Sputtanamento pubblico

Ieri la Procura della repubblica di Roma ha chiesto l’archiviazione per le accuse di violenza sessuale a carico di Fausto Brizzi.
È solo la richiesta, eh. Facile anche che venga respinta, basta trovare nelle prossime ore un movimento che fa partire la rivolta uebbe e che accusa la magistratura di stare dalla parte degli stupratori. Basta lanciare un motto di successo preceduto da un cancelletto e il successo è assicurato: basta sputtanare per benino chi vorrebbe archiviare, basta appiccicare l’etichetta di difensore degli stupratori e non so quanto avranno le spalle grosse per resistere.

Che poi è lo stesso metodo usato in prima battuta per scatenare lo scandalo: lo sputtanamento pubblico fatto a colpi di servizi televisivi e uebbe senza mezza sentenza.
Già, una trasmissione televisiva può pubblicamente accusarti di un crimine gravissimo senza che nemmeno sia partito un processo. Può fare il tuo nome, può distruggere la tua carriera e le tue relazioni personali.
E non ditemi che ora tutto sarà riparato, perché basta leggere i messaggi della gggente in queste ore: Brizzi sarà sempre considerato lo stupratore. Che l’ha fatta franca perché “il sistema” aiuta gli stupratori, ma pur sempre uno stupratore per l’opinione pubblica.

Allora ribadiamo dei concetti molto semplici:

– senza prove non si condanna nessuno, tanto meno per un reato così odioso come la violenza sessuale

– la testimonianza della vittima non può essere una prova.
Se il concetto è troppo difficile pensate che domani chiunque potrebbe denunciarvi per violenza sessuale. Anche se voi non avete fatto assolutamente niente. Se la sua parola venisse presa come prova tu non avresti alcuno strumento per difenderti. In questo modo si consegna a chiunque il potere di rovinare chiunque a piacere. E quel chiunque potresti essere tu.

– tanto più il crimine è odioso e tanto più devi stare attento a condannare qualcuno, non l’opposto.
Proprio perché il crimine è odioso non è che condanni il primo che passa al grido di vergonia!!11!!1!!, ma al contrario richiedi forti prove, prove inoppugnabili.

– lo Stato di diritto non si mette in soffitta perché voi scheccate isterici. Gli accusati non sono automaticamente colpevoli perché lo dite voi, e vale sembra quel principio per cui è chi accusa che ha l’onere della prova.

Partiamo da questi concetti, altrimenti non se ne esce più.

7 Comments

  1. Andrea said:

    Aggiungerei che il termine di 6 mesi per presentare querela per violenza sessuale(per tutti gli altri reati procedibili su querela il termine è di 3 mesi) serve proprio per tutelare lo stato di diritto, e evitare di intasare il sistema giudiziario con migliaglia procedimenti penali inconcludenti. Le femministe vorrebbero eliminare questo limite(e permettere la quereka per violenza sessuale anche dopo 30 anni), ma già 6 mesi sono anche troppi, la violenza sessuale è per sua natura un crimine che si può provare soltanto se ci si reca tempestivamente al pronto soccorso, per farsi certificare da un medico gli eventuali segni fisici della violenza. Dopo che sono passati anni anche le memorie della vittima possono “sbiadirsi” e diventare meno precise, ed è praticamente impossibile riuscire a dimostrare la violenza.
    Il termine di 6 mesi non è un dispetto dello “stato patriarcale” contro le donne, ma anzi è proprio una tutela nei confronti delle vittime, che se vogliono ottenere giustizia devono agire il più rapidamente possibile!
    Poi la teoria che le vittime debbano “elaborare il trauma” prima di poter querelare mi sembra del tutto infondata, visto che spesso chi subisce gli stupri più brutali ed efferati(e quindi avebbe traumi assai peggiori da elaborare) sporge querela entro poche ore o pochi giorni, mentre quelle che dicono di essere state palpate dal capo o costrette a spogliarsi dal produttore cinematografico, hanno bisogno di decenni per riprendersi dai traumi e trovare il coraggio querelare. Qualcosa non quadra!

    “la testimonianza della vittima non può essere una prova”
    Questo non è esatto, secondo la giurisprudenza italiana in questi casi la testimonianza della vittima può avere il valore di prova, purchè sia ritenuta credibile e circostanziata, e purchè i dettagli trovino delle corrispondenze con i riscontri materiali possibili. Se nel caso Brizzi è srata chiesta l’archiviazione, è perchè probabilmente neanche le testimonianze delle querelanti sono state ritenute credibili. Si sono contraddette o sono state smentite dai dati materiali, come SMS o tabulati telefonici!

    1 agosto 2018
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    • mattia said:

      “la testimonianza della vittima non può essere una prova”
      Questo non è esatto, secondo la giurisprudenza italiana in questi casi la testimonianza della vittima può avere il valore di prova,

      Attenzione ai verbi: non ho scritto “non è una prova” bensì “non può essere una prova” (sottinteso, per come la vedo io).
      Lo so bene che la testimonianza della vittima viene considerata come prova e – purtroppo – la valutazione della credibilità è spesso basata su elementi assurdi. Ma proprio per questo ritengo che la testimonianza non debba essere considerata come prova. Se hai dei riscontri materiali usi quelli come prove, ma non quello che dice la vittima.
      Ribadisco, è una mia opinione eh.

      1 agosto 2018
    • Andrea said:

      Ok. In linea di principio sarei d’accordo con te, però c’è anche da tenere conto che la violenza sessuale (a meno che non consista in un brutale stupro , con segni fisici inequivocabili) è un reato che difficilmente lascia prove evidenti e indubbie, e quindi in mancanza di testimoni imparziali si riduce alla parola del/della querelante contro quella dell’imputato, da confrontare con meri elementi indiziari.
      Per cui forse la logica della giurisprudenza italiana, che può condannare sulla base di una testimonianza ritenuta attendibile, non è del tutto sbagliata.
      Per fare un esempio, se io ti tocco nelle parti intime contro la tua volontà(e in assenza di videocamere e testimoni) tu non potresti mai avere una prova oggettiva del fatto.
      Quindi o si riformula il reato di violenza sessuale(delimitandolo allo stupro vero e proprio), smettendo di considerare come tale anche la palpata molesta e il bacio “forzato”, oppure per forza di cose si dovranno fare processi basati sulla parola e su pochi elementi vagamente indiziari!

      1 agosto 2018
    • mattia said:

      però c’è anche da tenere conto che la violenza sessuale (a meno che non consista in un brutale stupro , con segni fisici inequivocabili) è un reato che difficilmente lascia prove evidenti e indubbie, e quindi in mancanza di testimoni imparziali si riduce alla parola del/della querelante contro quella dell’imputato, da confrontare con meri elementi indiziari.

      che in assenza di testimoni una palpata sul culo sia ben difficile da dimostrare è fuori discussione.
      Ma il fatto che un reato in alcuni casi non si possa dimostrare non significa che possiamo metterci a condannare la gente senza riscontri oggettivi. Ché basarsi solo sulla parola di una persona significa che dài il potere a chiunque di condannare una persona a piacere anche se non è successo niente.
      Ci saranno alcuni che la faranno franca in assenza di prove? Senza dubbio, ma è mille volte meglio che condannare una persona innocente.
      La difficoltà ad avere prove ha come conseguenza l’assoluzione, non la condanna ad minchiam.

      1 agosto 2018
    • Mauro said:

      Attenzione ai verbi: non ho scritto “non è una prova” bensì “non può essere una prova” (sottinteso, per come la vedo io).

      Allora, vista la tua spiegazione successiva (che in buona parte condivido), avresti dovuto scrivere “non dovrebbe essere una prova”.
      I verbi sono importanti 😉

      2 agosto 2018
    • Mauro said:

      in mancanza di testimoni imparziali si riduce alla parola del/della querelante contro quella dell’imputato, da confrontare con meri elementi indiziari.

      Quando si tratta di parola contro parola, senza testimoni o prove (o almeno indizi molto, ma molto forti), in un paese civile dovrebbe valere sempre “in dubio pro reo”. Sempre e senza eccezioni.
      Chi accusa ha l’onere della prova.

      2 agosto 2018
  2. Beppe Grullo said:

    Ma vogliamo perlare del trauma della moglie e della figlia dell’accusato, che devono porsi il dubbio se ci sia un mostro in casa loro oppure no? O non contano quelle donne per le femministe?

    2 agosto 2018
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