Che cosa è, veramente, la disobbedienza civile

Quante sciocchezze che ò dovuto sentire sulla disobbedienza civile. Alcuni sono arrivati addirittura a parlare di Rosa Parks.

Mettiamo le cose in ordine. La disobbedienza civile la fai violando leggi che ritieni ingiuste mettendo a rischio qualcosa di tuo.
La comandante incapace di fare i parcheggi a S invece non à messo a rischio nulla: à violato ordini delle forze dell’ordine ben sapendo che non le avrebbero sparato come invece si fa in uno paese civile quando violi un posto di blocco. È arrivata a terra ben sapendo che non le capiterà nulla perché la magistratura italiana sta dalla sua parte avendolo dimostrato in più occasioni. Si è fatta qualche minuto in commissariato a firmare le carte e poi le ànno dato subito i domiciliari. Adesso si fa qualche mese al mare, poi la assolvono e torna libera di giocare alla rivoluzionaria.

Di preciso cosa rischierebbe?
Questa non è protesta civile. È violazione delle leggi con la complicità di una parte dello Stato che si rifiuta di applicarle. Sono capaci tutti i fare disobbedienza civile quando ài il posteriore parato dalla magistratura.

Per cortesia: smettetela di citare i casi di persone che salvavano gli ebrei durante i regime nazifascista dicendo “anche eglino violavano le leggi“. Viviamo in uno stato democratico, ora. In uno stato democratico le proteste civili si fanno pagando in prima persona le conseguenze affinché si crei un movimento di opinione. Col tuo gesto cerchi di sensibilizzare la popolazione in modo che vengano cambiate le leggi secondo le procedure dello Stato democratico: votare una maggioranza diversa in parlamento, fare un referendum abrogativo…
In altre parole, uno va in galera e si fa la galera (sul serio) affinché la gente venga sollecitata a riflettere e a cambiare idea. Poi quando l’opinione pubblica è cambiata la politica ne prende atto (perché se non lo fa perde la cadrega).

Questa è disobbedienza civile. Quando invece non paghi nulla sulla tua pelle perché ài il culo parato dalla magistratura non è disobbedienza civile.
Semplicemente.

11 Comments

  1. Emanuele said:

    “Viviamo in uno stato democratico, ora”

    Veramente è da un anno che gridano al governo fascista e a un governo fascista non si ubbidisce, no?

    1 Luglio 2019
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  2. Enrico said:

    Se l’italia è un paese pagliaccio non è colpa di questa comandante; la differenza con chi in carcere c’è andato e restato è proprio la magistratura che adempie o no al proprio dovere quindi in linea di principio questa è disobbedienza civile.

    Certo bisognerebbe capire fin dove si sarebbe spinta se il “porto sicuro” fosse stato quello degli stati uniti di trump

    1 Luglio 2019
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    • mattia said:

      Certo bisognerebbe capire fin dove si sarebbe spinta se il “porto sicuro” fosse stato quello degli stati uniti di trump

      Appunto. Avrebbe dimostrato coraggio disobbedendo agli ordini di un paese dove sai che se fai una cosa del genere fanno di te uno scolapasta.
      Fare i coraggiosi con un paese barzelletta sono capaci tutti.

      1 Luglio 2019
  3. brain_use said:

    Io non credo affatto sia questione di disobbedienza civile.
    Credo semplicemente sia un problema di gerarchia delle fonti del diritto, ove il diritto internazionale sta sopra e vincola la legislazione ordinaria nazionale.
    Se (se, intendiamoci, non spetta a me né a noi deciderlo) questa interpretazione è corretta, bene ha fatto la “capitana” a forzare la mano alle autorità italiane.
    E malissimo hanno fatto i finanzieri a tentare di impedirglielo (la SeaWatch aveva la precedenza in quanto nave meno manovrabile, secondo il codice di navigazione).

    1 Luglio 2019
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    • mattia said:

      Ma non è nemmeno una questione di gerarchia delle fonti.
      Il problema è che qui non c’era un pericolo.
      I trattati internazionali che tutelano le persone dal pericolo in mare e ne garantiscono l’arrivo in un posto sicuro tutelano la vita di persone che *accidentalmente* si trovano in una situazione di pericolo.
      Tu vai in giro con la tua nave a pescare, la nave si guasta e tu non sei più capace di tornare a terra da solo. In quel caso chi ti salva ti porta in un porto sicuro e poi tu torni a casa tua dove ài diritto di stare.
      I trattati internazionali tutelano queste situazioni.
      Qui invece ài persone che *intenzionalmente* si sono messe in una situazione di pericolo per avere il *pretesto* necessario per entrare intenzionalmente in un paese straniero senza visto. Questo è un abuso che la legge non tutela.
      Se uno si mette intenzionalmente in una situazione di pericolo per gabbare la legge sono cazzi suoi, non c’è legge che lo tuteli.

      1 Luglio 2019
    • Gianni said:

      Mia curiosità: quale codice della navigazione dice questo?

      io so che hai diritto in caso di poca manovrabilità quando hai un’avaria (e metti la bandiera con 2-3 palle…). Non è che se sei grosso hai la precedenza.

      In mare valgono praticamente le stesse regole della strada:
      – quelli in emergenza (ambulanze, capitaneria in emergenza etc)
      – prima quelli a piedi – nuoto
      – poi quelli senza motore (bici – barche a vela, che oltretutto in porto sono praticamente obbligate ad usare il motore)
      – quelli che vengono da destra (o da dritta).

      La SeaWatch, per me, non aveva neppure la precedenza, anzi avendo a dritta la Gdf doveva aspettare.

      PS tutto ciò vale quasi sempre, in porto poi valgono le singole regole del porto, che, onestamente non conosco nel caso specifico. Però cambia poco il discorso: a volte si danno per scontate alcune cose che scontate non sono. E a volte si narrano situazioni che restano romanzate: come il paragone con chi ha rischiato davvero il culo per salvare ebrei durante la WWII. Che, francamente, è un’altra cosa.
      A prescindere dal caso in oggetto.

      2 Luglio 2019
  4. brain_use said:

    “Se uno si mette intenzionalmente in una situazione di pericolo per gabbare la legge sono cazzi suoi”
    Questa è una posizione interessante e condivisibile, anche in termini di diritto.
    Non so però cosa dica esattamente il diritto internazionale in merito al recupero dei clandestini che, effettivamente, si sono messi intenzionalmente in pericolo. Bisogna capire se viene recepitò il “diritto alla fuga” (senz’altro per i profughi di guerra, un po’ meno per chi arriva da paesi semplicemente poveri).
    Attendiamo per vedere che succederà.
    Resta comunque che, come già ti dissi, credo che tutta la faccenda sia ben più una mossa di propaganda che un problema di immigrazione.

    1 Luglio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Questa è una posizione interessante e condivisibile, anche in termini di diritto.
      Non so però cosa dica esattamente il diritto internazionale in merito al recupero dei clandestini che, effettivamente, si sono messi intenzionalmente in pericolo.

      oh, ma in quel caso spetta al giudice. Esattamente come quando si invoca l’art. 54 del c.p. dicendo “eh, ma non potevo fare altrimenti, ero in una situazione di pericolo”.
      Sta al giudice decidere se è vero o se stai invocando il 54 c.p. per prendere per il naso la legge e fare quel cazzo che vuoi.

      1 Luglio 2019
    • Marco said:

      Sono andato a cercare le fonti del diritto internazionale sul mare (Convenzione di Montego Bay del 1982) e parlano genericamente di, copio: “presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo”. All’epoca sicuramente non pensavano a persone che si mettevano volontariamente su un’imbarcazione destinata ad affondare.
      Vero è che non parla neanche di imbarcazioni che si mettono scientemente in attesa di natanti destinati all’affondamento.
      Per le fonti Convenzione di Montego Bay, articolo 98.

      1 Luglio 2019
  5. Andrea Occhi said:

    però delle due l’una:
    o ha violato la legge e andrà in galera
    o non ha violato la legge e non andrà in galera.
    In Italia, che decide se ha violato oppure no la legge non è il ministro degli interni, né quello degli esteri, né il presidente della repubblica o qualche parlamentare. È un giudice.
    Se il giudice sentenzierà che non ha violato la legge, sarà così per lo stato, e sarà libera di andarsene dove vuole.
    Se il giudice sentenzierà la sua colpevolezza, insieme a questo infliggerà una pena che, con le modalità previste dalla legge verrà fatta applicare.

    Dire “è colpevole ma la magistratura la libererà perché la magistratura sta dalla sua parte ” è una accusa pesantina: devi dimostrarlo che la magistratura non agisce secondo la legge…

    3 Luglio 2019
    Reply
    • mattia said:

      devi dimostrarlo che la magistratura non agisce secondo la legge…

      Ma guarda che a partire dal “resistere, resistere, resistere” è la stessa magistratura a sostenere di ribellarsi al potere legislativo.
      Sì, il problema è proprio quello.
      C’è una magistratura schierata per cui tu eleggi democraticamente un parlamento, questo vota delle leggi, le leggi vengono promulgate però i magistrati se ne fottono e fanno il contrario. Tanto sono l’unico potere che in pratica non deve rendere conto a nessuno. Possono fare quello che vogliono e non solo non rispondono degli errori non intenzionali, non rispondono nemmeno di quando intenzionalmente usano il loro potere per disapplicare le leggi del parlamento rendendole vane.
      Possono fare quello che vogliono e il loro posto in cui esercitano il loro potere non lo perderanno mai (e non parlarmi dei provvedimenti disciplinari che sono una barzelletta). Non esiste altro potere che puoi esercitare facendo quello che vuoi senza rendere conto di niente a nessuno e senza mai perdere il posto.

      3 Luglio 2019

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