Quelli che non si iscrivono all’AIRE

Probabilmente avrete sentito parlare della stangata fiscale su quelli che sono stati definiti “cervelli di ritorno”. In pratica lo Stato dava agevolazioni fiscali ai ricercatori per tornare in italia e alcuni ne ànno approfittato.
Per anni ànno pagato meno tasse, ora però l’agenzia delle entrate chiede indietro quei soldi dicendo che non potevano godere dell’agevolazione fiscale.

Perché? Semplice, quando stavano all’estero non si erano iscritti all’AIRE, quindi legalmente avevano la residenza in italia, e se sei residente in italia non puoi farti passare per uno che ritorna dall’estero.

Eglino, comprensibilmente, si sono incazzati e ànno annunciato ricorsi. Magari li vinceranno anche portando prove (contratti di lavoro o di affitto, bollette) del fatto che vivevano veramente all’estero. Tutti documenti in lingua straniera da far tradurre, cosa che à un costo. Poi ci sono i costi per i legali… Alla fine, in un modo o nell’altro, se la prenderanno nel culo, c’è solo da capire l’entità del cetriolo.

In automatico la selva di commentatori sedicenti esperti di economia à commentato dicendo che è uno scandalo, che il requisito dell’iscrizione AIRE non era richiesto, che l’italia insulta le sue menti migliori (ahahahha).

Ecco, a questi rintronati vorrei far presente un piccolo dettaglio: l’iscrizione all’AIRE è un obbligo di legge. Non è che puoi decidere di iscriverti o no: se vivi all’estero per più di dodici mesi DEVI iscriverti all’AIRE.
Normalmente li senti fare gli sbruffoni: ma chissenefrega dell’AIRE, tanto anche se non ti iscrivi non c’è nessuna pena.
Perché sì, non è che ti fanno la multa se non ti iscrivi all’AIRE, ma rimane un obbligo, e se tu non ti iscrivi quando dovresti farlo poi capitano queste sorpresine.

Io sono anni che lo dico: iscrivetevi all’AIRE, perché oggi pensate che “tanto non succede niente” poi però quando tornate in italia vi aspettano queste sorpresine. Se voi invece vi iscrivete all’AIRE potete sempre, in qualsiasi momento, dimostrare che la vostra residenza era all’estero e siete a posto.

Io non so perché questi “cervelli di ritorno” non si sono iscritti all’AIRE. C’è gente che non si iscrive per pigrizia, altri invece per avere dei vantaggi. Perché quando ti iscrivi all’AIRE perdi la copertura del SSN e magari ti devi pagare un’assicurazione medica nel paese in cui vivi. Conosco uno che essendo celiaco non si iscriveva all’AIRE perché la sua ASL gli mandava periodicamente dei prodotti senza glutine e non voleva perdere questo diritto.
Qualsiasi sia la motivazione se non ti iscrivi all’AIRE sei nel torto perché la legge ti obbliga a farlo.

Tu viola pure la legge, però poi non venire a lamentarti se ti arrivano queste sorpresine dall’Agenzia delle Entrate.
Ma soprattutto, voi evitate di difendere chi viola una legge e pretende pure di avere ragione.

16 Comments

  1. Lela said:

    “evitate di difendere chi viola una legge e pretende pure di avere ragione”

    Ma se è praticamente lo sport nazionale!!! 🙂

    11 Marzo 2019
    Reply
    • DG said:

      tanto è che, quando una legge o un divieto diventano troppo difficili da eludere, c’è sempre un raglio generalizzato sull’ingiustizia.

      12 Marzo 2019
  2. Mauro said:

    sei nel torno
    Torto 😉

    11 Marzo 2019
    Reply
  3. Asus said:

    Vero, giusto iscriversi, ma sarebbe utile velocizzare i tempi e la burocrazia. Ci sono casi in cui tra ambasciata e comune impiegano anche 6 mesi a elaborare pratica (es. Ambasciata Dublino comune di Roma). Io da un comune piccolo sono sempre stata fortunata, solo 2 settimane. Ma la nota dolente è quando torni in Italia, perché il processo di reintegrazione nel SSN non è automatico, devi fare file alla ASL e eventualmente trovare un nuovo medico di famiglia se quello che hai sempre avuto ha troppi pazienti. E devi pure stare a casa a aspettare i vigili che confermino il domicilio, ovviamente in orari non chiaramente stabiliti. Insomma, quando ti iscrivi all’AIRE il processo, a parte lungaggini di alcuni comuni e ambasciate è tutto sommato automatico, in automatico sei fuori dal SSN e nessuno controlla se realmente vivi in via Joe Black a Londra, mentre in Italia devi dimostrare tutto. È uno sbattimento che se stai fuori per meno di 2 anni francamente non vale la pena.

    11 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      Vero, giusto iscriversi, ma sarebbe utile velocizzare i tempi e la burocrazia. Ci sono casi in cui tra ambasciata e comune impiegano anche 6 mesi a elaborare pratica (es. Ambasciata Dublino comune di Roma). Io da un comune piccolo sono sempre stata fortunata, solo 2 settimane.

      Senza dubbio. Dopodiché, se loro anche ci mettono tanto, tu la domanda l’ài fatta e quella fa testo.
      Se poi i comuni ci mettono un’eternità puoi scaricare la colpa su di loro. Ma se nemmeno fai domanda come fai a lamentarti che ci mettono sei mesi?

      Ma la nota dolente è quando torni in Italia, perché il processo di reintegrazione nel SSN non è automatico, devi fare file alla ASL

      Vabbe’, qui parliamo di gente che torna in italia e si trova a pagare l’IRPEF solo sul 10% del reddito: sono migliaia e migliaia di euro regalati.
      Vuoi non perdere mezza giornata all’ASL?
      Fa comunque parte di tutte le cose che devi fare quando ti sposti. Non è una novità.

      e eventualmente trovare un nuovo medico di famiglia se quello che hai sempre avuto ha troppi pazienti.

      e perché sarebbe un problema? Io mi servo da uno studio medico di base dove ci sono dieci medici: tre o quattro sono stabili mentre gli altri cambiano ogni due anni. Quelle poche volte che vado dal medico vengo servito da una persona diversa. Nessun problema, leggono la mia storia medica in archivio e sanno tutto di me.
      Chissenefrega se devi cambiare medico, io lo cambio ogni volta andando sempre allo stesso studio!

      E devi pure stare a casa a aspettare i vigili che confermino il domicilio, ovviamente in orari non chiaramente stabiliti.

      Stessa cosa quando cambi residenza da un comune all’altro.

      È uno sbattimento che se stai fuori per meno di 2 anni francamente non vale la pena.

      Non è che ne deve valere la pena: è un obbligo.

      11 Marzo 2019
    • Mauro said:

      A me i Consolati in Germania hnno fatto sempre tutto sul momento e poi tra trasmissione die dati e trattamentoel Comune di Genova non ho mai aspettato più di una settimana per essere registrato anche a Genova.

      12 Marzo 2019
  4. ava said:

    Più che fuga di cervelli, fuga di furbetti. Pagate cari miei, io sono qui che mando avanti il carretto come un asino e pago fino all’ ultimo centesimo per il SSN di cui voi usufruite a sbafo, a quanto pare.

    11 Marzo 2019
    Reply
  5. kheimon said:

    Premetto che mi sono iscritto all’AIRE non appena ho potuto. Consapevole che sarò linciato, sono però solo parzialmente d’accordo con questo discorso, perché credo che i risultati valgano più dei principi, persino più di un principio in cui credo particolarmente, vale a dire quello della responsabilità personale.

    L’Italia è un Paese che esporta persone di ogni genere, dai lavapiatti a persone anche bravine (detesto l’espressione “cervelli in fuga”) ma è incapace di attrarre immigrazione qualificata. Il quadro risulta tanto più grave se si considerano i problemi demografico e pensionistico, che alcuni (tra cui l’INPS) sperano di correggere in un sol colpo importando un mucchio di giovani semi-analfabeti (in un revival della tratta degli schiavi, operata appunto da loschi figuri) nella speranza che si dimentichino di riscuotere nel 2060 la pensione che gli abbiamo promesso.

    Dunque, prima di provare a convincere un tedesco o un inglese qualificato a immigrare in Italia, sono disposto a chiudere un occhio su provvedimenti volti a blandire gli emigrati italiani che stanno pensando di tornare, praticamente infilandogli del denaro in tasca o giù di lì… A tal senso, questo genere di “incidenti” catalizza l’attenzione dei media e degli emigrati stessi, e per quanto le “vittime” in questo caso non siano affatto tali, ne risulta minacciato e indebolito il già incoerente disegno generale.

    11 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      perché credo che i risultati valgano più dei principi, persino più di un principio in cui credo particolarmente, vale a dire quello della responsabilità personale.

      Per capirci, di quali risultati stai parlando?
      Perché io da quando ànno approvato questa norma non ò visto orde di cervelli ritornare. Continuano tutti allegramente a scappare.
      Quindi mi sa che non ci sono nemmeno i risultati per giustificare la chiusura di uno o due occhi.

      12 Marzo 2019
  6. Asus said:

    Ehm no, io ho perso una settimana dietro alla ASL, che è pure a 30 km di distanza dal mio comune di residenza. E francamente non tutti i medici sono gli stessi, metti che ti assegnano quello che crede nell’omeopatia? No grazie . Meglio insistere col medico che ha avuto in cura me e famiglia per 20 anni . Lui conosce me, e io lui. Ripeto poi che all’estero non devi stare a casa a aspettare il controllo del Carabiniere dell’ambasciata che verifica la residenza. Quindi perché non automatizzare tutto, per cui dichiaro il mio rientro e in automatico sono iscritta a ASL (cosiccome in automatico mi togli se risulto nell’AIRE) e certificata via internet la mia residenza con bolletta o altro come quando fai domanda AIRE? Mi sembra una cosa ragionevole. Poi ci sono anche dei casi particolari, per es. uno studente che sta 2 anni a Lisbona e frequenta un corso con borsa di studio italiana (che quindi è tassata in Italia), rientra nei casi senz’obbligo?

    11 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      Ehm no, io ho perso una settimana dietro alla ASL,

      Protesta contro la tua ASL.
      Cosa c’entra l’AIRE?

      E francamente non tutti i medici sono gli stessi, metti che ti assegnano quello che crede nell’omeopatia?

      Lo denunci all’ordine dei medici affiché sia espulso. Se non lo fanno è colpa dell’ordine dei medici.
      Cosa c’entra l’AIRE?

      Meglio insistere col medico che ha avuto in cura me e famiglia per 20 anni . Lui conosce me, e io lui.

      Puoi ripeterlo venti volte e per venti volte ti dirò che è una emerita stronzata.
      Anche perché, pensa un po’, il medico che à avuto in cura me e la mia famiglia per decenni è morto lo scorso mese.
      Secondo te i miei parenti ora ànno un servizio di medico di base peggiore?

      Un medico legge la tua storia medica e sa tutto di te. Esempio: nel 2011 ò avuto un dolore al testicolo sinistro. È nella mia storia medica, quindi ogni volta che faccio il controllo annuale il medico – ogni volta diverso – lo legge e mi controlla i testicoli.
      Che vantaggio avrebbe a “conoscermi” da 20 anni. Quello che deve sapere lo legge dalla mia storia medica.
      Tutto il resto è fuffa per vecchie comari che vanno da medico a chiacchierare perché non ànno nulla da fare nella vita.

      Ripeto poi che all’estero non devi stare a casa a aspettare il controllo del Carabiniere dell’ambasciata che verifica la residenza.

      Quindi?

      Quindi perché non automatizzare tutto, per cui dichiaro il mio rientro e in automatico sono iscritta a ASL (cosiccome in automatico mi togli se risulto nell’AIRE)

      Ma secondo te sono contro l’automatizzazione dei processi?
      Dio bono…

      e certificata via internet la mia residenza con bolletta o altro come quando fai domanda AIRE?

      Perché certificare la residenza con una bolletta è una puttanata.
      Significa che deleghi una società privata e non un pubblico ufficiale a verificare la tua residenza.
      La società privata ti certifica anche la carta del formaggio se paghi le bollette, fotte sega a loro se vivi veramente lì.

      Dopodiché ti sfugge un dettaglio: in una abitazione c’è un intestatario della bolletta ma possono esserci più residenti. La residenza delle altre persone come la certifichi?

      Poi ci sono anche dei casi particolari, per es. uno studente che sta 2 anni a Lisbona e frequenta un corso con borsa di studio italiana (che quindi è tassata in Italia), rientra nei casi senz’obbligo?

      Tu ài le idee mostruosamente confuse sul concetto di residenza.
      La tassazione non c’entra una beneamata mazza con la residenza.
      La residenza è il luogo di dimora abituale. Tu puoi produrre redditi dove cazzo ti pare, ma se vivi a Lisbona sei residente a Lisbona. Se ci vivi più di 12 mesi devi iscriverti all’AIRE. Punto.

      12 Marzo 2019
  7. Asus said:

    Eh niente. Proprio lotta contro i mulini a vento. E pensare che sono pure d’accordo col contenuto del tuo post!

    1) L’esempio dello studente che vive all’estero, ma tassato in Italia, era per dire che non sempre la rimozione dal SSN è giustificabile con “non paghi tasse in Italia” come qualcuno sopra ha commentato. Comunque non era un esempio chiaro. OK.

    2) Sulla questione ASL è una conseguenza diretta dell’iscriversi all’AIRE. Certo che me la vedo con l’ASL. Ma il processo andrebbe migliorato, come in automatico sei rimosso quando dichiari di risiedere all’estero in automatico dovresti essere reintegrato quando rientri in Italia. Così stai solo complicando la vita a chi ha seguito le regole.

    3) Quando ti iscrivi all’AIRE ti chiedono una bolletta per verificare residenza. O in alternativa un contratto di lavoro, o altra documentazione simile. Nessuno controlla fisicamente che tu realmente viva là o meno dove indicato nella bolletta o sul contratto ecc. Se vale quando ti iscrivi all’estero dovrebbe valere anche in Italia al tuo ritorno.

    Io trovo l’AIRE utile e mi sono sempre iscritta. Ma la parte burocratica è da migliorare sia in fase di iscrizione (evitare mesi per l’ elaborazione della pratica) , sia in fase di rientro in Italia (automatizzare!) .

    12 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      ma nello specifico cosa contesti?

      Le procedure devono essere migliori? E grazie al cazzo, pensi che ti dica di no?
      Il punto qual è dunque?
      Che le procedure complicate per re-iscriversi all’ASL sono una giustificazione sufficiente per non iscriversi all’AIRE?

      13 Marzo 2019
  8. Mauro said:

    3) Quando ti iscrivi all’AIRE ti chiedono una bolletta per verificare residenza. O in alternativa un contratto di lavoro, o altra documentazione simile. Nessuno controlla fisicamente che tu realmente viva là o meno dove indicato nella bolletta o sul contratto ecc. Se vale quando ti iscrivi all’estero dovrebbe valere anche in Italia al tuo ritorno.

    Quando mi sono iscritto all’AIRE qui in Germania il consolato mi ha chiesto solo il certificato di residenza rilasciato dal comune tedesco.
    È quest’ultimo che ha avuto l’incombenza di verificare che io fossi veramente residente lì (e la verifica è stata chiedermi se sono veramente residente lì e fidarsi della mia parola).

    13 Marzo 2019
    Reply
    • mattia said:

      Aggiungo un dettaglio: il carabiniere di stanza all’ambasciata non può fare nessun controllo fuori dall’ambasciata perché sul suolo estero è un cittadino qualsiasi senza alcun potere.
      Aggiungo anche che per quanto riguarda l’italia non gliene frega più di tanto se tu sei residente ad un indirizzo o a un altro, ché una volta che sei all’estero, sei all’estero. Iscritto all’AIRE residente a Parigi o a Londra cambia poco (giusto il diritto di voto per i comites e altre cagate simili).
      La cosa importante è capire se sei veramente all’estero o no, non l’indirizzo esatto.
      E se sei all’estero possono verificarlo per deduzione verificando che non abiti in italia. Se tu infatti chiedi l’iscrizione AIRE ma poi sei sempre in paese l’USC del Comune non ti accetta la domanda di iscrizione AIRE. In teoria infatti prima di accettarla dovrebbero verificare che tu ti sei veramente trasferito all’estero andando a vedere se per caso abiti ancora al tuo vecchio indirizzo, chiedendo informazioni ai vicini, facendo appostamenti…
      E questo possono farlo in italia dove ànno pieni poteri.

      13 Marzo 2019
  9. Asus said:

    @Mauro sì, suppongo nel certificato di residenza ci fosse tuo indirizzo. Quando mi iscrissi all’Aire in Giappone nel 2004 non mi venne chiesto alcun documento comprovante domicilio. Anche ora puoi presentare certificato di residenza, ma pure una bolletta o altro documento . Esattamente dal sito farnesina “documentazione comprovante la residenza nella circoscrizione consolare (es. certificato di residenza rilasciato dall’autorità locale, bollette di utenze residenziali, ec.) In Irlanda ho presentato la bolletta Internet Virgin.

    @Mattia Però, l’indirizzo è importante, tanto è vero che devi notificare i cambi di indirizzo. Per es per invio di materiale elettorale che altrimenti un nuovo inquilino può votare al posto tuo, o per eventuali calamità sanno dove cercarti (ora mi viene in mente l’ambasciata di Tokyo che nel 2011 utilizzò i registri Aire per contattare i residenti in zona, anche se per alcuni in ritardo ma vabbè, altra storia). Quindi che proprio non gli importi indirizzo esatto mi sembra un poco esagerato.

    Poi per il resto il mio punto era che se il processo fosse migliore nei tempi e modi, con meno beghe al rientro probabilmente chi non si iscrive lo farebbe. Tutto qui.

    18 Marzo 2019
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