Non esiste un divario retributivo

Anche ieri, in occasione della festa dei lavoratori alcuni politici ànno tirato fuori la bufala del divario retributivo tra uomini e donne.
Dicendo, implicitamente, che ci sono solo due generi, uomini e donne. Altrimenti avrebbero dovuto parlare di differenze retributive tra uomini, donne, trans* MtoF, trans* FtoM, non-binary unicorns…

In realtà non esiste alcun divario retributivo tra uomini e donne. Esistono solo uomini e donne che fanno lavori diversi e che quindi vengono pagati in modo diverso.

È un concetto semplice ma non ci arrivano: le donne in media prendono di meno perché fanno lavori che sono pagati di meno. È un fatto così ovvio che la differenza salariale si sbufala in due minuti.

Prendete un uomo e una donna che fanno lo stesso mestiere, lo stesso identico lavoro. L’uomo viene pagato 1 euro all’ora e la donna 0,80 euro all’ora. Per lo stesso lavoro. Vergoniaaah!!! gridano.

Bene, apri la tua azienda e assumi quella donna pagandola 0,90 euro all’ora. Ovviamente viene di corsa a lavorare da te visto che la paghi 0,10 euro in più. Perché mai dovrebbe continuare a lavorare a 0,80 euro l’ora se da te fa lo stesso lavoro a 0,90 euro all’ora?
A ruota gli porti via tutte le donne che vengono a lavorare da te a 0,90 euro all’ora.

Da una parte ài un’azienda che fa un lavoro e impiega solo uomini a 1,00 euro all’ora e dall’altra parte c’è la tua azienda che fa esattamente lo stesso lavoro impiegando solo donne pagandole 0,90 euro all’ora.
Chi volete che vinca sul mercato? Vince la tua azienda che paga meno le dipendenti e quindi può fare un prezzo minore dei prodotti che immette sul mercato. A questo punto però arriva un terzo imprenditore che assume tutte le tue donne a 0,95 euro all’ora, queste si spostano da lui e il gioco si ripete finché asintoticamente arrivi alle donne pagate 1 euro come gli uomini.

Perché ciò non avviene? Perché non è vero che donne e uomini vengono pagati diversamente per lo stesso lavoro. Se togli questa ipotesi il castello di carte non sta più in piedi. Se fosse vero qualsiasi imprenditore farebbe a gara per prendersi donne come dipendenti pagandole meno per abbassare il proprio costo del lavoro. Fanno lo stesso lavoro e guadagnano meno, saresti un fesso ad assumere un uomo.
Basta questo per dimostrare che non è vero che uomini e donne vengono pagati diversamente per lo stesso lavoro.

È una balla.

17 Comments

  1. fgpx78 said:

    Anche dimostrandoglielo, sai che poi di altre balle da raccontare ne trovano a iosa:
    – e i cattivi imprenditori che non vogliono mandare le donne in maternità
    – e i cattivi padroni uomini che vogliono solo propri simili nei posti di comando
    chi più ne ha più ne metta.

    2 Maggio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Anche dimostrandoglielo, sai che poi di altre balle da raccontare ne trovano a iosa:
      – e i cattivi imprenditori che non vogliono mandare le donne in maternità
      – e i cattivi padroni uomini che vogliono solo propri simili nei posti di comando
      chi più ne ha più ne metta.

      Anche peggio. Pensa che un femminista mi à scritto un link a una ricerca che dimostra esattamente che non esiste un divario retributivo quando depuri i dati considerando la differenza di lavori. Manco sanno capire quello che leggono e ti postano materiale che li contraddice. Sono a livello di analfabetismo spinto.

      2 Maggio 2019
  2. Shevathas said:

    Io durante una discussione con una “le donne vengono pagate meno, bla bla, bla…” ho avuto l’ardire di chiedere il testo di un CCNL ove venisse prevista l’indennità di patriarcato ovvero un bonus economico per il tuo mero essere maschio bianco eterosessuale, in una parola un membro “premium” del patriarcato.
    Sono ancora in attesa della risposta.

    2 Maggio 2019
    Reply
  3. alberto said:

    potresti semplicemente dire: se fosse cosi’nei posti di lavoro non lavorerebbero donne e basta? si risparmia

    2 Maggio 2019
    Reply
  4. stephen said:

    ho notati che se parli con femministe/i meno nazisti, parlano essenzialmente del congedo per figli, che le donne vengono viste di traverso se desiderano figli o in età fertile, che ci pensano due volte che poi gli tocca darle il congedo eccetera…
    tutte cose giuste a cui si dovrebbe mettere mano, ma non sanno dare un titolo al proprio tema, da medie proprio (o elementari? la mia memoria vacilla)

    3 Maggio 2019
    Reply
  5. claudio said:

    in realta’, da mia esperienza personale, le donne (alcune) vogliono essere pagate meno. E lo ottengono per tutte.
    Banalmente perche non desiderano essere lavoratrici.
    Per un’azienda un lavoratore che sparisce fino a 3 anni (si una mi e’ sparita per oltre 2 anni) per un paio di volte appare ovvio che NON vuole essere in prima linea.
    Giusto per capire che si puo’ fare diversamente, mia cugina che ha sfornato proprio ieri, era al lavoro fino a 15 giorni fa ed e’ in contatto via VPN, Pianifica un rientro a breve. Si tiene aggiornata. Telefona alle colleghe, anche solo per chiacchierare ma e “legata” all’azienda, nel senso che permeano le novita’.
    Ho avuto dipendenti sparite al terzo mese e riapparse, con pretese di essere nello sesso ruolo (quando i ruoli sono cambiati per mera evoluzione aziendale), dopo 2 anni. “Ma io ero la capa”. Lo ERI. Oggi non sai nulla, non sai neppure che la produzione e’ fatta in un luogo diverso e che abbiamo un nuovo SW per fatturare che tu non conosci.
    Purtroppo devo darti i soldi di ieri, mi sei costata un botto, sei, di fatto, una novizia visto che manco ti sei tenuta aggiornata sulle MIGLIAIA di FOXXUTE leggi che il fott.. stato ci mette ogni 10 minuti.
    di fatto questo TIPO di donne per ruoli simili, ma non identici per scelta, sono ovviamente retribuite il meno possibile e abbassano la media.
    e non parliamo delle furbette
    http://allarovescia.blogspot.com/2014/06/donne-in-carriera.html

    Ho provato ad avere il 40% della forza lavoro in maternita’: sai che facile con i chiaroscuri odierni.
    Ho chiuso l’azienda e una di queste mi voleva far causa perche lei era in maternita’ e non poteva essere licenziata (una delle “furbette”).
    Non e’ una questione di sesso (ci sono anche molti uomin strz, almeno in medesima quantita’) ma l’accoppiata strzitudine+la leva del sesso femminile per maternita o “favori” e’ una miscela detonante in azienda.
    Conosco imprenditori che piuttosto di assumere una donna, dopo esperienze negative, si fanno martellare i piedi. Non lo trovo corretto, ma hanno tutta la mia comprensione.
    Mi dispiace altresì per quelle donne oneste e capaci che sono bloccate da delle colleghe strz: non e’ colpa del maschilismo, e’ colpa delle srtz se non sono uguali sul lavoro.
    Si sono creati preconcetti nati da esperienze multiple ed aggaravate.
    Puniamo la stzitudine, di qualunque sesso!

    3 Maggio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Giusto per capire che si puo’ fare diversamente, mia cugina che ha sfornato proprio ieri, era al lavoro fino a 15 giorni fa ed e’ in contatto via VPN, Pianifica un rientro a breve. Si tiene aggiornata.

      Ti potrei raccontare della persona con cui scambio fluidi corporei che alla fine di un pranzo in un ristorante di Roma tira fuori ipad, si connette a scaip col uai-fai del ristorante e si mette a fare assistenza alla collega che la sostituiva dall’altra parte del mondo.
      Ed era solo in ferie. Poi è ovvio che guadagna bene (nominalmente guadagna pure più di me), ma per guadagnare bene devi essere sempre presente e scattante, farti giornate lavorative di 14 ore quando ài un audit. Facciamo la differenza tra chi è disposto a fare queste cose e chi no tra uomini e donne?

      3 Maggio 2019
  6. Tiamat said:

    Premetto di credere abbastanza alla non esistenza di tale divario, di essere ancora studente e quindi di avere una scarsa esperienza di lavoro.
    Nonostante ciò la tua argomentazione mi convince fino a un certo punto: se parliamo di un lavoro altamente qualificato dubito che lo stipendio da pagare sia il principale problema di un datore di lavoro(probabilmente per il lavoratore lo è); credo sia più rilevante il guadagno che il lavoratore può portare all’azienda.
    Se questa cosa si concretizzi non te lo so dire, a livello teorico posso ipotizzare che un datore di lavoro che ritiene un uomo più qualificato di una donna per un certo lavoro sia disposto a pagarlo di più, dubito che ciò possa avvenire in maniera esplicita ma non lo escludo.

    3 Maggio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Nonostante ciò la tua argomentazione mi convince fino a un certo punto: se parliamo di un lavoro altamente qualificato dubito che lo stipendio da pagare sia il principale problema di un datore di lavoro(probabilmente per il lavoratore lo è); credo sia più rilevante il guadagno che il lavoratore può portare all’azienda

      Ti do 10 minuti per renderti conto della cazzata che ài scritto.
      Prego.

      3 Maggio 2019
    • Tiamat said:

      Ovvio: il guadagno si calcola in termini di incasso – spesa, quindi torni sempre a parlare di stipendio, non l’ho esplicitato per evitare di essere ancora più prolisso, ma non escludo che in casi particolari il discorso si possa fare più sfumato e sia più difficile quantificare l’utilità di un lavoratore.
      Probabilmente sto scrivendo a vanvera, non farmene una colpa.

      3 Maggio 2019
    • claudio said:

      “il guadagno che il lavoratore può portare all’azienda”
      rispondo a questa immensa corbelleria perche’ capisco che in molti anno di pseudopolica cerebroraffreddata a colpi di conigelato anche le persone meno stolte possano credere alla micxiate.

      Il fatto che un’azienda guadagni sulla pelle del lavoratore, e solo sulla sua devastazione e’ pura demagogia data da sindacalisti di poco cervello (o molta furberia) e politicanti che vogliono un popolo schiavo .

      Un’azienda nasce con 2 scopi
      1) implicito: guadagnare. Nulla di male, se il tuo tempo o impegno lo usi per far qualcosa non e’ che devi morire di fame. Non si lavora GRATIS.
      2) quello dichiarato nell’atto fondante: il bene o sevizio che ti accingi a produrre

      Da queste 2 cosette appare ovvio che non esiste nessun “guadagno sul lavoratore” ma solo uno scopo d’impresa.
      L’impresa che puo’ essere il falegname di paese che ripara le sedie o una vera impresa come andare sulla luna.

      Tutto il resto e’ banale conseguenza.

      L’impresa per raggiungere lo scopo va sul mercato per pianificare lo svolgimento del compito (il punto 2) tenendo conto che il bene servizio andando sul mercato non puo’ finire in perdita (punto 1)

      Sul mercato l’azienda raccoglie i pezzi che sono
      materiali, come l’acciaio
      finaziari
      immateriali, come il SW o il know how
      comodity, come energia o il capannone
      ed infine il lavoro necessario per concretizzare il tutto.

      Il lavoratore o la macchina per imbuttire la pentola e’, se un’azienda e’ retta bene, la stessa cosa.
      Perche se sbagli fallisci, perche’ il tuo concorrente lo fa meglio.

      Per l’azienda il lavoratore non e’ “un guadagno” ma un costo. Oltretutto, con la nostra legislazione, bizzoso. Ecco la nascita dell’interinale, l’outsourcing e compagnia cantante.
      Non e’ perche l’azienda e’ cattiva, ma perche queste soluzioni, a volte persino piu’ costose, danno un inquadramento dei costi piu’ preciso e quando devo PIANIFICARE la produzione di un bene (o servizio) DEVO essere certo che quando sara’ prodotto io rispetto il budget pianificato mesi prima.

      Poi ci sarebbe tutto il discorso molto distorsivo dei costi-prezzi dato dall’esistenza del consumatore pazzo. Ma ci vorrebbe un libro solo per accennarlo.

      Adesso capisci perche’ per un’azienda un dipendente e’ banalmente un utensile che ha un costo di mercato. Se e’ un utensile di alto livello, come un crucco col professionale, lo paghi tanto. Se e’ un utensile di basso livello con il liceo e latino non sai cosa fartene.
      Ho un amico che ha portato la produzione e ricerca (poca roba, 6 impiegati) a monaco di baviera perche qui non vi era accesso ad utensili “giusti” o costavano troppo.
      Come ho detto i costi del lavoro sono sia lo stipendio, sia le tasse che le variazioni di tassazione o gestione.

      Se non si vuole capire la neutralita’ del mondo aziendale rispetto ai poLLiticanti non si puo’ capire che la produzione vuole solo spese minori della concorrenza, per competere, e regole CERTE a lungo.

      Se in italia abbiamo spese enormi rispetto ai crucchie e francesi e ogni 10 giorni cambiano le regole del gioco capisci che del numerino che il dipendente guarda in fondo alla busta, fregandosene dell’intero foglio, all’azienda importi relativamente.

      adesso sai perche dire che “il guadagno che la chiave a tubo da 13 può portare all’azienda” e’ una pura stronxata.

      4 Maggio 2019
  7. mattia said:

    @Beppe Grullo
    Ti sei dimenticato di rispondere a una domanda che ti ò posto qualche post fa.
    Prima rispondi a quella e poi continuiamo qui.

    3 Maggio 2019
    Reply
  8. Asus said:

    Ma non sarebbe piû corretto dire che il gender wage gap esiste, ma è il risultato di vari fattori non riconducibili a pura e semplice discriminazione di genere? Prendi esempio estremo e contrario mondo della moda. Uomini e donne che sfilano in passerella. Esattamente stesso lavoro, nessuna qualifica formale richiesta a parte alcuni canoni di altezza/peso.
    Eppure, i modelli prendono molto meno delle modelle. Praticamente sono l’ultima ruota del carro del fashion. Nonostante gli introiti del fashion maschile equivalgano a quello femminile le case di moda preferiscono concentrarsi sul marketing della collezione donna. Poi, gli uomini recuperano nel tempo, perché la carriera delle modelle finisce prima dei 30 anni, mentre quella dei modelli fiorisce tra i 30 e 50, ma il wage gap esiste. Non è sbagliato ammettere esistenza di wage gap, anche in una stessa professionse, a parità di competenza, esperienza ecc. Bisogna solo discernere le cause e proporre soluzioni se si ritengono necessarie e/o utili.

    5 Maggio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Ma non sarebbe piû corretto dire che il gender wage gap esiste, ma è il risultato di vari fattori non riconducibili a pura e semplice discriminazione di genere?

      Allora, mettiamo le cose in chiaro. Quando dico che non esiste un divario retributivo non dico che le donne in busta paga ricevano lo stesso stipendio degli uomini.
      Nessuno sostiene questo.
      Quando si dice che il divario retributivo non esiste s’intende che le donne in media ricevono meno soldi perché fanno lavori diversi dagli uomini, perché fanno scelte di vita diverse dagli uomini e così via.

      6 Maggio 2019
    • claudio said:

      in realta’ esiste anche una discriminazione di genere piu’ grande.
      Avendo lavorato molto nella moda, conosco l’ambiente, un lavoratore maschio e” piuttosto raro.
      Diciamo che se non sei Gay e’ meglio che simuli di esserlo (ovviamente con i rischi connessi che devi essere disposto a prendere…).
      Ho sempre trovato divertente la cosa: chi urla di piu’ di essere non accettato o discriminato e’ in genere chi e’ piu’ discriminante. Non vale solo per i gay ma anche altre categorie “razziste”
      Uno stilista etero e’ come una mosca bianca.
      Come dire che un etero non e’ un’artista, o una donna non puo’ disegnare un vestito per se.

      Il mio problema e’ quando i gay danno fuori di zucca, spesso partono in scene che trovo buffe, esilaranti.
      Senza togliere al motivo scatenante che puo’ essere tosto, per me rimanere serio evitando di perdere il lavoro era un tormento.
      Vedere uomini non giovani da miliardi di euro dar fuori esplicitamente lo trovo onirico, fantastico e da sganasciarsi dalle risa.
      Uno dei pochi stilitsti giovani di cui ho avuto rispetto quando sbroccava era una checca isterica turbo e mi dovevo mordere forte. Una volta ho dovuto allontanarmi dalla stanza e poi scusarmi. In bagno ho riso 10 minuti buoni. E aveva anche ragione il tizio.
      Non so cosa farci, lo trovo una caricatura indipendentemente dal fatto che sul lavoro alcuni erano valenti (e’ un ambiente con molta fuffa ed entourage) e mi stavano simpatici.
      Deve essere innato o giu’ di li, non mi danno fastidio, tranne quando ci provano con me, ma mi fanno ridere quando eccedono.

      6 Maggio 2019
  9. Simone Canepa said:

    Che i contratti collettivi nazionali non contemplino differenze retributive in base al sesso é pacifico. Ma il punto di discussione é, tuttavia, un altro: che in Italia le donne non riescono a svolgere “gli stessi” lavori degli uomini. Per vri motivi , ad esempio, ci sono ancora poche donne in posizioni apicali e questo non so quanto possa essere spegabile soltanto con la differenza di competenze.
    Quanto alle imprese, non capisco perché in Germania, ove il costo del lavoro é altissimo le aziende riescano ad essere competitive con le nostre, che possono contare s servizi e costo del lavoro minore. In italia c’é energia elettrica, telefono fisso, da alcuni anni anche il wi-fi ed é pssibile usugruire dc’é molta dimestichezza con i velocità di trasmissione-dati non disprezzabili. la burocrazia é minore che in Germania, per esempio si possono pagare le tasse con il modello F24 tramite “internet anking” cosa che in Germania non é possibile e le tasse sono descritte in libri e pure nel Sito Internet del Senato. Personalmente penso che sia più “facile” esercire una impresa in Italia piuttosto che in Germania, anche se da noi vi é l’annoso, grave, problema dei pagamenti che non arrivano, o, se capita, arrivano con paurosi ritardi.

    24 Maggio 2019
    Reply
    • mattia said:

      che in Italia le donne non riescono a svolgere “gli stessi” lavori degli uomini. Per vri motivi , ad esempio, ci sono ancora poche donne in posizioni apicali e questo non so quanto possa essere spegabile soltanto con la differenza di competenze.

      Innanzitutto, cosa intendi per posizioni apicali? AD che staccano assegni annuali a sette cifre?
      Quelli sono statisticamente ininfluenti, non sono quei pochi che fanno statistica.
      I concetti che valgono per loro valgono anche a livelli più bassi, vale la pena quindi di esaminarli.

      Non è “solo” la differenza di competenze che porta uomini e donne a fare lavori diversi.
      È uno dei motivi, non l’unico. C’è sicuramente il fatto che le donne fanno scelte di studi diverse e quindi finiscono a fare lavori diversi (pagati diversamente).
      Ma c’è anche il fatto che più sali di livello più devi dedicarti al lavoro. Se vuoi fare un lavoro pagato bene non puoi pensare di lavorare otto ore, timbrare il cartellino e andare a casa. Se vuoi fare il quadro devi lavorare fino a sera tardi, se vuoi fare il dirigente devi essere disponibile a fare i fine settimana al lavoro, se vuoi fare l’AD super pagato devi vivere solo per il lavoro da quando ti svegli a quando vai a dormire.
      Questo spesso le donne non *vogliono* farlo.
      Perché significa rinunciare a parte della vita fuori dal lavoro a cui non vogliono rinunciare. Significa che il sabato ti svegli alle 7 e lavori fino alle 10 di sera anziché andare al lago coi figli, significa che mandi la bambinaia a parlare coi maestri a scuola, significa che quando tua figlia fa il saggio di danza tu sei in una teleconferenza con il quartier generale di Sacramento. Se vuoi fare certi lavori devi fare così, non si scappa.
      Con diverse gradazioni a seconda del livello ma funziona così.
      Che ci piaccia o meno certe scelte di vita vengono fatte dagli uomini e non dalle donne.
      Potremmo star qui a discutere per ore se i motivi sono più psicologici (una donna si sente più in colpa di un uomo se tralascia la famiglia) o più dettati dalla cultura imposta dalla società (per cui è la donna che “deve” rinunciare all’impegno lavorativo per la famiglia).
      Ma così è nella realtà ed è frutto di *libere scelte* delle persone.
      Queste donne decidono di ridurre l’impegno lavorativo per dedicarsi alla famiglia (che non significa necessariamente lasciare il lavoro, ma anche non potere dedicare tutto quel tempo che serve per fare certi lavori come spiegavo prima).
      Sono scelte che fanno in accordo con il proprio uomo, e la società non à diritto di mettere becco nelle scelte che fa una coppia.
      Quello che tu decidi con tua moglie o tuo marito sono cazzi tuoi e di tua moglie o tuo marito. Se si è d’accordo sull’impostazione di vita da dare alla coppia, se vivere in una città o in un’altra, se lavorare entrambi o solo uno, se lavorare anche il fine settimana oppure fare 40 ore la settimana… sono tutte scelte che fai con il coniuge e sulle quali devi essere d’accordo prima di fondare una famiglia.
      Se non sei d’accordo non ti sposi. Stai per i cazzi tuoi, sei libera di fare quello che vuoi, puoi lavorare 12 ore al giorno fine settimana compresi e fai la tua carriera senza problemi. Nessuno ti obbliga a sposarti con uno che non ti vuole far lavorare 70 ore alla settimana, mica siamo in paesi dove sei venduta in sposa per due cammelli.
      Se tu decidi *LIBERAMENTE* di sposarti, fondare una famiglia e negli accordi che fai con tuo marito c’è che sei tu, moglie, a dover dedicare più tempo alla famiglia e questo patto è accettato da entrambi, lo Stato, la società e chiunque sta leggendo queste righe non à diritto di parola su quell’accordo.
      Il lerciume femminista è proprio questo, pretendere di entrare nelle case della gente e decidere che *LIBERI* accordi tra coniugi sono sbagliati.

      24 Maggio 2019

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