Meritocrazia canaglia

Poco fa ò ascoltato oscar giannino in radio intervistare l’autore di un libro sull’organizzazione del lavoro. Dice che non bisogna più dire “operaio” e “impiegato” ma che à scritto lui una lista di nuovi nomi per definire i dipendenti a seconda dei nuovi ruoli delle aziende moderne. Dice, sempre lui, che sarà una rivoluzione culturale. Cambiare il nome agli operai.

Sempre nel libro c’è scritto che ànno fatto un sondaggio tra gli operai (o come vorranno chiamarli) chiedendo se sono egualitaristi o meritocratici. Ebbene, giannino à detto che à fatto un balzo sulla sedia quando à scoperto che solo il 7% era egualitarista.

In pratica giannino pensava che andando a chiedere a degli operai se volevano la meritocrazia quelli che ti dicevano di no. Che personaggio.

Il problema della meritocrazia è che ognuno è convito di stare dalla parte di quelli che meritano. Nessuno è convinto di stare dalla parte degli incapaci e pigri che avrebbero da perdere con la meritocrazia.
Tutti guardano il collega e sono convinti di valere di più e di meritare un salario maggiore del suo. E il collega osservato è convinto dell’opposto.

Cosa vuoi che risponda la gente a una domanda del genere? No, non mi piace la meritocrazia?
Ma giannino su che pianete vive?

8 Comments

  1. kheimon said:

    Mi trovo generalmente nel quartile migliore ma sono prudentemente contro il concetto di “meritocrazia” finché non sarà stato formulato meglio. Ho l’impressione che la classe dirigente (guarda caso fra le meno meritevoli di sempre) lo agiti come paravento per il fatto che i “meno capaci” (secondo un qualche criterio, spesso fallato) si stiano impoverendo. Vorrei chiarire, giusto per evitare ogni accusa di virtue signalling, che questa prudenza è dettata non solo da altruismo e filantropia, ma da un istinto di sopravvivenza che arrivi giusto un po’ al di là del mio naso: sarò nel primo quartile nello studio e nel lavoro, ma sono nell’ultimo decile per prestanza fisica. Inoltre serve un buon bacino di consumatori.

    30 settembre 2018
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  2. claudio said:

    hai perfettamente ragione sulla tua analisi, dimentichi un piccolo particolare:
    Fino a pochi anni fa in italia la meritocrazia era piuttosto invisa agli operai che anni prima ne fecero lotte contro.
    Il fatto stesso che dei metalmeccanici ne parlino, magari pensando erroneamente di essere i “meritati”, mostra un cambio di paradigma enorme nel mondo impiegatizio.
    Venendo dalle lotte come il 6 poLLitico o i tutti uguali tanto sbandierato dai comunisti e’ veramente uno stravolgimento.

    Poi ovviamente, grazie alla oreal “io valgo” piu’ di te e mi aspetto di meritare di piu’.

    Nulla di nuovo sotto il sole come quando gli operai consideravano inutili e non meritori i manager che “non facevano niente”.

    Ma ovviamente cambia il paradigma: non piu’ il manager che deve essere reso uguale all’operaio ma l’operaio che pensa che non si e’ tutti uguali.
    E quello, se hai frequentato ambienti “bassi”, e’ un gran cambiamento.

    30 settembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Fino a pochi anni fa in italia la meritocrazia era piuttosto invisa agli operai che anni prima ne fecero lotte contro.
      Il fatto stesso che dei metalmeccanici ne parlino, magari pensando erroneamente di essere i “meritati”, mostra un cambio di paradigma enorme nel mondo impiegatizio.
      Venendo dalle lotte come il 6 poLLitico o i tutti uguali tanto sbandierato dai comunisti e’ veramente uno stravolgimento.

      Siamo usciti dagli anni ’70 da un pezzo, eh.

      30 settembre 2018
    • claudio said:

      mattia, se hai gestito un’azienda, non tutti sono ancora usciti dal 50, non dal 70.
      Nel 2002 cercai di cambiare delle “regole” all’interno dell’azienda (piccolina, 9 dipendenti). Ti assicuro che non e’ stato possibile.
      Roba da “il DIRITTO ad avere un lavoro” e altre castronerie uscivano dalle bocche come 4k, megapixel e altre amentita’ di egual fatta.
      Alla raffica di lettere di licenziamento alcuni sindacati, 4k anch’essi, mi volevano trascinare in tribunale per riassumere gente in un’azienda che non esisteva piu’. Manco la lettera sapevano leggere.
      Altri imprenditori mi confermano la stessa impostazione.

      Quindi, si, e’ sorprendente.
      Anzi, per quel poco che vedo ancora oggi, e’ probabile che diano una risposta non coerente con il loro pensiero e quindi non siano cosi’ sorprendentemente evoluti.
      Poi se vuoi molti particolari e nomi, di una decina di aziende che conosco MOLTO bene la prox volta che torni in IT ti offro una birra.
      Abbiamo personale che si rifiuta di fare corsi di aggiornamento, anche quelli obbligatori.

      1 ottobre 2018
    • mattia said:

      Abbiamo personale che si rifiuta di fare corsi di aggiornamento, anche quelli obbligatori.

      Ma guarda che questo lo so benissimo.
      Non ti sto dicendo infatti che meritano davvero più degli altri, ma che sono convinti di meritare.
      Spesso ànno una propensione nulla al miglioramento però fanno un’unghia più del collega e sono convinti di meritare di più.
      Se vuoi puoi considerarla come la sindrome delle lasagne: in ogni famiglia italiana sono convinti di fare le lasagne migliori del mondo.
      Così ti trovi l’operaio non fumatore che osserva un altro operaio fumatore e dice che siccome quello perde più tempo perché fuma a lui gliene dovrebbe venire in tasca qualcosa.
      Trovi l’operaio che si è chinato due volte in più a trapanare il pavimento dell’altro e che pretende che questo gli venga riconosciuto.

      1 ottobre 2018
    • Mauro said:

      mattia, se hai gestito un’azienda, non tutti sono ancora usciti dal 50, non dal 70.

      E guardate che ciò vale da entrambi i lati: dal lato lavoratori e dal lato imprenditori.

      1 ottobre 2018
  3. Shuren said:

    Un esempio classico è quello del sales assistant, sales consultant, sales advisor nelle boutique.

    Il ventaglio di mansioni è quello del commesso, ma il nome è diverso.

    30 settembre 2018
    Reply
  4. DG said:

    il problema della “meritocrazia” è tipicamente molto sentito dai “cinque al sei”. perché dovendo scegliere tra un “nove” ed un “cinque al sei”, la raccomandazione del “cinque al sei” deve essere davvero potente per farlo vincere. ma quando devi scegliere tra due “cinque al sei”, anche il più minuscolo “amichevole suggerimento” diventa determinante.

    1 ottobre 2018
    Reply

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