Quando chiude radio radicale?

Qualche settimana fa brunetta è andato in Parlamento a lamentarsi dei tagli dei contributi all’editoria che rischierebbero di far chiudere radio radicale.

Nel perorare la causa di radio radicale brunetta à rivendicato il servizio pubblico offerto da radio radicale.

Già, perché sono lustri che sento ripetere questa storia del servizio pubblico per cui è necessario salvare la radio dei radicali. Una radio che è perennemente in crisi e che viene perennemente salvata grazie ai contributi pubblici.

Molti anni fa per giustificare questi contributi si inventarono la trasmissione delle dirette parlamentari. Era il 1994, internet ancora era in fase primordiale e quei pochi che l’avevano potevano accedere alla rete con linee a 56 kbps (le prime linee ADSL arrivarono alla fine degli anni ’90 con bande comunque molto minori di quelle attuali, vado a memoria, erano qualcosa tipo 4 Mbps). Navigavi su pagine statiche, quasi nulla di multimediale.
L’unico modo per il Parlamento per trasmettere le proprie sedute era affidarsi a una emittente già esistente, così fecero una convenzione con radio radicale che iniziò ad essere pagata dallo Stato per trasmettere ore e ore di dirette parlamentari.
Servizio pubblico, dicevano.

Nel frattempo Camera e Senato creano i propri canali satellitari per trasmettere le dirette, ma negli anni ’90 l’accesso ai canali satellitari è ancora limitato da parte degli italiani.
Arriva poi internet, quello vero. Nelle case degli italiani arrivano linee decenti e nascono servizi come iutiub. Siamo nella seconda parte degli anni 2000 ed entrambe le camere iniziano a trasmettere le dirette delle sedute parlamentari sui propri siti e poi sui canali iutiub.

Chiunque oggi può accedere alle dirette parlamentari tramite iutiub. A cosa serve la trasmissione delle dirette parlamentari tramite radio? A nulla.

L’unico vantaggio di radio radicale è che conserva gli archivi audio fin dagli anni novanta, mentre il sito della Camera dal 2006. Bene, caricate tutto sul sito della Camera e il problema è risolto. Questione di qualche GB di spazio sul server e due tecnici che gestiscono la transizione; tutto a un costo molto minore di ciò che viene pagato a radio radicale.

La trasmissione di dirette parlamentari non è un servizio pubblico. Non serve a niente ora che sono accessibili tramite internet.
Però portano tanti soldini nelle casse della radio per fare un prodotto editoriale che costa quasi zero. Sì, perché tu fai ore e ore di trasmissioni che non ascolta nessuno (basta guardare quanto vengono ascoltate le dirette su iutiub) dove al massimo metti un redattore che dice chi sta parlando. Ma dietro non c’è alcun lavoro editoriale. Sono ore di diretta che vengono prodotte a costo zero e che, anzi, fruttano soldi all’emittente. Soldi coi quali tengono in piedi la baracca.

E va bene, ditemi pure che date loro dei soldi così, perché ognuno à diritto a una fetta della torta e se li dài a uno devi darli a tutti. Però non ditemi che è un servizio pubblico perché trasmette le dirette parlamentari, perché non è un servizio pubblico visto che un cittadino può accedervi molto più comodamente tramite internet.
Smettetela di prenderci per il culo con questa storiella del servizio pubblico.

2 Comments

  1. ava said:

    C’è stato un periodo in cui ero regolarmente in macchina durante la rassegna stampa di Radio Radicale .
    Ho sempre ascoltato volentieri la trasmissione , soprattutto per la lingua tagliente di Massimo Bordin . Pertanto quando capitava in altro orario, ho talvolta provato a collegarmi alla radio anche in altri orari.
    Beh posso dire con sicurezza che una radio peggiore non l’ ho mai sentita in vita mia, la chiamerei Radio Mummie. Allucinante.
    Adesso non ascolto più neanche la rassegna di Bordin e sono passato a quella di Giulio Cainarca su Radio Padania, che consiglio ; su Onda Libera fa anche interessanti approfondimenti.

    11 Febbraio 2019
    Reply
  2. Beppe Grullo said:

    E no dai, ora pure a Bordin alla mattina devo rinunciare? Devo passare alle fetecchie delle RAI? Certo che voi expat ci volete proprio male 😛

    11 Febbraio 2019
    Reply

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