Due o tre cose sulla direttiva UE sul diritto d’autore

Sulla direttiva UE sul diritto d’autore ò letto una quantità di falsità impressionanti.
Basta leggere il comunicato stampa del Parlamento europeo (fatto bene, le altre istituzioni prendano esempio) per rendersi conto che quasi tutto ciò che si dice in questi giorni è semplicemente falso.

Uichipidia e i siti di condivisione di codice sono esclusi dalla direttiva. Non c’è una tassa sul collegamento, non viene toccato il diritto di citazione a scopo di critica, le aziende appena create non dovranno sobbarcarsi i costi proibitivi dei filtri automatici che si possono invece permettere colossi informatici.

Se prendete atto di tutto ciò vi rendete conto che la gran parte di discussioni che leggete in giro è basata sul nulla.
Ora, il pirla che passa sul tuitter per caso e si strappa i peli dello scroto urlando “vergoniaaahh!!1! Dovremo pagare la link-tax!” lo puoi anche capire. Di gente che non capisce un cazzo e apre la bocca ne è sempre esistita tanta e sempre esisterà.

Quello che non tollero sono i sedicenti esperti che fanno il giro dei mezzi di comunicazione a ribadire balle colossali. Io mi sono sentito un’intervista di un’ora a un avvocato che da anni dice di essere esperto di questioni digitali che parlava di argomenti banalmente falsi. Per dire, à fatto un pippotto sul fatto che uno non potrà più creare una nuova azienda che consente agli utenti di condividere contenuti perché non può permettersi i filtri di feisbuc e gugol, quando bastava leggersi il comunicato stampa del Parlamento europeo per scoprire che non è così. Investe un quarto d’ora a dire che gugol dovrà pagare per gli snippet quando il comunicato ti dice che gli aggregatori di notizie come gugol nius potranno continuare a pubblicare snippet.
L’ascolto è surreale perché nel migliore dei casi questo commenta una versione risalente all’estate scorsa, nel peggiore dei casi si è informato leggendo la velina di qualche lobbista sguinzagliato in giro da chi non vuole tirare fuori i soldini (che fa a palate) per darli agli autori.

Eppure la storia dovrebbe averci insegnato qualcosa. Questi sedicenti esperti sono gli stessi che anni fa, quando l’AGCOM provò a fare il regolamento sul diritto d’autore on line si scatenarono dipingendo scenari apocalittici, violazione del diritto d’espressione, bavagli, censure…
Nel periodo in cui è stato operativo poi non è successo nulla di tutto ciò.
Doveva scomparire internet come lo conosciamo, e puntualmente non è successo. Gli interventi dell’AGCOM non ànno censurato nessuno, ma al contrario ànno tutelato il diritto d’autore (compreso il mio, per quanto uno di questi “esperti” avesse vaticinato che la mia pratica non l’avrebbero manco presa in mano… sto ridendo ancora adesso)

Sono gli stessi esperti che quando l’Unione Europea stabilì il diritto all’oblio su internet si misero a urlare impazziti perché così arrivava la censura, si violava il diritto all’informazione, ommioddio… siamo a 1984!!11!! svuoteranno il gugol! non potrà più esistere gugol per come lo conosciamo!
E poi invece nessuno scenario catastrofico che avevano previsto si è verificato.

A un certo punto potremmo anche renderci conto che queste persone non sono esperte di nulla visto che non ne imbroccano una manco per sbaglio. Vanno in giro da anni a dire di essere esperti, cosa che consente loro di portare a casa consulenze (che poi perdono, ma tanto possono dire che è colpa del sistema!!11! mica che non capiscono una mazza dell’argomento) o contratti di insegnamento. Ma nei fatti prendono tante di quelle tranvate in faccia che a un certo punto uno potrebbe anche iniziare a capire che sono dei fanfaroni e di conseguenza smettere di intervistarli. Ché mica serve stampare sul biglietto da visita “esperto di diritto digitale” per esserlo davvero.

Piesse: Per tutti gli altri, la questione in sintesi è che

1) I grandi colossi informatici non vogliono sborsare il grano agli editori ricattandoli grazie alla posizione dominante. Che è legittimo, per carità, basta essere consapevoli di appoggiare aziende che fanno soldi a palate e che non vogliono dare più di due lire a chi crea i contenuti che condividono.

2) Dopo le proteste dei uichipidia bois dello scorso anno tutte le loro richieste sono state accettate, anche quelle più estreme. Io me li ricordo i discorsi che facevano:
ommioddio chiuderanno uichipedia.
Fossero gente normale si darebbero il cinque alto l’uno con l’altro esclamando vittoria. Invece no, protestano ancora perché a loro non frega nulla del contenuto della norma. Il loro unico scopo è protestare per partito preso: ànno bisogno battaglie per sentirsi eroi che combattono per un ideale. Forse perché se dici che fai battaglie per la circolazione del sapere magari trovi più facilmente una punkabbestia coi pidocchi che te la sgancia.

L’unico modo per farli contenti è dire loro che il diritto d’autore non esiste, che possono fare quello che vogliono e fottersene di chi crea contenuti.
È gente che fa il copileft con le opere del altri, non puoi ragionarci insieme.

3) Gli unici che nel mondo dell’editoria sono contro questa direttiva sono coloro che dicono di fare un giornale quando in realtà impiegano 5-6 persone in uno sgabuzzino a riciclare notizie trovate da altri. Che non è giornalismo, anche se lo fai spiegato bene. Questi “giornali” ànno la merda al culo perché sanno bene che un conto è uno snippet di 20 parole su gugol nius, un conto è prendere un articolo di un altro giornale e copiarne la metà mettendo poi in fondo continua su XYZ.
Lo sanno che copiare notizie dagli altri senza mettere fuori il naso dalla redazione nemmeno per prendere una boccata d’aria non è giornalismo. Lo sanno che ci vuole il grano per mandare una persona a inseguire una personalità per strappare una intervista. Lo sanno che invece riciclare quell’intervista copiandone metà costa poco. Poi però ti vendono la favoletta che eglino sono quelli bravi per il sapere libero.

10 Comments

  1. ziopippo said:

    Mi ha fatto piacere vedere in qualche servizio i creatori di contenuti digitali manifestare A FAVORE della normativa. E’ chiaro ormai che c’è una divisione tra chi su internet “FA” qualcosa (ve lo ricordate come era internet una volta? c’era praticamente solo gente che era lì per FARE qualcosa, produrre qualcosa da mettere online) e chi invece su internet ricicla roba fatta da altri, senza aggiungere un bit proprio (tanti blog ormai sono scopiazzature e riciclature di comunicati stampa, alla faccia della nuova informazione liberissima…). Era ora che la cosa venisse a galla

    29 Marzo 2019
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  2. Carlo said:

    Per come era pensata all’inizio (link tax, filtri ecc…) era veramente devastante.
    Invece è venuta fuori una norma seria, moderata, direi buona.
    Ora vediamo come i singoli stati la applicheranno.

    29 Marzo 2019
    Reply
  3. A said:

    La parte su Wikipedia era già superata dopo la prima protesta, la parte dei filtri ( che visti i falsi positivi devono migliorare parecchio ) ha avuto un compromesso accettabile. La parte snippet era assolumente neccessaria anche perché è Google che fa un favore ai giornali e pagare mi sembrava troppo. Per la parte link tax non ho capito una cosa, un social network deve avere una licenza per poter permettere ai sui utenti di condividere un link a contenuti soggetti a diritto d’autore ? Cioè è grazie alla condivisione che molti quotidiani hanno visibilità, non è un win per tutti ? Gli utenti che condividono link agli amici, i social che hanno utenti e quindi possono guadagnare, i siti a cui si riferiscono i link che hanno accesso e quindi guadagni.

    29 Marzo 2019
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    • mattia said:

      Cioè è grazie alla condivisione che molti quotidiani hanno visibilità, non è un win per tutti ?

      Se metti solo il titolo e l’occhiello magari un giornale tra un beneficio dalla visibilità.
      Se un sito però pubblica una porzione troppo larga del tuo contenuto tu poi non vai sul sito originario del quotidiano a leggerlo.
      E della visibilità fotte sega, perché con la visibilità non paghi li stipendio ai giornalisti.
      Il problema sta nei numeri: la visibilità che ti dànno questi siti non consente di farti avere una quantità di visite tali da poter ottenere entrate pubblcitarie sufficienti (considerando poi che la quasi totalità della pubblicità online è gestita ancora dagli stessi colossi che poi decidono la remunerazione della pubblicità che vogliono).
      Se anche idealmente il disco “è un win per tutti” sta in piedi, nella pratica non è così. Il colosso ti saccheggia i contenuti, vende pubblicità, incassa un sacco di quattrini e tu prendi le briciole per qualche annuncio che riesci a far vedere quando un utente grazie alla fantomatica “visibilità” arriva al tuo sito.

      29 Marzo 2019
  4. A said:

    Cosa ne pensi di hookii ? È un sito con cui puoi commentare post di siti che inibiscono i commenti? C’è link e snippet del articolo originale e poi il classico box di disqus. Dovrebbe pagare una licenza ?

    30 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      Cosa ne pensi di hookii ?

      L’ò visto solo adesso che me lo segnali tu.
      L’anticipazione che fanno dell’articolo mi sembra decisamente corta. Uno non è che smette di leggere l’articolo perché ci sono quelle 20 parole che accompagnano il titolo. Nessun problema.

      31 Marzo 2019
  5. Sciking said:

    Comunque penso che il timore sia soprattutto per la ratifica statale: In Italia c’è una certa tendenza a inserirvi il peggio schifo e i peggio favori agli amici per dire “ce lo chiede l’Europa”

    31 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      Comunque penso che il timore sia soprattutto per la ratifica statale: In Italia c’è una certa tendenza a inserirvi il peggio schifo e i peggio favori agli amici per dire “ce lo chiede l’Europa”

      Il fu regolamento AGCOM era perfetto.

      31 Marzo 2019
  6. ziopippo said:

    Mi pare di aver letto un commento superattivo del tipo “voglio vedere come faranno i filtri a capire se sto caricando su un sito che fa service di stampa 3D un modello 3D che rappresenta un soggetto protetto da diritto d’autore”. L’attivato non ha mai letto le righe piccole? Quando carichi un modello 3D TUTTI i siti del genere ti fanno spuntare una dichiarazione che sei TU il detentore dei diritti di quello che uploadi. Ergo, tempesta in bicchier d’acqua. O voglia di fare i “figli dei fiori” col lavoro altrui

    31 Marzo 2019
    Reply
    • DG said:

      essendo un ESPERTO™ che ha studiato su wired, il Superlativo, di computer capisce più o meno quello che capisco io di fisica teorica: esistono da una vita sistemi automatici che riconoscono di tutto. ed è pure un caso in cui un falso positivo è decisamente meglio di un falso negativo (casomai la vittima dovrà sbattersi come un asino per provare la sua innocenza).

      2 Aprile 2019

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