L’idiota proposta di legge sui marchi

Se volete un’altra buona ragione per criticare questo governo, evitando di attaccarvi a cretinate come le divise di salvini o i congiuntivi di di maio, potete prendere la proposta di legge sui marchi storici presentata due giorni fa in conferenza stampa da salvini.

In sostanza ànno detto che i marchi con più di 50 anni diventano marchi storici italiani. Quindi uno straniero può anche andare in italia, comprarsi un’azienda, portare la produzione all’estero però il marchio non se lo può portare via. Se delocalizza la produzione il governo si prende la proprietà del marchio e cerca di affidarlo a qualche azienda italiana in modo che rappresenti ancora una produzione in italia. Ovviamente il tutto enfatizzato da slogan nazionalistici.

Questa proposta è una ricca collezione di stupidaggini.
Innanzitutto perché agli effetti pratici annulla (o quasi) il valore di un marchio, che – magari salvini non lo sa – fa parte del patrimonio di un’azienda. Se tu proibisci per legge di usare il marchio fuori dall’italia il valore del marchio precipita. Magari non diventa zero perché puoi ancora usarlo in italia, ma il suo valore rispetto a quando potevi usarlo per produrre ovunque nel mondo crolla. Tu quindi alla voce “marchi” devi scrivere “0” (o quasi). Il patrimonio della tua azienda è quindi minore, per legge..

Ciò significa che quando vai a chiedere credito a una banca avrai più difficoltà a farti sganciare il grano perché la tua azienda vale di meno, è un parte di patrimonio in meno che c’è sul piatto. Nel momento in cui fallisci non puoi dire “vabbe’, facciamo cassa vendendo capannone, macchinari e marchi” perché il marchio vale poco o nulla se è vincolato alla produzione in italia.
Io fossi titolare di un marchio di alto valore sputerei in faccia a salvini per una legge del genere.

Nel concreto, poi, c’è tutta la faccenda di tutelare l’italianità dei prodotti. Che però col marchio non c’entra una fava. Perché il marchio indentifica la qualità di un prodotto. Quando compro pasta Barilla io identifico in quel marchio il fatto che l’azienda garantisce con la sua immagine che le materie prime e i processi produttivi sono di un certo tipo e di una certa qualità.

Se poi quei processi produttivi li eseguono a Reggio Emilia o Vilnius, fotte sega. Se tu prendi in blocco macchinari, competenze, personale e lo sposti da un’altra parte del mondo non è che il prodotto cambia magicamente.

Inoltre salvini non si rende conto che ci sono pure aziende italiane che vanno all’estero e comprano marchi esteri. È notizia di ieri che l’italiana Illy s’è comprata la britannica Prestat nel settore del cioccolato, azienda con più di un secolo di storia e che un salvini britannico potrebbe rivendicare come marchio storico britannico. Allora cosa fai? Il vergoniaaa!!11! scatta solo quando un’azienda straniera compra un’azienda italiana ma non quando un’azienda italiana ne compra una straniera?


9 Comments

  1. kheimon said:

    “Il vergoniaaa!!11! scatta solo quando un’azienda straniera compra un’azienda italiana ma non quando un’azienda italiana ne compra una straniera?”

    Sì, si chiama “protezionismo” ed è quella strana politica commerciale che funziona solo se sei solo tu a farla, quindi funziona per 10 minuti, giusto il tempo di provocare una reazione uguale e contraria.

    16 Marzo 2019
    • mamoru said:

      il protezionismo durera’ anche 10 minuti, ma i giapponesi son decenni che vi fottono allegramente e i vostri governanti in Europa ci han pure ratificato un trattato che gli toglie un sacco di dazi, mentre per i prodotti europei si parla almento di un decennio per toglierli…

      inoltre c’e’ l’aspetto non tariffario e tanto per fare un esempio, da quello che mi dicevano nel settore moda per accedere al nuovo regime senza dazi occorrera’ produrre documentazione dettagliata per ogni capo che specifichi il luogo di produzione di ogni parte dai bottoni ai filati. piu altre cose che non mi han potuto dire. certo prima oltre i dazi bisognava far produrre e cucire le etichette dei vestiti in loco …

      certo da 94 a 137 yen di dazio massimo a bottiglia su bottiglie non e’ poco, ma 30 yen al kilo sulla pasta che ne costa dai 500 in su gia si sentono meno. e gli spaghetti li producono anche in giappone i giapponesi… senza contare la pasta turca e tunisina che gia’ e’ competitiva e certificata halal (quindi pure vendibile a mercati di nicchia) .
      sulla carne e i formaggi i dazi li hanno solo abbassati (dal 29.8 al 27.9 percento esticazzi ) e tocca vedere se hanno le clausole di salvaguardia come sulla carne usa canadese e australiana (ottimo manzo tra l’altro) che costano la meta’ della carne giapponese nonostante una aliquota percentuale di dazi a due cifre… ma in caso di import eccessivo raddoppiano i dazi e ciaone.

      e ricordo che stiam parlando di un paese dove:

      il falso in bilancio e’ stata una pratica piu’ che tollerata (toshiba 7miliardi di euro di perdite nascoste per anni nessuno in galera)

      le statistiche su pil sui redditi e l’occupazione son state truccate come aclarato in un recente scandalo sui dati del ministero della salute e del lavoro

      lo stato aiuta a pioggia le aziende nazionali facendo debito a oltranza senza limite alcuno

      e’ legale far fare 100 ore di straordinario in un mese ai dipendenti

      si usano apprendisti vietnamiti e cinesi nell’industria pagandoli 400 yen all’ora

      fan fare la roba in cina poi ve la imballano come made in japan tanto non ci sono sanzioni

      sono inadempienti in una caterva di trattati internazionali come la convenzione dell’aia sui rapimenti dei minori o le varie convenzioni internazionali sui diritti civili

      vi possono incarcerare a discrezione della polizia per mesi senza uno straccio di prova e senza avvocato. in attesa di giudizio per anni.
      se vi assolvono fanno appello finche’ non vi condannano e se venite assolti non avete diritto a indennizzi per ingiusta detenzione.
      a ghosn con 108 gg e’ andata di lusso e la polizia si e’ pure lamentata che non ha abbastanza prove ed era necessario tenerlo dentro di piu…

      e voi volete farci affari solo pensando a concetti astratti di protezionismo ingiusto?
      i giapponesi son molto pragmatici e coi vostri principi ci si puliscono il culo, l’importante per loro e’ far soldi e se per farlo devon firmare due carte con roboanti dichiarazioni di principio dai che gli frega. il modo per neutralizzarle lo trovano poi.
      essendo autosufficienti al 40 percento per il cibo direi che un modo per spuntare migliori condizioni ci sarebbe anche… un po’ lunghi sti 10 minuti di protezionismo

      18 Marzo 2019
    • ava said:

      l’ italia subisce il protezionismo degli altri da una vita, ma non fa nulla in senso contrario , perchè è stata governata da somari per gli ultimi decenni, altro che 10 minuti. Che poi questa norma sia idiota posso convenire, ma neanche gli altri erano geni, anzi

      18 Marzo 2019
  2. brain_use said:

    Sì, si chiama “protezionismo” ed è quella strana politica commerciale che funziona solo se sei solo tu a farla, quindi funziona per 10 minuti, giusto il tempo di provocare una reazione uguale e contraria.

    Quote.

    17 Marzo 2019
  3. ava said:

    Che la proposta non sia geniale possiamo convenire, sul fatto che il protezionismo sia sempre un male invece non sono d’accordo, basti pensare cosa fanno in Cina , ed anche la Francia quando può ostacola l’acquisizione di aziende francesi da parte di paesi esteri.
    A mio avviso nel mondo globalizzato o si iniziano a prevedere misure protezionistiche di qualche tipo oppure i paesi ricchi finiscono per impoverirsi perchè non sono in grado di battere i prezzi dei paesi in via di sviluppo.
    Trump parla di dazi da sempre e l’ economia USA sta andando bene lo stesso, anzi.

    18 Marzo 2019
  4. kheimon said:

    @ava: l’Italia, benché governata da somari, ha fatto del protezionismo puro e semplice, tra le altre cose, sui propri prodotti agroalimentari, anche diffondendo informazioni approssimative quando non proprio false circa l’eccezionalità del proprio prodotto. Il protezionismo “funziona” se scegli di non guardare l’aspetto inevitabile della reciprocità. Quanto alla necessità di “battere i prezzi dei paesi in via di sviluppo” si tratta di un modo di pensare da chi ha già deciso di aver perso. “Battere i prezzi di” è esattamente la mentalità che ci farà perdere la partita della globalizzazione.

    18 Marzo 2019
    • mamoru said:

      prezzi normali dei
      mozzarella di bufala 100g 800yen
      mozzarella normale 100g 300 yen
      gorgonzola 150g 600 yen

      mediamente costano n volte la carne per unita’ di massa.

      le confezioni sono quelle max 150 GRAMMI
      inutile dire che al posto del gorgo prendo del blue cheese danese oltre al parmesan americano grattuggiato.
      tralascio che il tavernello viene venduto in bottiglia di vetro enfatizzando il fatto che sia il piu venduto in Italia. ovviamente i giapponesi con cui ho cenato si stavano facendo abbindolare dalla frase associando piu venduto con buono… a partire da 5 euro al litro per il maxi brick da 3 litri.

      no dai che le nicchie le spremete bene.
      se solo il manifatturiero ricevesse l’attenzione dei consolati al pari dell’agroalimentare…

      18 Marzo 2019
    • kheimon said:

      @mamoru: sono sicuro che quanto riporti ha un senso ma personalmente non riesco a seguirlo senza un po’ più di sintassi e un qualcosa che suggerisca quale sia il punto di vista espresso. Poi in quel “le spremete bene” c’è un voi che non riesco a mettere a fuoco. Noi italiani? Pensavo lo fossi anche tu e se vivi all’estero beh, quello anch’io. Vabbuò.

      Se il messaggio è che l’Italia promuove bene il suo agroalimentare di eccellenza all’estero e riesce a far pagare un premium agli stranieri, credo che siamo d’accordo.

      18 Marzo 2019
    • mamoru said:

      scusa ma scrivo col cellulare e acendo spezzato la risposta ai tuoi due commenti in 2 tronconi ho perso di vista la forma alla grande. vedo di riformulare qui sotto.

      il primo punto e’ relativo al protezionismocome pratica. che qui in giappone e’ forte e lotta con noi… da decenni sotto forma di tariffe e imposizioni normative volte a porre ostacoli alle aziende che vogliono entrare nel mercato locale.

      la seconda relativa ai premium sui prodotti alimentari. in generale a meno di non considerare il tavernello un vino da 5 euro al litro tolti i dazi.
      sui formaggi non so quante marche girino ma parliamo di 2, 3 forse 4 aziende che tolto un 30 percento di dazio ti vendono comunque a peso d’oro i loro prodotti e a ogni occasione hai le istituzioni dietro che spingono. solo quello.

      tanto per dire il giappone ha un mercato delle due ruote non brillante, ma tra le case straniere sono harley e bmw a macinare il grosso delle vendite con 10mila e 4mila veicoli venduti l’anno con un trend in discreto aumento.
      tutto il gruppo piaggio coi marchi aprilia, guzzi, piaggio, vespa etc messi assieme dal 2010 oscilla tra i 400 e i 700 veicoli anno tanto per dire. e dsl 2010 son qui ufficialmente mentre prima c’era la mafia dell’importatore ufficiale nipponico che faceva giusto il minimo indispensabile.
      a un certo punto son stati pure sorpassati dalla canadese BRP che qua vende solo le motoslitte e i can am spyder.

      con questo non voglio dire di lasciar perdere il cibo (e’ pieno di vini francesi, tedeschi, spagnoli, cileni … australiani e americani figuriamoci ) , ma un paese manifatturiero come l’Italia un poco di supporto lo meriterebbe. mentre la mozzarella e la ricotta iniziano a farla anche in hokkaido con sistemi e impianti a specifica italiana.

      abbiamo quindi la ue che decide di aprire il proprio mercato ai maker nipponici, con le loro reti manifattutiere e free trade zone in asia… in cambio di non si sa bene cosa.

      di consentire acquisizioni ai giapponesi senza puntare prima ad avere garanzie sulla compliance e l’accounting di tali gruppi o una armonizzazione di norme fiscali e delle leggi sul lavoro.
      perche’ la competizione va bene, ma
      100 ore di straordinario al mese legali o non avere nemmeno l’obbligo di tappi per le orecchie in fabbrica non pone 2 mercati sullo stesso piano.
      chiedi poi al padrone di casa quante risorse di stato buttano in ricerca e brevetti (vedi voce debito pubblico giapponese ) .

      IMHO il protezionismo va benissimo se non c’e’ un minimo di normativa e pratica consolidata comune tra due mercati.
      leggevo che in USA ad esempio il sistema giapponese sogo shosha e’ vietato.
      O ancora guarda al trattamento riservato a Carlos Ghosn (incarcerato in isolamento per 108 gg con la luce accesa 24/7 accesso limitato ad avvocato e interrogato 8-10 ore al giorno con divieto di prendere appunti) e confrontalo con quello della magistratura francese di Takeda, presidente del comitato olimpico giapponese indagato per corruzione : vedrai che i giapponesi all’estero la presunzione di innocenza garantita dall’ordinamento europeo la usano per bene, salvo poi che in giappone tale principio non esiste e quindi in dibattimento tocca dimostrare di essere innocenti.

      con disparita’ di sistemi cosi’ mi permetto di dire che un poco di protezionismo (non le cialtronate sui marchi) fa solo che bene.

      18 Marzo 2019

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