole superiori ormai è una barzelletta in tutta Italia. Nessuno lo considera più una romantica missione. Ho conosciuto un’ insegnante 30enne che mi ha detto serenamente di essersi scopata un paio dei suoi alunni (MENTRE AVEVA LA CATTEDRA). Di che stiamo parlando… E uno schifo. Questa insegnava a Roma comunque

    16 Agosto 2019

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