No, non puoi fare una norma che dà precedenza alla violenza sulle donne

Questo tizio oltre a far finta di fare il presidente del consiglio dei ministri sarebbe pure un avvocato. E non si rende conto che una norma del genere sarebbe palesemente incostituzionale.

Non puoi fare una legge che dà una “corsia preferenziale alle denunce” o “indagini più rapide” quando la violenza è contro una donna. Una legge del genere verrebbe smontata in due secondi dalla corte costituzionale.

I tecnici che scrivono le norme su incarico dei politici queste cose le sanno bene. Non a caso tutte le norme che sulla stampa vengono strombazzate come “contro la violenza sulle donne” poi nel testo non parlano mai di violenza sulle donne, ma di violenza “di genere”.
Tu puoi dire che è una legge contro la violenza sulle donne nelle motivazioni, o quando dici che finanzi le associazioni contro la violenza sulle donne, ma quando si arriva al succo, quando si arriva ai diritti, alle procedure… be’, non puoi fare alcuna distinzione tra uomo e donna.

Se vi ricordate quanto il Parlamento approvò la legge sullo stochin (che poi in realtà si chiama atti persecutori) venne  presentata come legge per difendere le donne dagli uomini molesti che le perseguitano pedinandole, facendo la posta sotto casa, facendo telefonate continue…
Venne fatta passare come legge per la difesa delle donne, ma dentro l’art. 612bis c.p. non c’è alcun riferimento al genere femminile. Come è ovvio che sia, perché non puoi punire solo chi perseguita le donne.

Lo stesso vale per qualsiasi altra norma. Sul HuffPost esce questa insigne giurista a dire (evidenziazione mia):

Mi permetto sommessamente di segnalare al Presidente Conte al vicepremier Salvini e ai Ministri Bongiorno e Bonafede che l’articolo 132-bis delle disposizioni di attuazioni del codice di procedura penale, alla lettera a-bis, introdotta dalla legge contro la violenza nei confronti delle donne (l.119 del 2013), prevede già che nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi sia assicurata la priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e violenza sessuale di gruppo.

Ma non è così.
La legge 119/2013 non è una legge contro la violenza nei confronti delle “donne”, bensì contro la “violenza di genere”.
Basta leggere in alto qui.
Infatti l’articolo 132bis delle disposizioni di attuazioni del codice di procedura penale dice sì che c’è la priorità per reati come la violenza sessuale, ma non solo per donne, per tutti. Anche se la violenza sessuale è fatta ai danni di un uomo, per esempio. E sì, la violenza sessuale contro gli uomini esiste.

Una legge che dà priorità alle denunce e alle indagini quando la violenza sessuale è ai danni di una donna rispetto a quando la vittima è un uomo sarebbe incostituzionale. Infatti anche nel caso citato dall’insigne giurista non è così, visto che vale per tutti, uomini e donne.

Io sono molto curioso di vedere il testo che uscirà dal consiglio dei ministri di domani e vedere come fanno a scrivere che la precedenza viene data alle denunce e alle indagini quando la violenza è sulle donne.
Andrà a finire che scriveranno una norma generica come è sempre stato.

 

7 Comments

  1. ava said:

    e per forza faranno una legge generica . D’altro canto Conte non può parlare di violenza “di genere” perchè quello è il lessico del PD dal quale ci si deve staccare a tutti i costi ;” violenza sulle donne” invece è lessico populista. Anche se nella sostanza, sarà ” di genere”. Dubito che abbia scelto le parole alla cazzo come il tipico giornalista dell’ huffinghton.

    26 novembre 2018
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  2. Davide said:

    Che poi non capisco perché la violenza di genere dovrebbe avere una corsia preferenziale: perché dovrebbe essere peggio fare violenza a uno per il suo “genere” ( poi voglio vedere come lo dimostri) piuttosto che per qualunque altro motivo? E se uno fa violenza a un altro per i soldi? O perché ha un grosso naso? O nemmeno lo sa perché? Inoltre, cosa diavolo è la violenza di genere? Secondo il mainstream mediatico (o meglio, meinstrim), qualunque violenza fatta da un uomo a una donna è violenza di genere…

    26 novembre 2018
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    • ava said:

      concordo, non capisco perchè un crimine di genere sia più odioso di un crimine per soldi, per dire…

      26 novembre 2018
  3. Davide said:

    concordo, non capisco perchè un crimine di genere sia più odioso di un crimine per soldi, per dire…

    Esatto, e inoltre non è così chiara la definizione di “crimine di genere”…
    (Spero di essere riuscito a fare la citazione per bene, ossia col corsivo e solo sulla citazione)

    27 novembre 2018
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  4. Shevathas said:

    Quello che a me piace delle femministe è che credono di poter commutare fra “bulldozer” e “bambola di cristallo” a seconda delle convenienze. Una delle obiezioni alla legge “pillon” che più mi ha fatto ridere è che si sarebbe richiesto alle madri separate di presentare un rendiconto. Il presentare un rendiconto era mostrato come una “mission impossible”; la madre dovrà raccogliere gli scontrini e fare le somme… ommioddio…
    E la domanda, da maschio bianco imbevuto di cultura patriarcale, che mi pongo è: chi, ambisessi, assumerebbe una persona incapace di fare un rendiconto per qualche lavoro che richieda almeno un minimo di concetto? E non potrebbe essere questa una causa della differenza di retribuzione media fra uomini e donne?

    27 novembre 2018
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    • Davide said:

      Shevathas, grande intervento: quoto tutto! 😄

      28 novembre 2018
  5. Andrea Occhi said:

    La lettera della legge sarà anche neutra, ma la sua applicazione non lo è, perché i centri antiviolenza per gli uomini si contano sulle dita di un paio di mani, e quelli finanziati dallo stato sono ancora di meno e perché i finanziamenti statali (tanti) vanno praticamente solo ai centri che ospitano donne.

    Quindi, facciano una legge smaccatamente femminista, e se la vedranno bocciare al primo ricorso in Corte Costituzionale (sempre che il PdR la promulghi)…

    29 novembre 2018
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