La normalità scambiata per scandalo

Quando ò letto la notizia di Conte che doveva presentarsi lunedì a un esame per una cattedra di diritto alla sapienza mi sono detto: bella storia, un presidente del consiglio che si abbassa a farsi giudicare come tutti gli altri.

Perché quando ti presenti davanti a una commissione quello è, tu che di lavoro giudichi gli studenti per una volta diventi quello giudicato. È un buon bagno di umiltà che fa bene una volta ogni tanto.

Poi leggendo in giro scopro che invece è uno scandalo. E davvero non capisco perché.

Anzi, ci sarebbe pure da aggiungere che un presidente del consiglio che si assicura la prosecuzione della carriera dopo l’esperienza politica dovrebbe essere una cosa più che positiva. Significa che al termine della parentesi come presidente del consiglio torna alla sua professione. Perché sapete, una cattedra alla Sapienza non è che salta fuori tutti i giorni, se perde questa chissà quanto dovrà aspettare; se dunque ti sacrifichi sul piano lavorativo è evidente che cercherai soddisfazioni nell’ambito politico (leggi: persone che dopo l’esperienza politica non escono più dal giro).

Io davvero non capivo perché lo consideravano uno scandalo, mi sembrava così bello che un’alta carica istituzionale si facesse giudicare come tutti e si assicurasse una normale vita lavorativa fuori dalla politica.
Cosa gli contestavano?

Ebbene, il problema è che come presidente del consiglio era il diretto superiore degli esaminatori (falso, quello al massimo è il ministro dell’università e della ricerca). Come loro superiore avrebbe esercitato implicitamente una pressione che li avrebbe influenzati nel giudizio. Leggi: i commissari l’avrebbero decretato vincitore del concorso perché altrimenti egli per ritorsione avrebbe tagliato i fondi alle loro università.

A parte al fatto che tecnicamente non è mica così facile: le modalità con cui vengono ripartiti i fondi per le università sono regolate con legge dello Stato. Anche la quota premiale del fondo ordinario per le università è assegnata secondo regole che valutano i risultati degli atenei. Non è che il governo può dire: ok, a quell’università facciamo scomparire un po’ di pubblicazioni sotto al tappeto così sembra che à ottenuto meno risultati.

Dopodiché, i commissari sono tutti, necessariamente, ordinari con il culo al caldo e lo stipendio garantito fino alla fine della loro carriera accademica. Di cosa possono aver timore?

Qui c’è qualcosa che non va. Se si dà per scontato che il membro di una commissione di un concorso accademico sia influenzato dal fatto che à davanti un “potente” significa che il sistema è sbagliato. Significa che o quella persona à la spina dorsale troppo molle, o è ricattabile. E se è ricattabile perché il sistema lo rende vulnerabile alle ripicche di un potente significa che va cambiato il sistema per garantirgli l’autonomia di giudizio.
In ogni caso cambi qualcosa dal lato della commissione, non dal lato del candidato.

Se il commissario non à le palle per reggere alla pressione di un presidente del consiglio, tu cambi commissario (non li candidato). Se il commissario à paura che il ministero gli tolga i finanziamenti se boccia il PdC fai in modo che questo non accada (che è già così, ma fa niente…) Non è che vieti a qualcuno di partecipare a un concorso perché la commissione è impressionabile.

Perché una commissione deve essere serena nel giudizio e non influenzabile. Se è influenzabile significa che il baco sta nella commissione, non nel candidato. Se non riesci a creare una commissione indipendente, una commissione in grado di giudicare serenamente i candidati senza farsi influenzare allora tira giù la claire e chiudi baracca e burattini.

6 Comments

  1. Mauro said:

    Per quanto riguarda il proseguimento di carriera, ma risulta che all’Università di Firenze si sia messo in aspettativa, non licenziato, quindi quello lo ha garantito, con o senza concorso alla Sapienza.

    10 settembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Per quanto riguarda il proseguimento di carriera, ma risulta che all’Università di Firenze si sia messo in aspettativa, non licenziato, quindi quello lo ha garantito, con o senza concorso alla Sapienza.

      Senza dubbio. Non ò mica detto che rimaneva senza stipendio.
      Però trasferirsi da una università di provincia a una università della capitale è pure un proseguimento di carriera.
      Ché sono tantissimi quelli che vanno in una sede di secondaria fama a diventare associati o ordinari ma poi mirano all’università famosa.
      È una posizione di carriera ancora in itinere.

      10 settembre 2018
  2. Beppe Grullo said:

    Poi leggendo in giro scopro che invece è uno scandalo. E davvero non capisco perché.

    Chiedi a un qualsiasi studente di giurisprudenza (compresi gli ex di Conte che si sono ampiamente espressi online sulla reperibilità del suddetto). Scoprirai che i professori non fanno dispense e in generale danno poco supporto agli studenti, perché molto impegnati nella libera professione. Ora devono pure tollerare che un professore ottenga una cattedra quando si sa con certezza che si metterà in aspettativa?

    10 settembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Ora devono pure tollerare che un professore ottenga una cattedra quando si sa con certezza che si metterà in aspettativa?

      Calma.
      Mi stai dicendo che il fatto stesso di andare in aspettativa parlamentare dovrebbe essere visto come elemento negativo.
      Cioè, secondo te se uno decide di servire il Paese ricoprendo un alto incarico istituzionale è giusto che venga penalizzato nella propria carriera accademica.
      Non è mica tanto bella questa cosa qui, eh.

      10 settembre 2018
  3. Majortom said:

    Hai qualche problema alla tastiera? Perché ti perdi un sacco di h…

    15 settembre 2018
    Reply
    • mattia said:

      Hai qualche problema alla tastiera? Perché ti perdi un sacco di h…

      No, sei tu che ài qualche problema con la grammatica italiana.

      17 settembre 2018

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