Coltivare il cacao in italia

Non contenta dell’assurda battaglia contro l‘Italian sounding la Coldiretti adesso prova anche questa strada: boicottare il cibo straniero dicendo che non è prodotto eticamente. Quindi gli agrumi turchi sono fatti sfruttando il lavoro minorile e la carne brasiliana è frutto di lavori forzati (fonti? boh…)
Il tutto ripreso da salvini che non si lascia scappare l’occasione di rilanciare le rivendicazioni della coldiretti.

Forse è caso di spiegare alla coldiretti e a salvini che in italia esiste un fenomeno chiamato caporalato. Un fenomeno per cui dei caporali reperiscono migliaia di persone disperate, le caricano su di un furgone e le portano a lavorare nei campi per una paga indegna di un paese civile. Il tutto senza contratto, senza assicurazione contro gli infortuni, senza contributi previdenziali versati e senza alcun tipo di tutela per i lavoratori.
Mandare disperati a raccogliere pomodori per 2 euro all’ora senza alcun tipo di tutela non sarà un lavoro forzato, ma che sia poco etico non ci piove.

La coldiretti di un qualsiasi paese straniero potrebbe fare un banchetto simile e mostrare i pomodori italiani con l’etichetta: frutto del caporalato. Sì, caro il mio salvini, quando tu dicimangio ITALIANO” dici “mangio il frutto dello sfruttamento di disperati pagati due euro all’ora“.

Sia chiaro, va benissimo  mettere alla luce i problemi di eticità nella produzione del cibo all’estero. Ma non puoi farlo come strumento per dire di comprare quello italiano se anche l’agricoltura italiana à problemi etici grossi come una casa. O meglio, puoi farlo se ài il potere di spararle grosse senza che nessuno ti chieda conto di quello che dici.
Perché davanti a un messaggio del genere nessuno si permette di sollevare la benché minima contestazione, altrimenti viene considerato traditore della patria. Guai a contestare il dogma: il cibo italiano è perfetto. Anche se prodotto sfruttando dei poveracci.

Piesse: tra le foto c’era anche quella del cacao prodotto in costa d’avorio grazie al lavoro minorile. E salvini scrive “io mangio italiano”. Ecco, io lo manderei a coltivare il cacao… in italia. Auguri.

15 Comments

  1. Davide said:

    Beh, però il caporalato, in Italia, è l’eccezione, non la regola: insomma, probabilmente i lavoratori agricoli, in media, saranno trattati comunque meglio che in Turchia.
    A ogni modo, per difendere i prodotti nazionali, non c’è bisogno che i prodotti stranieri siano prodotti “non eticamente”: basta invocare il protezionismo, che può piacere e può non piacere, ma è una teoria economica che prescinde dall’eticità dei prodotti stranieri.

    22 Ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Beh, però il caporalato, in Italia, è l’eccezione, non la regola:

      Puoi quantificarlo?

      A ogni modo, per difendere i prodotti nazionali, non c’è bisogno che i prodotti stranieri siano prodotti “non eticamente”: basta invocare il protezionismo

      Dal punto di vista mediatico se fai il protezionista non funziona: arriva il giannino di turno a dirti che il protezionismo è controproducente etc.
      Se invece dici che devi salvaguardare l’agroalimentare italiano allora sei inattaccabile. Nessuno può criticarti perché dire che il cibo italiano non sia il migliore del mondo è una bestemmia.

      22 Ottobre 2018
    • Sciking said:

      Sta di fatto che ogni volta che l’opposizione sbraita al “governo neoliberista” un Giannino ghigna forte.

      23 Ottobre 2018
  2. Marco said:

    Personalmente adoro mangiare due spaghi conditi con quattro pomodorini belli, olio buono e basilico fresco.
    So per certo però che quei pomodorini (e pure le olive) sono spesso il prodotto di uno sfruttamento infame, quello che si consuma quotidianamente dall’alba al tramonto nei nostri bei campi coltivati.
    Quindi sì, certo, prima di sbandierare spavaldamente questo fantomatico vessillo dell’ italianità, fatevi un paio di domande facili facili per favore.

    22 Ottobre 2018
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  3. Massimo Garavaglia said:

    e ci sarebbe anche da chiedersi:
    1. possibile che il caporalato si limiti alla raccolta dei pomodori? per tutto il resto dell’anno che fanno?
    2. possibile che chi esegue o fa eseguire la raccolta in modo non etico sia invece un esempio di limpidezza durante la coltivazione?

    22 Ottobre 2018
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    • mattia said:

      1. possibile che il caporalato si limiti alla raccolta dei pomodori? per tutto il resto dell’anno che fanno?
      2. possibile che chi esegue o fa eseguire la raccolta in modo non etico sia invece un esempio di limpidezza durante la coltivazione?

      Infatti di solito si parla di raccolta di pomodori, ma anche quando si tratta di sfemminellare le viti non è che i lavoratori siano tutti in regola.

      22 Ottobre 2018
  4. DG said:

    è anche la stessa gente che, in nome del “recupero dei prodotti storici”, elimina le coltivazioni più produttive, in favore di quelle marginali, che poi vende a peso d’oro.

    22 Ottobre 2018
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  5. Raoul Codazzi said:

    Ma supponiamo che nel mondo non esistano problemi di sfruttamento del lavoro minorile e si viva tutti felici e contenti come nelle favole. Bene, perché mai ci si dovrebbe limitare a preferire il cibo italiano e sopratutto a preferirlo in modo esclusivo? Da un punto di vista logico e anche utilitaristico non mi sembra una grande aquilata.

    Discorsi di questo tipo mi fanno sempre venire in mente il titolo di un album dei Deathrage (gruppo metal milanese, sciolto da oltre 25 anni): Self Conditioned, Self Limited.

    Uno dovrebbe provare un po’ di tutto e poi fare le proprie scelte. Più ampio è il paniere delle scelte maggiore è la probabilità di massimizzare la propria soddisfazione (‘sto linguaggio da economisti non è che mi piace, ma non ho trovato un modo migliore di esprimermi). Poi la varietà del cibo italiano è talmente grande (almeno rispetto al resto d’Europa) che quasi sicuramente i cibi italiani andranno a costituire la maggioranze di ciò che uno consuma. E in ogni caso i gusti di ciascuno sono personali. Ma la domanda che farei a Salvini è: perché mai da “domani mattina” (per usare una locuzione a lui cara) dovrei escludere dalla mia dieta il merluzzo norvegese per cui vado matto? Per preferirvi un pesce locale che magari nemmeno mi piace? A casa mia un classico della domenica è risotto alla milanese (di primo) e merluzzo con pomodorini, olive nere, (molto) aglio e capperi (di secondo); e non è che cambio idea per il primo Salvini che passa.

    Questi ragionamenti nazionalistici non stanno in piedi. Il cibo italiano è già tra i migliori d’Europa, e non certo per editto, ma perché sono i consumatori stranieri – attraverso i loro consumi (cioè la domanda) – a esprimersi in tal senso. Fai in modo eccellente il tuo lavoro di produttore, promuovi i tuoi prodotti in modo adeguato e vedrai che gli ordini arrivano. Tutto magicamente qui, non serve nemmeno avere alle spalle un sistema-Paese (tanto caro alla sinistra e alla destra), anzi, meno Stato c’è meglio è.

    Perché poi ‘sti discorsi nazionalistici li possiamo estendere a qualunque àmbito. Perché mai le squadre di calcio dovrebbero avere giocatori non italiani? E perché non ascoltare solo musica italiana? E i manager o i direttori dei musei perché dovremmo prenderli dall’estero? E i vestiti? E le automobili? Ecc. Oh, che poi se ci si ispira al modello sovietico (sovietico, nemmeno russo) va benissimo così.

    Piccola nota per Salvini. Nel 1492 (sì sì, proprio quell’anno lì della finta scoperta dell’America), qui a Milano, Ludovico il Moro si è domandato: cià, ma qui da noi ce l’abbiamo uno come Leonardo? Ricevuta risposta negativa il suo ragionamento è stato: ah, be’ allora se Leonardo è il meglio che c’è noi lo facciamo venire a lavorare qui da noi. E così è stato. Non ha mica detto “ci prendiamo un second best meneghino”. E prendersi Leonardo a quell’epoca voleva dire prendersi uno dall’estero (ecco una mappa dell’epoca per chi si fosse lasciato distrarre un po’ troppo dalla retorica unitaria: http://www.cittacapitali.it/storia/storia_in_generale/italia_nel_1492.htm).

    22 Ottobre 2018
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    • Sciking said:

      Vado a memoria: Milton Friedman, valutando come parli dello stato penso proprio tu lo conosca, diceva che queste manovre sono vero e proprio assistenzialismo e in fin dei conti… È vero! Se il prodotto italiano è effettivamente superiore o più conveniente i consumatori lo sceglieranno naturalmente senza il ministro che spiega tutto e sostiene teorie del menga.

      Detto questo, io è da qualche mese che la pizza d’asporto la prendo da Domino’s. Più buona di tutte le pizzerie d’asporto che ho assaggiato a Milano, formaggio delizioso (io ero arrivato a toglierlo da quanto faceva schifo in media), pasta buona e cottura sempre giusta. L’unica volta che hanno fatto un piccolo errore mi hanno rifatto la pizza dandomi sia quella buona sia l’altra. Senza contare che ho sia gli sconti dell’app sia la tessera che ogni dieci pizze una è gratis, quindi in complesso pago MENO rispetto alle pizzerie d’asporto classiche, per una pizza PIÙ BUONA.
      Per quale folle spirito dovrei comprare alla pizzeria italiana?

      23 Ottobre 2018
    • mamoru said:

      io ho iniziato a pensarla un poco diversamente e in modo molto meno liberale.
      alcuni settori sono strategici e van pilotati o supervisionati dallo stato. armamenti, risorse alimentari e materie prime. delegare alla mano del mercato ti trovi come adesso col grosso dell’elettronica fatta in cina. se quelli ti mettono una backdoor che spegne la cpu di un qualsiasi device ti farebbe danni abnormi.

      23 Ottobre 2018
    • ava said:

      Questa storia della pizza buona in Italia francamente fa ridere. Al sud possiamo anche dirlo perchè di 10 pizzerie che giri, 9 sono speciali e una insomma.
      Ma al nord?
      se ti va bene eviti le oscenità che spesso si vedono sulle foto all’ esterno, tipo le pizze con la pastasciutta sopra, ma non è neanche che sia questo gran che.
      Ora senza scendere nei dettagli io la pizza me la faccio in casa da anni e ho i miei trucchi.
      1) mozzarella vera e non le mattonelle. Chiaro che va sgocciolata e costa … ma la differenza è abissale
      2) impasto fatto con farine di qualità
      3) pomodoro che mi arriva direttamente dal Sud , una volta l’ anno mi arriva un bancale di pomodori a casa
      4) ingredienti di prima qualità

      risultato? posso mangiare anche 3 pizze di fila e di notte non mi viene sete.
      Poi per carità, le cuocio col forno elettrico con l’ opzione pizza , ma sinceramente sono molto meglio di quelle fatte ammerda con il forno a legna in pizzeria.

      24 Ottobre 2018
    • Raoul Codazzi said:

      @ Sciking

      Domino’s non l’ho mai sentita; immagino che consegnino solo a Milano città (io sono poco fuori). Inserendo il nome in Google saltano fuori delle recensioni non esattamente brillanti sulle quali immagino non concorderai 🙂

      @ Sciking + mamoru

      Milton Friedman devo averlo studiato in qualche punto passato della mia vita , quindi mi ha probabilmente influenzato. Semplicemente penso che ci sono moltissimi àmbiti in cui lo Stato non dovrebbe metter becco; quello del cibo è uno di questi.

      Le materie prime, se intendiamo quelle nel sottosuolo, sono di solito di proprietà dello Stato e hanno un valore certamente strategico. Ma di certo noi non siamo nemmeno lontanamente nella posizione della Norvegia.

      Per quanto riguarda gli armamenti lo Stato di solito non è proprietario delle aziende che li producono, ne è però il principale cliente. Quindi oltre alle questioni strategiche c’è anche l’interesse ad acquistare su commessa – a parità di altre condizioni – un prodotto a minor prezzo.

      Elettronica; qui invece lo scontro è tra i grandi colossi mondiali (in genere di proprietà non statale) e lo scopo primario è quello di affermare sul mercato il proprio standard (il che consentirebbe di avere una quota rilevante di quello stesso mercato). Ma uno Stato come quello italiano qui perché mai dovrebbe intervenire? Che vantaggi avrebbe? E, sopratutto, chi l’ha detto che noi si debba competere con tutti su tutto? L’elettronica non è certo un àmbito in cui avviare una competizione del genere: non c’è partita.

      Meno standardizzazione c’è – da un lato – e più importanti sono i fattori di personalizzazione, di esclusività e di qualità – dall’altro – più un Paese come il nostro ha vantaggi a competere (perché ha una probabilità elevatissima di primeggiare). Il cibo è l’esempio perfetto di àmbito in cui lo Stato dovrebbe essere “quasi” invisibile. Il successo delle nostre piccole realtà produttive è proprio il fatto che ognuna di loro può puntare sulla qualità e su mercati di nicchia e altamente specifici. Io produco tot di questo prodotto e il mio interesse è venderlo a una clientela di un certo tipo, che non è interessata al prezzo, ma alla mia unicità e qualità. Metti insieme decine o centinaia di migliaia di produttori di questo tipo e hai il quadro delle nostre produzioni di qualità. Poi, certo, c’è la pasta Barilla. Ma perché lo Stato dovrebbe aiutare a spingere il marchio Barilla? Nel momento in cui aiuta la Barilla sta automaticamente escludendo i piccoli produttori, che probabilmente sono sul mercato con prodotti migliori.
      In una realtà come la nostra vale il concetto di tante piccole aziende produttrici di qualità; lasciatele fare che sanno fare benissimo da sole (e se non ci riescono falliscono come è giusto che sia; a differenza delle grandi che dobbiamo poi impegnarci a salvare).

      Quel poco che lo Stato deve fare, invece, è intervenire in ambito normativo e di controllo cercando di garantire l’applicazione di protocolli di sicurezza nazionali a tutela della nostra salute (e questo lo fa abbastanza bene, mi pare); sul fronte europeo, se il nostro è mediamente il sistema migliore deve cercare di educare gli altri Stati del continente ad adottarlo e – allo stesso tempo – copiare gli elementi di eccellenza in vigore negli altri Stati (perché è ovvio che ce ne sono; assolutamente mai partire dal presupposto di essere i migliori per posizione di rendita).
      L’Unione Europea è talmente unita che sul fronte alimentare si stanno combattendo battaglie durissime, perché ogni Paese continua a pensare per sé.

      Per tornare un attimo al concetto di polverizzazione dei produttori prendiamo due esempi esteri qui vicino a noi: i birrifici di Vallonia e Fiandre (o, se proprio ci tenete, del Belgio) e i produttori di whisky di Scozia. Anche lì ci sono tantissime piccole realtà che fanno ottimi prodotti, ma il cui scopo non è quello di conquistare il mondo. Non è che da domani tutti dobbiamo bere birra e whisky di alta qualità. Però, dal momento che birra e whisky non sono sostituti dell’acqua, se devo berli allora io (come molti altri) preferisco berli buoni. Bevo un po’ meno e spendo un po’ di più.
      Belgio e Scozia sono Paesi sfigati che non contano nulla? Sbagliato, hanno appunto la nomea di essere i migliori posti al mondo per quanto riguarda birra e whisky (e non solo, poi). L’Italia (o cosidetta) ha la nomea di essere il posto al mondo (al mondo non lo so, ma in Europa sì) dove si ha una sterminata varietà di cibo di ottima qualità e questo è merito di chi? Dello Stato o dei piccoli produttori?
      Lo Stato, se volesse, ne ha a iosa di cose di cui occuparsi (ricerca, università, giustizia, tassazione, …).

      @ ava

      “la pizza in Italia”. Ecco, riparliamo di pizza. La pizza non è un prodotto di nicchia: è diventato uno standard, un prodotto-immagine. Da decenni ha trasceso Napoli, l’Italia e tutto il resto. La pizza si fa ovunque. In Lituania si fanno pizze così schifose che tre o quattro anni fa un Inglese con moglie vilnese ha aperto delle pizzerie napoletane nel Paese per insegnare ai Lituani a mangiare la vera pizza (e poi in parte ha dovuto fare dietrofront perché i Lituani continuano comunque a preferire le loro pizze condite in modo per noi bizzarro). Nel mondo si mangia roba chiamata pizza che noi avremmo difficoltà a riconoscere come tale (anche dal punto di vista visivo). Questo autorizza a dire quello che dici tu e a fare confronti (occhio che i pomodori che ti fai arrivare dal sud non siano quelli coltivati sulle discariche di rifiuti tossici e spacciati dalla camorra qui al nord). Per fortuna vale anche il viceversa. Se ti attieni alla ricetta originale (più o meno) la puoi fare ovunque e la può fare bene chiunque. Anche noi ci facciamo la pizza in casa, e a farla è mia moglie che – pur essendo lituana – fa un’ottima pizza napoletana. Però, almeno a Milano, ci sono talmente tanti Napoletani che la pizza buona la si trova anche qui, dai 🙂

      24 Ottobre 2018
  6. ava said:

    I numeri parlano di centinaia di migliaia di soggetti coinvolti nel caporalato, per lo più al sud.
    Quindi a livello nazionale parliamo di numeri importanti.
    La mia personale percezione è che nella mia zona il fenomeno sia secondario, ma in realtà anche al Nord non è che sia poi trascurabile in tutte le zone , anche se la situazione non è grave come al sud.
    Pensandoci però lo schema quadra in modo inquietante .
    Partiamo dall’ assunto che mafia e caporalato vadano a braccetto.
    La mafia importa manodopera a basso costo per coltivare in nero campi che appartengono agli affiliati. Sempre da quel bacino di reclutamento poi vengono presi gli altri galoppini per droga e prostituzione. Fa riflettere che i governi ” progressisti” , ” socialdemocratici ” e cazzi vari, quelli che “restano umani” non abbiano fatto nulla per combattere numeri del genere( impossibili da ignorare) e anzi abbiano incoraggiato il flusso di disperati sfruttati dalla mafia; al che non sarebbe sbagliato dire che i governi di sinistra abbiano fatto l’interesse della mafia in questi anni.

    Ovvio che se apri il mercato ai prodotti a basso costo, o produci a basso costo anche tu o chiudi. Quindi o 1) accetti mercato libero senza regole , come era nell’ 800, però poi non ti stupire se i lavoratori tornano ad avere i diritti dei loro antenati del 1800, oppure 2) poni del limiti al mercato .
    Per quanto mi riguarda, possono pure rincarare la verdura per pagare gente che lavori con un contratto . IL prezzo dell’ ortaggio in partenza è poca cosa rispetto al prezzo finale e quindi un rincaro del prodotto base per mettere in regola i lavoratori infuirebbe poco.

    22 Ottobre 2018
    Reply
    • sciking said:

      Oppure dai buoni diritti (magari non i privilegi per cui una volta che hai una seggiola non ti spostano manco con la ruspa) ai tuoi lavoratori ma chiudi un occhio su ciò che accade all’estero per aumentare il potere d’acquisto dei tuoi lavoratori, che in fin dei conti se devono scegliere tra l’arancia coltivata dai bambini schiavi in catene a 1€ al kg e quella fatta in Italia dagli angioletti a 6€ al kg tenderanno a scegliere la prima.

      23 Ottobre 2018
  7. Andrea Occhi said:

    Che l’Italia abbia un enorme problema di lavoro nero, è chiaro. Che il lavoro nero aumenterà con il RdC, è un’ovvietà altrettanto chiara.
    Ragioni per preferire prodotti italiani ce ne sono. Non sono quelle che dice la Coldiretti, però:
    Così al volo:
    – so con quali regole sono stati prodotti. Non sempre queste regole sono rispettate, ma almeno so qual è il quadro normativo.
    – acquistando prodotti italiani, l’economia italiana migliora e io ne trarrò beneficio indirettamente. Lavoro presso una azienda che fa servizi alle imprese, se le aziende del territorio lavorano di più è più probabile che facciano lavorare le aziende per cui lavora presso la quale lavoro io. Con un giro più o meno lungo questo vale un po’ per tutti.

    Poi, non bisogna essere estremisti, ci sono un sacco di beni che l’italia non produce e si fanno lavorare ditte italiane anche comprando roba non italiana (i distributori e la logistica, per esempio).

    22 Ottobre 2018
    Reply

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