I pericoli della divulgazione scientifica

So, really… right now I just wanna make videos full time for youtube.
I think I have seen so much power on education in youtube.
It’s how I learned, how I taught myself things and I think it’s how people are learning these days. Not just learning but also getting inspiration and new ideas and connection with other people and actually working awesome projects that excite me.
When you compare that to academic learning system I much prefer youtube.

via iutiub

Da un po’ di tempo ripeto una realtà che molti non ànno il coraggio di descrivere: i divulgatori scientifici sono, nella stragrande maggioranza dei casi, persone che ànno fallito la carriera accademica e si riciclano come divulgatori perché così fanno bella figura con la nonna.

Vuoi mettere dire, al pranzo di Natale davanti a tutta la famiglia, che fai il divulgatore perché vuoi diffondere il sapere scientifico coi nuovi mezzi della réééte per portarlo fuori dalla torre d’avorio? Fai una figura decisamente migliore rispetto a “ok nonna, ò fallito la carriera come ricercatore e ora faccio insegno in un IPSIA per sbarcare il lunario“. Lo stesso vale per gente che magari à fallito la carriera accademica, si trova a cinquanta anni suonati ancora ricercatore senza essere mai diventato associato e con la storia della divulgazione scientifica almeno à una scusa per dire “eh sì, però io faccio il divulgatore…scrivo per le pippe, faccio le storie su instocazzo

Questo vale principalmente per il nuovi divulgatori, quelli esplosi con internet negli ultimi dieci anni. In precedenza quei pochi che facevano divulgazione in TV erano selezionati, appunto, dalle TV tra i più esperti, tra coloro che erano a fine carriera e potevano sfoggiare autorevolezza.
Con il nuovo boom di divulgatori degli ultimi anni tutto cambia. Saltano fuori come funghi personaggi che invece usano la divulgazione come metodo per riciclarsi per una carriera scientifica fallita.

Questo li porta poi a esaltare il fenomeno della divulgazione scientifica, specialmente sulla réééte, descritta come l’avanguardia della scienza, tanto che a un certo punto a sentire loro sembra quasi più importante divulgare la scienza che farla.
E questa esaltazione della figura del divulgatore è pericolosa. Non tanto per la scienza, perché non è che rischiamo di rimanere senza persone che fanno scienza perché tutti vogliono raccontarla. Il pericolo è piuttosto per quei giovani che buttano alle ortiche una carriera scientifica che invece potevano portare avanti con profitto perché illusi dalle sirene della divulgazione.

Ieri per esempio ò visto questo video. Conosco il suo canale di iutiub da poco, in pratica fa video in cui legge e risolve esami di matematica e fisica con una voce dolcissima. Una voce che su di me à un effetto soporifero, tanto che uso i suoi video per addormentarmi. Penso che sia fisicamente impossibile per me guardare un suo video fino alla fine dopo le dieci di sera. Ad altri invece i video, evidentemente, interessano.
Ecco, questa ragazza à rinunciato al PhD che stava facendo per dedicarsi ai video su iutiub.
Il tutto condito da frasi come quelle che ò citato all’inzio, frasi piene di “excited”, “so much passion”, “inspiration”…

Se un mio studente viene a dirmi che lascia il PhD per mettersi a fare video su iutiub a tempo pieno gli do un numero N di calci nel culo con N grande a piacere.

Non tanto per una questione di rischio economico, che pure c’è. Perché parliamoci chiaramente, esistono persone che ànno un grosso successo facendo video divulgativi su iutiub e ci vivono. Ma sono pochi. Il più delle volte o ti serve un editore alle spalle oppure se ti lanci nel vuoto devi avere altre fonti di reddito, devi usare sistemi come Patreon per finanziarti…
Visti i numeri che fa questa tizia su iutiub o trova velocemente altri introiti oppure deve essere consapevole che le toccherà investire dei risparmi per uno o due anni per fare contenuti a manetta e allargare la sua base di utenti fino a raggiungere introiti sufficienti per vivere.
C’è gente che l’à fatto, per carità. Così come uno investe in un negozio o in un bar c’è della gente che investe nel creare un canale iutiub e si “auto-paga” lo stipendio per due anni in cui crea contenuti. Ma è un rischio, ovviamente (anche perché il canale iutiub te lo possono chiudere domani e tu ti attacchi al cazzo, il negozio o il bar no).
Io spero tanto che questa ragazza ce la faccia, glielo auguro vivamente, ma a me dà tanto l’impressione che si sia lanciata in questa avventura piena di entusiamo e di sorrisi senza fare i conti con la realtà. Parla di altri progetti ma per adesso è ancora alla fase “mi piacerebbe fare questa cosa fichissima”, di business plan nemmeno l’ombra. Che normalmente è la maniera migliore per fallire. Staremo a vedere.

Il problema però non è quello. Di gente che fa investimenti sbagliati ce ne sarà sempre. Il problema è che questa sta mandando a puttane la sua carriera accademica perché abbindolata da un sogno che non esiste.

Se le avessero detto che il divulgatore non è un gran figo ma uno sfigato che à fallito la carriera accademica ora probabilmente starebbe ancora lavorando al suo PhD. Per il quale sicuramente si fa fatica.
Nel video racconta di una mattina in cui andando all’università in bicicletta sentiva il mezzo divenire sempre più pesante man mano che si avvicinata. Arrivata a destinazione sentiva che non le piaceva stare lì e voleva andare a casa per dedicarsi a quello che le piaceva fare, come ad esempio i video su iutiub. Così à deciso di smettere di fare ciò che le comportava fatica (il PhD) per dedicarsi ai video su iutiub.

Pora stela, nessuno le aveva detto che nella vita per raggiungere risultati bisogna faticare. Nessuno le aveva detto che non si più fare solo quello che piace, nessuno le aveva detto che persino noi privilegiati che facciamo un lavoro che ci piace delle volte dobbiamo fare cose che ci pesano. Questa probabilmente avrà visto troppi video su iutiub in cui si descrive la scienza come un mondo fantastico e non à capito che invece per ottenere risultati bisogna faticare. Be’ sì, concordo, è più divertente fare video per iutiub.

Io non so se questa tizia à la stoffa per una carriera accademica. Considerata la visione così ingenua che à del mondo probabilmente è davvero meglio per lei fermarsi qui. Ci sono però tanti altri ragazzi che invece potrebbero fare grandi cose e che scappano dalla carriera accademica perché abbindolati da questa moda della divulgazione.

Questo è un grosso pericolo, perché alcuni ragazzi rischiano di buttare via una carriera per niente. Per l’amor del cielo, c’è anche ci poi fa successo. Prendete May, anch’egli abbandonò il suo PhD (salvo prenderlo poi a 60 anni suonati) e sicuramente non gli è mancato il pane in tavola per la scelta che à fatto. Ma quando vedi un ragazzino di 16 anni che smette di studiare per inseguire il sogno di fare il cantante ti girano le balle.
Tutto è possibile nella vita, per carità, ma una volta che esci dai binari è più difficile rientrarvi. Puoi rischiare di interrompere una carriera accademica per ragioni serie: famiglia, figli, un lavoro dove fai esperienza sul campo… Non per fare video su iutiub.

La cosa più assurda è che questa idea della divulgazione è stata pompata talmente tanto che quando questa tizia dice di abbandonare il PhD per fare video su iutiub invece di calci in culo ben assestati riceve elogi dal suo supervisore e persino dalla fondazione che le aveva pagato la borsa di studio. La divulgazione è diventata così di moda che se uno butta alle ortiche gli studi per fare video su iutiub gli fanno pure gli applausi.

Io vorrei solo che la si smettesse di raccontare balle a questi ragazzi. Mi basterebbe che si dicesse loro che la divulgazione la possono fare, e sta bene, come attività extra, che quelli che fanno divulgazione a tempo pieno (quando ci riescono) sono dei falliti che fanno divulgazione perché non possono fare altro. Quella del divulgatore non è la professione del futuro, iutiub non sostituirà le università e quello figo non è il tizio che fa il pagliaccio davanti alla telecamera ma quello che si fa il culo in laboratorio.

Poi con calma, in un altro post, spiegherò perché iutiub won’t kill the university star.
Nel frattempo smettetela di illudere questi ragazzi.

6 Comments

  1. robinet said:

    mattia, sempre meglio divulgatrice che debunker comunque… 🙂

    12 Febbraio 2019
    Reply
  2. ava said:

    Concordo su tube come attività extra, , anche perchè a fare solo i tubbari si finisce per chiudersi in casa e non combinare un cazzo restand fuori dal mondo reale.
    Viceversa chi lavora e convive con le rogne tutti i giorni cresce anche come persona e può trasmettere più che il semplice sapere scolastico.
    Prova ne è il tuo blogghetto qui che è sempre interessante sotto diversi punti di vista.
    Se tu rimanessi tutto il giorno a casa a fare video, sono sicuro che il blog diventerebbe una specie di sarcofago virtuale da sfigato, e invece lavori , rogni e si vede, per fortuna.

    Poi per carità conosco un tipo che vive di video sui massaggi, per crescere professionalmente si paga i docenti e i corsi da solo, ma è un caso veramente e veramente raro.

    12 Febbraio 2019
    Reply
  3. Peto said:

    Mattia Butta, professore di ingegneria a Praga nonché blogger e youtuber

    Perdonami, non ho resistito! 😀

    12 Febbraio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Mettiamola così, quel tizio non me lo dimenticherò per molto tempo. È entrato di diritto nella lista dei miei personali bertoncelli

      12 Febbraio 2019
  4. Andrea Occhi said:

    Boh, io seguo qualche divulgatore su youtube e su instagram e non mi sembra che ricalchino la tua descrizione. Non voglio fare dei casi che conosco una generalità, ma penso che uno possa anche decidere che il mondo della ricerca non fa per lui/lei, e decidere di fare altro, senza per questo sentirsi un fallito. Per farti un nome, Beatrice Mautino dopo il dottorato ha deciso che le piaceva di più raccontare la scienza che farla. E ora, oltre a divulgare, insegna divulgazione. Oppure Bressanini, che ricerca in un campo e divulga in un altro, portandosi dietro il metodo scientifico che ben conosce in Chimica Fisica quando parla di alimentazione (tanto da fare delle ricette-esperimento).

    Che poi ci sia qualcuno che fallisce e si ricicla, non vedo cosa ci sia di male.
    E se qualcuno molla la ricerca per fare divulgazione, attratto dalla popolarità, probabilmente non è una gran perdita per la ricerca.

    13 Febbraio 2019
    Reply
    • mattia said:

      Eddai, non farmi parlare delle persone nello specifico.
      Ti dico solo che “ho deciso che mi piace di più comunicare la scienza che farla” è proprio una delle classiche frasi che racconti alla nonna quando non ti rinnovano il contratto.
      E mi fermo qui.

      Dopodiché
      Che poi ci sia qualcuno che fallisce e si ricicla, non vedo cosa ci sia di male.

      Il problema non è per loro, che almeno trovano un lavoro o danno un senso alla propria attività (uno può anche fallire con il culo al caldo, sai quanta gente vedo che dopo aver vinto un concorso ha il posto fisso però non si muove di un nm nella carriera).
      Il problema è per coloro che invece una carriera potrebbero averla, magari una carriera promettente.
      Il problema è che queste persone in gamba lasciano la carriera accademica o scientifica e si buttano sulla divulgazione non come ripiego per un fallimento.
      Il fallito fa anche bene a riciclarsi così, il ragazzo promettente no.
      Buttare via una carriera accademica perché vuoi fare i video su iutiub grida vendetta al cospetto di Dio.
      Queste persone ànno responsabilità nel traviare giovani promettenti inducendoli a buttare via le loro carriere.

      13 Febbraio 2019

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