Fatto bene

Sicché, l’ultima uscita de il post è stata scrivere che Milo Yiannopoulos, sarebbe un esponente di un “movimento americano di estrema destra, sessista e razzista“. Razzista, eh. Uno che a chi lo accusava di essere un suprematista bianco risponde così (dal minuto 3:00).

Come nella migliore tradizione del giornalismo italiano: scrivere di cose che non si conoscono. Fatto bene.

6 Comments

  1. kheimon said:

    Lo “Spiegato bene” de Il Post significa “come vuole l’establishment”, giusto o sbagliato che sia.

    Siamo solo all’inizio: i tre o quattro a cui han tappato la bocca erano i più visibili e tutto sommato non abbiamo perso granché, specie con Jones. Ma qui in Europa si sta già considerando l’idea di istituire strutture di controllo più capillari volte al contrasto e al contenimento di contenuti non già illegali, ma che offrono una visione anche solo… “fuorviante” (secondo non si sa chi) dei fatti.

    Chi sceglie Facebook o altri social come piattaforma sarà il primo a vedersi censurato con un colpo di spugna, poi sarà anche il turno di siti web come questo: prima romperanno i coglioni all’host, poi andranno dritti dal rettore dell’università di Mattia a chiedere che il nostro venga cacciato. E non sarà un SJW improvvisato a farlo, sarà un impiegato di un contractor pagato con fondi UE.

    Vedrete.

    7 Maggio 2019
    • mattia said:

      Chi sceglie Facebook o altri social come piattaforma sarà il primo a vedersi censurato con un colpo di spugna, poi sarà anche il turno di siti web come questo: prima romperanno i coglioni all’host, poi andranno dritti dal rettore dell’università di Mattia a chiedere che il nostro venga cacciato

      Prima di arrivare a rompere il cazzo all’host ne passerà di tempo. Un po’ perché la visibilità, quella importante, passa dalle piattaforme ed è molto più semplice convincere un’azienda privata a cancellare dei profili rispetto a convincere un giudice a tirare giù un sito.
      Perché quando tu ài un sito tuo devi rispondere solo alla legge dello Stato in cui ti trovi, e in quel caso non è che basta una segnalazione in massa cliccando un pulsante, devi portare la cosa in tribunale. Lo fanno, in alcuni casi (vedi il caso Paniz-Vajont), ma in questi casi ài tutte le tue garanzie di legge per tutelarti. Che non ti assicurano al 100% (un giudice cretino lo trovi sempre) ma è sempre meglio di un impiegato svogliato di feisbuc che riceve la segnalazione e decide alla cazzo di cane a secondo di come gli gira, senza che tu possa difenderti.
      Nel mio caso il sito è hostato in Rep. Ceca, paese che è un filino più libero dell’italia sulla libertà di espressione. Per esempio, quando racconto che in italia ci sono reati come oltraggio a presidente della repubblica si mettono a ridere; qualche tempo fa il partito comunista provò a proporlo per proteggere zeman e ci fu un’alzata di scudi generale. Addirittura tempo fa ci fu una sentenza della corte costituzionale che diceva che i politici si possono più o meno insultare perché sono personaggi pubblici che si espongono alla critica della gente.
      Non siamo ai livelli di libertà degli U.S.of A. ma nel caso non ci vuole molto a spostare il sito, eh.

      8 Maggio 2019
    • kheimon said:

      Pensi vecchio. 🙂 I tribunali sono esattamente ciò che vogliono bypassare perché lì le cose sono lente e ci sono garanzie. L’idea è di creare un sistema informale di censura e contro-informazione ortodossa basato su influencer (e.g. l’iperattivo), moral suasion, public shaming.

      8 Maggio 2019
    • mattia said:

      ma guarda, del “public shaming” fotte anche sega. La storia dimostra che il “public shaming” lo subisce chi, come barilla, si mette a π/2 nei confronti di persone che lo usano. Se te ne fotti ti passa sopra (che di solito i boicottaggi durano lo spazio di qualche giorno).

      8 Maggio 2019
  2. kheimon said:

    Non so te, ma in genere noi privati cittadini non siamo barilla, che ha due belle (s)palle larghe. Il “public shaming” lo fanno prima a te, che stai come d’autunno sugli alberi le foglie (altro che barilla), poi al tuo datore di lavoro, poi a chiunque altro pusillanime nella catena alimentare di cui fai parte (perché un padrone ce l’hai, e un padrone del padrone), finché non trovano qualcuno con un epsilon di potere su di te disposto a rovinarti la vita. A quel punto cancellano le tue videolezioni dal sito dell’università e procedono alla damnatio memoriae. Poi, quando fai domanda per lavorare da qualche altra parte, quegli altri chiedono le referenze e gli vien detto che tu hai scritto sul tuo blog che “se hai la vagina sei una donna, punto”, il che viola la sensibilità di salcazzo. E il nuovo datore di lavoro non ti prende.
    Sì, è così grave e basta un rettore, un preside di facoltà o un responsabile HR senza spina dorsale.

    8 Maggio 2019
    • mattia said:

      Non so te, ma in genere noi privati cittadini non siamo barilla, che ha due belle (s)palle larghe.

      Mah, barilla si è cagato addosso molto. Le spalle larghe non le ha tirate fuori. Se davvero le ha nessuno le ha viste.

      poi al tuo datore di lavoro, poi a chiunque altro pusillanime nella catena alimentare di cui fai parte (perché un padrone ce l’hai, e un padrone del padrone), finché non trovano qualcuno con un epsilon di potere su di te disposto a rovinarti la vita.

      Sicuramente questo fenomeno esiste. Ma esisteva anche quando gli operai rischiavano a iscriversi al sindacato perché altrimenti il datore di lavoro li lasciava a casa. I diritti non è che vengono via gratis, bisogna lottare e rischiare.

      8 Maggio 2019

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