Fukushima è bruciata per sempre!!111!

L’altro giorno ero lì a San Sebastian che passeggiavo sul lungomare con un amico. A un certo punto ci mettiamo a parlare di nucleare.
Che ve lo dico a fare, tutto il solito armamentario di bufale su Fukushima. Uno di quei momenti in cui ti rendi conto che le cazzate scritte da repubblica e soci ànno permeato la società fino a diventare verità date per ovvie. Ti trovi davanti agli occhi i danni fatti dalla disinformazione.

– Eh, però… guarda a quanto spazio non potrà mai più essere utilizzato per secoli.

Già, quanto? Non me lo sapeva dire.
C’è questa percezione che l’area di Fukushima sia diventata un deserto inavvicinabile. Roba che quasi à distrutto mezzo paese.La realtà però è ben diversa.

Dal 2011 sono passati ormai otto anni abbondanti, è ora di fare un po’ di aggiornamento sugli effetti dell’incidente di Fukushima con un bel po’ di dati in mano.
Andiamo sul sito della prefettura di Fukushima dove troviamo pane per i nostri denti.
Questa è la situazione della situazione ad aprile 2011, subito dopo l’incidente:

via

A distanza di otto anni la situazione è questa:

Ormai quasi tutta la regione è sotto gli 0,1-0,2 µSv/h, un livello di radiazioni più che sicuro, praticamente lo stesso livello che trovare nel resto del mondo (anzi, anche inferiore a quello che trovate in alcune zone del pianeta). La situazione è già tornata a com’era prima dell’incidente.
L’unica parte ancora “pericolosa” (tra virgolette perché in realtà non è pericolosa in senso stretto, ma ci arriviamo) è quella strisciolina rossa.
Ingrandiamo sulla mappa:

Quei puntini rossi rappresentano zone con qualche unità di µSv/h. Quella strisciolina è la zona ancora evacuata. Qui trovate come si è evoluta l’area evacuata, fino ad arrivare a questa situazione odierna:

Vedete il cerchio coi 20 km? Ecco, occhio e croce la zona evacuata (la striscia colorata) sono 10 km per 30 km, circa 300 km^2.
Anzi a dire il vero sono un po’ di più, 371 km^2. Il dato viene dato direttamente dal sito della prefettura, dove ci dicono che gli evacuati sono 43.214.

La prima domanda che ci poniamo è: la situazione si è stabilizzata? Oppure può migliorare ulteriormente? Se andate a vedere i “punti” rossi e osservate l’andamento nel tempo vi accorgete che i valori misurati stanno ancora calando. Piano, ma stanno calando.
Ad esempio, prendiamo questo punto di misura a soli 10 km dalla centrale:

Siamo quasi a 3 µSv/h. Se clicchiamo sul grafico vediamo però che sta ancora calando. A otto anni di distanza dall’incidete. Questi sono gli ultimi tre anni.

Siamo passati da 4,5 a meno di 3 µSv/h in tre anni.
Non lasciatevi prendere dall’entusiasmo. Non è che nel prossimo decennio necessariamente arriva a zero. Più si va avanti e più lenta è la diminuzione Ora infatti cala più lentamente che anni fa. Per darvi un’idea, questo è il grafico dal 2011 a oggi:

Ma insomma. Con calma la situazione continua a migliorare.

La seconda domanda che è normale porsi è invece su quanto pericoloso è vivere in quell’area. Ok, la zone è evacuata, non ci puoi vivere. Ma cosa significa 3 µSv/h?
No, non significa che se entri in quell’area muori.

L’ICRP fissa come massimo consentito in un anno 1 mSv per la gente comune e 20 mSv per i lavoratori. Se dividete questi valori per 8760 ore in un anno ottenete rispettivamente 0,11 µSv/h e 2,3 µSv/h.

Una persona che vive in quella striscia di terra (ipoteticamente, visto che è evacuata) permanentemente, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, riceve dunque una dose che ormai è simile al valore limite per i lavoratori del settore.
Che non crepano come mosche. Semplicemente fanno dei controlli più frequentemente per via di un rischio maggiore.

Livelli di radiazioni come questi non “fanno morire”. Non è che se superi i 20 mSv all’anno ti viene un tumore. Aumentano solo un filo il rischio, ma lo aumentano a livello tale che per osservarlo devi fare statistiche su grandi numeri.

Quella striscia di terra evacuata non è dunque un luogo della morte. Non è se se entri nella zona rossa muori. Ma neanche se ci vivi in pianta stabile.
Tengono la zona evacuata perché in quella zona fondamentalmente ci vivevano quattro gatti. Quei quattro gatti li ànno spostati altrove e amen. Era una zona del paese inutilizzata prima e continua ad esserlo ora. Non à senso rischiare per una zona che non serve a niente.
Persino chi à necessità di vivere nei paraggi perché lavora alla centrale può benissimo abitare 10 km a sud della centrale ed è fuori dalla strisciolina trovandosi in un posto più che sicuro.

Ecco, il risultato dell’incidente di Fukushima a distanza di otto anni è questo: una strisciolina di terra di 371 km^2 dove non c’era niente anche prima e dove ora non si può vivere secondo le autorità, anche se in realtà potresti pure viverci in pianta stabile sapendo che il tuo rischio di crepare aumenta di una quantità simile a quella dei lavoratori del settore (che, lo ripeto, non crepano come mosche). Con la situazione che sta ancora migliorando.
Niente a che vedere con gli scenari di zone “bruciate” per l’eternità.

Per capirci, persino in punti vicinissimi alla centrale (2 o 3 km) siamo a 4 o 5 µSv/hr. Il doppio del consentito (se vi si viene esposti di continuo) al massimo di un lavoratore del settore. Il doppio, non ordini di grandezza in più. Puoi anche viverci in quella zona. Non lo fai perché non à senso rischiare quando puoi vivere altrove, ma volendo potresti anche viverci. Non è che quell’area è diventata inabitabile.

Gli effetti di Fukushima sono questi. Parliamo di un incidente provocato da un livello di sfiga altissimo. Un caso eccezionale in cui la sfortuna si è allineata perfettamente per far capitare l’incidente.
Nonostante ciò il risultato è un’area piccolissima ormai dove non si vive per precauzione ma dove, tendenzialmente si potrebbe anche vivere.

Questa è la realtà, ben lontana dagli scenari apocalittici che vengono descritti.
La realtà è che persino un incidente come quello di Fukushima à degli effetti davvero molto piccoli. Sia per l’area interessata, sia per il tempo necessario a ritornare a livelli accettabili.

Quando vi diranno “ài visto cosa è successo a Fukushima??1’1’1??” voi chiedete al vostro interlocutore se conosce questi dati. Poi godetevi lo spettacolo.

13 Comments

  1. fgpx78 said:

    Mi piace quando scrivi post che posso linkare a piacimento bloccando sul nascere discussioni inutili 😀 Ho già una persona a cui mandarlo.

    27 Giugno 2019
    Reply
  2. mamoru said:

    quando andai a trovare marco casolino al riken, tiro’ fuori i campioni di terreno che ando’ a prendere nella zona appena dietro la centrale. nonostante fossero campioni innocuoi, maneggiati davanti a noi senza particolari precauzioni, per il fatto di essere irraggiati li dovevano tenere in cassaforte.
    credo fosse il 2013 e c’era andato senza scafandro neh.

    27 Giugno 2019
    Reply
  3. Sciking said:

    “Eh ma il principio di precauzione, eh ma i pannellini solari sui tetti, meglio non rischiare, e le margheritine OGM…”
    A proposito, a tuo parere sarebbe economicamente fattibile oggi il nucleare in Italia?

    27 Giugno 2019
    Reply
    • mattia said:

      A proposito, a tuo parere sarebbe economicamente fattibile oggi il nucleare in Italia?

      Se mi dài qualche mese per studiare il problema…

      27 Giugno 2019
    • Lela said:

      Ah, il principio di precauzione, quello che viene applicato solo quando fa comodo.
      Più che un problema economico, io per il nucleare in Italia vedo un problema culturale.

      28 Giugno 2019
  4. Emanuele said:

    A prescindere che 370 kmq non sono esattamente una strisciolina (è il doppio della superficie di Milano tanto per fare un paragone).

    30 Giugno 2019
    Reply
    • mattia said:

      Uhm, no.
      370 km^2 di niente non sono comparabili a 182 km^2 dove vivono 1,35 milioni di persone.
      In quei 370 km^2 ci abitavano 43 mila persone. Potresti guardare la cartina e notare che tolti tre o quattro piccoli villaggi c’è solo natura, ma forse il tuo esempio è utile perché rendere l’idea: hai un’area grande come due Milano ma ci vivono 43 mila persone. È un’area inutilizzata, vuota, desertica.
      Perdi 370 km^2 di deserto: chi se ne frega.

      [e non sono persi perché comunque ci potresti vivere solo con un piccolo rischio aggiuntivo]

      Se vuoi metti pure in relazione l’area di 370 km^2 con la superficie di tutti gli stati che ànno usato e usano il nucleare e dove non c’è stato alcun incidente, dove nessuna area è stata interdetta.
      Perché, fondamentalmente, tolto chernobyl che è stato un incidente “intenzionale”, dovuto alla violazione dei criteri di sicurezza, l’unico incidente nucleare che à provocato un’area di interdizione è stato quello di Fukushima. In tanti altri paesi si è usato il nucleare per decenni senza perdere un metro quadrato di territorio.
      Quindi devi rapportare quei 370 km^2 alla superficie di tutti i paesi che usano il nucleare.
      Siamo allo zero virgola… quanti zeri ci metti?

      1 Luglio 2019
    • Emanuele said:

      Io non mi riferivo alla popolazione per lmq ma alla superficie compromessa che non è esattamente definibile come strisciolina.
      Ora, sei tu l’esperto di elettromagnetismo e radiazioni e potrai spiegarmi nel dettaglio cosa comportano 20mSv invece di uno ma devi anche considerare diverse cose:
      – se c’è quel limite è perché delle conseguenze ci sono per quanto minime. Durante la leva ero radarista e facevo turni settimanali. Marescialli e ufficiali che accanto ai radar passavano tutti i giorni avevano un dosimetro o come si chiama nel taschino e venivano sottoposti a visite mediche periodiche, noi soldati non lo avevamo e passavamo un’unica visita prima del congedo. Se a qualche soldato trovavano dei valori ematici sballati gli vietavano di avvicinarsi ai radar per un certo periodo di tempo. Non mi chiedere cosa misurassero e quali valori limite ci fossero perché non lo so, so che come nel tuo caso dicevano che non si moriva per quello, però vedi come qualche problema da non trascurare c’era.
      – Si tratta comunque di 48mila persone, la popolazione di una cittadina, che ha dovuto evacuare da anni il territorio dove risiedeva e che ancora oggi non può tornare a casa.
      – Prendi il caso in questione come dimostrazione che i rischi sono risibili. Se però quella centrale fosse stata costruita in zone più popolate o se per qualche motivo (venti o cosa) il materiale radioattivo si fosse sparso in zone più problematiche sarebbe cambiato tutto.
      Immagina questo incidente in una centrale sulla riva dell’Adriatico con la “strisciolina” a ovest sulla pianura padana. Sarebbero stati cazzi amari.
      – Alla fine poi resta il fatto che quella centrale è ancora lì e devono recuperare e smaltire tutto il materiale radioattivo con tempi e costi ancora non conosciuti, oltre ai costi sostenuti finora.
      Detto questo, io non sono contro il nucleare anzi, ma non mi piacciono le minimizzazioni pro o contro.

      1 Luglio 2019
    • mattia said:

      Innanzitutto, lascia perdere il discorso dei campi elettromagnetici. Sono radiazioni non ionizzanti, tutto un altro campo.
      Per dire, ad oggi non c’è alcuna prova diretta che radiazioni non ionizzanti provochino danni alla salute (tolto il riscaldamento locale).
      Il fatto che i graduati facessero visite non significa niente, molto spesso le fanno per precauzione, non necessariamente perché c’è un pericolo. Delle volte le fanno anche solo per dare un senso di tranquillità o per togliersi di dosso ogni tipo di responsabilità.
      Metti poi che a uno viene un tumore per tutt’altra ragione e intenta un processo contro l’esercito tu dici che hai fatto fare le visite ogni sei mesi e se avevano gli esami del sangue sballati li toglievi dal radar e legalmente te la sfanghi.
      Poi magari non c’entrava una sega il radar e gli esami del sangue erano sballati perché il tizio mangiava male. Non devi dimostrare che c’è una relazione di causa-effetto tra l’esposizione ai campi elettromagnetici e i valori sballati delle analisi del sangue. Tu dici che hai fatto fare le visite e hai preso i provvedimenti e sei a posto.
      Se invece non lo fai vieni condannato anche se non c’è alcuna dimostrazione della pericolosità dell’esposizione a quei campi: per come funziona la legge italiana uno ti denuncia perché dice che è stato esposto a campi pericolosi e non è tenuto a dimostrarlo oltre ogni ragionevole dubbio. Porta due o tre articoli che supportano la pericolosi (scelti con raccolta di ciliegie) e il giudice prende per buona la pericolosità. Da lì in poi il processo non si fa più sul confutare la pericolosità ma sul fatto che tu ti sei premunito o meno di tutelare il lavoratore da un pericolo presunto e non dimostrato.
      Ovviamente con un sistema del genere l’esercito si para il culo e per evitare grane legali ti fa fare controlli non perché sa che sono necessari, ma per avere un pezzo di carta che li salvi nel processo. Il fatto che si facciano controlli si per sé non significa nulla.

      Dopodiché
      se c’è quel limite è perché delle conseguenze ci sono per quanto minime.

      Nel caso delle radiazioni non ionizzanti i rischi ci sono, ovvio. Il problema è capire quanto sale il pericolo è accettabile o meno.
      Quasi qualsiasi cosa facciamo aumenta il rischio di qualcosa. Non esiste il rischio nullo.
      Anche prendere l’aereo è rischioso, però lo prendi ugualmente (ah, non solo è rischioso perché può cadere, ma perché in quota il livello di radiazioni è maggiore 🙂 ). Semplicemente accetti il rischio perché il vantaggio che di dà è di gran lunga superiore al pericolo di lasciarci le penne.
      Una maggiore dose di radiazioni aumenta il rischio? Certo, allora abbandona Roma dove ài 0,25 µSv/h (2,2 mSv all’anno) e trasferisciti dove ài 0,1 µSv/h. Perché non lo fai? Perché ritieni il rischio tollerabile.
      Sono tanti 20 mSv? Tieni presente che una TAC al torace sono 7 mSv, eppure la TAC te la fai. Per arrivare a una dose “chiaramente connessa” a un aumento di rischio di tumore devi salire a 100 mSv all’anno. Nel senso che sotto i 100 mSv l’aumento di rischio è così piccolo che si perde nel rumore statistico. Puoi viverci con 20 mSv, esattamente come ci vivono coloro che lavorano nel settore.
      .
      – Si tratta comunque di 48mila persone, la popolazione di una cittadina, che ha dovuto evacuare da anni il territorio dove risiedeva e che ancora oggi non può tornare a casa.
      E centinaia di milioni di persone usano il nucleare senza alcun problema.
      Devi sempre rapportarle al totale dei benefici.
      Non è che siccome il problema lo vedi tutto assieme allora ti fa impressione; ài presente quanta gente deve lasciare (per sempre, non per anni) il proprio territorio perché devono costruire una strada o un ponte? Una marea. 100 di qua, 200 di là…
      Non è che ti metti a piangere per questo. Espropri le case e fai il ponte ugualmente. Ora tu vedi 43 mila sfollati tutti assieme per un mondo intero che usa il nucleare. Ti fanno senso solo perché sono tutti assieme. Come quando cade un aereo e cadono 200 persone e ti fa più impressione di 200 persone che crepano in 200 diversi incidenti automobilistici.

      – Prendi il caso in questione come dimostrazione che i rischi sono risibili. Se però quella centrale fosse stata costruita in zone più popolate

      Ti sei mai chiesto perché non le costruiscono in zone popolate?
      Se, se, se…
      oh, qui abbiamo un incidente rarissimo nella sua sfiga e nonostante ciò gli effetti sono stati minimi.
      Aggiungendo “se” arriviamo anche al “se un meteorite di dimensioni enorme si schiantasse sulla centrale…”
      Dobbiamo star qui a parlare anche di questo?
      Ci sono dei fatti. C’è una realtà sotto gli occhi da osservare. Una tecnologia collaudata e usata da decenni in tutto il mondo.
      Possiamo osservare i fatti o dobbiamo continuare coi “se” per l’eternità?

      1 Luglio 2019
    • Emanuele said:

      Due precisazioni.
      Ero in una batteria missilistica Hawk. I radar in questi casi (finché sono nel loro sito) sono su terrapieni alti alcuni metri ma capita che ci devi andare vicino ad altezza uomo e comunque non ho mai saputo se anche qualche metro sotto arrivassero i campi magnetici e con quale intensità. C’era possibilità di contaminazione anche con radiazioni ionizzanti in casi particolari, per incidenti o forse con lunghe esposizioni non lo so.
      https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/09/09/radar-killer-ora-sono-sott.html
      Inoltre la batteria aveva due “illuminatori” a nicroonde, non ricordo più la potenza che avevano, e anche lì (giusto prima di venire assegnato a quel compito) avevo letto su qualche rivista militare di un paio di incidenti che avevano coinvolto personale non di leva.
      Insomma non era una situazione paragonabile a chi lavora con i radar di un aeroporto o roba simile.

      Non c’è da continuare con i se e i ma, c’è da prendere atto che l’incidente improbabile non è impossibile e col nucleare una volta che capita i danni possono essere rapidissimi, potenzialmente letali per lunghi periodi e costringere a evacuare vaste zone. Non è vero che le centrali le costruiscono tutte in zone poco popolate, lo fai se hai le condizioni per farlo.
      https://oggiscienza.it/2011/04/26/il-vicino-di-casa-nucleare/

      1 Luglio 2019
    • Emanuele said:

      Dimenticavo: i valori ematici che osservavano erano principalmente la diminuzione di globuli bianchi. Inoltre il personale non di leva veniva visitato periodicamente credo a Udine dove c’era un centro medico specializzato per patologie da radiazioni. Però io parlo di inizio anni novanta, non so se negli anni indicati dall’articolo fossero già attive queste procedure.

      1 Luglio 2019
    • Lela said:

      “Immagina questo incidente in una centrale sulla riva dell’Adriatico con la “strisciolina” a ovest sulla pianura padana.”
      Quindi un terremoto da 9 Richter CON tsunami in Romagna. Non si riflette mai abbastanza su cosa sia effettivamente capitato all’impianto di fukushima, se lo si facesse ci si renderebbe conto di quanto sia sicuro il nucleare.

      “l’incidente improbabile non è impossibile e col nucleare una volta che capita i danni possono essere rapidissimi, potenzialmente letali per lunghi periodi e costringere a evacuare vaste zone.”
      Questo può accadere con qualunque tipo di impianto industriale, non “con il nucleare”. Anzi, si registrano molti più incidenti, danni e vittime. Spegniamo tutto e torniamo a dedicarci alla rotazione triennale delle colture in latifondi…

      2 Luglio 2019
    • Emanuele said:

      Quale impianto industriale ha mai fatto evacuare decine di migliaia di persone e centinaia di chilometri quadrati di territorio per anni e anni?
      E’ inutile dire che a Chernobil hanno violato le norme e a Fukushima c’è stato un maremoto. Da che mondo è mondo le norme si violano, le misure di sicurezza si scoprono carenti, eventi improbabili come il maremoto possono accadere. E quando succede hai evacuazioni che possono riguardare potenzialmente milioni di persone come spiega l’articolo che ho linkato e per tempi lunghissimi se non virtualmente eterni considerata la durata della civiltà umana.

      2 Luglio 2019

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