Operazione “piedi per terra” #3

Come dicevo nel post precedente affinché la rete stia in piedi non è sufficiente che ci sia l’energia disponibile sulla rete, deve esserci anche la struttura che la porta dove viene assorbita.

E qui inziamo a grattarci la testa. Perché i problemi che sorgono sono molti di più di quelli che le fangirl delle auto elettriche raccontano.

Ancora una volta, la rete deve stare in piedi sempre, non in media. Prendiamo un caso molto sfigato, ad esempio il classico fine settimana estivo da bollino nero in cui gli italiani partono per le vacanze.
Ci sono fine settimana in cui fino a 10 milioni di veicoli in italia escono di casa e s’incolonnano sulle autostrade.
È una quantità mostruosa di veicoli. Facciamo pure conto che tutti partano con le batterie cariche (accumulate lentissimamente nelle settimane precedenti alla partenza).
Il milanese che va a Riccione e si fa 340 km magari se farà in una tirata unica, ma se parte da Varese o se appena appena si spinge oltre a Riccione una sosta per ricaricare la farà, anche solo per avere un margine di sicurezza. Le fangirl dell’elettrico di solito a questo punto ti dicono: le batterie miglioreranno! aumenteranno la capacità!!!

Certo, le batterie miglioreranno, aumenteranno la capacità di carica, ma arriveranno a un punto in cui non avrà più senso aumentare l’autonomia se non con batterie che saranno drasticamente più economiche.
Perché non à senso fare batterie da 1000 km di autonomia se 1000 km li usi sono una volta all’anno quando vai a fare le ferie in Salento. Anche se la tecnologia rendesse possibile autonomie così elevate non avrebbe senso investire così tanto in un’auto con batterie così capienti se poi non usi mai quell’autonomia se non una volta all’anno (o due, contando quando torni a casa). Ripeto, a meno che domani le batterie non diventino talmente economiche da rendere il loro costo trascurabile.

Una o più pause per ricaricare le batterie le fai, dunque. Anche solo per avere un margine di sicurezza. Magari non la faranno tutti, magari il milanese che va a Riccione se la fa davvero tutta in un fiato. Ma tanti sicuramente si fermeranno a fare una ricarica alle batterie.
E qui viene il problema, perché in quei pochi giorni da bollino nero avrai milioni di veicoli che assorbiranno energia da un posto in cui normalmente non assorbono energia.

Il sciur Colombo tipicamente usa la sua macchinetta elettrica in Brianza e la carica… in Brianza. La rete di trasmissione e distribuzione gli porta l’energia lì in Brianza. Quando parte per fare le vacanze in Salento lui à ancora bisogno di energia ma gli serve altrove. Gli serve a Forlì, a Pescara, a Bari o in qualsiasi altro posto dove deciderà di fare la ricarica.

L’energia elettrica, purtroppo, non arriva a cavallo del magico unicorno. Servono linee di trasmissione, tralicci, trasformatori, sicurezze…. Il sciur Colombo quando è in Brianza è a posto perché ci sono tutte queste linee, tutti questi tralicci, tutti questi trasformatori che gli portano la potenza. Ma quando si trova in autostrada per andare al mare?
Be’, si dovranno costruire altre linee, altri tralicci, altri trasformatori per portare l’energia anche lì in quel punto dell’autostrada. Mi direte: ok, ma le automobili già vanno in autostrada, già ci saranno le linee che portano l’energia sulle autostrade.

Innanzitutto, ci saranno se verranno costruite (e ora non ci sono). Il problema principale però è un altro. Poniamo che su di un tratto di autostrada normalmente passino 1.000 veicoli al giorno. Tu cosa fai? Costruisci tutta l’infrastruttura per portare lì l’energia necessaria a caricare quelle mille vetture. Per due o tre fine settimana all’anno però dallo stesso tratto di autostrada passeranno 30 mila veicoli, non mille. Ebbene la struttura che avevi costruito per ricaricare energia a mille veicoli non basta più. Non basta neanche se consideri un margine di sicurezza del 100% che ti potrebbe consentire di caricare due mila auto.

Questo è un tipico caso di condizione peggiore. Per due o tre fine settimana all’anno ài un afflusso enorme di auto, molto superiore al traffico che ài tutto il resto dell’anno. E tu quelle auto devi caricarle.
Attenzione, non puoi dire “mettetevi in coda che vi carico con calma”. Non puoi farlo perché se inizi a mettere in coda le auto fai un ingorgo di proporzioni bibliche. Le auto devi ricaricarle tutte e devi ricaricarle in fretta, non puoi permetterti di fermarle perché la tua struttura è dimensionata per caricare solo mille auto al giorno.
Se vuoi evitare di bloccare l’intero paese devi fare in modo che su quella autostrada tu sia capace di caricare le trentamila auto al giorno che ti passano solo per quella manciata di giorni l’anno.

E tutto il resto dell’anno? Be’, ti tieni lì l’infrastruttura a far niente. Come spiegavo nel post precedente uno deve sempre mettersi nelle condizioni peggiori. Qui per gestire la situazione peggiore ài dovuto costruire una struttura enorme per trasmettere e distribuire l’energia elettrica sulle autostrade italiane durante i classici fine settimana da bollino nero, e poi il resto dell’anno usi solo una piccola porzione della capacità di quelle linee. Per evitare il collasso della rete autostradale ài dovuto creare linee che portano sulle autostrade del cento-sud italia tutta l’energia elettrica che normalmente va alle industrie del Nord, ài dovuto creare tutta la rete di distribuzione, mega aree di servizio dove fermare una quantità enorme di auto a ricaricarsi, enormi cabine di trasformazione… e poi di tutto ciò non fai niente per 359 giorni all’anno.

Su larga scala ài, in pratica, una enorme mole di carichi che normalmente stanno in una parte del paese e che per una piccola quantità di giorni si sposta in massa. Tu devi portargli l’energia sempre, anche quando si sposta. Le linee che portavano l’energia all’auto del sciur Colombo a Imbersago diventano inutili quando il sciur Colombo deve ricaricare l’auto a Forlì o a Pescara. Devi costruirne delle altre.
Puoi farlo? Certo, ma costa.
Ma soprattutto, visto che userai queste linee solo pochi giorni all’anno rientrerai dei costi per costruirle in tantissimo tempo. Ora, o la ricarica in autostrada costerà molto di più perché devi rientrare dell’investimento per costruire una struttura enorme che usi solo 6 giorni all’anno oppure spalmerai i costi su tutta la rete e tutta l’elettricità in media sarà più cara. Iniziamo a parlarne: che si sceglie?

Su piccola scala il problema si ripete. In italia ci sono tanti paesi che sono disabitati d’inverno ed esplodono d’estate quando arrivano i turisti. Immaginatevi tutti i turisti che arrivano a destinazione e devono ricaricare l’auto. Tutte le auto dei milanesi che arrivano in Romagna e si attaccano alla presa.
Non avrai l’urgenza di ricaricarli così velocemente come in autostrada, perché qui il peggio che ti può capitare è che il sciur Colombo con l’auto scarica deve lasciare l’auto all’hotel e non può muoversi, ma non crea un ingorgo in autostrada. Però prima o poi l’auto deve ricaricarla. Il problema qui è più spalmato sulla settimana, ma rimane. Tu dovrai costruire la rete che porta energia a migliaia automobili che arrivano nel tal paesino abruzzese a fare le ferie per poi non far nulla di tutta la struttura quando nel resto dell’anno nel paesino vivono solo due pastori e tre gommisti.

Su piccola scala temporale però il problema lo vediamo pure nel singolo giorno.
Il classico ragionamento da fangirl è infatti questo: durante la notte molte aziende chiudono quindi c’è disponibilità di potenza in rete. Io arrivo a casa, metto l’auto in garage, entro in casa a cenare con la mia famiglia, mi guardo un film in tv, mi faccio una ciulata e vado a dormire. Nel frattempo la mia auto con calma si carica.

Poniamo pure di avere questa potenza disponibile in rete perché molte aziende chiudono la sera e riaprono il mattino. Sì, la potenza c’è in rete… ma non è disponibile a casa tua. Se c’è un’azienda che di giorno assorbe 10 MW e di sera chiude quei 10 MW sono sì disponibili, ma solo alla presa elettrica dell’azienda, non alle prese elettriche dei garage dove vuoi ricaricare le auto con quei 10 MW a disposizione.
Prendete il classico caso di città con la zona residenziale in centro/periferia e col distretto industriale fuori città.  La potenza che di giorno alimenta le industrie di giorno devi prenderla e portarla in città per alimentare le auto di notte.
Devi quindi costruire tutta la rete di distribuzione che porta quella potenza dal distretto industriale dove è disponibile alla città. Devi costruire nuove linee, nuove cabine di trasformazione, aprire le strade farci passare nuovi cavi…
Il fatto che la potenza di notte sia disponibile sulla rete non significa che sia necessariamente disponibile dove serve a te.

Attenzione anche qui a quelli che la fanno facile, a quelli che dicono: sì, ma tento la ricarico lentamente. Dovete ricordarvi che dovete sempre mettervi nelle condizioni peggiori per fare il progetto, e dovete ricordarvi che sono finiti i dinosauri morti, quindi tutto il riscaldamento che in italia oggi si fa principalmente bruciando dinosauri morti dovete convertirlo in elettrico. Avrai tanti carichi elettrici domestici in più; ài voglia a dire, sì… mai io l’auto la carico lentamente. Se in tanti ricaricano l’auto lentamente avrai comunque un grosso flusso di potenza che normalmente non arriva al centro abitato.

Non puoi dirmi che non tutti caricano l’auto in contemporanea perché questo sarà pur vero per 300 giorni all’anno, ma nei restanti 65 giorni all’anno può darsi pure che per pura sfiga tutta la gente si metta ricaricare l’auto in contemporanea. In alcune occasioni è quasi deterministico. Considerate la notte tra la domenica e il lunedì quando i milanesi tornano dalla Valtellina e devono ricaricare l’auto per andare al lavoro il giorno dopo. Oppure una qualsiasi città italiana la notte dopo un rientro di massa dalle vacanze. Metti pure tutte le auto a caricare lentissimamente tutte assieme perché il giorno dopo bisogna andare al lavoro: avrai un enorme flusso di potenza verso la città che normalmente non avrai perché normalmente non attacchi tutti i carichi insieme.
Se sei stato bravo e ài ultradimensionato tutta la rete di distribuzione con un grande margine di sicurezza magari te la cavi. Ma ti mangi il margine di sicurezza, quindi te ne dovrai costruire sopra un altro. Altrimenti ti attacchi e ricrei la rete di distribuzione.

Ovviamente qui si entra nel campo delle singole situazioni che possono rendere la soluzione al problema più o meno semplice. Una città può trovarsi a poca distanza da una linea che porta energia a un distretto industriale fuori città.
Immaginatevi una linea che lambisce sia la città che il distretto industriale. In quel caso è “poco” problematico attaccarsi alla “backbone” (perdonatemi il termine) di energia.
Ma se il centro abitato è lontano dalla backbone di energia tutto diventa più complicato.

Questo problema poi lo ritrovi su tutti i livelli. I consumi elettrici in italia sono mostruosamente squilibrati: ci sono zone altamente industrializzate al Nord e zone del Sud dove l’industria è praticamente assente e i consumi elettrici sono molto più bassi.
Per esempio, in Lombardia si consumano circa 6.635 kWh/abitante all’anno (erano più di 7.000 prima della crisi). In Calabria sono 2.674 kWh/abitante, una differenza enorme. Quando però guardiamo i consumi domestici abbiamo 1.123 kWh/abitante in Lombardia e 1.042 kWh/abitante in Calabria.

Convertire tutte le auto in elettriche aumenterà i consumi elettrici domestici che sono simili su tutto il territorio nazionale. In proporzione i consumi saliranno di più al Sud che al Nord.
Prendete un calabrese che fa 10 mila km all’anno con la sua automobile. Se moltiplichi 10 mila km per 200 Wh al chilometro, sono 2.000 kWh. In pratica raddoppi i consumi elettrici domestici di una famiglia calabrese di due persone.
Ci saranno paesini calabresi dove arriva una linea che è destinata ad alimentare solo centri abitati che si troveranno a dover portare il doppio di quella energia perché ogni famiglia dovrà avere l’auto elettrica. Sei davvero così sicuro di riuscire a raddoppiare i consumi elettrici “spalmandoli” così bene da non aumentare nemmeno per un momento il picco di energia elettrica e contemporaneamente assicurare che compare Vincenzo possa accendere la sua auto il giorno dopo?
Puoi anche dirmi che quella potenza di notte è disponibile perché le aziende chiudono. Ma ora di giorno quella potenza la porti a Dalmine e di notte… non devi portarla da nessuna parte. Quando tutti i veicoli saranno elettrici quella potenza che di giorno porti a Dalmine di notte devi portarla al paesino calabrese dove compare Vincenzo deve caricare la sua autovettura.
La potenza c’è sulla rete, ma devi anche avere l’infrastruttura per portarla da una parte all’altra del paese. E l’infrastruttura deve reggere in ogni sua parte, in ogni suo componente, per ogni linea.
Dovrai prendere un enorme flusso di potenza che di giorno alimenta le industrie del Nord e portarlo di notte dai distretti industriali ai centri abitati del Nord e poi giù giù a scendere fino ai paesini calabresi.
Speri di farlo senza aumentare mai, nemmeno una volta il picco di potenza? Ok.

Questo post era per spiegare che non è sufficiente avere la potenza a disposizione in rete di notte o in un fine settimana estivo, devi anche portarla dove ài bisogno di caricare le auto elettriche. E quel dove è normalmente un altro posto rispetto a dove porti quella potenza. Più o meno lontano. Un posto dove quel carico normalmente non ce l’ài e ora sì. Un carico che in alcuni casi sfigati ti trovi solo pochi giorni all’anno e nel resto dell’anno la struttura è lì a prendere polvere. E in tutto questo la rete deve reggere in ogni sua minima parte. Sono problemi estremamente complessi che non puoi liquidare con frasettine sbrigative tipo “sì, ma tanto carico a piano/di notte” oppure “ma tanto non carichiamo tutti assieme“.

 

25 Comments

  1. ava said:

    domanda da ingnorante, ma molti di questi problemi non si risolverebbero con una efficiente catena di battery-swap e un’ adeguata riserva di batterie?

    27 novembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      considerando come vengono montate ora le batterie la vedo dura.
      Tieni presente che le batterie devono essere apprositamente protette dall’universo mondo altrimenti fai il kaboom. Riesci a fare in modo che siano anche facilmente e velocemente rimovibili?
      Dopodiché, dovrai sempre attrezzare aree enormi per fare questo scambio di batterie. Dovrai organizzare dei TIR che i giorni prima delle vacanze estive partono per il Sud italia e portano tonnellate di batterie da lasciare per giorni in depositi appositi per fare questi scambi. Poi dovresti riprendere queste batterie a fine estate e… metterle da qualche parte per il resto dell’anno. È comunque un problema logistico mica da ridere.

      27 novembre 2018
    • fgpx78 said:

      Stavo pensando la stessa cosa. Una batteria “standard” da poter montare e smontare sulle auto, distribuita nei “distributori” dove in 5 minuti si cambiano le batterie.
      Ovviamente, portata da TIR che funzionano a energia elettrica, ma i cui spostamenti possono essere previsti (come la necessaria disponibilità di batterie sulle autostrade, o nelle case per riscaldare in inverno).

      Un problema logistico gigantesco che probabilmente richiede uno sforzo più centralizzato (punti di ricarica batterie, distribuzione ai “benzinai”). A quel punto vienti di ricaricare le auto a casa. Vieti pure di metterci la presa, sulle auto. Così puoi anche tassare come carburante l’elettricità delle batterie auto…

      27 novembre 2018
    • mamoru said:

      leggevo che a taiwan hanno degli scooter con lo swap di batterie. scooter per tratte urbane servizio di una startup o giu di li. mica roba su vasta scala.
      anche i maker giapponesi pare stiano lavorando a stazioni di swap batterie. a quel punto presumo che le batterie non sono piu di proprieta’ e se mi capita un pacco fallato mi ripagano la carica o anche il danno di restare per strada?

      27 novembre 2018
    • Zhelgadis said:

      C’è un sacco da lavorare in entrambi i casi, ma se dovessi scommetterci un euro sopra direi che è più fattibile trovare una soluzione al problema del cambio batteria che non costruire una rete elettrica adeguata alla necessità.
      E’ ovvio che serve un salto tecnologico grosso su questo fronte, per andare bene dovremmo inventarci una batteria con densità energetica 10x quelle attuali perché per come siamo messi ora l’è dura.
      Però, come facevano notare altri, questo risolverebbe anche alcuni “problemucci” collaterali come quello dell’accisa sul carburante, di cui comunque gli stati non potranno fare a meno. Perché finché sono 4 gatti a non pagare l’accisa passi, e lo stato fa la figura “green” a basso costo, ma quando cominciasse ad essere anche solo un 10% del parco circolante cominceremmo a sentire pianto e stridore di denti dalle parti di via XX Settembre …

      28 novembre 2018
  2. ava said:

    https://www.dmove.it/news/nio-prova-la-strada-del-battery-swap-pronte-18-stazioni-per-piu-di-2-000-km su Internet si parla di batterie sostituibili in pochi minuti già da oggi con un sistema automatizzato . A quanto pare, in Cina un’ azienda ha già preparato 18 stazioni per il cambio rapido, anche Tesla aveva valutato l’operazione ma poi essendo sostanzialmente una azienda comandata da un pirla non se ne è fatto nulla e hanno preferito mettere in vendita un lanciafiamme. Per il resto, è vero che devi spedire in giro tir su tir di batterie: cosiccome oggi ci sono tir su tir di autocisterne. Secondo me , se si vuole sviluppare seriamente un sistema di auto elettriche l’ unica possibilità concreta è quella con il battery swap., sempre che sia effettivamente possibile garantire il servizio. https://www.alvolante.it/news/nio-prima-stazione-sostituzione-delle-batterie-357406

    27 novembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      A quanto pare, in Cina un’ azienda ha già preparato 18 stazioni per il cambio rapido

      Rimane la mia domanda: puoi fare il cambio veloce garantendo che le batterie siano adeguatamente protette?

      Per il resto, è vero che devi spedire in giro tir su tir di batterie: cosiccome oggi ci sono tir su tir di autocisterne

      Con una densità energetica molto superiore però.

      27 novembre 2018
  3. claudio said:

    sfondi porte aperte come la domenica nel concessionario.
    E’ circa un decennio che vengo deriso e sbeffeggiato sui vari forum e social.
    Soprattutto dai grillinidi. Dopotutto, dicono, che ci vuole a tirare un cavo? Non riesci mai a far notare che “cavo” non e’ quello che e’ attaccato alla lampada del comodino ma e’ una trifase con cavi grossi come un braccio. Mi danno del pazzo.
    Se provi a citare la maledetta legge di ohm ti dicono che “troveranno un modo” e poi i cavi ci sono gia’: vedi? la luce si accende!
    Se gli fai notare che il liceo ed economia non ti preparano alla tecnologia e forse un elettrotecnico qualcosa in piu’ ne dovrebbe sapere partono con “cosi che stanno studiando” ed e’ inutile, ovviamente, chiedere cosa e dove. Il pessimo TV 4k insegna: non ci sono limiti.

    Negli anni ho scritto le stesse, maledette, cose, dopotutto il giretto domenicale e’ esplosivo. Soprattutto per quelle piccole come la clio elettrificata che DEVONO caricarsi la sera con sicumera se il giorno dopo sono in uso.
    due dei tanti post, noterai che gli scenari piu’ profondi (come i luoghi di villeggiatura che devono divenire attrezzati) sono gli stessi.

    La cosa che mi sembra che non citi rispetto alle mie sbroccate e’ il costo dello spazio: se il veicolo deve essere caricato, e nelle localita’ di villeggiatura si paga gia’ uno sproposito a 2 cifre per poche ore di parcheggio, cosa costa uno spazio da ricavarsi per la ricarica?
    Su due piedi direi che a milano o ortisei come alle 5 terre l’area occupata dalla “colonnina” costi piu’ dell’energia che verra’ introdotta nell’auto. Oppure facciamo degli interporti appena fuori citta’ collegati con bus? Ma a quel punto non e’ meglio usare il treno?
    L’unica auto full eletrica zalza e’ il treno. Ed esiste gia.

    http://allarovescia.blogspot.com/2017/07/auto-elettriche.html
    http://allarovescia.blogspot.com/2018/01/carica-rapida-auto.html

    27 novembre 2018
    Reply
    • Mauro said:

      come alle 5 terre

      Adesso ti salteranno su dicendoti che in 3 delle 5 Terre tanto in macchina non ci puoi andare, qualunque tipo di motore tu abbia, quindi lì il problema non si pone 😉

      27 novembre 2018
  4. mamoru said:

    quello che non capiranno mai e’ la densita’ energetica dei combustibili fossili. la loro estrema compattezza e il fatto che i singoli punti di disteibuzione non rischiano di mettere in crisi l’intera rete ne di disturbarla con armoniche a cazzo o picchi di assorbimento paurosi.

    27 novembre 2018
    Reply
    • fgpx78 said:

      Ero, ma qui si sta ipotizzando un mondo in cui i combustibili fossili sono finiti. Quindi bene che sono facili e comodi da usare, ma se non li hai più devi trovare una alternativa… 😉
      Il nucleare ad esempio sarebbe una delle ipotesi per coprire il fabbisogno di energia. Posto che ora le centrali 3+ hanno bisogno ancora di molto “combustivile” (e producono molte scorie) le centrali di 4ta generazione potrebbero sopperire all’ammanco di combustibile fossile, in modo similare alle centrali a carbone attuale (per i problemi che citi)

      27 novembre 2018
    • mamoru said:

      si ma se non si capiscono le questioni di base tanto vale discutere di far andare le macchine a molla. in fondo basta avere una molla abbastanza grossa… giri la chiave quel migliaio di volte poi via. e niente stazioni di carica.
      problem solved. 🙆

      27 novembre 2018
  5. brain_use said:

    E qui torniamo alla vexata quaestio: è pur vero che i dinosauri morti inquinano, puzzano, comportano un motore meccanicamente complesso e ad alta manutenzione, ma permettono di “portarsi dietro” in una cinquantina di kg di materiale (oltretutto facilmente e rapidamente rimpiazzabile) una quantità di energia disponibile che le batterie si sognano e si sogneranno per un bel pezzo.
    Credo che, se non si arriva alle citate batterie drasticamente più economiche non ci sia grande via d’uscita.

    27 novembre 2018
    Reply
  6. Enrico said:

    Esco un po’ dal seminato.

    Salvo tecnologie disruptive che potrebbero sempre saltar fuori, non si può sperare di sostituire tout-court l’auto a benzina con quella elettrica senza ripensare completamente il paradigma della mobilità. Provo a spiegarmi partendo dal presupposto che l’intero parco auto sia già elettrico.

    Come tu scrivi, non ha senso tirar su un’infrastruttura enorme che copre ogni picco di richiesta se poi 359 giorni all’anno siamo sì e no al 30% di utilizzo. Di conseguenza quello che dovrebbe cambiare è il concetto di possesso dell’auto la quale, in una società opportunamente educata e sensibilizzata, dovrebbe passare da bene simbolo a un semplice bene fungibile , proprio come il denaro.
    Se decido di andare in vacanza a Santa Maria di Leuca non mi sparo 1200 km da Lugano con la mia auto elettrica ma utilizzo un ben più efficiente aeromobile che mi porta a Bari dove prendo un’auto a noleggio a prezzi umani.
    Ipotizzerei addirittura a costi irrisori perchè non ci sarebbe bisogno di parchi auto fermi pronti da essere noleggiati ma io che scendo in Puglia potrei lasciare la mia auto a Lugano o Milano e prendere l’auto di compare Vincenzo a Bari che a sua volta prenderebbe l’auto di Herr Minio Ottone a Berlino e così via.

    Anche qui ci sarebbero problemi logistici, ad esempio io dovrei accettare di andare da Lugano a Milano e lasciare l’auto lì mentre compare Vincenzo deve partirsene da Gallipoli per andare a lasciare l’auto a Bari e così via; stessa cosa per il ritorno e, ancora, l’auto che trovo a Bari deve essere idonea per 5 persone, ecc. Inoltre il tutto presuppone un efficiente, rodato e capillare sistema di trasporti pubblici integrati almeno a livello nazionale, meglio ancora se europeo (elamadoooonna!).
    In un contesto del genere la IA potrebbe essere realmente d’aiuto senta tirar su reti elettriche presunte smart ma con bassa tolleranza all’errore.

    Se dovessi pensare ad un utilizzo efficace dell’auto elettrica lo penserei così. Ragionamento fantasioso, sono d’accordo, ma è anche fallace?

    27 novembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Anche qui ci sarebbero problemi logistici, ad esempio io dovrei accettare di andare da Lugano a Milano e lasciare l’auto lì mentre compare Vincenzo deve partirsene da Gallipoli per andare a lasciare l’auto a Bari e così via; stessa cosa per il ritorno e, ancora, l’auto che trovo a Bari deve essere idonea per 5 persone, ecc. Inoltre il tutto presuppone un efficiente, rodato e capillare sistema di trasporti pubblici integrati almeno a livello nazionale, meglio ancora se europeo (elamadoooonna!).

      Guarda, io vivo da anni senza automobile e mi faccio 2000 km al mese solo contando i viaggi lunghi. Viaggio con mezzi pubblici e quando non posso prendo in affitto un’automobile.
      Ovviamente dobbiamo ripensare il sistema di trasporto, ma nel profondo. Perché se è vero che io posso prendere un’auto a noleggio sul posto ciò non toglie che alcune regioni si popolano solo d’estate. A quel punto non puoi pensare che le auto dei locali riescano a sopperire un carico aggiuntivo di richieste dovuto ai turisti.
      Allora dovrai sviluppare un sistema forte di trasporto pubblico locale che rende meno necessario l’uso dell’auto.

      Comunque vogliamo metterla resta il fatto che rimane un sistema di trasporto diverso da quello che abbiamo ora.

      27 novembre 2018
    • mamoru said:

      un poco come il comunismo: e’ bellissimo, peccato ci sia solo da metterlo in pratica per davvero.
      dal momento che il possesso dell’auto non e’ piu necessario su scala nazionale lo stato le entrate che verrannoa mancare su chi le o cosa le fara’ gravare?
      e’ il solito discorso che se il car sharing lo usano 10 persone e’ un conto. 10 milioni cambia le carte in tavola anche al fisco e qualcuno potrebbe non gradire e tanti saluti al economico, smart, on demand etc.
      ma a noialtri manca la vision.

      27 novembre 2018
  7. void said:

    Avevo letto che Toshiba (o Mitsubishi, non ricordo) stava sviluppando dei mini reattori nucleari da pochi megawatt. Basterebbe piazzare uno di questi in ogni benzinaio e il problema sarebbe… la radiofobia della gente.

    27 novembre 2018
    Reply
    • Mauro said:

      All’inizio era Mitsubishi (se poi ci si è messa anche Toshiba non so). Ma idee simili, anche se non proprio così mini come in Giappone (ma comunque molto più mini delle centrali classiche), si stanno sviluppando anche in Russia e Canada.
      E queste sono le notizie che ho io, ma ho lasciato il settore energetico nel 2015. Magari in tempi recenti ci si è buttato anche qualcun altro.

      27 novembre 2018
  8. Mauro said:

    Una piccola, banale, ma necessaria aggiunta: anche mettendo che tu metta su la rete in tutto il paese che ti permetta di rifornire tutti dappertutto… la rete necessita manutenzione. Anche quanto non deve caricare nessuno. È vero che tutto sommato la rete elettrica necessita di meno manutenzione di altre infrastrutture… ma appunto, solo meno, non nulla. E la richiede sia nei momenti di picco che in quelli morti (anzi la fai più efficientemente nei tempi morti). Ma questo gli idolatri del sistema lo dimenticano: per loro l’unico – eventuale – problema è l’installazione. Dopo non serve fare più nulla.

    27 novembre 2018
    Reply
    • mamoru said:

      qua in giappone sono andati a fuoco degli elettrodotti dopo una 30ina d’anni di servizio per via dell’isolamento degradato.tanto per dire.

      27 novembre 2018
  9. mamoru said:

    gente come superattivo quante bufale su fukushima ha smontato?
    la nuova religione che poi e’ solo un essere malthusiani del 2018 prevede tutto elettrico e tutto pulito e rinnovabile.
    poi anche l’uranio finisce e a quel punto che fai?
    e quando il sole diventera’ una gigante rossa i pannelli dove ce li mettiamo? e’ solo una questione di tempi ma alla fine ne usciamo tutti morti.

    27 novembre 2018
    Reply
    • Enrico said:

      Ti rispondo qui al tuo commento sul comunismo.

      Forse non mi sono spiegato bene ma l’auto continuerebbe ad essere nel nostro garage esattamente come è adesso e le tue obiezioni sui mancati introiti per lo stato non hanno ragione di esistere.
      Quello che dovrebbe cambiare è l’agilità mentale di lasciare la macchina liberamente usufruibile da terzi. Non è comunismo, l’auto sostanzialmente resta mia e me la scelgo io MA se non la uso per determinati periodi (vacanze, viaggi di lavoro, ecc.) ne lascio “libero” uso agli altri così come gli altri lasciano la loro auto a me.

      Ci sono presupposti ben chiari: a partire da adesso bisognerebbe educare alla condivisione dell’auto, al rispetto dei beni altrui, alla mobilità sostenibile (l’ho detto!), all’uso dei mezzi pubblici, ecc.

      Pura fantasia, almeno per questo secolo!

      28 novembre 2018
  10. ava said:

    Un’ osservazione ancora sulle batterie sostituibili, non so come funzionino meccanicamente quindi prendetela on le pinze, ma proporrei questo: ogni veicolo di grandi dimensioni ha un posto per una batteria in più .
    Quando arrivi ad un distributore / stazione di cambio e fai il cambio batteria , puoi proporre una stazione di arrivo . A questo punto il gestore ti carica in macchina una batteria in più ; quando arriverai alla stazione di arrivo , il distributore
    tratterrà la batteria extra che ti porti dietro, scontandoti qualcosa dalla ricarica. IN questo modo, molto del trasporto delle batterie avverrebbe automaticamente con un costo addizionale abbastanza basso . è solo un’ ipotesi per carità… ma secondo me sarebbe da valutare. Inoltre leggo che ci sono le prime batterie con autonomia 1000 km; a questo punto una famiglia che va al mare avrebbe autonomia per gestire settimanalmente la ricarica del veicolo e molti dei problemi dei picchi di richiesta in punti sfigati della rete sarebbero ridotti. Poi oh, io non squirto per l’ elettrico,però trovo che il problema sia estremamente interessante da un punto di vista gestionale ed ingegneristico 😉

    28 novembre 2018
    Reply
  11. am said:

    d’ accordissimo con voi dell’ infattibilità allo stato attuale.
    certo bisogna pur ammettere il graduale cambiamento della mobilità , l’evoluzione del concetto di città in grandi agglomerati e il possibile cambio delle forme di approvvigionamento di energia.
    Da qualche parte bisognerà pur iniziare.
    Gli impulsi stanno facendosi anche pressanti, tipo l’abbattimento di emissioni in città che dovrebbe iniziare toccando i piccoli mezzi da lavoro.
    vedremo tra una decina di anni…forse

    28 novembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      d’ accordissimo con voi dell’ infattibilità allo stato attuale.
      certo bisogna pur ammettere il graduale cambiamento della mobilità , l’evoluzione del concetto di città in grandi agglomerati e il possibile cambio delle forme di approvvigionamento di energia.
      Da qualche parte bisognerà pur iniziare.
      Gli impulsi stanno facendosi anche pressanti, tipo l’abbattimento di emissioni in città che dovrebbe iniziare toccando i piccoli mezzi da lavoro.
      vedremo tra una decina di anni…forse

      ài saltato la premessa del post iniziale.

      29 novembre 2018

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