Fuggite

È uno dei miei ultimi ricordi a politecnico di milano. Ero appena tornato dall’Erasmus e dovevo farmi convalidare gli esami. Mancavano poche settimane all’esame di laurea quindi avevo, come dire, il pepe al culo.
Vado a parlare col professore che si occupava della convalida degli esami il quale purtroppo aveva commesso un errore. Il consiglio di corso di studi che doveva approvare l’atto era lo stesso pomeriggio. Dovevo quindi agire in fretta prima che il consiglio mi riconoscesse degli esami sbagliati.

Andai subito al sodo:
Professore, guardi che qui à sbagliato.
Non l’avessi mai detto. Mi fulminò con gli occhi e nemmeno mi rispose.

Fortunatamente ero rappresentate degli studenti nel consiglio di corso di studi, quindi risolsi la questione intervenendo di persona in consiglio. Così riuscii a laurearmi in tempo con tutti gli esami riconosciuti. Quel volto però non me lo dimenticherò mai.
Avevo osato dire al professore che aveva sbagliato. Era vero, però non si poteva dire.
Avrei dovuto dire qualcosa tipo “ma non è che qui….” oppure “perdoni l’insolenza il mio Signore, e non si adiri, ma forse…
Puoi suggerire che ci sia un errore, ma non puoi dire direttamente a un professore che à sbagliato. È una bestemmia.

Sapevo che quel professore era borioso come il buco del culo. Era stato il mio insegnante in un corso diversi anni prima e non perdeva occasione per umiliare gli studenti. Ricordo che una volta il povero Zucchino gli fece una domanda che conteneva un errore. Un errore perdonabile visto che non aveva ancora fatto l’esame di macchine elettriche e non veniva da una scuola tecnica, quindi non poteva sapere la differenza da generatori continui e alternati. Questo professore lo massacrò di fronte a tutti. Zucchino era quello che prendeva sempre i voti migliori, essere umiliato davanti alla classe fu una batosta dura da digerire. Non mi stava nemmeno particolarmente simpatico Zucchino, ciò nonostante mi sembrò indegno il modo in cui questo professore si divertì ad umiliarlo.

Questo professore era la punta di diamante della boria ma non era l’unico. Di sicuro non era uno che poteva permetterselo. Una volta gli feci una domanda a cui rispose con una cazzata. Una cazzata talmente grande che pensai: “questo l’elettrotecnica l’à studiata come si studiava il catechismo di San Pio X, a memoria e senza capirci molto“.
Considerando che era un ingegnere elettrico non c’era da star tranquilli.

La caratteristica era comune a molti professori che ò incontato al politecnico di milano. Non tutti erano così, alcuni erano onestamente buoni professori, ma molti erano cialtroni con un ego spropositato convinti che nessuno potesse permettersi di criticarli.
Potevi solo lodarli o interrogarli, ma contestarli mai. Dire che avevano sbagliato neppure a parlarne.

Finché avevano a che fare con noi studenti i rapporti di forza facevano filare tutto liscio: eglino comandavano e non non potevamo permetterci di criticarli. Quando invece discutevano tra di loro, professori boriosi parigrado, volavano gli stracci.

Ricordo che dopo essere stato fulminato con gli occhi da quel borioso professore pensai: “Mattia sta’ zitto, prendi la laurea e poi scappa lontano“. Quell’ambientino pieno zeppo di primedonne permalose mi aveva avvelenato per abbastanza tempo.

Quell’esperienza però fu utile. Quando poi iniziai a insegnare era ancora fresco il ricordo di quei professori che si sentivano semidei e ti fulminavano se li contestavi. “Non sarò come quei professori”, pensai.
La prima volta che feci un errore fu con uno studente austriaco in laboratorio. Mi fece notare l’errore, abbastanza palese, e io pensai “non devo comportarmi come quei professori“. Ammisi l’errore.
Lo studente sorrise malvagio. La voglia di invitarlo ad abbassare le ali mi venne, lo ammetto, ma mi trattenni. Avevo sbagliato, era giusto ammetterlo e tirare avanti.

Se c’è una cosa che ò imparato è che di fronte all’errore, che capita, è meglio ammettere lo sbaglio. Non perdi la faccia davanti agli studenti ma, al contrario, guadagni autorevolezza (dando per assodato che non sbagli ogni 10 minuti, altrimenti fai la figura della mezza sega).
Se unisci la competenza all’assenza di boria ti guadagni la fiducia degli studenti. Una fiducia che va oltre le lezioni, diventa un rapporto umano.

Di colleghi con un caratteraccio ne ò conosciuti, un po’ in tutto il mondo, ma non mi sono più imbattuto in professori boriosi convinti di essere semidei da quando sono scappato da Milano.

Sono lieto di starmene lontano e di non avere più nulla a che vedere con quell’ambiente poiché ciò mi dà la libertà di dire a quei boriosi tutto ciò che meritano senza temere per la mia carriera. Posso permettermi di sfancularli senza pietà, cosa che li manda in bestia visto che non essendo più loro studente e non ànno alcun potere per fulminarmi.
Eglino provano a fulminarti, tu ti fai una risata perché non ànno alcun potere su di te e quelli impazziscono isterici. Sono così abituati ad essere circondati da leccapiedi impauriti che non osano evidenziare i loro errori che quando arrivi tu a far notare i loro sbagli vanno su tutte le furie. Sono uno spettacolo.

Io me la godo, anche se un po’ mi dispiace per coloro che devono sottostare a questi professori boriosi. Oddio, spesso i giovincelli allevati da questi professori sono dei loro cloni, dei boriosini in erba che passano la vita a leccare il culo del professore per ereditarne il posto e che si gonfiano il petto a loro volta con gli studenti. Non capendo di rimediare figure di merda a ripetizione, ché se fai il borioso a 50 anni passi per frustrato ma se fai il borioso a 27 gli studenti ti prendono per il culo nei corridoi.
Per tutti gli altri il messaggio è semplice: scappate.

I professori con cui avete a che fare s’inalberano se osate dire che ànno sbagliato? Scappate, scappate lontano e di fretta. Uscite da quell’ambiente insalubre. Vi assicuro che se vi spostate sufficientemente lontano potete permettervi di non aver più nulla a che fare con questi personaggetti.

13 Comments

  1. ava said:

    Anni fa ad un convegno organizzato da un’ azienda produttrice di strutture speciali , il professore supergenio di costruzioni dell’ università dove andavo fui chiamato a fare la marchetta ad un nuovo sistema antisismico altamente disspativo spiegandone i miracolosi benefici.
    Dopo aver incensato il prodotto per un’ ora buona lasciò lo spazio alle domande e io gli chiesi come cavolo faceva con un sistema del genere a risolvere il problema degli spostamenti.
    Al che partì un silenzio imbarazzato e se ne uscì dicendo che lui in effetti non avrebbe mai utilizzato quel sistema e che era preferibile l’ edilizia tradizionale che era più sicura.
    L’ organizzatore dell’ evento, un mio compagno di studi divenuto capo ufficio tecnico, diventò viola.
    Da allora ogni volta che incrocio il docente e lo saluto fa finta di non conoscermi. Sono passati 5 anni ma ancora me la rido. Non è la prima volta comunque che mi è capitata una cosa del genere.

    17 Giugno 2019
  2. Mauro said:

    Questo professore era la punta di diamante della boria ma non era l’unico. Di sicuro non era uno che poteva permetterselo.

    Nell mia esperienza – divisa tra tre paesi: Italia, Paesi Bassi e Germania, nei primi due come studente, nel terzo come ricercatore – i più boriosi sono proprio quelli che meno possono permetterselo.
    Fenomeno (per quello che ho visto personalmente) meno diffuso tra i tulipani, ma Italia e Germania stanno alla pari (e vale anche per i manager nel privato, non solo per i docenti all’università).

    17 Giugno 2019
    • ava said:

      Boh non sono del tutto d’accordo. Nel mio campo c’è gente fenomenale , con un curriculum di opere incredibile, che ha una spocchia da fare il giro della terra. E poi giustamente ci sono anche i cazzari boriosi, i cazzari alla buona, i luminari alla mano…..

      17 Giugno 2019
    • Mauro said:

      @ava
      Le eccezioni ci sono, chiaro, in entrambi i sensi, ma la mia esperienza è questa (e ribadisco: la mia esperienza, non uno studio fatto su basi statistiche tali da essere inoppugnabili 🙂 ).

      17 Giugno 2019
    • Shevathas said:

      Concordo Boria*Ignoranza = costante, anche perché se sei competente, e lo dimostri sul campo, non hai bisogno di apparire come dio in terra. Invece se capisci poco spacchi a tutti le balle con la tua competenza in primo luogo per “autoconvincerti”.

      18 Giugno 2019
  3. Epsilon said:

    Visto che la situazione citata, sic stantibus rebus, concerne il Politecnico di Milano, mi permetto di controbilanciare con un nome e due cognomi che mi sono subito balzati alla mente per contrasto: Amalia Ercoli Finzi.
    Più di una volta le ho ripetuto che doveva scusarmi se mi capitava di chiamarla “Signora” invece di “Professoressa” perché lei prima di tutto quello era: una Signora con la Esse maiuscola.

    17 Giugno 2019
  4. stephen said:

    molti giovani esercitatori sono molto alla mano , competenti e si fanno fare domande e porre dubbi senza boria. in elettronica ho incontrato un prof che invitava a segnalare errori che faceva sia a lezione che sulle dispense che rilasciava. un altro (prof + esercitatore) correggeva candidamente la volta dopo se aveva toppato (un paio di volte). comunque le nuove leve sembrano essere buone, almeno al DEIB. credo che forse dipenda dal dipartimento?

    17 Giugno 2019
  5. Marcoeffe said:

    Stesso motivo per cui appena abilitato alla professione di odontoiatra non ho più messo piede in clinica universitaria. Un po’ mi dispiace perché mi sarebbe piaciuto specializzarmi un po’ di più ma non sono il tipo che sta lì a mettersi in mostra e ad implorare per le bucce di fico.

    17 Giugno 2019
  6. Paolo (東京) said:

    Li hai incontrati di nuovo a qualche congresso?

    18 Giugno 2019
    • mattia said:

      fortunatamente no.

      18 Giugno 2019
  7. Alex said:

    Citazione de La meglio gioventù?

    19 Giugno 2019
    • mattia said:

      Oh no, citazione molto più profonda.

      19 Giugno 2019
  8. Andrea Occhi said:

    e non non potevamo
    E noi non potevamo

    È stato quello che mi ha fatto scappare dall’ambiente universitario.
    Purtroppo anche a Brescia c’è stato (o forse c’è ancora) un professore sadico che si divertiva a umiliare gli studenti così per divertimento.

    Tuttora mi chiedo cosa sarebbe successo se non avessi fatto la tesi che ho fatto ma avessi scelto di studiare ricerca operativa, che è stato uno degli ultimi esami e avevo già chiesto la tesi, ma l’idea di rimanere in un ambiente così pieno di arrivisti (e di arrivati che facevano pesare la posizione) mi ripugnava.

    25 Giugno 2019

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