Il rogo delle slide

Scusate se sospendo per un post la deacchizzazione. Questa che leggete qui sotto è la lettera inviata a quasi tutte le redazioni dei maggiori quotidiani nazionali sul caso Strumia.
Vediamo quanti la pubblicano.

***

Un dogma funziona così: ti inventi una storia, decidi che è vera e imponi a tutti di crederci. Se poi qualcuno prova a contestarla tu non tiri fuori le prove ma lo metti al rogo. Perché i dogmi non si dimostrano, vanno creduti. E guai a chi li contesta.

Alessandro Strumia ha fatto l’errore di contestare un dogma moderno, quello della discriminazione di genere nel campo scientifico. Da qualche tempo infatti un gruppo di persone ha iniziato a raccontare questa favoletta per cui le donne sono discriminate in campo scientifico e obbligato tutto il mondo a crederci. Se non lo fai passi dei guai.

Che sia una menzogna lo sa chiunque lavora in campo scientifico e ha un briciolo di onestà intellettuale. È il mio lavoro da 12 anni ormai e ho percorso quasi tutti i classici gradini di una carriera accademica. Laurea, PhD, postDoc, ricercatore, professore associato; ho partecipato a innumerevoli conferenze scientifiche e non ho mai sentito nemmeno l’odore di una discriminazione contro le donne. E lo preciso, lavoro in un ambito dove gli uomini sono così numerosi che alle conferenze scientifiche la fila è davanti al gabinetto degli uomini non a quello delle donne (caso forse unico al mondo). Nonostante questo le donne che decidono di lavorare in questo settore scientifico non soffrono alcuna discriminazione. Fanno le loro presentazioni alle conferenze e dirigono le sessioni senza che nessuno alzi un sopracciglio. Nessuno, nelle domande, fa riferimenti sessisti all’autrice di una presentazione perché verrebbe immediatamente guardato come un marziano.
Nella scienza siamo talmente abituati a prendere i fatti come arbitro delle discussioni che un qualsiasi argomento riferito alla persona anziché ai risultati scientifici sarebbe considerato immediatamente invalido. Da tutti.
Quando rigetti un articolo proposto a una rivista scientifica devi spiegare perché l’articolo è fallace, dove sbaglia, quale calcolo non sta in piedi, quale teoria non è supportata da dati sufficienti. Non puoi usare come argomento un pregiudizio di genere, razziale o ideologico. Proprio per questo la scienza è probabilmente il settore dove c’è meno discriminazione contro le donne. E questo è sotto gli occhi di tutti.

Volete sostenere che le donne siano discriminate nella carriera scientifica? Benissimo, portatemi nomi e cognomi dei commissari che in un concorso universitario hanno favorito un uomo meno qualificato a scapito di una donna valutata negativamente in quanto donna. Voglio nomi e cognomi.
Davvero c’è questa discriminazione? Allora ditemi dove, in quale università, in quale centro di ricerca. Perché tutti dicono che c’è discriminazione contro le donne ma tutti dicono che loro non fanno discriminazioni e sono in prima fila per l’uguaglianza. Ma allora le discriminazioni chi le fa? Nomi e cognomi, prego.

La realtà è che non c’è discriminazione. Il mondo scientifico è estremamente eguale nelle opportunità. La carriera scientifica ha però un difetto: è dura, e molti falliscono. Ne ho visti tanti di colleghi e amici che hanno lasciato perdere durante un dottorato o un PostDoc. Si rendono conto che la ricerca non fa per loro, che i risultati sono scarsi o che il tema su cui hanno investito anni di lavoro non porta da nessuna parte. Così decidono di lasciare la ricerca per dedicarsi ad altro. È normale che una parte di chi tenta questa avventura fallisca.
Il problema è che quando fallisce un uomo non maledice il mondo scientifico dicendo che è colpa della discriminazione contro gli uomini. Generalmente ammette che quella strada non fa per lui o che ha puntato sul settore di ricerca sbagliato. Al contrario, quando fallisce una donna è sempre colpa del mondo della scienza che è misogino. Non ne ho mai sentita una ammettere che ha fallito perché non è la sua strada.

Questo accade proprio perché per anni si sono sentite raccontare la favoletta della discriminazione, hanno detto loro talmente tante volte che sono discriminate che ci credono davvero e attribuiscono a questa fantomatica discriminazione contro le donne il fallimento della loro carriera scientifica.

Strumia ha avuto il coraggio di dire che il Re è nudo, che non c’è nessuna discriminazione. Ma ha fatto un errore, non si è reso conto che nel frattempo la favoletta è diventata dogma e non è più consentito contestarla. La reazione è quella classica che ottieni quando ti presenti davanti a una platea di fondamentalisti religiosi e ti permetti timidamente di dire che gli unicorni volanti non esistono. Quelli che credevano al dogma reagiscono tarantolati e furiosi: non ci si può permettere di dire la verità, e chi la dice è un eretico.

Il CERN, moderna inquisizione, mette al rogo virtuale le sue slide proibite facendole sparire. Non le discute, non le contesta, le proibisce affinché i credenti nel dogma si calmino e continuino a crederci.
Le squadracce femministe partono in tromba chiedendo la sua testa all’università dove lavora. Affinché sia chiaro a tutti: se ti permetti di dire la verità vieni tagliato fuori dal mondo accademico. Ti conviene stare a cuccia e far finta di credere al dogma come tutti gli altri.

Nel 1931 ai professori universitari italiani fu imposto il giuramento di fedeltà al fascismo. Oggi viene chiesto il giuramento di fedeltà al femminismo. In entrambi i casi ai professori viene imposto di credere a una bugia ideologica per potere avere un posto di lavoro.
Come fallì la bugia fascista fallirà la bugia femminista. Ma non fallisce da sola, servono coraggiosi che lottino affiché nessun professore universitario debba temere di dire la verità quando questa va contro l’ideologia imposta.

Per questo chiedo a tutti i professori universitari di alzarsi in piedi e non avere paura. Scrivete al rettore dell’università di Pisa e ricordategli che il suo ruolo è tutelare la libertà dei suoi docenti di dire la verità, non di fare l’inquisizione.

Oggi vi obbligano a credere a questa menzogna della della discriminazione delle donne nella scienza e subite senza protestare perché non avete il coraggio di dire la verità. Domani quale ideologia vi imporranno? Siete sicuri di essere disposti a credere pure a quella? Pensateci bene, perché domani non avrete più il diritto di ribellarvi e dire la verità. Lo state perdendo adesso.
Adesso è il momento di ribellarsi.

44 Comments

  1. mamoru said:

    ti contesteranno che CERN ha tolto le slide perche’ ha attaccato con nome e cognome dei colleghi donna… che poi anche quella e’ una interpretazione. a me pareva un esempio di come il privilegio del maschio bianco sia una fregnaccia.
    che poi se quel concorso era pubblico e son dati che chiunque puo’ vedere mi spieghino che razza di attacco sarebbe.

    3 ottobre 2018
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    • mattia said:

      ti contesteranno che CERN ha tolto le slide perche’ ha attaccato con nome e cognome dei colleghi donna…

      à raccontato un fatto.
      Se uno vuole contestarlo dice che invece delle citazioni ànno ritenuto più importante qualche altro parametro. Poi uno decide se i criteri di valutazione sono stati corretti o sbagliati.
      Ma figurati se non puoi contestare la decisione di una commissione di un concorso.

      Ci sono molti casi in cui chi perde un concorso va sui giornali a dire che à perso quando era più meritevole di chi à vinto.
      Quando l’accusato è una donna non si può più fare?

      3 ottobre 2018
  2. robinet said:

    andava tutto bene, anzi benissimo ma qui hai fatto un discrimine “Al contrario, quando fallisce una donna è sempre colpa del mondo della scienza che è misogino. Non ne ho mai sentita una ammettere che ha fallito perché non è la sua strada.”
    Praticamente hai detto che tutte le donne (tutte) piagnucolano se falliscono. o almeno tutte quelle incontrate da te.

    3 ottobre 2018
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    • mattia said:

      Praticamente hai detto che tutte le donne (tutte) piagnucolano se falliscono. o almeno tutte quelle incontrate da te.

      Ed è esattamente quello che è successo.
      Non devo raccontarlo perché la realtà li rende tristi?

      3 ottobre 2018
    • Mauro said:

      Una cosa va comunque detta: le donne “sconfitte” non sempre fanno le vittime, anzi, ma appena la notizia della “sconfitta” diventa pubblica… apriti cielo… arrivano le orde di SJW in servizio permanente effettivo.

      4 ottobre 2018
  3. Beppe Grullo said:

    Le slide sono ancora accessibili
    http://drive.google.com/file/d/1c_NyUhOZ8erdqU2AGZJZtNfFeA91Kefj/view

    La cosa che fa ridere (o piangere) è che la frase contestata
    “Physics invented and built by men, it’s not by invitation. Curie etc. welcomed after showing what they can do, got Nobels…”
    sia diventata sui giornali
    “la fisica non è per donne”
    http://www.ilgiornale.it/news/politica/fisica-non-donne-prof-sospeso-unopinione-1583037.html
    Con le virgolette! Ti aspetti che gente che non si fa scrupoli a virgolettare frasi mai dette possa pubblicare una lettera del genere?

    3 ottobre 2018
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  4. tancredi said:

    Mattia, immagino tu sia molto impegnato, ma se trovi il tempo potrebbe davvero valere la pena di tradurre questa lettera in inglese ed inviarla anche ai principali media internazionali che hanno dato la notizia, spesso imprimendo una forte deformazione ideologica, ad esempio The Guardian [1] o The Independent [3]. Non ho avuto modo di vedere cosa è stato pubblicato sul NYT.
    Nature stessa non si può dire abbia fatto un gran lavoro nel riportare la notizia, la materia del contendere è nascosta sotto il tappeto [2].

    Una versione inglese di questa lettera, provenendo da una persona indiscutibilmente qualificata nel campo STEM come te, potrebbe avere più risonanza di una lettera inviata nel piccolo recinto della stampa italiana.

    [1] https://www.theguardian.com/science/2018/oct/01/physics-was-built-by-men-cern-scientist-alessandro-strumia-remark-sparks-fury
    [2] https://www.independent.co.uk/life-style/women/physics-men-women-invented-alessandro-strumia-physicist-cern-workshop-talk-a8562801.html
    [3] https://www.nature.com/articles/d41586-018-06913-0

    3 ottobre 2018
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  5. tancredi said:

    Due brevi commenti sul modo in cui la vicenda è stata presentata dalla stampa:

    1. Molta stampa ha fatto titoli del tipo: ‘Physics was invented by men’: Cern suspends scientist over remarks.
    “Physics was invented by men” è vero ma banale, siamo al livello del classico “Dog bites man”.
    Ma viene presentato come se si trattasse di una affermazione scandalosa.
    (Va detto che invece il NYT ne ha fatto un articolo più bilanciato, dando spazio anche alla risposta del fisico coinvolto).

    2. Strumia è stato ampiamente sbeffeggiato per aver messo in evidenza il suo caso personale, un caso di abuso percepito (reale o meno, non ho gli strumenti per dirlo).
    A parti invertite, si parla invece di donna impavida che ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente un abuso del quale è stata vittima, si esalta il coraggio di chi opera secondo il principio del “name and shame”, mai si sbeffeggia o mette in discussione il fatto che si tratti essenzialmente di aneddotica, ma anzi si presenta la donna in questione come un role model da imitare (la campagna #metoo, se ci pensate, è stata improntata a questo modello).
    Quindi, delle due l’una: o il name and shame è il modus operandi giusto, oppure non lo è.
    Invece quello che abbiamo visto in azione è un caso di odioso doppio standard.

    3 ottobre 2018
    Reply
    • Shevathas said:

      Nel caso femminista il doppio standard è lo standard (mi si scusi l’atroce gioco di parole); basti pensare alla attrice Oceania Platino, quando lei accusò, senza prove, venne esaltata come una paladina che lottava per tutte le donne e tutte le vittime di molestie. Quando venne accusata, della stessa colpa, le stesse che la esaltavano andarono in piazza a lamentarsi che contro di lei veniva usata la macchina del fango.

      3 ottobre 2018
  6. kheimon said:

    Pienamente d’accordo. L’unica cosa che vorrei rimarcare è che “la Fisica è stata inventata dagli uomini (maschi)” è il singolo modo più sciocco di presentare un debunking del sessismo contro le donne (per quanto la frase possa essere fattualmente accurata). Questo conferma l’unico fenomeno, qui, che mi pare cambi in funzione del sesso: quanto mostruosamente siano socialmente inadeguati, in media, i maschi che lavorano nelle scienze “dure”. Al netto di se abbiano torto o (molto più spesso) ragione.

    3 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      L’unica cosa che vorrei rimarcare è che “la Fisica è stata inventata dagli uomini (maschi)” è il singolo modo più sciocco di presentare un debunking del sessismo contro le donne (per quanto la frase possa essere fattualmente accurata).

      Su questo non ci piove. Che il tizio non sia un maestro nella comunicazione è fuori discussione.

      3 ottobre 2018
  7. claudio said:

    In questi tempi bui ci sono delle
    evidenze mostruose.

    Oggi abbiamo un ricercatore,
    evidentemente poco avvezzo alla comunicazione, che sottolinea che
    esiste la questione distorcente delle brigate femministe che hanno
    deciso che il maschio e’ male imponendo quote di donne dove non ci
    vogliono andare.

    In relata’, oggi nelle grandi citta’
    europee (tralasciando quindi alcuni casi come ne conosco vicino a
    Bari), nessuno, ripeto, nessuno al mondo, pensa che le donne siano
    inferiori agli uomini. Tranne alcune donne.

    Infatti se ad alto livello nessuno
    sospetta che un manager donna sia meno di un uomo, sul basso e’
    effettivamente un problema, ma e’ un desiderata della donna “media”.

    Ed e’ ovvio che se e’ un problema sulla
    parte bassa, diviene difficile accedere alla parte alta.

    Ma il problema non e’ di capacita’, e’
    banalmente che a molte donne piace essere il bastone nella ruota.

    A quel punto ad un datore di lavoro
    sembrera’ di poter avere meno problemi con un impiegato di sesso
    maschile.

    Problemi, non capacita’…

    Sono 2 cose molto diverse.

    in particolare la slide 22 e’ tanto offensiva quanto accurata.

    http://allarovescia.blogspot.com/2014/06/donne-in-carriera.html

    per chi non crede alle donne in carriera
    Consiglio a tutti di leggersi questa lista

    http://archive.fortune.com/magazines/fortune/most-powerful-women/2011/highestpaid/

    per 3 motivi

    1) non e’ vero che le donne non possono arrivare in alto.

    2) i grillini debbono mettersi il cuore in pace: se vuoi una persona valente devi PAGARLA, magari non 40.000.000$ all’anno ma neanche come dicono loro. Altrimenti una persona come Virginia “Ginni” M. Rometty (a capo di quella cosetta chiamata IBM) con il cavolo che viene a lavorare al parlamento italiano.
    Perche’ dovrebbe farlo?
    Perche gli fa curriculum?
    Se voglio qualcuno che non sia qualcuno che “ama sputare sulla testa delle persone e non sappia accendere un PC” devo pagarlo.

    3) le pagine su wikipedia dei grandi nomi che ecceggiano in tutto il mondo raramente sono tradotte in italiano. Si sa a noi CI PIACE JOBBBS, un venditore, ma se parliamo del coinventore di unix quel giocattolo che spinge il 90% dei telefononini, il 100% dei prodotti apple, l’80% dei siti web…. non ha neppure una pagina in italiano.
    Ecco le scalmanate che urlano alla diseguaglianza potrebbero cominciare a fare delle pagine wiki in italiano di questi colossi femminili visto che quelle che ci sono, quelle rare volte che ci sono, sono di 2 righe.
    per esempio:

    Anne M. Mulcahy was selected as ‘CEO of the Year 2008′ by Chief Executive magazine. In 2008, she was selected by U.S. News & World Report as one of America’s Best Leaders.
    In italiano non esistono pagine su di lei.
    Circa 146.000 risultati in google e… niente in italiano.

    Eppure direi che una che aveva uno stipendio di quel milioncino di euro al mese, era al timone di una cosina che ha inventato il pc moderno, l’interfaccia desktop, la fotocopiatrice e la stampante laser e ha 150.000 dipendenti oserei dire che e’ arrivata. Ed e’ arrivata molto piu’ in alto di uno jobbbs qualsiasi visto che la apple ha meta’ dei dipendenti…

    Ma forse alla maggior parte delle donne italiane tutte queste cose non interessano e’ per loro importante USARE il lavoro e non dare nulla in cambio. Lamentandosi perche’ non diventano CEO mentre stanno a casa con i bambini durante un’estensione multipla del periodo di maternita’ pluriannuale.

    3 ottobre 2018
    Reply
  8. Hedges said:

    Poche speranze che la lettera venga presa in considerazione purtroppo.
    Riporto un tweet di Carlo Rovelli:
    “Sky TG24 mi chiama per chiedermi di intervenire in diretta domattina sul dibattito su donne in fisica. Suggerisco che invitino una donna. Mi rispondono che è meglio sia un uomo a dire che ci sono donne scienziate, perché detto da un uomo “è più autorevole”. ”
    Se sono di questa pasta chi legge, auguri, manco si accorgono di autosputtanarsi.

    4 ottobre 2018
    Reply
  9. mamoru said:

    https://areomagazine.com/2018/10/02/academic-grievance-studies-and-the-corruption-of-scholarship/

    nel frattempo nelle “social sciences” (che hanno nel nome un science di troppo)

    ps il Washingtonpost ha messo online un pezzo sulla faccenda in cui emerge cio’ che scrivesti tempo fa. i “dati” sul bias contro le donne nella scienza e materie collegate allafine son questionari (vai a sapere come son scritti) su percezioni personali. hai voglia di chiedere i fatti… tutto nella loro testa.

    Dr. Julie Moote of University College London, who had spoken earlier in the seminar, said it was a “shame” that Strumia “did not engage” with evidence from other presenters — including her research with over 40,000 young people in England and interviews over time with youths aged 10 to 18.

    “Findings show that young women do experience sexism in physics — from being told by a teacher that ‘you need a boy brain to do physics,’ to survey data showing that boys feel they are encouraged more by their physics teachers than girls — which leads to a situation where even some of the highest attaining young women were doubting that they were ‘clever enough’ to do physics,” Moote said in an e-mail.

    hard facts… LMAO

    4 ottobre 2018
    Reply
  10. ava said:

    mi è piaciuta la foto sul convegno del sessismo nelle costruzioni. Siccome sono molto femministo propongo le quote rosa per sturare le fogne , per legare le armature quando fuori fa -20 gradi , per fare i cartongessi dentro casa quando i gradi sono 40,per demolire il cemento armato a mano durante le ristrutturazioni .
    Vi prego datemi queste quote rosa !

    4 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Siccome sono molto femministo propongo le quote rosa per sturare le fogne , per legare le armature quando fuori fa -20 gradi , per fare i cartongessi dentro casa quando i gradi sono 40,per demolire il cemento armato a mano durante le ristrutturazioni .

      Che poi, fare i cartongessi magari richiede anche un po’ di forza fisica se le lastre sono pesanti. E questi ti dicono che le donne non ànno forza fisica come gli uomini (ma non eravamo uguali???).
      Ma sturare le fogne no, in generale non richiede forza fisica, lo può fare anche una donna. È solo un lavoro di merda, che però le donne non fanno.

      Ah, tra parentesi, ci siamo dimenticati che per decenni le donne sono andate in pensione prima degli uomini.
      Io direi che per i prossimi 50 anni potremmo far andare in pensione gli uomini prima per compensare.
      Funziona così, no?

      4 ottobre 2018
  11. Alessio said:

    Ciao Mattia,ho linkato il tuo thread in una discussione su fb ed è intervenuta una professoressa associata presso l’ Università degli Studi di Perugia (tale *** ***) la quale,invece che scrivere direttamente a te (le avevo appunto dato la fonte con il link) mi ha risposto sul post della nostra amica in comune in questo modo:

    Mattia Butta, H-index=11, numero di citazioni 351 (fonte GoogleScholar) scrive questa difesa demente del misogino Strumia e non sa che secondo Strumia uno che ha questi indici bibliometrici (essendo nato nel 1980) è praticamente una fetecchia, un sottouomo. Tanto per dire, riporto qui i dati googlescholar di due sue coetanee e che lavorano nel mio dipartimento: BC, H-index=18 e numero di citazioni=810; LG, H-index=20 e numero di citazioni=949. Chiarito questo punto, andiamo per ordine: 1) Strumia non ha fatto nessuna ricerca con un metodo rigoroso. Ha fatto una ricerca bibliometrica di cui ha pure manipolato gli esiti, tipo dividere per il numero di autori, pratica su cui non c’è alcun consenso. In aggiunta, la bibliometria NON è un metodo di indagine rigororso né significativo per valutare la qualità della ricerca. Mi chiedo anche come abbia fatto a riconoscere il sesso degli autori degli articoli, non è affatto scontanto se si considera la produzione mondiale e quindi con nomi propri non pe forza identificabili. Higgs (quello del bosone con premio Nobel) ha H-index=2. Il premio Nobel per la Fisica assegnato tre giorni fa annovera fra i vincitori una donna che ha H-index 16. Ma ha rivoluzionato le tecniche di produzione dei fasci laser dando un contributo all’umanità molto superiore alle fuffa-teorica del Prof Strumia, che, peraltro, lavora in un campo iperinflazionato. Ergo, gli indici bibliometrici (pure manipolati) non dicono assolutamente sulla qualità della scienza degli autori. 2) Nessuno lo ha licenziato per le sue opinioni, anche se spero che il CUG di Pisa prenderà almeno qualche provvedimento. E’ stato allontanato dal CERN in attesa dell’inchiesta perché ne ha violato il codice etico. Il CERN non ha obbligo di ospitarlo, quindi sapeva benissimo che sparando quel cumulo di immondizia rischiava di essere messo alla porta, nonostante abbia un ERC da 2 milioni e mezzo (credo proprio che, consapevole dell’importanza di questo finanziamento, confidasse nel fatto che il CERN se lo sarebbe tenuto per le overhead). 3) Nessuna, dico NESSUNA, prova scientifica esiste che il cervello della donna funzioni diversamente da quello dell’uomo. Non esiste nessuna prova che le donne siano meno predisposte alle scienze dure. Quello che nel tuo post definisci dogma, è in realtà ben altra cosa. Ci si è resi conto da tempo che, visto che non c’è nessun motivo di ritenere che le donne siano meno versate degli uomini in STEM, si sta in realtaà perdendo un enorme potenziale: su 100 persone che potrebbero dedicarsi a STEM contribuendo quindi a migliorare le sorti dell’umanità, ce ne sono 50 che partono con uno svantaggio. Alcune restano, altre rinunciano autoescludendosi. Anzi, è sempre più opinione comune che sia l’autoesclusione il problema principale e che va quindi risolto non per le ragazze, ma per l’umanità intera. Perché si autoescludono? Ti posso fare un esempio io: primo giorno di università, 19 anni, entro nell’aula del dipartimento di fisica per la prima mia lezione di quella disciplina (ero iscritta al corso di laurea in chimica). Il docente di fisica mi chiede una cosa, ma io non avevo sentito/capito e quindi dico: scusi, non ho capito. La sua risposta: “tanto si sa che le donne la fisica non la capiscono”. Credi che io mi sia sentita a mio agio? Credi che io mi sentita incoraggiata? Mentre diceva la sua frase misogina, cercava anche la complicità degli studenti maschi con una risatina. Beh, io i miei colleghi maschi li ho fatti a pezzi, laureandomi con lode prima di loro. Ma io sono stata definita una schiacciasassi, per il mio carattere determinato. Cosa avrebbe fatto una ragazza più insicura?

    Ora,io non so se preferisci risponderle qui pubblicamente, in modo tale che possono leggere tutti, oppure mi puoi (se vuoi) scrivere quello che pensi in privato sulla mia email,però gradirei vedere una tua controrisposta. Io non ho le competenze sufficienti per farlo! 😀

    4 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Ora,io non so se preferisci risponderle qui pubblicamente,

      Nessun problema, rispondo qua. Mi sono solo permesso di censurare il nome visto che ella non à dato il consenso a vedere le sue parole pubblicate qui.

      Sicché, partiamo dall’inizio. La signora parte male, malissimo.
      Roba che in un dibattito scientifico le darebbero un calcio in culo sbatendola fuori dalla stanza.

      scrive questa difesa demente del misogino Strumia

      Il suo primo argomento è definire misogino Strumia. Cerca dunque di squalificare il suo avversario insultandolo (e tra l’altro attribuendogli una qualifica non dimostrata).
      Attacchi la persona e non il contenuto.
      Sarebbe come se io dicessi che scrive certe cose inviperite perché guardandola in faccia si vede che à bisogno di momenti di dolce intimità che probabilmente non sperimenta da anni. Può essere vero o falso, ma ciò non qualifica in alcun modo quello che dice.

      E potremmo anche fermarci qua, visto che la signora à già dimostrato una spiccata incapacità ad affrontare un argomento razionalmente.

      Ma andiamo avanti.

      Mattia Butta, H-index=11, numero di citazioni 351 (fonte GoogleScholar) scrive questa difesa demente del misogino Strumia e non sa che secondo Strumia uno che ha questi indici bibliometrici (essendo nato nel 1980) è praticamente una fetecchia, un sottouomo. Tanto per dire, riporto qui i dati googlescholar di due sue coetanee e che lavorano nel mio dipartimento: BC, H-index=18 e numero di citazioni=810; LG, H-index=20 e numero di citazioni=949.

      Non so leggere nel pensiero di Strumia come fa ella.
      So che però che Strumia à fatto una cosa diversa: à fatto un paragone tra se stesso e una collega che ambiva alla stessa sua posizione.
      Se competi nello stesso concorso significa che, più o meno, lavori nello stesso ambito di ricerca. In quel caso à già più senso comparare i dati delle pubblicazioni.
      Comparare i dati di uno che lavora in un campo come il mio (piccolo e con poche persone) con chi lavora in un ambito totalmente diverso non à senso.
      Infatti ci sono istituzioni (come il nostro ministero, per esempio) che corregge gli h-index tenendo conto dell’h-index medio nel settore in cui lavori.
      Addirittura quando ci calcolano i punti delle pubblicazioni l’impact factor della rivista viene pesato con l’if medio delle riviste del tuo settore.
      Paragonare chi lavora in un settore come biocosi dove pubblicano ogni traccia di ruttino sulla bavaglia citandosi come pazzi a vicenda per far salire le citazioni a un settore dove la gente non si squirta in bocca delle citazioni vicendevolmente è semplicemente ridicolo.
      E non lo fa Strumia.

      Chiarito che qui qualcuno parla senza sapere di cosa parla andiamo al succo della questione.

      Punto numero 1.
      È assolutamente vero, i dati bibliografici si prestano a manipolazioni di ogni sorta.
      È assolutamente vero che uno può scrivere un solo articolo nella sua vita, può vincere il nobel con quell’articolo e avere un h-index di uno.
      E facendo la raccolta di ciliegie puoi trovare tutte le distorsioni di questo mondo.
      Ci sono persone che passano la vita a farsi le seghe mentali sulla validità di questi indicatori. Il resto del mondo – quello che lavora e che non si fa seghe mentali – invece gli indicatori li usa. Eccome.
      Li usa con un grano di sale, proprio perché è consapevole dei limiti.
      Infatti a me sarebbe andata benissimo una reazione del tipo: sì, abbiamo assunto una donna che aveva citazioni che erano un ordine di grandezza inferiori all’uomo, però l’uomo à pubblicato tanti articoli mediocri mentre la donna ne à pubblicati tre che sono fenomenali.
      Oppure: invece delle pubblicazioni abbiamo considerato di più i libri, o l’esperienza internazionale, o la capacità di attrarre fondi. Fai la tua scelta.
      Poi puoi discutere sui criteri e decidere se sono giusti o sbagliati.
      Ma contesti nel merito.
      Il CERN invece non contesta a Strumia il criterio, cancella le diapositive.
      Bravi, applausi.

      I dati sulle pubblicazioni ànno sì dei limiti, e li conosciamo tutti. Tanto che chi li usa lo fa appunto considerando questi limiti.
      Usare invece i limiti per dire che i dati sulle pubblicazioni non contano nulla e Strumia nell’usarli sbaglia è roba da avvocatucci di quarta categoria.

      O mi porta un metodo alternativo oppure rimaniamo ai dati sulle pubblicazioni (usati con la consapevolezza dei loro limiti).
      Infatti fa davvero ridere una frase come questa:

      In aggiunta, la bibliometria NON è un metodo di indagine rigororso né significativo per valutare la qualità della ricerca.

      Fa ridere perché per quanto la signora pensi una cosa del genere in praticamente tutto il mondo invece i dati sulle pubblicazioni si usano. Eccome.
      Da queste parti si dice “sono tutti pazzi, solo io sono l’aereo”.

      E ancora
      Ergo, gli indici bibliometrici (pure manipolati) non dicono assolutamente sulla qualità della scienza degli autori

      Qui la signora palesa tutta la sua incapacità di capire un concetto semplicissimo. Il fatto che un parametro abbia dei limiti non significa che non dica nulla. Ti dà una informazione parziale, non nulla.
      I dati sulle pubblicazione ti danno un abbozzo della qualità di una persona. Poi andrai a vedere anche altri parametri, che sia una visione abbozzata lo sappiamo tutti.
      Ma che non dicano assolutamente niente è una idiozia.

      Punto numero 2
      ===============
      Nessuno lo ha licenziato per le sue opinioni

      E infatti qui nessuno à mai detto che è stato licenziato.
      Anzi, faccio proprio un appello al rettore dell’università affiché non lo tocchino: come potrei fare un appello affinché non lo licenzino dicendo che è stato licenziato?
      Ci arriva da sola a capire che la cosa non sta in piedi?

      Non ò detto che è stato licenziato.
      Mi contesta una cosa che non ò detto. Argomento uomo di paglia.
      Ma sul serio io sto qua a rispondere una persona che à l’abbonamento premium alle fallacie logiche?

      Punto numero 3
      ===============

      Anzi, è sempre più opinione comune che sia l’autoesclusione il problema principale

      Eccola qua.
      Colpita e affondata.

      Io ò fatto una richiesta precisa: c’è una discriminazione? Benissimo portatemi nomi e cognomi di chi à favorito un uomo meno meritevole di una donna scartata perché donna.
      Fate nomi e cognomi di commissari che ànno fatto una discriminazione di genere.
      Strumia l’à fatto, e voi?
      Forza, ditemi in quali atenei si fa questa discriminazione. Se è un fenomeno così diffuso non sarà difficile trovare qualche migliaio di esempi.
      Suvvia, lo si fa con il nepotismo, perché non con la discriminazione delle donne.

      Niente, quando gli fai questa richiesta scappano come conigli.
      Vacca boia, nemmeno un nome ti fanno.
      È un fenomeno così vasto ma manco il nome di un dipartimento ti sanno fare.
      Tu guarda.

      E allora cosa fanno, non sapendo cosa rispondere ti dicono che il problema principale è l’autoesclusione.
      Bingo.
      Lo ammettono candidamente pure le nostre amiche: non c’è alcuna discriminazione .
      Le istituzioni accademiche non discriminano nessuno, solo le donne stesse che si autoescludono.

      La cosa interessante è che si sbufalano da sole con questo argomento e manco se ne rendono conto.
      Una situazione ridicola.

      Ma ok, preso atto che non c’è alcuna discriminazione parliamo pure dell’autoesclusione.
      La signora fa il suo momento amarcord?
      Ebbene, lo faccio pure io.
      Anno 2000, prime lezioni all’università. Sul treno incontro un paesano che s’è iscritto ad architettura e che mi chiede cosa faccio sul treno che va a Milano.
      Mi sono iscritto a ingegneria, gli dico.
      E lui: ah! sarai l’unico nella storia della tua scuola che s’è iscritto all’università.
      E sghignazza.
      Sai perché? Perché la mia scuola era un istituto professionale, uno di quei posti dove si va a imparare come si fa l’elettricista.
      Come lui in quei giorni (e più o meno fino al periodo in cui ò iniziato a collezionare i 30 a ripetizione sul libretto) molti altri mi dicevano “ma lascia perdere, cosa credi di combinare all’università?”
      Il pregiudizio che ella à subito perché donna l’ò subito pure io in quanto diplomato a un istituto professionale. Forse anche peggio.
      Mi ài mai visto pretendere un posto riservato in un concorso per questo? Mi ài mai sentito chiedere dei bandi in cui sono favorito perché ò subito questa discriminazione?
      No.
      Le donne sì.

      Ecco, svelo una cosa sconvolgente a queste femministe: la gente parla.
      La gente à parlato, parla e parlerà per sempre.
      La gente dice scemate.
      Il tuo compito è quello di fare come faccio io: fottermene il cazzo di quello che dice.
      È semplicissimo, basta fregarsene.
      Se speri di cambiare il mondo e sperare che la gente non faccia più commenti idioti allora ti abbiamo perso.
      Ché magari il prossimo scopo nella vita è la pace nel mondo.

      La gente parla? E tu lasciala parlare.
      La scienza à un grande vantaggio: ogni valutazione è oggettiva.
      Tu puoi anche trovarti davanti un professore che ti dice che non sei tagliato per quella materia perché sei X. Ma poi all’esame tu gli porti dei dati oggettivi. E lui non può bocciarti perché sono giusti.
      Se ti valuta negativamente anche se sono giusti tu li contesti e vinci.
      Mi è capitato con un assistente ignorante come una capra: gli ò contestato che non aveva capito l’esame che avevo fatto perché non sa conosceva le basi del calcolo matriciale e quello, ingoiando amaro, mi à dovuto dare 30.
      Di una semplicità estrema.

      Eh, ma se una persona è timida e si fa intimidire dalla gente che dice scemenze? Se non è capace di fregarsene?
      Deve imparare a farlo.
      Oh, la vita è fatta anche di queste cose. Se nella vita non impari a fregartene e a tenere la testa alta allora va’ in un monastero di clausura.
      Perché tu puoi anche imporre tutti i seif speis che vuoi all’università, ma poi c’è la vita fuori dall’università e lì non puoi rincorrere tutti quelli che fanno un commento scemo per metterli al rogo altrimenti la bimba piange.

      Diventare grandi significa anche imparare a fregarsene. Un po’ come quando avevi 13 anni, eri grassa e brutta e i coetanei ti scherzavano dicendo che mai nessuna ti avrebbe scopata. Dopo un po’ imparavi a fregartene e andare per la tua strada.
      Significa diventare grandi. Una cosa che evidentemente è passata di moda.

      Piesse: non chiedermi neanche di rileggere.

      PiPiesse: comunque pensare che il CERN, istituzione che à un budget di un miliardo, si attaccasse all’osso degli overhead in ERC fa ridere i polli.

      4 ottobre 2018
    • mattia said:

      Dopodiché

      mi ha risposto sul post della nostra amica

      Ma che amici di amici ài? 🙂

      4 ottobre 2018
    • mattia said:

      Dimenticavo

      Ha fatto una ricerca bibliometrica di cui ha pure manipolato gli esiti, tipo dividere per il numero di autori, pratica su cui non c’è alcun consenso.

      Magari non c’è consenso perché in una sperduta città del centro italia una professoressa dice che a lei non piace.
      Quindi sì, tecnicamente può dire che non c’è consenso.

      Ma è una tecnica che si usa, eccome.

      Nei paesi normali per esempio.
      Qui dobbiamo dichiarare tutte le nostre pubblicazioni e per ognuna devi dichiarare la “quota autore”: il primo à il 50%, il secondo il 30% e così via.
      In questo modo una pubblicazione non conta 10 volte perché ci sono 10 autori.
      La torta è una e se gli autori sono 10 devono decidere come spartirsela.
      Perché in base a queste pubblicazioni poi vengono decisi i fondo per le università e come vengono distruibuti in cascata a facoltà, dipartimenti, lavoratori.
      C’è un mega database dove ogni pubblicazione è contata una sola volta e ogni autore à le sue quote.
      Poi ci sono i paesi del terzo mondo dove in una procedura di valutazione ti fanno mandare le tre pubblicazioni migliori perché anche solo mandandole tutte (e senza le quote autore!) avrebbero troppi dati da gestire e non ce la farebbero.

      Ora, nei paesi normali quando considerano le quote autore funziona così: gli autori dichiarano le proprie quote. Se non lo fanno vengono decise in parti eguali.
      Quando ò fatto l’abilitazione avevo alcuni articoli di cui non erano specificate le quote. La commissione mi disse, o ti fai firmare una dichiarazione dai co-autori in cui concordano su delle quote in cui tu ài il 50% e gli altri il 20%, il 10% etc… oppure si divide in parti uguali.
      Perché è così che si fa: se gli autori non concordano sulle quote si fa in parti uguali.

      È assolutamente normale.
      Nei paesi normali.

      5 ottobre 2018
    • Lela said:

      Non so se sia più facepalm il “nessuna evidenza che i cervelli maschile e femminile siano diversi”, la qual cosa implica necessariamente che, ogni volta che un marito non trova i calzini nel cassetto, sta facendo finta di non trovarli e piagnucola apposta per fare dispetto alla moglie, (e che tutti i parcheggi orribili di opera femminile sono quindi frutto di dolo) o il momento aneddoto strappalacrime. Sul quale stendo un velo pietoso: sei uno schiacciasassi? Ti svelo un segreto: devi esserlo, che tu sia uomo o donna, senza la spina dorsale non vai da nessuna parte.

      5 ottobre 2018
    • mattia said:

      Non so se sia più facepalm il “nessuna evidenza che i cervelli maschile e femminile siano diversi”, la qual cosa implica necessariamente che, ogni volta che un marito non trova i calzini nel cassetto

      ok, ma facciamo che uomo e donna siano totalmente uguali, che gli ormoni (i quali influiscono sul comportamento) siano esattamente uguali in uomo e donna.
      Che il progesterone e il testosterone siano invenzioni della scienza patriarcale e non evidenze scientifiche.
      Uomini e donne sono esattamente uguali.
      Bene.
      Ora, potete cortesemente inalberarvi quando qualcuno cinguetta che “le ragazze sono più brave dei ragazzi in X”.
      Perché è la stessa cosa eh. Stesso sessismo.
      Se siamo uguali lo siamo sempre.
      Non è che se dici che le donne sono migliori degli uomini va bene e quando dici l’opposto allora ti strappi i peli del petto per lo scandalo.

      5 ottobre 2018
    • Lela said:

      Ma infatti, Mattia, costoro sono in contraddizione continua. La signora che ti contesta, ad esempio, sostiene che le statistiche sulle pubblicazioni e le citazioni eccetera non significano nulla…ma non era un problema che ci fossero più citazioni di uomini che di donne, non era un evidente esempio di sessismo??

      5 ottobre 2018
  12. Alesssio said:

    Ma che amici di amici ài? 🙂 Lascia perdere va! 😀
    Comunque standing ovation Mattia

    5 ottobre 2018
    Reply
  13. Ale said:

    E niente Mattia,la signora di cui sopra è più terra terra di quel che pensavo. A parte il fatto che mi ha scambiato per te (nonostante le abbia messo il link e le abbia detto di rispondere direttamente a te e non farmi fare da tramite ma ,a quanto pare,ha paura del confronto), ha risposto così al tuo commento:

    Ah ah ah, mi sono fatta un paio di risate leggendo le tue risposte. In cui dimostri una esaltazione degna delle più sfegatate femministe. L’unica cosa su cui non sei riuscito a dire nulla, però, riguarda la potenziale (questo è) perdita per l’avanzamento dell’umanità quando, per motivi ancora da capire e oggetto di indagini serie, un 50% di *potenziali* grandi studiosi in STEM si autoesclude dal perseguire la carriera. Tu ti focalizzi sulle colpe delle rinunciatarie, non pensi neanche un attimo se c’è o no una perdita per tutti. La risposta potrebbe anche essere no, ma quando i voti universitari delle ragazze in STEM eccedono (in media ovvio) i voti dei ragazzi sistematicamente, ti verrà o no il dubbio di sapere se si può fare qualcosa per migliorare? Tu ti fai vanto dei tuoi 30 nonostante il professionale. Quindi credi nella valutazione degli esami. Allora non ti disturba neanche un po’ sapere che molte ragazze che prendono sistematicamente 30 o 30 e lode decidano di lasciare la ricerca STEM? Non sei curioso di sapere perché? Non ti stona neanche un po’? Guarda io ho 53 anni e sono professore ordinario di chimica. Di essere scopata (cit.) da un demente (insisto) come Strumia me ne strafrego (e permettemi anche da uno come te). Ho già un marito per questo e non mi serve certo altro, grazie del pensiero comunque. Lavoro bene sia con uomini che con donne e ho avuto collaboratori di entrambi i sessi con un grandissimo potenziale. L’eventuale discriminazione che io posso aver subito oramai ha fatto il suo effetto, fortificandomi e rendendomi una schiacciasassi (epiteto che mi ha affibbiato un potente ordinaro che non riusciva a mettermi a cuccia). Mi sorprende che non mi hai dato dell’acida (solito epiteto che ci rifilate quando non riuscite a chiderci la bocca). Quindi, io ho già dato. La mia preoccupazione va alle giovani donne e anche a quelle un po’ sensibili (quelle che piangono se rimproverate, come disse un altro cretino) che leggendo le pseudoricerche di Strumia e le tue invettive, dopo che per 20 anni gli hanno regalato bambole e peluche e mai i lego o il piccolo chimico, si sentono rifutate e scoraggiate. E pur avendo preso più 30 e lode di te, si accontentano di fare un lavoro non all’altezza del loro profilo. E la mia preoccupazione va anche al fatto che non sia il top dell’umanità (ma solo la metà di esso + un po’ di scartini maschi) ad occupare le posizioni apicali e più importanti della società. PS una scopatina fattela anche tu ogni tanto, rilasceresti un po’ di questa rabbia. Sui maschi funziona meglio che sulle donne.

    Mi è sembrato giusto fartelo sapere perché il post è comunque pubblico e perciò visibile a tutti

    5 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Mi è sembrato giusto fartelo sapere perché il post è comunque pubblico e perciò visibile a tutti

      Ecco, scrivimi il link in privato.
      Perché qui non usa più lo stratagemma di mettere le parole in bocca a qualcun altro.
      Ora il demente me lo dà direttamente lei.
      Quindi facciamo così, io salvo il post e poi decido se querelarla (con richiesta di danni).

      5 ottobre 2018
    • mattia said:

      Ah, poi ovviamente rispondo anche al resto.

      5 ottobre 2018
  14. Ale said:

    Eh sí è,anche perché nel suo ultimo commento ci è andata giù ancor più pesante!😳
    P.S. Ma possibile che una professoressa con tutti i titoli di cui si vanta di avere,non sia capace di aprire un link?🤔

    5 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Eh sí è,anche perché nel suo ultimo commento ci è andata giù ancor più pesante!

      Intendi dire che à scritto dell’altro oltre a questo secondo commento, oppure ti riferisci a questo commento?

      5 ottobre 2018
    • mattia said:

      Oddio, ho letto tutto.
      Giusto per capirci, il livello di argomentazione è di questo genere

      Concludo chiedendole di restare a Praga, per favore

      Che fa sganasciare dalle risate.
      Innanzitutto perché sì, me ne sto a Praga e ben volentieri. 😀
      Sto benissimo qua, perché cavolo vorrei desiderare d’andarmene?

      Ma soprattutto, è la classica reazione di chi non à niente da dire.
      È un non-argomento.
      È imbarazzante.

      Risparmio, per carità di patria tutto il resto.
      Non sa trovare un link e cliccarci sopra.
      Pensa che per cliccare su di un link bisogna chiedere l’amicizia a qualcuno.
      Una discussione all’hospoda sarebbe più produttiva.

      5 ottobre 2018
    • Mauro said:

      Concludo chiedendole di restare a Praga, per favore

      Pensa che a me in una discussione su Twitter (dove il mio profilo è visibile a tutti) su tutt’altri temi (ma portata avanti dalla controparte allo stesso modo di come la porta avanti questa signora) a un certo punto non potendomi contestare sugli argomenti la controparte ha sbottato: Ma se ne vada dall’Italia, per favore!.
      Puoi immaginare le risate che mi sono fatto 😉

      P.S.:
      Sarà un caso che anche la mia contestatrice fosse donna?

      10 ottobre 2018
  15. Ale said:

    Ha scritto altro. Ma ti ho mandato il link via email,non l’hai visto?

    5 ottobre 2018
    Reply
  16. Ale said:

    Mi ha detto di rigirartelo perché sostiene che il tuo link non le si apre! (solo a lei,Mah misteri!). Forse è meglio se intervieni tu direttamente. Oppure, se vuoi fare la gnorri come lei, te lo copio e incollo qui e rispondi sul blog. Vedi tu…

    5 ottobre 2018
    Reply
  17. Lugh said:

    Sul FQ una tizia diceva che la colpa della scarsa presenza femminile in fisica era colpa di Hollywood che non rappresentava abbastanza scienziate donne e scienziati negri, perciò queste categorie erano psicologicamente escluse.

    5 ottobre 2018
    Reply
  18. ava said:

    Se l’ indice bibliometrico non significa un cazzo, perchè si giudica qualcuno sub-umano sulla base dell’ indice bibliometrico?

    5 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Se l’ indice bibliometrico non significa un cazzo, perchè si giudica qualcuno sub-umano sulla base dell’ indice bibliometrico?

      Ma no, non è lei a dire che sarei subumano. Mette le parole in bocca Strumia.
      🙂
      La cosa assurda è che poi nella conversazione che segue e che non è riportata qui dice che invece i valori bibliografici li usa.
      Dice tutto e il contrario di tutto.
      È fantastica.
      Non mi sono mai divertito tanto a leggere certi messaggi.

      5 ottobre 2018
  19. Raoul Codazzi said:

    Cioè, vediamo se ho capito bene: la **** **** prima sostiene che il metodo usato da Strumia non è rigoroso e poi afferma che è “opinione comune” (opinione comune, perkele!) che la ragione delle poche STEM femmine è l’autoesclusione. Opinione comune… ma è superfantastico!

    6 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      (opinione comune, perkele!)

      e per fortuna non ài scritto “vittu perkele” altrimenti ti dava del sessista.

      6 ottobre 2018
  20. Panda said:

    Qualcuno dei frequentatori del blog vive nel Regno Unito?
    È permessa colà la diffamazione a mezzo stampa?
    Perché sul Guardian è uscito un pezzo delirante in cui l’autrice definisce Strumia “misogino”.

    https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/oct/02/science-men-cern-physicist-research-misogynist

    Incidentalmente, l’articolo contiene chicche esilaranti di questo calibro:

    But language does influence behaviour. Academic language is so gendered I hope one day we will look back and laugh. We study for our “bachelor’s” degree, and then our “master’s”, and even if we are not in an institution of learning, we try to “master” life in general.

    Per fortuna che in italiano la laurea è femminile e quasi omofono con il nome di donna “Laura”, così almeno noi siamo al riparo dalle insidie del linguaggio sessista…

    6 ottobre 2018
    Reply
    • Zeno said:

      Che poi master è pure un termine schiavista. Pensa che giorni fa dal linguaggio python sono stati fatti sparire i termini master e slave. Probabilmente c’erano programmatori che lasciavano lì di lavorare e correvano a dondolarsi col dito in bocca nel safe space aziendale. Altro che largo ai giovani, fossi un imprenditore, per evitare piagnucoloni, assumerei solo ultra-quarantenni e -cinquantenni.
      Tra cinquecento anni qualcuno ritroverà gli articoli del guardian del ventunesimo secolo e riderà di gusto.

      6 ottobre 2018
    • tancredi said:

      @Zeno
      Grazie di questa soffiata, non immaginavo che anche il mondo della programmazione fosse popolato da personaggi di tal fatta!
      Ho appena letto su Gizmodo che la giustificazione della richiesta è stata proprio, “for diversity reasons” [1] e che Guido van Rossum ha approvato (e dire che var Rossum sarà ormai 60enne, quindi mi aspetterei un po’ più di distacco rispetto a queste menate modaiole).
      Ormai siamo quasi al livello di quella tizia singolare che suggeriva di sostituire patria con matria…

      Sto pensando di pubblicare anch’io un paio di pull requests per cambiare il nome a Python, perché si tratta chiaramente di un riferimento fallocentrico. Pensa a quante giovani donne vorrebbero avvicinarsi alla programmazione ma vengono scoraggiate da quella scelta scriteriata nel nome del linguaggio!
      Anche Java non va bene, è chiaro l’intento neo-colonialista!

      [1] https://gizmodo.com/python-programming-language-ditches-master-slave-terms-1829057867
      For more than a decade, there’s been some concern that the terms are offensive because of their relationship to the institution of slavery. Last week, a developer named Victo Stinner published four pull requests asking the Python community to consider changing the Master/Slave terms to something like Parent/Worker. “For diversity reasons, it would be nice to try to avoid ‘master’ and ‘slave’ terminology which can be associated to slavery,” he wrote to explain his thinking.

      7 ottobre 2018
  21. Ale said:

    Però alla fine ci sei riuscito a farle vedere il tuo blog!😁 poverina,si è abbassata a così tanto (sic!) pur di aspettare una tua risposta al suo commento che non è arrivata… le ha provate tutte… si è fatta aiutare dal tutor per capire cosa si deve cliccare per entrare su un sito e ha cercato pure di provocarti dicendo che hai fatto un taglia e cuci del suo discorso nei tuoi commenti!😁 poi si è cacata sotto quando ha letto della tua possibile querela e si è messa sulla difensiva! Sembra [— frase censurata, prima che se la prenda a male per certi paragoni—]

    6 ottobre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Però alla fine ci sei riuscito a farle vedere il tuo blog!😁 poverina,si è abbassata a così tanto (sic!) pur di aspettare una tua risposta al suo commento che non è arrivata…

      sì, alla fino ò rinunciato.
      anche perché alla fine mi sono accorto che manco capiva quello che dicevo. Facevo un riferimento a una cosa e capiva un’altra.
      Come fai a parlare con una persona così?
      Cioè, prima si parte dalle basi: evitare l’uso di fallacie logiche, comprensione verbale… poi si discute nel merito.

      ha cercato pure di provocarti dicendo che hai fatto un taglia e cuci del suo discorso nei tuoi commenti!

      si chiama citare.
      😀

      ah, per tutti gli altri: il messaggio di Ale in cui c’era il commento di questa signora è stato pubblicato inalterato.
      Quindi taglia e cuci un corno.

      poi si è cacata sotto quando ha letto della tua possibile querela e si è messa sulla difensiva!

      be’, il commento in cui mi dà del demente è strato frizzato, ovviamente.
      Non è che può tornare indietro tanto facilmente.
      Dopodiché pensate un po’ se un professore universitario – MASCHIO – avesse dato della *demente* a una collega DONNA.
      L’avrebbero crocifisso nell’aula magna con l’accusa di sessismo.
      Al contrario invece si può fare.

      6 ottobre 2018
  22. Andrea Occhi said:

    Ma un link per i comuni mortali che possano leggere cotanti commenti?

    8 ottobre 2018
    Reply

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