Il dio della pulizia

L’altro giorno ò visto un programma televisivo bizzarro. C’era una donna britannica maniaca per la pulizia che teneva la sua casa pulitissima, al limite del maniacale. Una di quelle persone che ànno la fobia per i germi.

Stacco. Mostrano un’altra donna che invece tiene casa sua come un porcile. Una cosa vomitevole. Roba ovunque, cibo in decomposizione, pulizie fatte l’ultima volta due anni fa.

Lo scopo del programma era quello di far incontrare queste due donne in modo che la prima pulisse la casa alla seconda.
Fin qui niente di eccezionale, uno dei tanti spettacoli-realtà che abbondato sulla TV odierna. Forse ci sarebbe da riflettere sulla faccia tosta con cui una persona mostra la sua casa-porcile in TV, ché io mi vergognerei non poco. Ma forse le ànno allungato qualche centone.

La cosa più interessante era però un dettaglio che mi à fatto sbarellare dalle risate. La donna con la casa-porcile era maomettana e usava la sua stanza da letto come luogo di preghiera. O meglio, usava i due metri quadri liberi di pavimento come postazione per inchinarsi e pregare.
Siccome considerava quei due metri quadrati di pavimento liberi come luogo di preghiera era obbligatorio entrarci a piedi scalzi. Sicché la donna maniaca della pulizia non à potuto entrare nella stanza con le scarpe, e siccome à banalmente schifo di entrarci scalza resta sull’uscio.

Questa qui è talmente fulminata che segue con estremo rigore le regole del suo amico invisibile che le dice di non usare le scarpe nel luogo di preghiera, però non segue le regole del buon senso e della normale igiene che le imporrebbero di pulire il posto in cui vive.
Perché vivere circondati dal pattume va bene, però guai a usare le scarpe dove si prega.

Inventatele il dio della pulizia, magari funziona.

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