Il senso del visto

Oggi mi sono svegliato con una bella notizia. Una persona, con cittadinanza di un paese del terzo mondo, che deve venire a trovarmi per Natale à ricevuto il visto per entrare in Rep. Ceca.
Non è stato nemmeno difficile, però insomma, à dovuto mettere insieme un po’ di carte, prenotazioni, biglietti, la mia lettera d’invito, il programma di viaggio… à dovuto pagare un contributo, portare foto, compilare scartoffie.

Alla fine avrebbe potuto semplicemente salire sull’aereo, arrivare a Praga e dire la frase magica: “asilo politico!”.
E così entri anche senza visto.
Non devi nemmeno star lì da loro ad aspettare l’esito, puoi girare liberamente nel paese mentre aspetti la risposta.
Sicché, non capisco, perché abbiamo dovuto fare il visto se si può entrare anche senza? Basta dire “asilo politico” e non possono rispedirti indietro.
Che senso ànno i visti?

6 Comments

  1. Peto said:

    Sei sicuro sicuro sicuro che l’avrebbero fatto partire?
    Colgo infatti l’occasione per tirar fuori un argomento che mi riprometto sempre di approfondire: la direttiva del Consiglio Europeo 2001/51/CE.
    Dicono che i rifugiati non possono comprare un comodo biglietto aereo, che costerebbe quanto le somme estorte dai trafficanti , per colpa di questa direttiva che impone ai vettori di controllare la presenza di visto e carte varie. (un tempo invece si diceva che i trafficanti facevano loro contrarre un debito in stile mafia cinese, ma non ne sento parlare da un po’.) Sarebbero esonerati dal chiederlo a chi ha diritto d’asilo, ma giustamente non vogliono prendersi questi sbatti e quindi accettano solo chi ha le carte in regola.
    Tu (o altri lettori) sai (sapete) qualcosa in più?

    Lascio pure questo video: https://www.youtube.com/watch?v=YO0IRsfrPQ4

    5 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Sei sicuro sicuro sicuro che l’avrebbero fatto partire?

      No ovviamente.
      E infatti è quello il punto. Con l’aereo questo trucco non funziona.
      Se arrivi con la nave, con piroscafo, o semplicemente se arrivi via terra passando illegalmente tutte le frontiere fino a qui allora funziona, perché ormai sei arrivato a destinazione.
      Di fatto questo trucco si basa sulla selezione naturale: se sei forte a sufficienza per arrivare qui illegalmente allora ti diamo l’asilo politico. Se invece non sei forte e per te l’unico modo per arrivare qui è prendere un aereo allora nisba.
      Capito la figata, lo chiamano asilo politico, dicono che sono buoni a concederlo ma in realtà si basa sulla selezione naturale.

      5 ottobre 2018
  2. Nick said:

    Domanda, anche in riferimento al video Youtube del commento precedente: non si potrebbe obbligare chi vuole partire con l’aereo ed e’ senza visto a comprarsi anche il biglietto di ritorno? Cosi’ la compagnia e’ tutelata in caso alla persona non venga concesso l’ingresso nel paese (e deve essere rimpatriato), e chi parte:
    1) non rischia la vita in mare e non alimenta il traffico di essere umani e le relative mafie
    2) spende probabilmente meno che pagare lo scafista di turno
    3) sta meno tempo
    Poi in caso se gli viene concesso l’ingresso nel paese e non utilizzi il biglietto di ritorno, il costo gli potrebbe venir rimborsato, almeno in parte.

    5 ottobre 2018
    Reply
    • Carlo said:

      non capisco la cosa della tutela della compagnia, i voli di rimpatrio sono pagati dallo stato, da quel che so.

      I miei due centesimi sul diritto d’asilo e scafisti: il diritto d’asilo andrebbe regolamentato meglio, è ridicolo che un congolese o un bengalese possa attraversare mezzo mondo (legalmente o no ha poca importanza) per chiedere asilo, guardacaso, nei paesi più ricchi del globo e poi restarci per la vita.

      Se si limitasse davvero il diritto d’asilo al più vicino Stato sicuro e venisse rifiutato in tutti gli altri casi, e si imponessero altre limitazioni (tipo ritorno obbligato al paese d’origine a crisi passata e impossibilità di ottenere la cittadinanza del paese accogliente per chi ha lo status di rifugiato) non starebbe succedendo ‘sto casino

      6 ottobre 2018
    • Peto said:

      @Nick: credo che le compagnie non gradirebbero questo meccanismo, perché potrebbe portare a voli prenotati totalmente che viaggiano a mezzo carico (e clienti incazzati perché non hanno potuto prenotare) nel caso in cui il terzomondaro dovesse restare, o all’opposto voli overbooked nel caso in cui quei posti non venissero conteggiati ma poi venissero utilizzati per il rimpatrio.

      Una soluzione sarebbe spalmare i rimpatri nel tempo, ma ciò richiederebbe di organizzare gli alloggi temporanei e i trasporti da/per l’aeroporto.
      Impossibile? Ovviamente no, ma complicato.

      @Carlo: la direttiva, a quanto ho capito, dice proprio che se ti beccano con il biglietto d’arrivo (e in genere credo ti becchino ai banchi immigrazione all’arrivo), le spese di ritorno le paga la compagnia. I voli pagati dallo Stato son quelli per chi già gironzola sul territorio nazionale.

      8 ottobre 2018
  3. Andrea Occhi said:

    Infatti secondo me il problema dell’immigrazione è causato dal fatto che non ci siano canali legali per arrivare in Europa per chiedere asilo, o anche solo per migrare in maniera legale per cause economiche. I “flussi” non sono davvero “flussi” ma legalizzazioni di gente che è già sul territorio, e acquisisce il diritto legale di starci, non gente che arriva davvero.

    Il problema non è di facile soluzione (hanno ragione sia quelli che dicono che non possiamo trasportare qui l’africa intera, come quelli che dicono che ci sono lavori poco appetiti dagli italiani), però questo potrebbe essere un primo passo…

    8 ottobre 2018
    Reply

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