Al gabinetto con buona creanza

Qualche giorno fa ò detto a una mia amica che andavo un attimo al gabinetto e lei si è messa a ridere:

– mmmm… che cosa c’è da ridere?
– la parola gabinetto
– e…?
– non la sentivo usare dalla seconda asilo

Che poi suppongo fosse la seconda elementare, ché la persona in questione à fatto l’asilo nella Repubblica socialista cecoslovacca e à iniziato le elementari a Brescia. Magari avrei dovuto dire “scecc, vo al cess” o in qualsiasi altro modo si dica in bresciano.

Ieri sera parlando con fgpw78 ò esclamato “un po’ di buona creanza!” parlando di un indiano che non mi à nemmeno offerto un caffè quando ero suo ospite.

– credenza?
– no, creanza
– ma come cazzo parli?

Spiegatemi un po’ voi, davvero le espressioni “buona creanza” e “gabinetto” vi sembrano così desuete da suscitare l’ilarità in chi le ascolta? A me sembrano parole normalissime.

15 Comments

  1. Carlo said:

    Sono normali, tranquillo.
    Gabinetto forse è poco usato (ma non conosco nessuno che non ne conosca il significato) ma creanza dovrebbe essere nel vocabolario di ogni italiano che ha finito la terza secondaria di primo grado (come piace dire oggi, io preferivo media).

    16 novembre 2018
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  2. Lela said:

    Parole normalissime.
    Non sei tu quello strano, è il livello medio intorno a te che si sta progressivamente abbassando. In ufficio da me è drammatico 🙁

    16 novembre 2018
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  3. Renzo Ragni said:

    Sarà che ho una certa età, ma mi sembrano normalissime. Ne uso di ben più desuete.

    16 novembre 2018
    Reply
  4. fgpx78 said:

    Questo fgpw78 mi sta simpatico.

    16 novembre 2018
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    • Massimo Garavaglia said:

      Preso dalle Cosmicomiche per caso?

      16 novembre 2018
  5. Mauro said:

    Creanza è sì desueta (in una situazione come quella che descrivi uno oggi userebbe educazione, anche se non è proprio la stessa cosa di creanza) , ma gabinetto proprio per niente. È la parola più comunemente usata in Italia per indicare il cesso.

    16 novembre 2018
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  6. Zeno said:

    E che termine suggerirebbe per dire cesso con creanza? Ritirata? Wicì? Tualet? Vado ad espletare una funzione fisiologica?
    Comunque opto per la spiegazione di Lela, a cui aggiungerei i vari lavaggi del cervello che ti fanno insegnanti prima e giornalisti poi. Figurati che la mia maestra ci aveva insegnato che era molto brutto usare la parola”incinta”. Se quella ragazza ha avuto una maestra che strillava quando qualcuno diceva gabinetto, chiaro che ha smesso di dirlo.
    Comunque m’è tornato in mente che fino agli anni 80-90 alla stazione dei bus di Trieste c’era scritto latrine, che a me faceva venire in mente le Sturmtruppen.

    16 novembre 2018
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    • mattia said:

      E che termine suggerirebbe per dire cesso con creanza? Ritirata? Wicì? Tualet? Vado ad espletare una funzione fisiologica?

      Bagno.
      Che per me, abituato al ceco ora, suona strano.
      In ceco c’è una parola per il bagno dove effettivamente ci si bagna (“koupelna” da “koupat se”). Poi c’è un’altra parola (záchod) dove vai a urinare e defecare. Ché nelle case ceche sono due locali separati, sempre.
      In italia sono lo stesso locale quindi dicono “bagno” anche se uno va al gabinetto perché ci si lava e si defeca/urina nello stesso locale. Ma a me fa stranissimo sentir dire che si va al “bagno” quando uno non va a bagnarsi.

      16 novembre 2018
    • Massimo Garavaglia said:

      Beh, a dir la verità uno dovrebbe “bagnarsi”. Dopo aver defecato/urinato. Quindi è più logico avere tazza, bidet e lavandino nello stesso locale (continuo a non capire come si possa fare senza bidet…). Che poi in Italia, almeno nei “gabinetti” pubblici la legge, mi sembra, prescriva che la tazza stia in un locale separato della stanza da bagno o almeno dietro ad un muretto a mo’ di quinta.

      16 novembre 2018
  7. Luca said:

    Io ricevo spesso sonore risate in faccia quando dico FAGIUOLI. Ma se devo essere sincero, un po’ fa ridere anche me.

    16 novembre 2018
    Reply
  8. kheimon said:

    Prova “ricettacolo”. A quanto pare è qualcosa di sconvolgente.

    16 novembre 2018
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  9. Raoul Codazzi said:

    Bah, io ho trovato del tutto normali le reazioni della tua amica cecoslovacco-bresciana e di fgpw78/fgpx78.

    Noi siamo costruiti per essere sensibili alle variazioni (come tutti i viventi). E lo siamo in tutti i campi. Quindi quando senti, anche dal punto di vista del linguaggio, termini che abitualmente non ti circondano scatta qualcosa. In questo caso le osservazioni delle due persone sopra.

    Nella lingua parlata la mia esperienza è che “creanza” ha cominciato a divenire meno frequente nel passaggio tra la generazione dei miei nonni e quella dei miei genitori; “gabinetto”, invece, ha cominciato a perdere di frequenza nel passaggio tra la generazione dei miei genitori e la mia. Dato che cito la mia personale esperienza devo per forza di cosa contestualizzarla anche dal punto di vista spaziale: Milano. Inoltre io sono del 1970.

    Se invece guardiamo alla lingua scritta le cose vanno in maniera un po’ diversa. Possiamo usare Ngram Viewer per tracciare i termini “creanza” e “gabinetto” tra il 1800 e il 2008.

    Qui i risultati per “creanza”:
    https://books.google.com/ngrams/graph?content=creanza&case_insensitive=on&year_start=1800&year_end=2008&corpus=22&smoothing=3&share=&direct_url=t4%3B%2Ccreanza%3B%2Cc0%3B%2Cs0%3B%3Bcreanza%3B%2Cc0%3B%3BCreanza%3B%2Cc0

    Qui i risultati per “gabinetto”:
    https://books.google.com/ngrams/graph?content=gabinetto&case_insensitive=on&year_start=1800&year_end=2008&corpus=22&smoothing=3&share=&direct_url=t4%3B%2Cgabinetto%3B%2Cc0%3B%2Cs0%3B%3Bgabinetto%3B%2Cc0%3B%3BGabinetto%3B%2Cc0%3B%3BGABINETTO%3B%2Cc0

    Come vedete le dinamiche sono differenti rispetto al parlato, anche se la tendenza generale è la stessa.

    Credo non ci sia nulla di strano nell’osservare che “creanza” e “gabinetto” sono oggi poco diffusi. Sono parole certamente normali (cioè note a tutti), ma altrettanto certamente meno diffuse di altre. Sono decenni che non sento più qualcuno dire “vado al gabinetto”. Si dice praticamente sempre “vado in bagno” (“al” bagno quando si comincia a scendere di latitudine).

    Pertanto non ci farei su le considerazioni di Lela e Zeno sull’abbassamento del livello medio della popolazione.

    Poi c’è invece tutta la questione della sostituzione di certi termini con altri perché i primi sono ritenuti offensivi o poco eufonici. Qui sul blog se ne è parlato in varie occasioni. Un processo di edulcorazione della lingua che caratterizza il pirlismo funzionale del nostro tempo. Non si può più dire “negro” perché è offensivo. Si tende a non dire “gabinetto” perché non è bello. Così come lo “spazzino” va chiamato operatore ecologico, ecc. Il più delle volte non lo si fa nemmeno in modo consapevole, ma lo si fa per inerzia.

    La tendenza ad addolcire certe parole ritenute offensive (nei confronti di altre etnie, minoranze o di gruppi sociali specifici) è comune un po’ a tutti i Paesi europei moderni, anche se con intensità diversa. Invece le sostituzioni di altri vocaboli, come appunto gabinetto/bagno, è molto più circoscritta. Nel mondo baltico, che è quello che io conosco meglio, cose di questo tipo non se le sognano nemmeno.

    Possibile che ciò possa dipendere dall’influenza di un certa visione della religione, in particolare di quella cattolica. Laddove non vi è stata o non vi è una visione della religione fortemente imperniata sull’idea di peccato* certi fenomeni sono assenti o molto poco sviluppati. Prendiamo il caso delle bestemmie (scusate se vado un po’ OT). Queste sono diffuse in modo particolare in lingua Italiana e – in modo quasi simile – in lingua spagnola (già molto meno in quella francese). Ma il fenomeno delle bestemmie è praticamente sconosciuto in Paesi come il Regno Unito, la Scandinavia, Polonia e Lituania (entrambi cattolici, ma con un cattolicesimo non ossessionato dall’idea di peccato e sporcizia del sesso), Finlandia ed Estonia. In questi ultimi due la parola più offensiva è perkele/perse che praticamente equivale a citare il Diavolo.

    Una cosa che si nota praticamente sùbito in molti (forse tutti) Paesi ex sovietici è il bagno delle abitazioni multi-piano (che hanno un nome specifico che adesso non ricordo). Come dice Mattia il gabinetto è un vero e proprio gabinetto, cioè una piccola cabina con il solo water. Di fianco c’è il bagno, con lavabo e vasca. Questo stile costruttivo è un marchio di fabbrica. L’abitazione ad Haapsalu della mia ex fidanzata estone, quella a Tallinn di sua sorella, la nostra a Vilnius hanno lo stesso identico blocco: il gabinetto a sinistra e – adiacente a destra – il bagno. Sono identiche persino le dimensioni dei locali. Altro particolare: i tubi del’acqua calda del bagno entrano nel gabinetto e in entrambi i locali non sono murati, ma esterni, affinché li si possa usare d’inverno anche per riscaldare (nei bagni non ci sono i caloriferi).
    Questo nelle case d’origine. Chi invece costruisce case nuove o fa ristrutturazioni tende a unificare gabinetto e bagno e a volte mette anche il bidet (ma sono casi rari).
    Mattia, qui mi piacerebbe sentire da te se questo capita anche lì in Repubblica Ceca.
    Come sempre ci sono i pro e i contro. Uno dei pro è che, la mattina, chi va a fare la cacca non occupa il bagno impedendo agli altri abitanti della casa di fare la doccia. Il contro è che dopo la defecazione viene naturale lavarsi. Il concetto, qui, è che non si tratta di una cosa fatta a caso, ma rientra nella tipica mentalità funzionalista dei costruttori sovietici.

    Nota: doveste essere di passaggio in Lituania se sentite la parola “tulika” (pronuncia: tùlika) sappiate che significa cesso (il cesso lituano è femminile). Tulika è meno volgare del nostro cesso e non ha significati figurati (non si può riferire a una ragazza brutta, per capirci).

    _____
    * nel cattolicesimo italiano/spagnolo/statunitense l’idea di eliminazione del Male è molto presente; nel protestantesimo e nel cristianesimo ortodosso il Male è visto più che altro come una delle due componenti della vita, assieme al Bene. Un modo semplice di rendersi conto di ciò è vedere il diverso peso del Male nelle favole per bambini. Le favole di fattura germanica, per esempio, abituano i bimbi al Male sin da piccoli con estrema naturalezza. Le favole baltiche ancora di più.

    17 novembre 2018
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  10. Nick said:

    gabinetto e buona creanza non mi sembrano parole cosi’ arcaiche, penso dipenda anche dalla regione di appartenenza, in certe regioni magari sono totalmente dimenticate mentre in altre sono ancora usate o comunque non cosi’ rare da sentire.

    18 novembre 2018
    Reply
  11. Paolo (東京) said:

    “ritirata” mi pare piu` arcaico di “gabinetto”

    18 novembre 2018
    Reply
  12. Errebì said:

    Io volevo dire qualcosa di sensato ma l’intervento di Raoul Codazzi ha incenerito la mia tiepida iniziativa.

    20 novembre 2018
    Reply

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