Il mattone

Da un anno sono fermo con un libro di testo per il mio corso. Pensavo: vado a Madrid, non devo insegnare, avrò il tempo per finirlo. Invece ciccia, il tempo non lo trovo mai. Ed è un peccato, perché anche nell’ultimo questionario sulla qualità dell’insegnamento qualche studente à scritto che sarebbe utile il gran manuale Butta sulle misure.

Questa mattina mi sono ricordato di quel mio professore del polimi che aveva scritto un mattone per la sua materia. Un librone di 500 pagine che comprai e che poi vendetti subito dopo l’esame (cosa di cui non mi sono mai pentito).

Durante una delle lezioni si lasciò scappare la storia di come scrisse quel libro. In realtà… non lo scrisse lui. Bandì quello che definì il concorso per i migliori appunti delle sue lezioni.
Fondamentalmente funzionava così: invitava i suoi alunni a scrivere gli appunti delle sue lezioni al calcolatore, comprese tutte le figure (che in un libro di testo tecnico portano via un tempo enorme). Poi si fece dare i .doc e scelse i migliore. Lo portò a una casa editrice e se lo fece pubblicare con sopra il suo nome.

Sì, in linea di principio era egli l’autore del libro: le lezioni erano sue, i contenuti pure… Ma il lavoro difficile (scriverlo) l’aveva fatto fare a uno stuolo di leccaculo che per avere un voto migliore all’esame avevano passato mesi al calcolatore a trascrivere le sue lezioni.

Io spesso mi chiedo come fa certa gente ad avere livelli di produttività enorme. Mi domando dove trova fisicamente il tempo. Poi scendo dal pero e mi rendo conto che il più delle volte è gente con un esercito di studenti, dottorandi, ricercatori che fanno a gara a chi è più servile e che fanno gran parte del lavoro che poi il professore firma.

La cosa più interessante è che all’epoca non mi sembrava nemmeno così strana come cosa. Ora che sto dall’altra parte della cattedra la percepisco come una ingiustizia che viola ogni sorta di regolamento etico.
Avrei anche solo il terrore a fare una cosa del gente. Quanto mi farebbe comodo non avere certi scrupoli.

6 Comments

  1. puru said:

    Essendo lontano dal mondo accademico non posso sapere: quanto sarebbe fattibile/etico accreditare la redazione del libro? In tal caso non vedrei una mancanza di scrupoli da parte del professore, e lo studente potrebbe trarne beneficio. Possibilmente però andrebbe pagato, e potrebbe comunque non essere abbastanza per mettersi completamente al riparo da possibili azioni legali

    1 Marzo 2019
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    • mattia said:

      Ci sono due problemi sull’etica: il primo è che il professore si intesta un lavoro che non è suo (si parla di scrivere un libro, non di sbobinare le lezioni, quindi le parole non sono sue). Se poi egli, come è ovvio che sia, lo mette nel CV, lo usa per prendere punti e vincere un concorso è evidente che eticamente è una porcata. Perché usi il lavoro di altri per il beneficio tuo.
      Il secondo problema è che se lo studente che ti scrive il libro è un tuo studente si può vedere un rapporto di dare/avere: tu mi scrivi il libro e io ti regalo l’esame. Roba da licenziamento in tronco.
      Finché uno è tuo studente non puoi avere nessun rapporto di qualsiasi utilità con lui. Potrei raccontarti di tutte le volte in cui studenti ingenuamente mi portano bottiglie di vino della loro terra o mi offrono una birra se ci si incontra per locali e io rifiuto. Sembra scortese ma devi farlo per questo motivo. Foss’anche un caffè (che comunque a Praga cosa più di una birra). Se devi rifiutare utilità così piccole figurati uno che ti scrive un libro.

      2 Marzo 2019
  2. Andrea Occhi said:

    Non so se allora c’erano i questionari per la valutazione. Ecco, non credo che sarebbero stati belli come i tuoi..

    1 Marzo 2019
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    • mattia said:

      C’erano, ma erano di carta e non c’era lo spazio per commenti liberi.

      2 Marzo 2019
  3. Raoul Codazzi said:

    Abitudine non così isolata. Nello stesso identico luogo, circa dieci anni prima, capitava la stessa cosa con il mio relatore di tesi in Logistica Industriale. Qualche mese prima qualcuno dei suoi studenti lecchini mi aveva avvicinato con la scusa del “tu che sai scrivere e parlare bene” per dirmi che c’era “un’opportunità”. C’erano da scrivere 12/13 capitoli di un libro, un capitolo a studente, e l’esame sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ovviamente ho rifiutato. Con la scusa del “visto che so anche pensare bene” 😀

    2 Marzo 2019
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  4. fgpx78 said:

    Sai che uno dei motivi per cui Morricone è malvisto nell’ambiente dei conservatori è proprio che “prendeva spunto” dalle composizioni dei suoi allievi per i suoi pezzi? 😀

    Credo tutto il mondo (e tutte le persone così “produttive”) alla fine in qualche modo lo faccia.

    4 Marzo 2019
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