L’istruzione dei sentimenti

Alexandria Ocasio-Cortez. Un nome che già avrete sentito se seguite ciò che accade negli U.S. of A.
Stella nascente della sinistra americana di cui sentirete parlare in futuro come una nuova obamessa, per quanto ci sia la probabilità che si sgonfi e torni nell’anonimato a causa di una differenza fondamentale che la distingue dall’ex presidente statunitense: obama per quanto ipocrita non è un cretino, mentre AOC (la chiamano così), è al livello intellettivo di una laura castelli qualsiasi.

AOC è salita agli onori delle cronache perché è riuscita a vincere le primarie democratiche per un seggio al parlamento degli U.S. of A. battendo un importante politico che tutti consideravano intoccabile. Dopodiché è stata eletta in Parlamento.

Alle sue spalle la classica storia di rivalsa sociale: umili origini, lavori come cameriera, cognome spagnoleggiante che fa tanto minoranza etnica (cazzo, ora che ci penso, magari potrei aggiungere anche io il cognome spagnoleggiante al mio, dite che mi vale qualche punto graduatoria se faccio domanda di lavoro in una università U.S. of A.?)
La classica ragazza del popolo, lontana dalle famiglie ricche degli U.S. of A., che fa la campagna elettorale senza i fondi delle grandi aziende ma con le donazioni del popolo, che parla di temi sociali per titillare il popolo e che à anche quel po’ di pigmento in più che non guasta mai. Tutti elementi su cui obama giocò tantissimo a suo tempo.

Proprio per questo è diventata l’idolo di tanti italiani alla ricerca di un nuovo obama. Il problema è che, a differenza di obama che un po’ si era preparato, AOC non à quella minima istruzione di base necessaria per affrontare un discorso pubblico. E badate bene, non si tratta di aver fatto chissà quali studi, basta proprio un briciolo di cultura generale e un quel minimo di logica che dovrebbe essere data per scontata dai 16 anni in su (ma anche prima).

L’altro giorno è riuscita a paragonare il muro che trump vuole costruire al confine col Messico al muro di berlino.
Durante una diretta video da quella che sembra la sua cameretta à detto:

No matter how you feel about the wall… you know… I think it’s a moral abomination. I think it’s like the Berlin wall.

fonte

Ovviamente è stata sbertucciata da mezzo mondo. Perché il muro di Berlino non fu costruito dalla Germania Ovest per evitare che i tedeschi dell’Est … entrassero. Fu costruito dalla Germania dell’Est per vietare ai propri cittadini di… uscire. Esattamente come tutte le fortificazioni nel resto dei paesi comunisti che non volevano far scappare la gente.

Il paragone non regge perché in questo caso non è il Messico che costruisce un muro per tenere i messicani dentro, ma gli U.S. of A. che fanno un muro per non farli entrare.
Entrare e uscire, vietano due cose diverse i muri. Infatti sono costruiti da parti opposte.

È quasi imbarazzante doverlo spiegare. Come puoi fare un paragone del genere?
Io ò avuto la fortuna di visitare un museo, a Berlino, dove mostravano fotografie storiche della costruzione del muro. Ero con un’amica nata e cresciuta nella Berlino Est che guardando le fotografie dei muratori sorridenti intenti a costruire il muro disse “come fanno a sorridere? non capiscono che si stanno costruendo da soli la propria prigione?“.

Forse credevano davvero alla propaganda secondo la quale il muro serviva a proteggere il paradiso comunista dal pericolo fascista. Ma insomma, quella frase mi è rimasta impressa.
Non tutti avranno avuto un’opportunità simile, magari AOC nemmeno è stata mai a Berlino, va’ a saperlo. Ma non è nemmeno necessario, basta aprire un libro di storia e la storia del muro di Berlino dovrebbe esserci. Chi all’epoca era già adulto se lo ricorda chi sparava al muro di Berlino, i millennials come AOC che non erano ancora nati possono fare quello che normalmente si fa quando non si sa qualcosa: aprire un libro e studiare.
Se la cosa risulta troppo difficile per lo scarso allenamento (come nel caso di AOC) basta anche solo dare un’occhiata a uichipidia alla voce “muro di Berlino“.

Temo che questi siano i primi effetti dell’istruzione delle sentimenti.
Da un po’ di tempo ormai l’istruzione americana non è più basata sui fatti ma sui sentimenti. Se tu sei uno studente e in un compito spieghi, razionalmente, perché un muro di confine è cosa buona e giusta molto probabilmente la tua carriera scolastica finisce lì. Perché ài pienamente ragione a livello razionale, ma susciti brutti sentimenti. Ti accuseranno di essere razzista, anche se non lo sei, o molto più semplicemente di accuseranno di far piangere la tua compagna di classe e negli U.S. of A. ora questo è il crimine peggiore. Non puoi dire la verità se questa rende triste qualcuno. Perché dire la verità viola il seif space, non si conforma alle regole dell’heit free.
Se invece paragoni il muro di trump al muro di berlino ti riempiono di baci e stelline colorate perché susciti buoni sentimenti: ài detto una puttanata galattica, ma non importano i fatti, importano solo le belle emozioni.

Se appartieni a una minoranza (qualsiasi) un insegnante non potrà mai dirti che sbagli altrimenti lo attaccheranno dicendo che è qualcosaista o qualcosafobico.
Si stanno sempre più allontanando dai fatti che diventano sempre più irrilevanti perché si dà priorità ai sentimenti. Il risultato è che gli studenti non imparano più a usare la logica perché in alternativa usano i sentimenti.

Lo studente fa associazioni di idee:
muro di trump / brutto / divisione / cattivo; muro di Berlino / brutto / divisione / cattivo = muro di trump è come muro di Berlino.

Non c’è nessuna logica in questo ragionamento. Sono solo idee buttate giù a caso. Sono idee connesse solo per immagini, per i sentimenti che evocano (muro/brutto). Non puoi collegare questi concetti usando un ragionamento, perché altrimenti ti rendi conto di dire una sciocchezza visto che i muri avevano scopi diversi. Ma puoi collegare i concetti se ti fermi ai sentimenti che suscitano.

Perché se ti fermi al livello dei sentimenti ti basta dire che muro=divisione=brutto e tutto fila. Il metro di valutazione non è nei fatti ma nei sentimenti, e per quanti riguarda i sentimenti sta bene paragonare il muro di trump con quello di Berlino.

Il problema è che, purtroppo, nella realtà i fatti se ne fottono dei sentimenti. Stiamo tirando su una generazioni di gente incapace di fare un minimo ragionamento, di usare la logica. Stiamo andando a sbattere contro un muro, senza neanche tirare il freno ma premendo sull’acceleratore. Auguri.

14 Comments

  1. ava said:

    ” Compagni operai, sorridete. Bravissimi. Foto ricordo per il popolo. Tu perchè non ridi? Non sarai una spia capitalista? ”
    e così molto probabilmente è andata.
    Quanto alla fenomena da te citata, se non si tirerà dietro l’ establishment non andrà da nessuna parte, e anche così non sarà semplice.
    Trump è stato un caso a parte perchè ha intercettato nuove richieste “populiste ” ( odio questo termine) dell’ elettorato alla faccia del partito che non ne voleva sapere.
    Ma la Cortez ritira fuori le solite scemate buoniste che non pigliano più voti da un secolo e anzi hanno ridotto nel globo i partiti socialisti a percentuali da componenti chimici dell’ acqua minerale. Altro che nuovo che avanza , le idee della Cortez sono vecchie ed usurate, e non hanno mai fatto vincere nessuno. Obama vinse le elezioni con lo ” yes we can ” che voleva dire tutto e ( soprattutto) niente, ma certo non era coincidente con lo sfogo isterico buonista della boldrini international.

    21 Febbraio 2019
    Reply
  2. Giacomo said:

    Innanzitutto buongiorno al padrone di casa, gran bel blog. Mi scuso se occuperò troppo spazio.
    Venendo al tema del post, temo che, seppur in modo meno plateale, anche in Italia si stia correndo di gran carriera in questa direzione. Sono uno psicologo, formato in neuropsicologia, e mi trovo a lavorare in questo periodo all’interno delle scuole medie e superiori per alcuni progetti sulla disabilità mentale: osservando da esterno ciò che accade durante le lezioni, sono rimasto impressionato. Mi sono diplomato meno di 15 anni fa, ma quello che ho trovato entrando oggi nella scuola era impensabile quando ero sui banchi: ideologia ovunque, insegnamento “best effort”, culto della “diversità che ci rende migliori” che trascende qualsiasi contenuto. A margine, e da specialista, trovo assurdo che nella mia scuola superiore, su 400 ragazzi, non ci fosse nemmeno un autistico o un DSA o un “bisogno educativo speciale”, mentre oggi in istituti da 200 persone se ne contano una decina. Temo stiano diventando la versione locale delle “minoranze” U.S.A., complice un pessimo servizio dei miei colleghi: tutti hanno diritto al loro quarto d’ora di fragilità. Ed i docenti si sono completamente adagiati su questo “pensiero”.
    Un esempio: di fronte al 60% di una classe di prima liceo che consegna un test a crocette di due facciate in bianco perché “non si riesce a leggere tutto questo in 50 minuti”, la docente mi interpella preoccupata perché teme di aver tarato male la difficoltà della prova e traumatizzato questi studenti. Sono rimasto senza parole.
    Noto sempre più risorse spese nella didattica inclusiva, progetti di sensibilizzazione sulla rava e sulla fava, e sembra che di insegnare qualcosa non freghi più nulla a nessuno, anche qui.
    Sembra che tu riesca a non farti coinvolgere troppo, quando fai gli “auguri” a tutti noi. È perché ti ritieni al riparo dalle conseguenze, o perché credi che comunque non ci sia argine alla deriva? Io sono pieno di sconforto.
    Cordialità.

    21 Febbraio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Sembra che tu riesca a non farti coinvolgere troppo, quando fai gli “auguri” a tutti noi. È perché ti ritieni al riparo dalle conseguenze, o perché credi che comunque non ci sia argine alla deriva? Io sono pieno di sconforto.

      Da noi in Rep. Ceca questa ondata non è ancora arrivata. Probabilmente arriverà tra 40 anni quando io sarò già in pensione o sotto due metri di terra.
      Nessuno mai si permetterebbe di dirmi di abbassare i livelli perché altrimenti gli studenti non ce la fanno. Noi abbiamo regole che farebbero impallidire gli studenti di altri paesi: fallisci due volte lo stesso esame e sei espulso dalla facoltà. E ti assicuro che succede (è successo anche a me).
      Nessuno si è permesso di venire a dirmi robe tipo “poverino, fallo passare altrimenti viene espulso dalla facoltà”.
      Abbiamo tassi di fallimento enormi. Uno mio studente internazionale mi diceva che nel suo gruppetto di studenti che facevano i corsi in inglese sono partiti in venti e dopo due anni erano in quattro perché gli altri si erano persi per strada.
      Aggiungo, nessuno si fa seghe mentali su minoranze varie.
      Ti faccio un esempio, due giorni fa la mia università fa un annuncio sul tuitter per promuovere i corsi in inglese dicendo che nella nostra università ci sono studenti da 80 paesi del mondo. A corredo una foto con diverse mani che si uniscono. Nessuna di queste era di una persona nera. Forse qualche asiatico, ma di sicuro nessun nero (e ne abbiamo di studenti africani).
      In U.S. of A. il responsabile comunicazione si sarebbe dimesso dopo due ora perché l’immagine era troppo bianca e non inclusiva. Da noi non gliene frega niente an nessuno.
      Per dire, in Rep. Ceca c’è una forte minoranza di rom. Eppure i rom che si sono laureati si contano sulle dita due mani. E bada bene, l’università è gratuita, quindi chi si vuole laureare non à nessuna barriera economica. Si laureano tantissimi vietnamiti (altra minoranza consistente in RC) ma quasi nessun rom. E nessuno viene a dirci che dobbiamo avere una certa percentuale di studenti e laureati rom. Se vogliono iscriversi possono fare domanda come tutti gli altri. Se non si iscrivono sono fatti loro. Non ci accusano mica di essere una università che non appoggia le differenze. In altri paesi ci avrebbero accusati di discriminazione razziale.

      21 Febbraio 2019
    • ava said:

      Se posso… per ora nella scuola di mio figlio ( elementare) queste cose non le vedo .Anzi ci vanno giù duro, li fanno sgobbare, e la cosa a me fa piacere, ed anche se certe volte ho l’ impressione che esagerino sono dell’ opinione che oggidì sia sempre meglio eccedere nel rigore che nelle seghe mentali.
      Ma probabilmente sono fortunato io .

      21 Febbraio 2019
    • Giampaolo said:

      Confermo.
      E aggiungo: fuga verso le private “di qualità”, con genitori che piuttosto girano con una macchina vecchissima e niente ferie, pur di dare un’istruzione decente ai pargoli.

      Il problema, ora, è per alcune di queste scuole che, avendo richiesto molti anni fa di diventare paritarie, vengono investite almeno in parte da queste idi0zie da mentecatti.

      21 Febbraio 2019
    • Giacomo said:

      @mattia
      Nessuno mai si permetterebbe di dirmi di abbassare i livelli perché altrimenti gli studenti non ce la fanno.

      Quello che mi preoccupa è che non sono tanto sicuro che qualcuno lo vada a dire. Prendendo la risposta di ava, la cui esperienza si discosta da quello che ho visto io, mi vien da pensare che sia più che altro l’effetto di una convergenza nel modo di pensare dei docenti. Una tendenza generale, che spinge chi si trova in mezzo a colleghi e dirigenti “inclusivi” a tacere e far contro — una goccia nel mare—, ad andarsene schifati o ad essere intimiditi dai genitori, che di fronte a “l’unico stronzo che si accanisce” difficilmente si chiedono se per caso siano gli altri a guardare altrove.
      Ovviamente, una tendenza non implica che ogni singolo docente faccia così o pensi così, ma un caso (ma anche 10 o 100) su 2,8 milioni di statali-scuola, non fa statistica.

      A corredo una foto con diverse mani che si uniscono. Nessuna di queste era di una persona nera. […]
      In U.S. of A. il responsabile comunicazione si sarebbe dimesso […]. Da noi non gliene frega niente [a] nessuno.

      Avevo scritto un papiro infinito, ma penso si possa condensare in: tutto sta in che tipo di cultura ha il Paese. Conta più la forma? Deriva sbroccotronica. Conta più la sostanza? Chissenefrega.
      Perché un certo Paese abbia una certa cultura di fondo, c’entra con la storia e il costume. Come sia stato possibile che il Paese let’s cut the crap per eccellenza si sia trasformato in questo leviatano col mestruo, non so se sarà facile spiegarlo.

      @ava
      Una curiosità, se posso: grande città (e relativo interland) o piccolo centro/provincia?
      Nel senso, più Milano o più Sondrio?
      Mi sto mettendo in testa che il problema segua un gradiente, al Nord, dal centro alla periferia.
      Al Sud lasciamo pure perdere, ma per tutt’altri motivi.

      21 Febbraio 2019
    • ava said:

      Giacomo complimenti per gli interventi , estremamente interessanti.
      La scuola di mio figlio è in Veneto , nella frazione di un paesino. Io abito in una cittadina ma l’ ho portato lì sapendo che la scuola non è petalosa ed anzi è una specie di caserma ; qualche km in più al giorno per l’educazione di mio figlio posso pure farlo.
      Sotto un certo punto di vista immagino che una scuola non faccia statistica, d’altro canto però il discorso del ” gradiente ” secondo la mia esperienza è vero e molto probabilmente la fa, anche se le scuole di provincia che fanno il loro lavoro fanno meno notizia.

      A mio avviso diventa rilevante anche il numero di stranieri in classe, se sono troppi è evidente che il mestiere del docente diventa più complesso e la strada più semplice per arrivare alla fine del proprio orario lavorativo senza sbattersi troppo è svuotare di contenuto la scuola e buttarla in vacca come il catechismo dei miei tempi.

      In merito a questo , vorrei raccontare un piccolo aneddoto che mi ha raccontato un maestro di judo; un preside di una scuola elementare lo aveva sollecitato con insistenza a tenere una lezione di judo alle elementari su una classe con un ragazzino ” problematico”con i genitori uno sparito e l’ altro totalmente indifferente al figlio.
      Il ragazzino era violento , pigliava gli insegnanti a testate e aveva creato una specie di ” gang”.
      Il maestro ha iniziato allora la lezione di judo, coadiuvato da insegnanti e psicologi, dopo un pò il bambino ” problematico ” ha iniziato a piangere e il maestro gli ha chiesto il perchè; il ragazzino ha risposto ” perchè gli altri barano e fanno le tecniche sbagliate”.
      Il maestro ha risposto: ” ma a te che importa? Guarda quello che fai tu. Se le fai giuste tu , impari e diventi forte , altrimenti no, non guardare gli altri”.
      Al che il bambino ci è rimasto talmente di sasso da piangere disperato.
      Lo psicologo allora ha detto stupito ” cosa gli hai detto ? Finalmente ha interiorizzato” e tutti stupiti.
      Al che il maestro si è legittimamente chiesto che cazzo fanno insegnanti e psicologi in una scuola se non riescono a comunicare neanche una frase di buon senso ad un bambino.
      E probabilmente questo manca; la società per funzionare va avanti con premi e punizioni, chiaro senza essere draconiani, ma i bambini devono capire subito che la vita funziona così , altrimenti avranno un futuro disastrato.

      22 Febbraio 2019
    • Giacomo said:

      @ava
      Estremamente interessante l’episodio che racconti. Sembra assurdo, ma i docenti e pure i miei colleghi, spesso, son talmente presi dalla didattica, gli uni, e da tecniche e metodi, gli altri, che dimenticano di avere di fronte bambini a cui una frase di buon senso può aprire il mondo. Perché anche ammettendo che gli adulti in questione lo abbiano, il buonsenso, si dimenticano che non è che ci sono nati: glielo ha insegnato qualcuno, dicendo la cosa giusta al momento giusto, che il bambino se la scolpisce in testa poi. Nonno, papà, l’allenatore dei pulcini. Ma ora a nonno si dice di “non raccontare certe cose al bambino”, e l’allenatore (ma pure la maestra) si faccia i fatti suoi o scatta la querela. E i genitori? Leggono quaranta libri di pedagogia spicciola — “Bambino arrabbiato: come trasformare tuo figlio in Gandhi con la cucina macrobiotica” —, li mandano a yoga della risata, ma mica ci parlano. Salvo poi diperarsi perché il pargolo sembra perso, nel mondo.
      Grazie a @mattia per l’ospitalità.

      22 Febbraio 2019
  3. Andrea Occhi said:

    famiglie ricchie degli U.S. of A.

    Penso che siano ricche… 😉

    21 Febbraio 2019
    Reply
  4. Beppe Grullo said:

    Vabbè, ma non è che hanno tutti i torti i democratici a dare spazio a personaggi del genere. Quell’altro ci ha vinto le elezioni con le panzane che fanno presa sulla gente…

    21 Febbraio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Vabbè, ma non è che hanno tutti i torti i democratici a dare spazio a personaggi del genere. Quell’altro ci ha vinto le elezioni con le panzane che fanno presa sulla gente…

      Traduzione: siccome un tizio dice che 1+1=carote allora non ànno tutti i torti a dire che “patate+condominio=paletta per raccogliere la cacca del cane”.
      Ok.

      22 Febbraio 2019
  5. Lela said:

    Bisogna sperare davvero che AOC sparisca nell’anonimato. Il suo magico “Green New Deal” fa rabbrividire.

    22 Febbraio 2019
    Reply
  6. Davide said:

    Mattia, ma davvero la Repubblica Ceca è così impermeabile agli aspetti deteriori dell’Occidente? Perché purtroppo tutti i paesi comunemente definiti occidentali si stanno conformando alla mentalità secondo cui, tra le altre cose, se gli appartenenti a una determinata categoria di persone raggiungono minori risultati in un determinato campo, la colpa è degli altri che li discriminano. Ovviamente la categoria “cattiva” per eccellenza, ossia quella che discrimina di più ed è discriminata di meno, è quella degli uomini eterosessuali bianchi. Quindi se gli asiatici, negli Stati Uniti, sono più ricchi dei bianchi, è merito loro, se le donne sono meno ricche degli uomini la colpa è di una fantomatica misoginia degli uomini.
    Davvero in Repubblica Ceca nessuno accusa gli uomini per il fatto che le donne raggiungono minori risultati in ambito scientifico (e non solo in quello)? L’Italia, almeno per gli aspetti deteriori, si è prontamente adeguata agli standard occidentali.
    E non c’è, in Repubblica Ceca, la mania di copiare ogni cosa che proviene dagli Stati Uniti e di usare continuamente parole inglesi nella certezza di risultare più fighi?
    P.S. Complimenti a Giacomo e Ava per i loro interventi interessantissimi.

    22 Febbraio 2019
    Reply

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