Il momento della verità

Alla fine arriva sempre il momento della verità. Tu puoi fare tutti i magheggi che vuoi, puoi addolcire le parole con promisingthere is room for improvement, ma quando finisci un progetto scientifico devi portare dei risultati. Concreti, visibili, quantificabili. Altrimenti puoi girare la frittata quanto vuoi ma chi ti valuta non se la beve più e ti dice chiaro e tondo che ài fallito.

Giovedì è stato il mio momento della verità: di buon mattino ò caricato tutti gli strumenti in macchina e con il mio assistente sono partito per una missione che doveva determinare se il progetto per cui ò lavorato negli ultimi tre anni è stato un successo o un fallimento.
Tutto faceva  ben sperare, i numeri erano lì a dirmi che ce la potevo fare: avevo abbassato il rumore dei miei sensori a tal punto che secondo i miei calcoli avrei potuto misurare senza problemi il campo magnetico prodotto dal cuore umano. Per i non addetti ai lavori, un campo magnetico fottutamente piccolo.
Ma come sa chiunque abbia mai lavorato a questioni tecniche quando passi alla pratica le cose che possono andare storte sono tante e ti colpiscono sempre nel momento meno opportuno. Il nervosismo dunque era alto, considerando pure che o andava bene adesso oppure non avrei più avuto molte opportunità per migliorare, visto che il progetto finisce quest’anno e fra poco iniziano le ferie di Natale.

O la va o la spacca. Arriviamo a destinazione, scarichiamo tutti gli strumenti, montiamo tutto, avvicino il mio petto allo strumento e mi metto a piangere. Funziona. Sullo schermo c’erano i miei battiti cardiaci misurati con un sensore dal costo ridicolo, senza bisogno di elio o azoto liquidi, con un’altissima risoluzione spaziale e senza bisogno di abbassare il rumore facendo la media di mille mila battiti. Una cosa mai fatta prima.
Tutti i numeri tornavano, ero commosso.
Tra l’altro, abbiamo messo in piedi il sistema di misura tenendo fermi i sensori con lo scotch, letteralmente (ok, era un nastro kapton, ma ci siamo capiti). Il soggetto della misura (io) non era nemmeno fermo con la schiena poggiata a un sostegno come si dovrebbe fare, ma cercava di stare fermo stando in piedi… che equivale a non stare fermo manco per un cazzo. E potrei continuare con mille altre cose che abbiamo improvvisato vista l’urgenza con cui abbiamo fatto le misure.

Nonostante questo i risultati sono stati commoventi. Quando la sera ò mandato i grafici a un collega che ora sta lavorando in sudafrica mi à risposto con un “wooooow“, ed è uno che difficilmente si lascia andare a complimenti, eh.

Sono soddisfatto. Non solo per il risultato in sé, ma anche – e perdonatemi questo passaggio – perché io il mese prossimo devo scrivere il rapporto finale per l’agenzia dei grant che à finanziato il progetto. Sono soldi pubblici, vogliono sapere se li ànno investiti bene o meno. Per questo alla fine del progetto dànno una valutazione che definisce il progetto come riuscitofallitoneutro. Il giudizio marchia il tuo curriculum: se tu ài un progetto fallito nel passato è più difficile che in futuro quell’agenzia ti finanzi un altro progetto.
Anche per questo sono felice, perché questo successo può solo aiutare la mia carriera.

Ma sono soddisfatto anche perché ò avuto persone in gamba che mi ànno aiutato. In particolare ò avuto uno studente ceco che ha progettato e realizzato un po’ di elettronica che à fatto un ottimo lavoro. Davvero, à tirato fuori elettronica da primo livello. È un ragazzo che ora è solo al primo anno della specialistica ma è già formato come ingegnere per i risultati che mi à fornito.
Una delle cose belle è che qui coi fondi del progetto puoi pagare degli studenti per lavori tecnici. Non tantissimo, ci sono delle limitazioni di ore che possono fare e limitazioni di paga oraria. Ma insomma, non l’ò fatto mica lavorare gratis, era impiegato per il progetto.
Giusto qualche giorno fa un collega italiano mi diceva che in italia gli studenti non possono essere pagati prima di laurearsi. Il che per me è folle: si aspettano che lavorino gratis per i professori? E se lo fanno, si aspettano producano un lavoro di qualità lavorando gratis?
Boh, forse lo fanno davvero, ma qui se non dài una gratifica economica lo studente il lavoretto – pagato – se lo va a cercare fuori dall’università.

Tornando a me, ora mi prendo qualche giorno di relax. Devo tirarmi un po’ insieme, dedicarmi a me stesso, andare dal barbiere, comprare un paio di scarpe nuove. Ché magari non vi sembra, ma quando lavori intensamente diventa difficile pure trovare un momento per fare un giro tra negozi e comprare un paio di scarpe.
Devo ancora lavorare un po’ sui dati, ma posso farlo più tardi. Non c’è fretta. Ora mi godo il meritato riposo.

21 Comments

  1. Emanuele said:

    Grandioso! La sensazione del sopraggiunto meritato riposo è impagabile

    8 Dicembre 2018
  2. fgpx78 said:

    Complimenti Mattia!

    Goditi il meritato riposo, ma non andare a comprare le scarpe: fuori cè un casino che la metà basta 😉 Tutti a comprare regali.

    8 Dicembre 2018
  3. Mc said:

    Sincere congratulazioni!!!

    8 Dicembre 2018
  4. Incosciente said:

    E fai bene! Chi lavora sodo lo sa. In altri campi e galassie io esco da tre mesi di lavoro dalle 7.00 alle 22.00 , costante e con pause per nutrirsi ed espletare funzioni basilari . ( dal tagliapeli ci sono andato ma alle 8.00 in punto per essere alle 8.40 di nuovo sul pezzo. E poi la spesa, per mangiare eh… come dici tu le scarpe chissene. Ci sono giorni che ti senti la febbre e invece e solo il corpo che ti manda inequivocabili segnali. Al mattino parti a 100 e la sera arrivi a 2. Però, quando tutto questo si concreta, sei appagato. E nel tuo caso vale doppio, perché sai di aver investito bene anche il tempo e il talento di terzi. Cosa non da poco!

    8 Dicembre 2018
  5. Raoul Codazzi said:

    Mentre ti godi il meritato riposo faccio qualche domanda.

    1. in quanti siete al mondo ad aver misurato il campo magnetico prodotto dal cuore umano?
    2. in cosa si differenzia il tuo lavoro da chi si è occupato della cosa prima di te?
    3. quali sono le possibili applicazioni dei tuoi risultati?

    8 Dicembre 2018
    • mattia said:

      1. una manciata
      2. che tutti gli altri lo facevano con grosse limitazioni. O avevano sensori molto precisi ma che costavano un’occhio della testa e che richiedevano temperature criogeniche (ed è sempre uno sbattimento avere a che fare con elio o azoto liquido). Altri l’ànno fatto con sensori enormi che quindi non ti consentono a avere una misura in un punto preciso ma fa una media su di un’area molto grande. Altri lo ànno fatto con sensori peggiori del mio quindi per avere un barlume di segnale dovevano fare media su tantissimi periodi. Io ho risolto tutti questi problemi.
      Poi vabbe’, una volta un cinese al limite della comicità a una conferenza presentò un grafico che aveva solo rumore e aveva il coraggio di dire che ci vedeva i battiti cardiaci. Ma questi sono casi limite.
      3. Fare una magnetocardiografia a costi contenuti. Il vantaggio rispetto a misurare la tensione elettrica tra due punti è che hai una misura diretta della corrente che fa pulsare il cuore e non devi dedurla dalla tensione tra più punti.

      8 Dicembre 2018
    • Mauro said:

      La tua spiegazione del punto 3 per un fisico o un ingegnere (ingegneri gestionali esclusi, chiaramente 😉 ) è chiara… ma per gli altri rischia di essere incomprensibile.
      Dovresti semplificarla, chiarirla un po’.

      8 Dicembre 2018
    • mattia said:

      no, vabbe’… ci metto secoli a spiegarla…

      8 Dicembre 2018
    • Mauro said:

      Ma hai detto che ora ti prendi un po’ di riposo, quindi i secoli a disposizione li hai 😉

      9 Dicembre 2018
    • Raoul Codazzi said:

      Recentemente mi sono trovato ad avere problemi di extrasistolia. Ho letto da qualche parte che si tratta di una disfunzione elettrica del cuore (molte volte è benigna, altre maligna). Nel mio caso ho notato che peggiora se penso a mia suocera e migliora se penso ad Angelica Heart. Il 18 Dicembre, che è tra due martedì, farò un Holter dinamico; in quell’occasione mi leverò lo sfizio di chiedere al medico cosa ne sa di magnetocardiografia.

      Nel frattempo ti faccio i complimenti e ti ringrazio per le risposte.

      9 Dicembre 2018
    • mattia said:

      in quell’occasione mi leverò lo sfizio di chiedere al medico cosa ne sa di magnetocardiografia.

      quasi sicuramente niente. A livello medico non ci siamo ancora arrivati, mi sembra forse dieci anni fa fecero qualche esperimento in giappone con degli squid (quei sensori criogenici di cui parlavo prima) ma poi abbandonarono tutto proprio per la complicazione.
      È una cosa ancora in fase embrionale. Tieni presente che i medici di solito conoscono cose che ormai sono ben solidificate. Il campo medico è uno di quelli che ha le costanti di tempo maggiori nell’adottare le novità. È difficilissimo schiodarli dai loro metodi e strumenti.
      A meno che non sia un medico che fa ricerca in questa nicchia è estremamente improbabile che ne sappia qualcosa.

      9 Dicembre 2018
    • Raoul Codazzi said:

      Mauro, ti ho mai detto che sono un mancato ingegnere gestionale 😀
      Dai che si capisce benissimo

      9 Dicembre 2018
    • Mauro said:

      @Raoul

      Vade retro Satana!!!

      Battute a parte: tutti quelli che ho conosciuto io qui in Germania erano molto più vicini a un laureato in economia che a uno in ingegneria.

      9 Dicembre 2018
  6. Shevathas said:

    Tanti Auguri.

    9 Dicembre 2018
  7. Massimo Garavaglia said:

    Complimenti, sembra tu ci sappia fare. Mi sento di fare un parallelo tra la circostanza che descrivi e un rapporto sessuale di quelli giusti: incertezza, eccitazione a mille, piacere profondo ed infine appagamento completo. Non è sempre questo che si cerca nell’attività scientifica?

    10 Dicembre 2018
    • mattia said:

      no, vabbe’, scopare è più divertente.

      10 Dicembre 2018
  8. Vincenzo said:

    Complimenti !!!

    10 Dicembre 2018
  9. Federico V. said:

    Quando, più o meno, di potrà leggere la documentazione?
    Ne darai notizia? Sarà pubblica? Si potrà sapere che sensori hai usato?

    10 Dicembre 2018
    • mattia said:

      Quando, più o meno, di potrà leggere la documentazione?

      8-9 mesi, dipende dai tempi di pubblicazione

      Sarà pubblica?

      be’, sì… ovviamente… che faccio, tengo i dettagli per me? Pubblicare è parte del mio lavoro (e determina il mio stipedio): sarei folle a non pubblicare.

      Si potrà sapere che sensori hai usato?

      certo, non potrei fare una pubblicazione in cui presento i risultati senza spiega come li ò ottenuti

      10 Dicembre 2018
  10. ava said:

    Ogni tanto capitano anche a me i ” momenti della verità”. Ad esempio ,la struttura starà in piedi? Tante volte lo sai già , altre volte però non è così semplice ed allora non è infrequente passare le notti svegliandosi per un calcolo che viene in mente, prendere in mano la calcolatrice, fare quattro verifiche di massima e tornare a dormire riprendendo alla mattina quanto lasciato a metà.
    Ricordo anni fa che c’era un edificio che ogni mattina si alzava di 10 cm ed ogni sera calava di 10 cm. Dopo lunghe analisi compresi che la causa era da ricercare da un lato nell’ oscillazione spaventosa del livello della falda ( 3 metri in un giorno) e dall’ altro dalla deformabilità della platea. Adesso non sto qui a raccontare tutta la storia , ma feci un modello complicato e alla fine riuscii ad imbroccare, con ogni livello di acqua, la deformazione precisa in ogni punto della platea; allora la committenza si convinse che avevo ragione, e presi il lavoro ( oltre a me c’erano anche altre cordate di ingegneri e geologi).
    Quando preparai le opere di rinforzo e staccarono le pompe francamente mi feci la notte in bianco perchè non tutti erano sicuri che sarebbero funzionate, anzi avevo molti detrattori .
    La mattina dopo comunque il fabbricato era bello che fermo.
    Farlo galleggiare un’ altra volta voleva dire buttar via centinaia di migliaia di euro di opere e di serramenti e finiture già posate.
    E invece è stato fermo , si è pure preso l’ allagamento qualche anno fa senza muoversi in modo sostanziale.

    E poi ovviamente con l’ acustica è sempre un ” momento della verità” perchè non si è mai veramente sicuri che la teoria corrisponda alla pratica; o meglio che l’ astrazione che facciamo corrisponda al fenomeno reale. ho visto ( o meglio sentito) cose che voi umani manco vi sognate….

    11 Dicembre 2018
  11. Mario said:

    Davvero interessante. Sarebbe bellissimo apprezzarne sviluppi futuri. È vero, ora per le magnetocardiografie e le magnetoencefalografie vengono usati gli squid ma è una branca della diagnostica ancora in stato embrionale. Tuttavia devo appuntare che l’utilizzo di uno strumento simile al tuo nel campo della medicina potrebbe aumentare la prevenzione di moltissimi infarti: alterazioni del campo magnetico del tessuto myocardico possono evidenziare diverse patologie.

    Ps. Saluti da Brn(ó)

    10 Aprile 2019

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