Tecnicamente parlando

La gente à un po’ le idee confuse su cosa sia la libertà di stampa.
È passato il messaggio che la stampa può fare quel cazzo che vuole e non può essere criticata. Altrimenti le vergini dai barbisi insanguinati iniziano a stillare impazzite “attacco alla libertà di stampa!“.

La libertà di stampa consiste nel diritto di un mezzo d’informazione di dire quello che vuole (nel rispetto delle regole deontologiche). Significa che per pubblicare un giornale o fare un servizio al TG non devi passare dall’ufficio censura del governo. Libertà di stampa significa che il potere politico non ti può vietare di scrivere quello che vuoi sul tuo giornale*. Significa che non può autorizzare o non autorizzare una testata.

Ma la libertà di stampa finisce qui.

Libertà di stampa non significa che un personaggio pubblico è obbligato a risponderti. Tanto meno che è obbligato ad ascoltare le tue domande.

Tu le tue domande puoi farle sul tuo giornale, come fece repubblica con le dieci domande a berlusconi sul caso ruby. La libertà di stampa ti consente di pubblicare quelle domande tutti i giorni per due mesi.
Ma non impone nessun obbligo a berlusconi di rispondere, ché persino negli interrogatori uno può avvalersi della facoltà di non rispondere, figuratevi se uno è obbligato a rispondere a un giornalista. Così come non è obbligato ad ascoltare le tue domande. Uno l’intervista la concede se gli garba. Altrimenti no. Non c’è niente che obbliga un personaggio pubblico a farsi intervistare da tizio o da caio.

E questo vale anche per le conferenze stampa, che non sono altro che una intervista collettiva. È chi rilascia l’intervista collettiva che sceglie da chi farsi fare le domande.

Un politico che non accetta interviste da tizio o da caio non fa alcun attentato alla libertà di stampa. I giornali o le tv per cui lavorano tizio e caio avranno sempre la libertà di proporre le loro domande sui loro mezzi di comunicazione e dire che il tal politico non à voluto rispondere.

Questo per dire che Trump aveva tutto il diritto di cacciare Jim Acosta dalla conferenza stampa e ritirargli l’accredito perché Trump, come qualsiasi altra persona, non à il dovere di rispondere a nessuno. Non è un attentato alla libertà di stampa. Lo sarebbe se Trump vietasse alla CNN di dire quello che vogliono sul loro canale, ma non è ciò che à fatto.

La cosa curiosa però è che Trump… à risposto!
Basta ascoltare il video.

Acosta gli chiede conto delle sue affermazioni secondo cui la carovana di stranieri che cercano di entrare negli Stati Uniti Americani illegalmente sarebbe un’invasione.

E lui gli risponde: la considero un’invasione.

Quindi sì, Trump à risposto.

A quel punto Acosta smette di fare il giornalista e si mette a fare il politico.

Dice: signor presidente, quella carovana non è un’invasione, è un gruppo di migranti che si muove dal centro america verso il confine con gli Stati Uniti, perché li definisce così?

Trump: perché la considero un’invasione. Abbiamo diverse opinioni

Seconda volta che Trump risponde. 

Acosta: pensa di aver demonizzato gli immigrati in queste elezioni?

Trump: assolutamente no, voglio che vengano nel paese ma voglio che vengano legalmente secondo le procedure

Terza volta che Trump risponde 
(tra l’altro, risposta anche abbastanza ovvia, cosa vuoi che ti dica un uomo di Stato se non che la gente deve rispettare la legge?)

Dopodiché Acosta gli contesta un messaggio di propaganda in cui si vedevano migranti che scavalcavano il muro e Trump con una disarmante semplicità gli à risposto che l’immagine era vera, che non erano attori di Hollywood.

Ed è la quarta volta che risponde.

Dopo quattro domande, alcune delle quali anche abbastanza cretine, cambia giornalista.
Più che legittimo. Non sono perché non è obbligato a rispondere a nessuno, ma perché in una conferenza stampa di norma si fa una domanda, non quattro. Se poi chi fa la conferenza stampa decide di dare la parola a un altro giornalista è un suo diritto.

Acosta invece come un perfetto maleducato s’impone e pretende di continuare a fare il suo comizio sotto forma di domande anche quando Trump à dato la parola a un suo collega.

Acosta trattenendo a forza il microfono e senza avere il diritto di parola gli chiede se à paura delle investigazioni sulla Russia e Trump gli risponde di no perché è tutta una bufala.

Quinta volta che Trump risponde.

Dopodiché finalmente Trump riesce a cambiare giornalista e pure quando questo è in piedi a fare la sua domanda Acosta si alza di nuovo e – senza microfono – continua a fare domande.

In totale: da una parte abbiamo Trump risponde a cinque domande di Acosta (quindi chi dice che Trump non risponde alle domande è, tecnicamente parlando, un coglione).
Dall’altra abbiamo un tizio che non rispetta le regole base dell’educazione e che se ne approfitta della disponibilità altrui.

Cacciarlo dalla sala stampa è il minimo che si può fare con una persona che si comporta così.

 

*Piesse: al massimo ti querela in caso di diffamazione.

5 Comments

  1. mamoru said:

    a volte mi chiedo se ci sono o ci fanno.

    9 novembre 2018
    Reply
  2. ava said:

    Obama riceve un nobel per la pace preventivo nel 2009. In seguito disarma un paese che non è pronto , che poi finisce nella merda totale con una nuova guerra civile, bombarda la Libia e non solo coi droni .ma a nessuno pare importare e quasi nessuno contesta il premio, a differenza di san su ki , la cui richiesta di ritiro del nobel ha raccolto 400 000 firme e fiumi di carta stampata.
    Trump facendo la voce grossa ha disinnescato un conflitto seriamente pericoloso ( nord corea) e anche su altri fronti lascia una situazione molto migliore di quanto abbia trovato. Senza fare miracoli ma evitando per lo meno le cappelle del suo predecessore.

    Sul fronte dell’ immigrazione Obama ha rimpatriato una montagna di clandestini ogni anno promettendo chissà cosa ai dreamers ma lasciando tutto per aria pronto ad essere smontato.

    Direi quindi che il premio nobel per le belle speranze di Obama condito da fette di prosciutto sugli occhi riassume bene quale sia la situazione dell’ intellighenzia globale , che poi si riflette nei giornalisti che lavorano per le testate che questo gruppo sociale legge e produce.

    9 novembre 2018
    Reply

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