L’assistente

C’è un mio ex studente che per la laurea magistrale si è spostato in inghilterra. Ora frequenta una università di quelle fighe, famose, che appaiono sempre ai primi posti nelle classifiche.

Ecco, periodicamente questo mio ex-studente mi scrive di come blasta gli insegnanti che dicono stupidaggini a lezione grazie alle cose che aveva imparato con me. L’altro giorno è successo con un teorema, e per illustrare in modo sbagliato un teorema ce ne vuole di impegno. Molto meno per smontarlo: basta un controesempio in cui il teorema non regge e il teorema non vale più. Cosa che a suo tempo illustrai ai miei studenti e che è tornata utile a questo mio ex studente per blastare il malcapitato insegnante.

Non fraintendetemi, capita a tutti di sbagliare e capita a tutti di dover insegnare qualcosa che non è proprio al 100% tra le materie di proprio interesse. Quindi succede di sparare la castroneria. Ma qui parliamo di teoremi semplici semplici.

Questo mio ex studente mi à riferito che tutti questi errori vengono fatti da assistenti. E anche qui, sta bene… sono giovani, non possono sapere tutto… Però per frequentare quella università si pagano molti quattrini, fino a 27 mila euro. Per quel prezzo io mi aspetto che le lezioni vengano fatte da un professore coi controcoglioni, non da un assistente impacciato.
Non entro nei dettagli ma gli errori che mi sono stati riferiti rendevano quelle lezioni degne di una scuola superiore o di un corso di aggiornamento professionale della Regione, non era roba degna di una lezione universitaria dove pagni 27 mila euro all’anno per studiare.

Poi finisci il tuo corso, ài il tuo bel diplomino con il logo dell’università figa da incorniciare e tua nonna potrà vantarsi con le amiche che suo nipote è stato in inghilterra a fare il master. Ma è tutta immagine.
Non cadete nel tranello

4 Comments

  1. Syco said:

    Vivendo in Inghilterra è una cosa che ho notato un pò a tutti i livelli. Alla gente mancano concetti basilari in tutte le materie dalle medie in su.
    Vi racconto un aneddoto, una volta parlavo con un gruppo di gente inglese laureata in vari campi che non sapevano cos’è il “present continuous” e solo dopo un esempio hanno capito e hanno detto che loro la grammatica non la studiano così, i nomi delle cose non li sanno, loro parlano e basta.
    La cosa triste è che quando si fa un colloquio di lavoro la (mia) laurea a Catania non vale quasi niente e quella a Londra invece è troppo fica, quando è esattamente l’opposto.
    La cosa ancora più triste è che nel corso degli anni ho sentito diverse volte i vari ministri fare riforme della scuola e dell’università per avvicinarci al modello anglosassone. Ma quale modello? Quello dell’ignoranza totale??

    4 novembre 2018
    Reply
    • Sciking said:

      Beh, oddio, io a scuola avrò imparato il present continuous (e sinceramente non mi ricordo precisamente cosa sia eh, penso di usarlo inconsciamente) ma non ho mai imparato a dire prego.

      5 novembre 2018
    • DG said:

      il modello anglosassone, nettamente amplificato negli stati uniti, ammonta al principio che se tu studi i cazzi buffi, diventerai un esperto di cazzi buffi ma, su qualsiasi cosa poco più che triviale su qualsiasi altro tema, non ti verrà insegnato nulla.

      5 novembre 2018
    • Mauro said:

      Beh, a proposito di laurea in un paese o in un altro, la mia piccola storia.
      Quando (metà anni ’90) mi candidai per un posto di ricercatore (con laurea presa a Genova, ma senza dottorato) all’università di Münster (Germania) tra gli altri candidati c’era anche un inglese (laurea in una delle università di Londra, quale non ricordo), anche lui con laurea, ma senza dottorato (per la posizione infatti non era richiesto).
      A lui chiesero (prima di esaminarlo) se aveva almeno un master da presentare. Al suo no, lo cassarono a priori.
      A me (e ai candidati indigeni) invece non lo chiesero. La laurea bastava.

      7 novembre 2018

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